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Parliamo del sistema scolastico?


Gaetanoalberto

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Ovviamente nessun governo italiano vorrebbe cadere per metter mano al grande pachiderma, al moloch sindacal/ministeriale. Solo una dittatura, che non ci auspichiamo,  o una sorprendente novità,  un risveglio di coscienza nella classe dirigente (non digerente come oggi) 

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@melos62

Quale dovrebbe essere la finalità dell'insegnamento l'ho postato sopra. Formare persone, cosa che dovrebbe corrispondere alle tue convinzioni richiamando il personalismo, e delle intelligenze. 

Vorrei anche superare le forme di individualismo competitivo che sta rendendo per non pochi studenti spiacevole, per arrivare ai disturbi sul comportamento. 

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11 minuti fa, Savgal ha scritto:

Vorrei anche superare le forme di individualismo competitivo che sta rendendo per non pochi studenti spiacevole, per arrivare ai disturbi sul comportamento. 

Sono d'accordo con te ovviamente sulla prima parte e anche su questa citata. Credo sia una conseguenza della riduzione della valutazione alla "misurabilità oggettiva" che, prima di tutto, non è oggettiva ma sempre discrezionale e potrebbe non misurare alcune altre "qualità" importanti. I ragazzi si sentono schiacciati da questa loro inadeguatezza, mentre magari è inadeguato il metro di misura.

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Bisognerebbe, a mio avviso, avere il coraggio di parlare di capacità cognitive, problemi di allievi con gravi handicap parcheggiati (incrociando le dita) in qualche classe. Questo è un compito che va affrontato con la Sanità che dovrebbe occuparsene almeno al 50% con progetti e discorsi concreti sul futuro lavorativo di quei ragazzi e sull’assistenza alle famiglie. 
Formare classi fisse non funziona più. Ci dovrebbero essere corsi frequentati secondo il livello raggiunto dallo studente come già avviene in molti Paesi.  Questi ad esempio, potrebbero essere due punti da cui si potrebbe partire per impostare, senza false ipocrisie di comodo, una riforma scolastica.
Nel 2003 ho avuto un ruolo di coordinatrice in un corso biennale, post diploma di maturità, per l’introduzione al lavoro in collaborazione tra docenti ( istituti superiori/università) e attività  lavorative sia cantieristiche che d’ufficio. Il progetto era stato messo a punto dopo aver sentito i bisogni delle imprese del territorio. I risultati sono stati molto soddisfacenti e, visti gli esiti concreti, sarebbe valsa la pena di riproporli ma… non c’erano più i fondi. Un vero peccato! 🤗

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Gaetanoalberto

 

Ultima puntata

 

Per la vostra e  mia salute diamogli un taglio. Tuttavia, è un tema in cui i presupposti delle decisioni non si possono esaurire in spazi limitati.  Un TD nel vero senso della parola, si presta ad essere sviluppato con calma, ed un tema come la scuola richiederebbe dedizione, ascolto e dibattito, che spesso mancano tra gli insegnanti, tra i dirigenti, con le famiglie e nella società. Ragione per la quale si esprimono visioni di parte e parziali. Di seguito alcuni spunti.

P.S.  È gratis, la lettura è volontaria, quindi non si capisce la critica, se non eventualmente quella costruttiva alle idee espresse.

Ringrazio tuttavia chi per qualunque motivo legga.

No, non ho proprio nessun interesse personale alla cosa, sono uno che si è rimesso ad ascoltare musica visto che è stato molto rinchiuso a lavorare, e per un caso ha conosciuto Melius.

Presumibilmente sarà un problema psichiatrico: se volete consigliarmi il professionista che vi segue, vado volentieri.

Oppure sono Vlady sotto mentite spoglie e non lo so..

 

Scuola pubblica

 

Per motivi costituzionali, sociali e di equità, ma soprattutto i per evitare una rischiosa dispersione di risorse e di esperienze ed una gara all’acquisizione di risorse pubbliche da parte di privati, che non sempre hanno dato buoni risultati, meglio mantenere l’attuale, migliorandolo.

 

Azienda

 

La scuola deve far crescere la persona. Se per azienda si intende la parte che snellisce le decisioni e riguarda il miglior uso delle risorse, ben venga. Se invece si intende la competizione e la scalata di graduatorie come Eduscopio, che hanno una funzione utile ma non esauriscono i problemi sociali connessi alla persona, allora non proprio! Non si realizza un prodotto ma un servizio, che non si può solo misurare in base al numero di alunni figli di colleghi che trovano occupazione e rivestono ruoli prestigiosi.

Gli ambienti di provenienza sono e restano molto diversi, ci sono scuole di frontiera ed altre che risultano meritevoli…per meriti della famiglia e non degli insegnanti, nord sud, periferia, case popolari, metropoli, cittadine paesotti, genitori italiani, stranieri, illetterati, laureati, sposati, divorziati, malati, ricchi, poveri… non produciamo salamini Citterio, e ciò che sta fuori la scuola influisce almeno altrettanto, e forse di più.

