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Parliamo del sistema scolastico?


Gaetanoalberto

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Gaetanoalberto

Disclaimer 

Alert Pippon part one of 250. Chi legge lo fa per sua scelta e a suo rischio e pericolo, non si accettano reclami per la mia prolissitá. 

 

Bene, eccoci qua.

Grazie, in particolare a @melos62e @Savgalper aver ravvivato il TD: qui si parla di futuro, dei nostri figli, bene preziosissimo, e della società del domani.

Attenzione meritoria, quando tutti, in primo luogo il sistema politico, hanno prospettive molto più brevi, e c'è grande confusione e difficoltà a formulare disegni di lungo periodo.  

Curriculum

Come @Savgal, ho esperienze anche esterne alla scuola. 

Liceo classico Gorgia, laurea in giurisprudenza Unict, Agente di Sviluppo UE, Coordinatore dei produttori assicurativi agenzia generale Lloyd Adriatico ass.ni, previa borsa di studio. Avvocato in studio civilistico/amministrativo poi in proprio. Docente di corsi per l'esame di dottore commercialista, di corsi IFTS (formazione post diploma). 

Nella scuola superiore sono entrato direttamente per concorso ordinario D. M. 23.3.90, A019 Discipline giuridiche ed economiche, superato a Varese (15000 domande, circa 300 assunti). 

Ho insegnato diritto, economia politica e scienza delle finanze presso un ITC (insomma ragionieri e geometri), ed un alberghiero, di cui sono stato "vicepreside" per 5 anni. 

Poi vincitore di ultimo (e unico) concorso nazionale a DS, 35000 domande. 

Dirigo un comprensivo di circa 1080 alunni, di cui 65 disabili, 5 edifici, 7 scuole (1 infanzia, 3 primaria, 3 secondaria 1°), 180 docenti circa, 27 personale ATA. 

 

Il tempo e la costruzione del sapere 

Giá il termine fará storcere il naso a qualcuno. 

L'apprendimento richiede percorsi e metodi che dovrebbero essere programmati. 

Come ricorda @Savgal, i programmi non esistono più da tempo, il che può sembrare contraddittorio. 

Nel primo ciclo, il sistema integrato di  istruzione ed educazione 0-6 anni e le indicazioni nazionali del primo ciclo, prevedono obiettivi e traguardi orientati alle competenze. 

La scuola nel suo PTOF, e gli insegnanti con la propria programmazione individuale, devono disegnare le proprie scelte e dichiarare quale sarà il percorso. 

Hanno ruolo l'autonomia della scuola, e la libertà costituzionale dell'insegnante. 

A questo punto il primo problema: il tempo. 

Da una parte la nostra scuola è una comunità professionale, a legami deboli si dice, in cui non esiste una struttura gerarchica. 

Poi è un sistema complesso. 

Quindi è un'organizzazione che richiede tempo per digerire le innovazioni, per metabolizzarle, per organizzarsi, comprendere e raggiungere i risultati. 

Il tempo di cui parlo è misurabile in svariati anni: l'apprendimento non funziona come un processo di produzione, che in alcuni casi si può riorganizzare velocemente. 

Pertanto i sistemi scolastici si modificano con prospettive e capacità previsionali di lungo periodo. 

Continue modifiche, spostano ripetutamente gli orizzonti, e richiedono una risistemazione della macchina che naturalmente non è istantanea, e ogni volta richiederebbe anni di sedimentazione. 

Da una parte il continuo cambiamento del decisore politico, il desiderio di "lasciare il segno" di ogni ministro, sono quanto di meno opportuno, riorientando e disorientando ripetutamente. 

Dall'altra un sistema di tutele del lavoratore che favorisce la rotazione continua del personale e della dirigenza, sono alla base di una frammentarietá che è d'ostacolo alla programmazione di lungo periodo. 

Diciamo che la questione non è troppo dissimile, in piccolo, da quanto si potrebbe dire per il governo e la politica di un paese. 

