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analogico_09
1 ora fa, Velvet ha scritto:

Sono i "mostri" di cui parlavo nel precedente intervento.

Nel mio settore ormai si è imposta una sorta di estetica "piallata", dove la luce arriva ovunque anche quando è fisicamente impossibile, dove il soggetto è liscio come una statua di gesso e dove l'immagine nel suo complesso somiglia più ad un render 3D che ad una fotografia.

Siamo arrivati ad un reale iperrealistico, quasi metafisico, e questo è dovuto al massiccio intervento in post su tutto ciò che viene dato in pasto al pubblico.

Paradossalmente il pubblico oggi è abituato ad un'estetica renderistica e manco comprende la falsità palese della gran parte delle immagini che circolano (tipicamente quelle pubblicitarie, per dire) e nemmeno la loro bruttezza intrinseca dovuta alla sensazione plasticosa che emanano.

Ma combattere questo oggi equivale ad andare contro ai mulini a vento...Basta guardare le immagini che vincono i principali premi fotografici da qualche anno a questa parte, la maggior parte delle quali mi fa orrore. Non capisco, ma mi adeguo.

 

 

Sottoscrivo in pieno! Ogni immagine deve esere la "bella immagine, a tutti i costi e con tutti i mezzi, non più un'immagine bella... Basta incontrare il gusto della "gente" oramai assuefatto, portato allo stato di assuezazione in queste società del profitto, delle pubblicità, dell'utilitarismo spregiudicato che mira all'effetto delle foto (che chiamano foto ma che sono computer grafica, illustrazione.., oleoagiografie.., fantasyland...) e la sostanza viene sacrificata al portafoglio.

Tocca adeguasse.., capisco il profesionista che deve lavorare e accettare anche di andare contro il proprio autentico ideale fotografico, a volte (anche i gran di artisti, attori, hanno fatto o dovuto fare matchette nella pubblicità); io da dilettantre mi prendo la libertà di non entrare nel gregge e di tornare anzi da dove ho iniziato, alla pellicola (per ora solo sviluppo del negativo e scansione la più "flat" possibile, spero di trovare il modo, anzi lo spazio per tornare anche a stampare)  senza disdegnare ovviamente il digitale che seguito usare ma con lo spirito e la testa, il "gusto" dell'analogista, ticorrendo al più basilare fotoritocchismo che si fa anche nell'analogico.

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9 ore fa, analogico_09 ha scritto:

non è come smanettare i software digitali alla portata di TUTTI.

Non e’ alla portata di tutti.

Anzi, e’ pure più difficile degli interventi in camera oscura analogica.

Anche la stampa fine Art da digitale e’ estremamente difficile e alla portata di pochi.

Pensa che esistono manuali di 400 pagine in inglese solo sui profili colore.

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analogico_09

@Roberto M

 

 Sarà come dici tu per la fine art, per la comuper grafia, per l'illustrazione, per l'immagine oleografica, ecc. , non per l'arte della fotografia che si potrà avvalere, come dicevo sopra, anche della pp, ma moderatamente, non di una pp da manuale  di  "400" pagine in inglese o finlandese. I grandi maestri del passatopresentefuturo lavoravano "manualmente", imparando le tecniche forti del talento, innanzi tutto, del senso innato dell'espressione e della creatività immaginifica, facendo esperienza, senza smazzarsi i super manuali di pp che servono per l'appunto per gli "effetti speciali", per le "super foto", che hanno invaso il mondo e che stanno spingendo molti fotografi (cineasti, musicisti e altri artisti.., tutta l'arte è afflitta dalle sovrastrutture tecniche e vuotamente "virtuosistiche".., il formale, l'apparenza, più facile da gestire e consumare...) a tornare alla semplicità profonda e fragrante dell'espressione analogica e digitale per la quale serve tanta esperienza e occhi lungimiranti e perfino preveggenti, anticipatori, concentrati sullo scatto nel momento dell'azione, della creazione in atto, della "caccia", quella vera; occhi non rivolti verso le comode e facili retrovie della post produzione che all'occorrenza salva spesso, massivamente, capre e cavoli.

