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La potenza della Poesia


jakob1965
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jakob1965

Che dire -- la meraviglia della poesia - dona un forza e potenza alla parola - generatrice di pensieri ed emozioni  - come un iper-concentrato di una intera sinfonia - apparentemente facile ma in realtà difficilissima - arte dove solo i grandi/ le grandi possono arrivare - come la grande musica. Complice per me la splendida raccolta: il Titta Rosa

 

Vento a Tindari (Quasimodo)

 

 

Tindari, mite ti so
Fra larghi colli pensile sull’acque
Delle isole dolci del dio,
oggi m’assali
e ti chini in cuore.

Salgo vertici aerei precipizi,
assorto al vento dei pini,
e la brigata che lieve m’accompagna
s’allontana nell’aria,
onda di suoni e amore,
e tu mi prendi
da cui male mi trassi
e paure d’ombre e di silenzi,
rifugi di dolcezze un tempo assidue
e morte d’anima

A te ignota è la terra
Ove ogni giorno affondo
E segrete sillabe nutro:
altra luce ti sfoglia sopra i vetri
nella veste notturna,
e gioia non mia riposa
sul tuo grembo.

Aspro è l’esilio,
e la ricerca che chiudevo in te
d’armonia oggi si muta
in ansia precoce di morire;
e ogni amore è schermo alla tristezza,
tacito passo al buio
dove mi hai posto
amaro pane a rompere.

Tindari serena torna;
soave amico mi desta
che mi sporga nel cielo da una rupe
e io fingo timore a chi non sa
che vento profondo m’ha cercato.

 

Le mie mani (Aleramo)

 

Le mie mani,
ricordando che tu le trovasti belle,
io accorata le bacio,
mani, tu dicesti,
a scrivere condannate crudelmente,
mani fatte per più dolci opere,
per carezze lunghe,
dicesti, e fra le tue le tenevi
leggere tremanti,
or ricordando te
lontano
che le mani soltanto mi baciasti,
io la mia bocca piano accarezzo.

 

  • Melius 2
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Mario Luzi 

 

Se musica è la donna amata

 

Ma tu continua e perditi, mia vita,

per le rosse città dei cani afosi

convessi sopra i fiumi arsi dal vento.

Le danzatrici scuotono l'oriente

appassionato, effondono i metalli

del sole le veementi baiadere.

Un passero profondo si dispiuma

sul golfo ov'io sognai la Georgia:

dal mare (una viola trafelata

nella memoria bianca di vestigia)

un vento desolato s'appoggiava

ai tuoi vetri con una piuma grigia

e se volevi accoglierlo una bruna

solitudine offesa la tua mano

premeva nei suoi limbi odorosi

d'inattuate rose di lontano.

 

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