Il tempo poi, deve essere concesso al discente, con strumenti di tutoraggio, supporto e sostegno, in particolare dei più fragili. 

 

Il personale scolastico

 

Purtroppo non sono del tutto d'accordo con l'amico @wow, che sostiene di solito i problemi non siano addebitabili agli insegnanti. 

I sistemi di reclutamento sono stati molteplici nei decenni: in settentrione negli anni settanta, e la cosa si ripete oggi, molti hanno cominciato ad insegnare prima di laurearsi, e l'accesso al ruolo è di norma avvenuto senza alcuna vera selezione.

Il problema è determinato in parte dallo Stato, che per motivi di finanza pubblica distingue tra docenti a tempo indeterminato e determinato. 

Questo determina un "precariato" che giustamente nel tempo rivendica come un diritto la "sistemazione". 

Quindi il sistema politico "debitore" e quello sindacale che fa il suo mestiere, hanno inventato un doppio canale di assunzione, che si basa su un sistema di concorsi per titoli ed esami, in cui il titolo per insegnare è... l'aver insegnato. 

Badate bene, tra questi insegnanti, molti lavorano bene... più o meno altrettanti, nella mia esperienza, peggio. 

Di fatto però, la formazione è la selezione si fanno sul campo, ed il merito è l'aver resistito fino al "posto di ruolo". 

I cosiddetti Concorsi "ordinari", quelli in cui si fanno esami seri, non sono stati molti, via via si sono rarefatti, numerose norme speciali li hanno bypassati o drogati con norme semplificatrici (della selezione).

Si sarebbe finalmente affiancato un sistema che prevede il passaggio da una formazione specifica anche pedagogica e metodologica, ma le università non avevano specifica esperienza. 

Quindi, di nuovo, molto è passato attraverso l'esperienza ed il tutoraggio sul campo, come per esempio fatto dalla mia scuola e dai miei insegnanti. 

La buona nuova è che si sta assumendo parecchio, dopo anni. Questo potrebbe ringiovanire un po' la classe insegnante, tra le più vecchie d'Europa. 

Quest'anno ho seguito il periodo di prova di 18 insegnanti, e l'impressione è che la maggior parte di loro sia in gamba. 

... Seguiranno gli altri 249 episodi... 

 

 

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2 ore fa, wow ha scritto:

al di là di inesistenti difese di categoria, mi sento di assolvere la quasi totalità della classe insegnante. 

Io, con tutta la buona volontà, solo un 50%. Sorry! Potrei scrivere un libro sulle motivazioni (ben documentate), ma non ne vale la pena. 
Se si vuole creare un bel prato, sano e non infestato da erbacce, bisogna passare prima la ruspa in profondità, non basta sarchiare. Se la scuola non riacquista una onesta e meritata autorevolezza fatta di serietà e impegno costruttivo e verifiche di aggiornamento costanti ai docenti,  è inutile cercare palliativi tappabuchi che nascondono i problemi senza risolverli. Un insegnante deve essere in grado di esprimersi chiaramente, in buon italiano e con capacità di sintesi, deve riuscire a stuzzicare interesse e appassionare gli studenti alla materia spingendoli ad approfondirla dando loro solo gli input ma facendoli arrivare da soli alla soluzione. Ci sarebbe molto altro da dire magari con più calma. Oggi, per tanti motivi, non è così e il disinteresse, l’abbandono e il lassismo, da entrambe le parti, dilagano, purtroppo. Per fortuna ci sono ancora ottimi insegnanti ma sono piuttosto rari…Non è un compito facile quello di insegnare e per questo deve essere equamente retribuito:questo è un punto molto importante. Dei sindacalisti meglio tacere: per quanto mi riguarda penso siano una delle  cause prime dello sfacelo scolastico. E ora…fuoco! 