Questi tipi di intervento  massivi e potenti,  per quanto complessi siano, sono alla portata di tutti, a prescindere dall'impegno e il tempo che ci vuole.., si imoparano anche meccanicamento, non occorre avere già dentro il talento della fotografia che ha bisogno di quella tecnica che nasce direttamente dall'estetica, connaturata, legata a tutti gli altri elementi che formano l'"oggetto" fotografico. 

IL livello di pp che serve per la fotografia autentica, quella che esprime il carattere artistico, la sensibilità di chi la realizza, non è quella che ci vuole per le "belle immagini" di inflazionata e ripetitiva, calligrafica e levigata, spesso sconfortante, perfezione.

 

Ma su queste cose ci siamo soffermati a lungo nel passato più prossimo e pure su quello più remoto.., alla fine tutti gli assassini tornano sempre sul luogo del delitto... 😄 Diciamo che quando non vi sia stato un cambiamente naturale nel tempo rispetto a certe convinzioni, si resta da dove si era partiti.., il che è un bene, il mondo è bello perchè vario. 😉

 

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analogico_09
53 minuti fa, Roberto M ha scritto:

Anzi, e’ pure più difficile degli interventi in camera oscura analogica.

 

 

Sarà.., ma non credo.., in camera oscura se non sai fare bene le cose sprechi pure un sacco di materiale affatto costoso.., e fare le cose bene, o eccellenti in camera oscura non è solo far uscire una foto ben esposta e stampata, è creare arte.

In ogni caso la maggiore o minore difficoltà tecnica di una realizzazione fotografica non determina la diretta, speculare corrispondenza per quanto riguarda il risultato espressivo della realizzazione stessa.
Una tecnica prodigiosa al servizio di un contenuto modesto mediocre è puro e vuoto esercizio formale; un contenuto espressivo interessante servito da una tecnica modeto o mediocre... potrebbe avere un suo perchè...

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acusticamente

@analogico_09  vorrei fare alcune considerazioni sui tuoi due ultimi interventi.

La post produzione digitale è una tecnica che viene principalmente usata nella correzione e nella creazione di immagini per la pubblicità o per riviste che hanno bisogno di elaborazioni a supporto del contenuto (posso citare ad esempio la rivista Focus)

Ci sono figure professionali che fanno solo questo lavoro e ti assicuro che di bravura ce ne vuole molta, e anche di senso artistico per produrre immagini che abbiano un’ottima estetica e anche una perfezione formale.  
Si possono casomai discutere le intenzioni dei pubblicitari, e sappiamo che quello che viene presentato è molto spesso meglio dell’originale, ma non la professionalità e l’abilità di queste persone, non certo alla facile portata di tutti.

In questo campo è perfettamente giustificato il manuale di 400 pagine sui profili colore e altro.

Passando al campo puramente fotografico non mi sembra che i fotografi, famosi o un po’ meno conosciuti, ne facciano un uso distorcente o snaturante l’essenza di questo gesto.  Si noterebbe comunque una forzatura e a me non sembra di vederne.  Mi sembra che ci sia comunque un senso etico ancora forte.

Se poi andiamo al campo amatoriale lì può evidentemente capitare di tutto, anche perché nessuno commissiona ed è tutto lasciato all’iniziativa personale, ma “Questi tipi di intervento  massivi e potenti,  per quanto complessi siano, sono alla portata di tutti, a prescindere dall'impegno e il tempo che ci vuole”, come scrivi sopra, mi permetto di negare che siano alla portata di tutti ma spesso casomai una vaga approssimazione.   Mi riferisco sempre alla figura del ritoccatore professionista, e comunque questa esisteva anche nel mondo analogico.  Ricordo ancora una persona che eseguiva correzioni e montaggi da pellicole con l’aerografo e altre tecniche.  Se avessi visto cosa riusciva a fare saresti rimasto molto sorpreso e forse oggi penseresti che siano state fatte in digitale.

