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Parliamo del sistema scolastico?


Gaetanoalberto

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@melos62

Consentimi, le lenti deformanti dell'ideologia era un argomento del mio compagno di classe di liceo, attivista del Pci, che utilizzava per sostenere che la sua era invece una rappresentazione oggettiva delle cose.

Ho scritto della mia esperienza e la metafora di "padrone del vapore" era per richiamare il modello tayloristico, che consente un costante monitoraggio del lavoro svolto. Se il lavoro è intellettuale un controllo pervasivo sulle attività svolte non è materialmente possibile, riuscire a creare un clima favorevole e motivante al lavoro diviene un obiettivo primario. Aggiungo che le scuole in cui si lavora bene divengono quelle scelte per prime quando è possibile la mobilità. Di converso i docenti cercano di fuggire prima possibile dalle scuole in cui il clima è negativo e si lavora male. E questa non è teoria, ma esperienza diretta. 

Quanto alle difficoltà di gestione, i più difficili da gestire sono i collaboratori scolastici (i bidelli), litigiosi tra loro, poco disponibili al lavoro. In proporzione il numero di docenti che tiene gli stessi comportamenti è decisamente inferiore. 

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@ferrocsm

Prima di cambiare lavoro ho insegnato per anni in un liceo scientifico, sono tantissimi i miei studenti che lavorano in Italia e all'estero in posizioni di rilievo. I laureati in ingegneria sono tutti occupati e dignitosamente retribuiti ed anche qui in Puglia. Lo stesso per altri laureati in discipline scientifiche. Ora sono al mare con la figlia di una coppia di amici, laureata in economia, che lavora in Germania in una grossa multinazionale. Chi ha difficoltà sono i laureati in giurisprudenza e in psicologia, nonostante che in sede di orientamento, di cui in alcuni periodi mi sono occupato, mostravo che fossero coloro che avevano maggiori difficoltà a trovare un buon lavoro.

Come sottolineavo, tra gli studenti di un buon liceo e con alle spalle una famiglia in grado di sostenerli e uno studente di un professionale, ma anche di un tecnico, le differenze ed il futuro professionale sono rilevanti. Ed è un vero problema politico e sociale. 

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49 minuti fa, Savgal ha scritto:

Ed è un vero problema politico e sociale. 

Sabino da noi qui in Emilia ci litighiamo i saldatori, i fresatori, i tornitori, gli elettrotecnici e gli elettronici e non solo gli ingegneri, la Dallara Automobili e tante industrie di Parma specializzate in impianti di imbottigliamento e confezionamento o trattamento pomodoro si sono fatte sostenitrici attive di un istituto di istruzione superiore per avere un bacino a cui attingere manodopera specializzata, noi microbi ce li litighiamo. Quindi non fatico a credere in quello che hai scritto perché anche qui più a nord di dove sei tu la situazione è quella.      

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@Gaetanoalberto io, forse per una sorta di solidarietà di gruppo, leggo, a rate e con pazienza i tuoi verbosi scritti. Mi domando però quale bisogno ti spinga a queste abbioccose conferenze e quanti forumer, non addetti ai lavori, possano essere interessati a tanti riferimenti e passaggi piuttosto obesi e, francamente, noiosi. Come ho sempre più volte sostenuto, e poco sopra ha pure ribadito @Velvet, la capacità di sintesi in un qualsiasi conferenziere è fondamentale: vale per le omelie dei parroci e per i comizi politici. Qui manca. E non credo che il tuo scopo sia solo quello di intrattenere con la prolissità gli umarelli anziani del forum. 
Ti conosco poco e non saprei dare una minima opinione personaggio che interpreti su questo forum. In poco tempo hai raggiunto un numero di post e di valutazioni che molti di noi, presenti qui da tempi lontani, si sognano. Mi diverto perciò a immaginare quale possa essere il vero volto di un campione come te. Un quiz estivo bonario e personale, s’intende! Comunque sinceri complimenti per i traguardi raggiunti ma, per favore, abbi pietà di chi legge i tuoi papelli! 😅

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Gaetanoalberto

Quinta puntata - Pubblico e privato

Qualunque servizio e produzione possono essere svolti dal privato o dal pubblico, e possono essiere gestiti bene o male da entrambi. 

Acciaierie Ilva, Eni, Bocconi e diplomifici a pagamento sparsi per lo stivale, stanno lí a dimostrarlo. 