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2 ore fa, Jack ha scritto:

avevi iniziato così bene l'articolo ... vabbeh

Devo dirti che p.e. nella mia scuola non lavora nessuno

 

1 ora fa, Jack ha scritto:

"ricordati" mi disse "la selezione non è qua dentro, la selezione la fa la vita. Tu impara intanto, qualsiasi cosa".

la selezione la fa la vita, ma dovrebbe farla la scuola, nel momento in cui rilascia un titolo di studio. Se dietro a un titolo di studio c'è una preparazione scadente, quel titolo è svalutato.

Se lo studente sa che ottiene anche facendo poco o niente, farà niente.

Il tuo amico aveva ragione nel consigliarti di imparare ... 

@Gaetanoalberto @mom la metto giù molto semplicemente: vorrei sfatare il mito dell'insegnante che non lavora. Di insegnanti che non lavorano, tra i miei cento colleghi, ne potrei annoverare cinque.

Il problema è per quale motivo lavorano.

Il 60% di ciò che si fa a scuola è inutile burocrazia, fuffa, masturbazione mentale, applicazione di pensiero magico pedagogico e di stravaganti teorie educative, rassicurante autoreferenzialità.

Il rimanente 40% è didattica che, per molti insegnanti, è costituita dall'asta al ribasso di cui parlavo prima, dalla banalizzazione, svilimento e semplificazione della materia, da una rassicurante routine del politicamente corretto. Spirito critico zero, ragazzi di 18 anni trattati come bambini, de-responsabilizzati da mamme e papà-insegnanti, oltre che dai veri genitori. 

Però, sinceramente, l'insegnante di che 40/50 anni fa entrava in classe a leggere il giornale non esiste più.

Il cittadino di domani si prepara innanzitutto insegnandogli a risolvere le equazioni di primo grado, collocandolo nello spazio e nel tempo, facendo in modo che parli in italiano ed inglese in modo decente. C'è molto più spirito critico in una buona lezione di matematica, letteratura o storia che nella stucchevole fuffa tuttologica premasticata alla quale sottoponiamo i nostri studenti. A questi ragazzi abbiamo spento la curiosità... 

Tutto è finalizzato a creare un ambiente non conflittuale, tranquillo, che si traduce in zero noje per i DS e una buona passerella per il ministro di turno.

Lo so, sono un vecchio insegnante e per questo me ne vado in pensione, ma non pensare di risolvere svecchiando l'ambiente.

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Gaetanoalberto
25 minuti fa, wow ha scritto:

so, sono un vecchio insegnante e per questo me ne vado in pensione, ma non pensare di risolvere svecchiando l'ambiente.

Anche io sono vecchio.

Abbi pazienza, mancano 249 puntate. 

P. S. I nostri post si modificano continuamente. Dovremmo scrivere un: finito! 😊

@wow Un DS, come gli alunni, non devono essere "annoiati" ma "coinvolti".

Anche i docenti ovviamente. Vedrai il capitolo che dedicherò ai DS.

Ma penso di non dirti niente di nuovo. 

Quindi, se il conflitto non aiuta, al contrario la partecipazione, la discussione animata e interessata, sono il sale della scuola e della classe. 

Dovremmo chiederci perché c'è spesso silenzio anche dove non dovrebbe esserci timore. 

Non sai quante volte cerchi di stimolare il dibattito, ma gli argomenti sono tanti, le ore per discutere contingentate, il mondo esterno aspetta... 

Col silenzio si liquida tutto velocemente e si torna a fare ciò che interessa di più. O no? 

 

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Aggiungo in estrema sintesi la chiusura della mia tesi che ho citato sopra. La scuola e le norme che la disciplinano non possono essere un luogo di arena politica, in cui ogni governo che si succede intende fare una sua riforma della scuola. La scuola deve essere un ambito in cui si dovrebbe giungere a norme condivise per i prossimi 20 anni, non fino al termine della legislatura (se non meno).

In merito alla qualità del personale docente ripeto quanto già detto, è nella media di ogni organizzazione di grosse dimensioni, in cui vi è una quota che si impegna davvero, un'altra che fa il suo onesto lavoro ed una terza che cerca di fare il meno possibile.