Va benissimo il richiamo e l’intenzione ad una certa purezza e la considerazione che una foto deve essere prima di tutto bella in se ma penso sia giusto separare i diversi contesti se si vogliono fare considerazioni generali.

 

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3 ore fa, analogico_09 ha scritto:

Sarà come dici tu per la fine art, per la comuper grafia, per l'illustrazione, per l'immagine oleografica, ecc. , non per l'arte della fotografia che si potrà avvalere, come dicevo sopra, anche della pp, ma moderatamente, non di una pp da manuale  di  "400" pagine in inglese o finlandese.

No, quel manuale non e’ per la computer grafica o illustrazione o altre cose manipolate, ma solo per la profilaziome del colore.

Se vuoi ottenere un immagine perfetta e stampata in maniera perfetta (ovviamente secondo il gusto dell’autore) devi conoscere al meglio gli strumenti.

Perche’ i software di PP non sono altro che strumenti.

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3 ore fa, analogico_09 ha scritto:

senza smazzarsi i super manuali di pp che servono per l'appunto per gli "effetti speciali", per le "super foto", che hanno invaso il mondo e che stanno spingendo molti fotografi (cineasti, musicisti e altri artisti.., tutta l'arte è afflitta dalle sovrastrutture tecniche

Ancora, proprio no.

Non e’ che conoscere a fondo uno strumento debba per forsa servire a creare effetti speciali, e’ vero che il web e’ pieno di foto orribili con gli “effetti speciali” ma in genere queste cose vengono da gente che non sa postprodurre e non ha gusto.

Il fotografo bravo, l’artista, spesso padroneggia questi strumenti al punto di sviluppare un suo stile personale, per cui li riconosci pure da come postproducono.

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analogico_09
2 ore fa, acusticamente ha scritto:

In questo campo è perfettamente giustificato il manuale di 400 pagine sui profili colore e altro.

 

 

Non lo mettevo in dubbio, non nego che  ci voglia molta abilità in quel campo della creazione delle immagini. Il punto nodale secondo me è il seguente: cosa intendiamo con fotografia, cosa è o per noi la fotografia? E mi riallaccio anche agli interventi di @Roberto M

Un passaggio veloce.., ero a vedere finalmente il temporale che si è scatenato ed ho fatto tardi...

Se ne riparla a mente diurna... 😄

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acusticamente

@analogico_09  Per me il punto nodale della questione è definito da due elementi, l’onestà intellettuale (definibile anche come etica) e il buon gusto.

A monte c’è quello che tu evidenzi e cioè “cosa intendiamo per fotografia”

Di fronte ad una situazione che vogliamo fermare, nel tempo e nello spazio, già il nostro agire è interpretativo, nel senso che anche inconsciamente ci siamo formati un’idea, nostra e personale, che non necessariamente è una copia perfetta di quello che vediamo (del resto impossibile)

Il passaggio successivo è in ogni caso abbassato in qualità dai limiti del mezzo (lente e sensore) e già qui mi sembra legittimo correggerli aggiustando luminosità e contrasto ad esempio.

A questo punto si pone la questione in oggetto; cosa è lecito correggere ulteriormente ?  Cosa è lecito modificare ?

Qui entrano in gioco i due punti che ho citato all’inizio, l’etica e il buon gusto.

L'etica ci dovrebbe guidare nell’impedirci di mistificare la realtà fotografata.

Facendo un esempio pratico nella foto sopra di @Roberto M sarebbe stato questo se avesse preso un altro scatto della giraffa e lo avesse inserito in post, invece ha aspettati con pazienza il suo passaggio.

Lo scurire l’immagine mi sembra legittimo perché evidentemente fa parte del suo modo di sentire l’atmosfera di quel momento.  Non lo puoi fare al momento dello scatto, lo fai dopo.  Fa sempre parte della tua onesta interpretazione della realtà, che appunto non può essere fotocopia.