Comunque nessun paese ha un'istruzione completamente privata. 

Il privato, inevitabilmente, ha interesse a scartare il problematico, a preferire il più profittevole.

Si parlava dei disabili: nella mia scuola ne ho 65 al momento. 

I CFP privati di Brescia, ad esempio del settore ristorativo, non accolgono nè disabili nè casi comportamentali, le cui famiglie inevitabilmente si rivolgono ai corsi professionali triennali del Mantegna, che si adopera da sempre e  doverosamente per accogliere tutti.

Del resto, questo avviene anche all'interno dell'istruzione pubblica, dato che assai raramente i casi difficili si rivolgono ai licei, soprattutto classico e scientifico, il cui ambiente nasce per selezione naturale, depurato dalle difficoltà di apprendimento.

Queste, per la verità, sono il terreno più ostico, nel quale i docenti hanno maggiore difficoltà a muoversi, perché il loro sguardo si proietta, diciamolo con gentilezza, oltre l'ostacolo, spesso semplicemente aggirandolo, accertandolo, ratificandolo e non superandolo.

Del resto il numero elevato di alunni per classe non aiuta. 

La classe di mio figlio, in prestigioso liceo di Brescia, è partita con 26 alunni, che in terza si sono ritrovati in 16, e quindi, per giusto contrappasso della giá durissima selezione subita, sono stati sparpagliati in altre classi.

Tre compagne, sane al momento dell'iscrizione, durante gli studi, presumibilmente a causa di un ambiente non favorevole all'apprendimento, delle pressioni inaudite, della quantità abnorme di lavoro nato da compiti assegnati senza alcun coordinamento tra i docenti, (molti insensibili, poco empatici, dall'approccio cattedratico, assolutamente non in grado di dare indicazioni diverse da " il ragazzo deve studiare", ovviamente poi affrontate tramite lezioni private) sono state ricoverate per problemi psicologici, due per anoressia.

Le tre malcapitate hanno lasciato la classe, naturalmente dopo mancata ammissione.

Il liceo di mio figlio è prestigiosamente posizionato in Eduscopio, e i docenti, nella loro sostanziale inamovibilitá, sono di solito profondamente convinti di aver operato bene. 

Certamente gli alunni sopravvissuti all'attività darwiniana, volta ad assecondare il corso della natura, avranno gli strumenti per cavarsela. 

Saranno quelli più bravi, o quelli le cui famiglie hanno avuto risorse intellettuali ed economiche per seguirli. 

Quindi il pessimo e l'ottimo, non dipendono da pubblico e privato, e la qualità può essere misurata sotto diversi aspetti. 

Anche all'interno del corpo docente e tra dirigenti, alunni ed istituti, si rileva molto frequentemente  classismo e pregiudizio (la scuola è specchio della società). 

Però, tornando al tema di pubblico e privato, credo che i paesi facciano scelte non solo ideologiche, ma partendo dalle loro particolari situazioni. 

Inutile rifare la storia dell'istruzione italiana, della necessità di alfabetizzazione, della necessità di introdurre l'obbligo per sopperire alla carenza di iniziativa familiare dei ceti meno abbienti, della scarsa diffusione dell'istruzione prima dell'intervento statale. 

La scuola cattolica, abbastanza diffusa nell'Ottocento e rivolta in genere a pochi fortunati, non è stata aiutata dai rapporti non buoni tra Stato E Chiesa conseguenti l'unificazione. 

Certamente gli interessi verso la privatizzazione dell'istruzione sono enormi, da parte di imprese, associazioni di categoria etc. 

La quantità di risorse in gioco è colossale. 

Abbiamo esempi di formazione privata per le attività professionali, molta per esempio organizzata e gestita dalle associazioni sindacali: tantissimi i corsi a punti per insegnanti che acquisiscono in tal modo "merito" per i concorsi più diversi, da quelli per l'accesso all'insegnamento, a quelli per l'accesso alla dirigenza. 

Alle volte avrete sentito della frequenza di attestazioni e diplomi rilasciati da società fantasma o senza frequenza delle attività formative. 

Io, in Italia, starei attento. 

Perché smantellare un sistema nato in un modo, col rischio derivante dal rimescolamento, che non sarebbe di per sé garanzia di risultato? 

Un esempio lo danno i servizi di collocamento: il pubblico è stato smantellato, ma il privato non sopperisce  e l'incontro tra domanda ed offerta continua ad essere un problema. 