Vi è poi una anomalia nel sistema di reclutamento degli insegnanti. Il concorso ordinario parte da un assunto non del tutto vero, ossia che chi sa, sa insegnare. Un buon insegnante deve conoscere ed aver compreso le questioni fondamentali della sua disciplina e poi saperle far comprendere ai suoi studenti. Quest'ultimo momento richiede delle competenze particolari ed un continua attenzione a quanto avviene in classe, non si deve dare nulla per scontato, i passaggi devono essere chiari ed espliciti. Non poche volte i conoscitori profondi di una disciplina hanno la tendenza a dare per scontati alcuni punti e passaggi e si sorprendono se alcuni studenti poi non hanno compreso. Lo studente con una intelligenza brillante in molti casi arriva da solo a comprendere la questione, ma essere insegnanti con studenti brillanti è fin troppo facile. Come mi disse la mia tutor al primo anno di insegnamento: "Lo studente intelligente prenderà ottimi voti con me, con te e quasi sicuramente con chiunque altro. Non è il caso di compiacersi se prende 9 a compito, il merito è suo, non tuo. Se invece riuscirai a far sì che lo studente ben al di sotto della sufficienza a fine anno riescirà a prendere il 6, allora potrai compiacerti del fatto di essere stato un buon insegnante".

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41 minuti fa, mom ha scritto:

Non è un compito facile quello di insegnare e per questo deve essere equamente retribuito:questo è un punto molto importante. Dei sindacalisti meglio tacere: per quanto mi riguarda penso siano una delle  cause prime dello sfacelo scolastico.

Siamo stati colleghi a lungo.

Dove li vedevi i sindacalisti nella nostra scuola? 

Cosa hanno mai fatto di significativo?

Il sindacalismo presuppone anche una classe insegnante fortemente orientata a sx. Dov'è?

Io agli insegnanti rimprovero di essere stati sempre proni a qualsiasi imposizione dall'alto.

Siamo stati n anni senza avere scatti di anzianità, in silenzio.

Ci pagano quattro soldi: non ricordo quale attività complementare mi veniva retribuita circa 50 cent l'ora.

Le percentuali di adesione agli scioperi sono sempre stati dello zero virgola.

Io non ho mai, dico mai, fatto un giorno di sciopero.

Il grande appunto che faccio al sindacato è quello relativo al peccato originale: quello del lavorare meno, lavorare tutti. Risultato una scuola ridotta al dopolavoro di madamine e madamini che così si procurano l'argent de poche e di disgraziati e disgraziate che si sbattono per nove mesi l'anno e gli altri tre fanno la fame. Questa è la scuola sindacalizzata ... 

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5 minuti fa, Savgal ha scritto:

"Lo studente intelligente prenderà ottimi voti con me, con te e quasi sicuramente con chiunque altro. Non è il caso di compiacersi se prende 9 a compito, il merito è suo, non tuo. Se invece riuscirai a far sì che lo studente ben al di sotto della sufficienza a fine anno riescirà a prendere il 6, allora potrai compiacerti del fatto di essere stato un buon insegnante".

Lo studente intelligente e brillante si fa anche dos pelotas ad aspettare che il meno brillante prenda il 6, però.

Al nostro sistema scolastico rimprovero anche il fatto di non valorizzare e gratificare lo studente intelligente e brillante. Questo problema è dovuto a un pessimo orientamento in ingresso (che di fatto si traduce in una forma di accaparramento di iscritti per motivi meramente occupazionali) e alla mancanza di selezione di cui parlavo.

Nel nostro sistema scolastico si parte dal presupposto (un po' demagogico) che tutti possano fare tutto.

Non è vero.

Per carità, nessuno vuole ingabbiare sin dalla tenera età l'alunno in un percorso predefinito.

Ma quando si arriva al triennio finale delle superiori, certi requisiti sono necessari ...  

  • Melius 1
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Il 7/7/2022 at 18:40, Savgal ha scritto:

La mia convinzione che il "capitale familiare",  ossia che quanto i ragazzi apprendono in famiglia in termini di sintassi, lessico, logica, comprensione del testo e motivazione allo studio sia un fattore determinante nella scelta dell'indirizzo di studi e per il successo formativo, è stata ulteriormente rafforzata. 