Il buon gusto dovrebbe guidarci nel tenere la mano leggera negli interventi, per non finire in una forzatura non giustificata e che tra l’altro si nota subito.

Quindi il concetto di purezza nella fotografia per me dovrebbe essere usato no in assoluto ma tenendo conto del meccanismo traspositivo che inevitabilmente è guidato da una nostra interpretazione e quindi agevolarla può essere legittimo.

Anche nella registrazione e riproduzione sonora come possiamo parlare di purezza ?  Il suono viene comunque manipolato perché quello che conta è l’intenzione sul messaggio che si vuole arrivi in un certo modo.  Anche questa è scelta artistica.

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analogico_09
3 ore fa, acusticamente ha scritto:

Per me il punto nodale della questione è definito da due elementi, l’onestà intellettuale (definibile anche come etica) e il buon gusto.

 

 

L'estetica non è una questione morale. Etica ed estetica sono un'ossimoro in questo campo. L'onestà intellettuale è un valore della vita, non dell'arte. Normale che se ci crea un'arte esteticamente ributtante - non perchè l'autore non sia intelletualmente oneso o morale - con un soggetto di esemplare moralità ed eticità la si getta via. Se si crea un'opera artistica di alta qualità estetica per raffigurare un maiale che sguazza nei ripugnanti liquami - non perchè l'autore non sia intelletualmente oneso o morale -  invece la teniamo. Difficile davvero applicare nell'arte le valorialità etico-morali .., ripetto a cosa.., non si rischierebbe quindi attraverso queste "inquisizioni" moralistiche di dare, tra l'altro materiale buono per le censure?
Nella vita se una persona compie atti intellettualmente disonesti, quella persona viene definita intellettualmente disonesta, punto e basta, solo sul piano umano, etico morale, non essendoci un piano estetico da prendere in considerazione.

Spesso facciamo l'errore di confondere l'arte con la vita, di valutare l'arte con i parametri ctitici della vita, senza separare i piani che pur correndo su rette parallele distinte hammo molti punti di congiunzione ma non di confusione... La poesia è uno degli strumenti della congiunzione a  differenza degli sguardi morali ed etici che creano invece le fratture.

Per quanto riguarda il "buon gusto" nelle forme di creazione artistiche.., l'arte chiede molto di più di questo.., diciamo che è di "serie", uno "standard" talmente immancabile da darlo per scontato.., come dire che una qualità di cioccolato fine sarà sicuramente di "buon sapore".., semmai potremmo intrattenerci sulle "nuance", sui retrogusti sapienti del buon sapore di base.

Prima di addentrarmi sullòe altre questioni da te esposte, tra cui quelle tecniche, pratiche, di cui francamente non amo parlare troppo.., preferisco restare sugli aspetti storici, estetici ed espresivi della fotografia, vorrei riproporre la domanda già fatta: cosa intendiamo per fotografia, cosa è per noi la fotografia? da non confondere con il mestiere o l'arte del creare "immagini" che di fotografico hanno soltanto il nudo soggetto iniziale da rielaborare con tecniche digitali molto potenti fino a farlo diventare "altro". E' arte anche questa, ma andrebbe chiamata con il suo proprio nome...

 

 

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3 ore fa, acusticamente ha scritto:

l’etica e il buon gusto.

Il buon gusto sappiamo essere cosa personale (e purtroppo abbastanza rara), ma l'etica chi la decide?

 

Cosa si intende per mistificare la realtà? E  chi decide cosa si può mistificare e cosa no?

Ciò che può valere per il fotoreportage (lì l'etica dovrebbe padroneggiare, in teoria, anche se molte foto premiate sono false come una moneta da tre euro) non vale per altre forme d'arte fotografica.