Se accadesse per la scuola, sarebbe un problema di assai più grandi dimensioni. 

La questione non è ideologica, ma di convenienza. 

Il pubblico ed il privato che funzionano, vanno bene entrambi. 

Piuttosto, credo si debba guardare a come rendere l'istruzione più efficace, senza pregiudiziali pubblico/privato. 

 

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Gaetanoalberto

@mom Nessuno ti obbliga a leggerli cara.

Non ho nessun obiettivo. Come tutti, potrei limitarmi ad una frase ad effetto, ad una battuta, né troverai in giro, e sono capace di sintesi più o meno come chiunque altro. 

Mi dicevano, al pretore scrivi 4 pagine, al tribunale 3, alla Corte d'Appello 2, alla Cassazione 1.

Non so se tutti i lettori siano cassazionisti come te. 

In realtà l'obiettivo c'è: superare i brevi tempi di riflessione dei social, a fronte di problematiche importanti. 

Questa sintesi porta al giudizio tagliente, e quindi alla pessima condizione delle relazioni umane che i social determinano. 

Gli insegnanti in questo sono tremendi: abituati spesso a dare voti e a non voler essere valutati. 

Le esperienze si raccontano non per culto dell'ego, ma per fornire un quadro del substrato da cui nasce l'opinione, che altrimenti sarebbe solo uno dei tanti post spersonalizzati che si leggono. 

P. S. magari sbaglio soggetto ma, se sei stata tu a fornire il noioso e pletorico racconto relativo alle scuole private torinesi, da una parte mi è parso educato non manifestarti questo inutile e polemico pensiero, dall'altro ho ritenuto semplicemente volessi fornire elementi di conoscenza a chi ti legge. 

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Gaetanoalberto
31 minuti fa, mom ha scritto:

il vero volto di un campione come te.

Diversamente da molti altri, il mio volto l'ho mostrato, anche il mio nome, e li trovi in giro, ma non vorrei anche questo determinasse un giudizio od un misunderstanding: semplicemente sono un noioso bonaccione che non nasconde niente. 

Però credimi, la noia è legittima, ma di solito il male c'è  prevalentemente in chi lo vede.

 

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@Gaetanoalberto Evidentemente non mi sono spiegata bene e mi scuso. Ciò che dici mi interessa e mi fa piacere leggerlo. Solo lo trovo prolisso. 
Mai pensato a vedere il male nei tuoi post ma mi domando se il tuo intento sia, o meno, quello di voler creare seriamente un’appendice didattica con l’ottica di un costruttivo rinnovamento scolastico tenuto conto dei paletti burocratici.Non so se questo sia un tuo obiettivo ( nel caso sarei molto interessata). Però poi vedo che hai tanti altri interessi, che ti piace giocare in tanti campi ed ecco perché mi viene spontaneo il dubbio. Dubbio che, ripeto, non ha nulla a che vedere con il tuo ruolo ma che riguarda specificatamente solo e soltanto la didattica. Spero di essere stata chiara adesso.  Per cui ti faccio la domanda diretta: i tuoi post relativi alla didattica mirano a creare un discorso costruttivo proponibile e presentabile in una qualche forma o sono mirati a semplice informazione generale? O a un qualcos’altro di non ben definito con risvolti filosofici? Grazie per le delucidazioni.  🙂 

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38 minuti fa, Gaetanoalberto ha scritto:

La scuola cattolica, abbastanza diffusa nell'Ottocento e rivolta in genere a pochi fortunati, non è stata aiutata dai rapporti non buoni tra Stato E Chiesa conseguenti l'unificazione. 

Certamente gli interessi verso la privatizzazione dell'istruzione sono enormi, da parte di imprese, associazioni di categoria etc. 

Non  ti trovo molto preparato su questo punto, e anche sulla redditività problematica delle gestioni economiche di attività scolastiche,  salvo per i diplomifici che sono una fattispecie patologica, come i rapinatori di banca rispetto ai bancari. È preferibile che tu rimanga nel tuo campo di esperienza dove sei senz'altro capace e informato. Ps la formazione professionale è occasione di profitti solo quando si tratta di spendere risorse pubbliche finalizzate allo scopo.  Nella mia idea invece, essendo una delle priorità maggiori, dovrebbe essere capace di sostenersi coi propri ricavi istituzionali.  Ma di questi argomenti mi rendo conto che parlare con gli statali,  anche dirigenti, è difficile. 