E’ cosi’.

E cio’ spiega anche perche’ molti figli di famiglie colte e agiate poi eccellono senza che c’entri una mazza il nepotismo.

essere poveri e ignoranti e’ una sciagura oggi neanche scusabile vista l’abbondanza di stimoli ovunque. Esiste anche il libero arbitrio e dovrebbe anche esistere il diritto di dire: istruisciti cogliote

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3 minuti fa, wow ha scritto:

Nel nostro sistema scolastico si parte dal presupposto (un po' demagogico) che tutti possano fare tutto.

Per questo e per mille altri motivi dico che ci vorrebbe una ruspa! 
L’altra sera eravamo a cena con amici che hanno un figlio di 18 anni, gravemente autistico. Gabriele frequenterà l’ultimo anno di liceo artistico: non conseguirà la maturità ma un attestato di frequenza ( PEI). Lui vorrebbe disegnare fumetti al pc, la sua grande passione. Ma il suo grado di conoscenze si è fermato alla seconda elementare. Che ne sarà di lui? I genitori e il fratello, per lui, hanno fatto e fanno l’impossibile nonostante i pochi aiuti ricevuti e gli insegnanti di sostegno impreparati o assenti. E ora? Qualcuno si domanda e si preoccupa della sorte di questi ragazzi come lui, con gli ormoni a 1000 e tanta voglia di vivere? Il tagliando del parchimetro scolastico sta per scadere. Io inizierei il discorso dell’impianto scolastico e dell’istruzione da qui, per esempio…

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2 ore fa, Jack ha scritto:

la selezione non è qua dentro, la selezione la fa la vita. Tu impara intanto, qualsiasi cosa".

Vero ma detta cosi’ sembra un po’ l’universita’ della vita dei 5 stelle.

ci sono vite riuscitissime senza adeguato riconoscimento economico e vite chiaviche con la jaguar in garage.

discorso complicato

  • Haha 2
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1 ora fa, mom ha scritto:

Che ne sarà di lui? I genitori e il fratello, per lui, hanno fatto e fanno l’impossibile nonostante i pochi aiuti ricevuti e gli insegnanti di sostegno impreparati o assenti. E ora? Qualcuno si domanda e si preoccupa della sorte di questi ragazzi come lui, con gli ormoni a 1000 e tanta voglia di vivere? Il tagliando del parchimetro scolastico sta per scadere. Io inizierei il discorso dell’impianto scolastico e dell’istruzione da qui, per esempio…

Sorte che accomuna decine di migliaia di famiglie e che un po' conosco (madame si occupa di questo, nel lavoro): esistono da decenni progetti meravigliosi (i famosi "dopo di noi") che però faticano ad arrivare alle orecchie del parlamento.

Qualcosa a livello locale si è fatto e si fa, ma quasi sempre è lasciato ad iniziative di gruppi di genitori che creano delle realtà (certo, anche col sostegno delle istituzioni, ma non sempre) o a fondazioni, privati ecc.

Il peso che grava sulle famiglie è enorme, ci sono genitori che non si concedono una settimana di vacanze per anni o ancora peggio ci sono madri sole che con figli "difficili" si ritrovano in casa una persona violenta (l'autismo ha molte sfaccettature) e le buscano pure di santa ragione, ma non hanno alternative.

Insomma, di lavoro da fare da parte delle istituzioni per aiutare concretamente ce ne sarebbe molto su questo tema.

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analogico_09
Il 7/7/2022 at 10:57, Guru ha scritto:

Comunque la discussione senza un quesito chiaro fatica a decollare.

 

 

Se ad esempio non si dicesse la verità sul fatto che nessun studente, di qualunque età e genere di studi, verrebbe su con la schiena dritta senza aver praticato neppure una sola volta l'iniziatica prova del cecio secco ficcato sotto le ginocchia. 🤷‍♂️
 

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