Il celebre ed analogicissimo scatto di Dalì col gatto volante è una mistificazione da capo a coda, oppure tutto il lavoro di un genio totale come Gregory Crewdson potrebbe essere guardato con sospetto perché "artefatto" (o meglio, "staged" come dicono gli anglosassoni).

 

Quindi?

 

PS quanto al pensiero comune che la fotografia "utilitaristica" o commerciale non possa essere forma d'arte, a mio parere è una baggianata. Senza andare troppo lontano, il compianto Gastel era un ottimo esempio in tal senso.

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acusticamente

@analogico_09@Velvet  in quello che ho scritto l’etica la intendo come atteggiamento personale rispetto al percorso che una foto fa, dallo scatto alla presentazione, non un concetto generale come potrebbe essere anche la morale, e sulla quale ci si può appunto chiedere chi la decide.

Semplicemente l’onestà di scattare una foto e poi non truccarla, e un esempio pratico l’ho fatto, cosa eventualmente possibile con la post produzione.

Se la modifica fosse palese e dichiarata saremmo ovviamente in altro campo.

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analogico_09

@acusticamente


 

 

Nell'arte non contano le "buone" ed neste intenzioni.., conta il risultato.
 

 

1 ora fa, Velvet ha scritto:

l celebre ed analogicissimo scatto di Dalì col gatto volante è una mistificazione da capo a coda, oppure tutto il lavoro di un genio totale come Gregory Crewdson potrebbe essere guardato con sospetto perché "artefatto" (o meglio, "staged" come dicono gli anglosassoni).

Quindi?

 
quindi non si può parlare di immoralità o di disonestà intellettuale, ma di progetto intellettuale e poetico lucido e consapevole, essenzialmente, puramete fotografico.

Anche il celeberrimo, esemplare scatto del "Miliziano" di Robert Capa, da taluni ritenuto un falso, c'è ancora mi pare qualche scioperatodibattito intorno a questa faccenda, lo fosse per davvero falso.., non perderebbe, non ha perso nulla del suo valore simbolico, "politico", estetico, poetico, umano. Resta una delle icone fotografiche più sconvolgenti e rappesentative del '900 e degli orrori di tutte le guerre di sempre.  Uno scatto realizzato in condizioni di estremo pericolo.., bastò un attimo, il tempo necessario per mirare e scattare.., non credo che Capa abbia avuto il tempo di pensare alla pp se per caso l'inquadratura non fosse stata perfetta, se tante volte avesse tagliato i piedi del soldato e una parte del calcio del fucile... Lo straordinario di questa foto sta anche, e forse soprattutto, nelle "imperfezioni" ancora più drammatizzanti e "realistiche" (anzi della stessa realtà) e non già naturalistiche.


robert-capa-miliziano-morente-1936-768x4

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1 ora fa, Velvet ha scritto:

Il buon gusto sappiamo essere cosa personale (e purtroppo abbastanza rara), ma l'etica chi la decide?

Nella fotografia naturalistica “l’etica” consiste proprio nel non manipolare per niente l’immagine.

Nei concorsi internazionali piu’ importanti di fotografia wildlife e natura sono severissimi (quasi tutti addirittura utilizzano un programma software di certificazione, si chiama IRCC Photo, che scova le manipolazioni magari sfuggite al semplice raffronto visivo tra foto finita e file raw, per cui se cloni un rametto da 15 pixel su 45 mpx se ne accorgono e ti squalificano -parlo per esperienza  personale perche’ mi e’ successo).

Questo perche’ in questo genere fotografico non conta solo l’aspetto estetico e artistico, ma anche quello documentaristico, e non e’ tollerato rappresentare una realta’ manipolata con aggiunte o sottrazioni di elementi o con una PP troppo pesante (ad es. puoi aggiustare il wb ma non puoi completamente sostituire i colori facendo diventare il marrone azzurro).

Nel reportage anche se da poco e’ lo stesso.

Infatti anche il piu’ importante concorso fotografico di fotogiornalismo e reportage del mondo (il word press photo) ora chiede il file RAW ai finalisti.

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