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Il 21/7/2022 at 18:58, Jack ha scritto:

la selezione non è qua dentro, la selezione la fa la vita. Tu impara intanto, qualsiasi cosa"...

Un tempo si diceva tra i ragazzi a cosa servisse una laurea, oggi a cosa serve un diploma. 

Quando me lo chiedono gli rispondo anche io così.  Perché la cultura,, la capacità di ragionamento che acquisisci valgono lo sforzo. Assolutamente.  Per avere lo stesso percorso di lavoro dovrai faticare di più. 

Detto ciò da ex supplente (10 anni or sono) dico che il peccato originale è nella scuola che non è più severa come un tempo e nei genitori che hanno deresponsabilizzato i figli. 

Un mix implosivo per cui gli studenti non puntano più ad impegnarsi e lo stesso i professori demotivati e mal pagati. 

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1 ora fa, Gaetanoalberto ha scritto:

Piuttosto, credo si debba guardare a come rendere l'istruzione più efficace, senza pregiudiziali pubblico/privato. 

Basta introdurre um concetto di concorrenza,  quello sano, ad esempio prevedendo un voucher per ogni studente soggetto all'obbligo scolastico, spendibile in qualunque scuola pubblica (statale e paritaria, legge 62/2000), in aggiunta abolirei il valore legale del titolo di studio ai fini di concorsi interni e graduatorie, così facciamo fuori i diplomifici privati e statali (sic). Se pensi che sia una utopia, è così in vario modo in tutti i paesi europei e anche in alcuni africani. Il tabù della coincidenza pubblico= statale deve essere superato. E servito solo a difendere l'isola felice e irresponsabile del pubblico impiego, che non deve rendere conto a nessuno, se non alla corte dei conti, ovvero a sé stesso stato. Anche i privati possono essere portatori di interessi pubblici, in un quadro di regole chiare e vincolanti. 

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@Gaetanoalberto

Una mia riflessione sulla competitività, che considero spesso priva di senso, dei licei.

La finalità dell'insegnamento è, come prevede la normativa, è diretta a promuovere, attraverso un confronto aperto di posizioni culturali, la piena formazione della personalità degli alunni.  

La competizione sui voti diviene uno stravolgimento di quella che dovrebbe essere la finalità sopra esposta. In luogo di formare intelligenze e menti aperte, li pone l'uno contro l'altro per un voto in più. Aggiungo che non pochi insegnanti alimentano questa competizione. 

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3 ore fa, Savgal ha scritto:

Ho scritto della mia esperienza e la metafora di "padrone del vapore" era per richiamare il modello tayloristico, che consente un costante monitoraggio del lavoro svolto. S

Ah, ok. Il padrone del vapore della scuola pubblica italiana,  che non è solo la statale, come tu sai da oltre vent'anni,  non può certo misurare il diametro del bullone in uscita dalla catena di montaggio, ma ha il compito e il ruolo si indicare l'obiettivo di quale "prodotto" vorrebbe vedere in output, ovviamente considerando che tutte le fasi della lavorazione  e la stessa materia prima consistono in rapporti fiduciari e nell'esercizio della libertà, per il docente di insegnare  aprendosi e per l'alunno di imparare, di aprirsi anche lui. Nessun determinismo è possibile,  ma occorre interrogarsi: come vorremmo che fosse il nostro "output"? Oggi l'idea è che il sistema scolastico sia una grande catena di montaggio,  o tapis toulant, in cui basta seguire le procedure correttamente per ottenere statisticamente un certo tipo di competenza linguistica,  logica, matematica. Chi siano i docenti e soprattutto gli studenti è quasi secondario, sono praticamente fungibili, basta che abbiano i titoli di studio prescritti o l'età. Uno sguardo materialistico/deterministico su qualcosa che,come hai ben detto  richiede la più impalpabile ed effimera delle materie prime: la volontaria adesione tra due libertà. La scuola prima era per molti l"unico accesso alle nozioni. Oggi basta un wifi. Rimane l'unico luogo ulteriore rispetto alla famiglia in cui maturare un senso critico di tipo relazionale. La personalità si forma in quegli anni dell'adolescenza. Andrebbe ripensata da zero la funzione e la forma dell'istruzione e dell'educazione,  che sono l'asset più prezioso e importante di una societa, anche pensando all'economia, alla qualità della vita ecc. 

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