 

Autovalutazione

 

Invisa a molti, è indispensabile. Fornisce dati su cui si dovrebbe avere il tempo di riflettere assai meglio, per generare il cambiamento delle azioni e verificarne i risultati. Dovrebbe riguardare anche la dirigenza. Molte scuole l’hanno praticata facendo compilare ad alunni ed insegnanti una modulistica di indagine, ai tempi si usava la certificazione di qualità che poi si è abbandonata per forza insufficiente,  ma credo la maggioranza del personale scolastico, tra cui molti dirigenti, non amino confrontarsi con sé stessi e allargare lo sguardo su come si viene percepiti. Peccato! L’abbiamo fatta per molti anni in forma anonima e ne ho ricavato un sacco di indicazioni utili.

 

Invalsi

 

Per quanto si possa discutere il contenuto delle prove, è l’unico strumento oggettivo che abbiamo per guardare agli esiti del nostro operato. Piuttosto che polemizzare, sarebbe meglio riflettere ed agire di conseguenza.

 

Selezione del personale

 

Dovrebbe essere affidata a prove selettive particolarmente rigorose: è singolare che spesso gli stessi che ne riconoscono il valore quando riguardano gli alunni, individuino i limiti di queste selezioni quando riguardano il personale. I limiti ci sono, sempre, ma la selezione dovrebbe riguardare sia la conoscenza dell’ambito di insegnamento, sia la metodologia, cioè la capacità di individuare problemi e soluzioni, modificando continuamente la propria azione in base al contesto, se necessario.

Quindi competenza, intesa non solo come insieme di conoscenze disciplinari, ma come capacità di trasmetterle ai discenti.

È vero che l’esperienza è maestra di vita, ma meglio se fornita di qualche solida base.

L’alternativa è affidarsi al rapporto diretto col dirigente, che non credo sia opportuno, visto che gestiamo soldi dei cittadini.

 

Possibilità di incidere sul personale

 

Non credo che la strada siano i provvedimenti disciplinari, che già suonano male.

Però almeno una faccina verde, gialla o rossa. Al terzo rosso il docente e il dirigente devono trasferirsi: sistema valido per tutte le categorie di lavoratori della scuola.

Figuriamoci se sta cosa sarà mai possibile, non mi risulta ci sia neppure nel privato.

 

Carriera

 

Le cose da fare sono tante, non possono essere delegate al Dirigente, che non è un tuttologo ma purtroppo, unico della specie, è costretto ad esserlo.

Bisogna poter individuare (concorso e tirocinio sul campo) figure di supporto che possano investire stabilmente sull’arricchimento delle proprie competenze sulle tante aree della didattica e della gestione, che sono tra loro collegate, e collaborare non tanto e non solo col dirigente, ma con i colleghi, le famiglie e gli alunni.

 

Meno burocrazia o diversa organizzazione

 

Per la verità, abbiamo in mano moltissimi strumenti, ma non si arriva ad usarli.

Delle due l’una, o si snellisce il numero mostruoso di adempimenti che gravano sulla scuola (difficile), o si ampliano i compiti di alcuni docenti con la carriera di cui sopra.

Soprattutto, bisogna distinguere responsabilità e compiti amministrativi (un vero dirigente che si occupi esclusivamente degli aspetti tecnico/amministrativi e delle relative responsabilità – esisterebbe il DSGA ma la figura non ha carattere dirigenziale, non ha responsabilità esterne dirette ed immediate,  non viene ben retribuita)  da responsabilità e coordinamento didattico ( il tempo dedicato alle responsabilità di cui sopra, sottrae al DS la gran parte delle energie, che dovrebbe invece prioritariamente dedicare al miglioramento ed al sostegno della didattica e dei risultati degli alunni).

 

Scuolascuolascuola

 

C’ è bisogno di tempo per metabolizzare le innovazioni: una moratoria decennale per leggere ed applicare le centinaia di linee guida non sarebbe male. Altrimenti si continua a cambiare e non si fa in tempo ad applicare quanto già deciso, buttando a mare fatiche immani di programmazione.

I ministri devono smetterla di fare una riforma ad ogni passaggio.  

Abbiamo già ampia facoltà di definire i percorsi di apprendimento e non abbiamo bisogno d’altro.

Con l’autonomia, potremmo già fare moltissimo, non fosse per le liti in materia di posti di lavoro ed orario degli insegnanti che ne derivano inevitabilmente.

Diversamente da quello che si pensa, un dirigente che girasse per le classi ad osservare gli insegnanti, sarebbe velocemente defenestrato per mobbing. Quelle poche volte che possiamo farlo (insegnanti in prova) è invece un’esperienza insostituibile: finalmente vediamo i molteplici volti dell’insegnamento, e l’unicità di ogni docente, del suo approccio del suo metodo.

Nessuno è onnisciente, e girare non per giudicare ma per imparare e confrontarsi, sarebbe indispensabile, ma non è legittimo.

Gli insegnanti devono poter fare il loro mestiere, che sanno fare meglio degli altri, e i dirigenti aiutarli a farlo, senza disperdere troppo le energie in mille rivoli.

Dal rapporto quotidiano degli insegnanti con gli alunni si deve poter trarre l’esperienza che porta alle buone pratiche, in modo da estenderle, forse però il dirigente od un coordinatore didattico, dovrebbero poter lavorare assieme ed anche in classe per sperimentare soluzioni.

Tuttavia, il tempo che si dedica al confronto tra colleghi è troppo ridotto, la collegialità non funziona bene.

La costruzione di un percorso comune avviene tra i corridoi od a cavallo di una porta, ed attraverso rapporti informali che sono eccellenti perché spontanei: manca però un vero stimolo a condividere e confrontarsi sul serio, cosa che, quando accade, avviene spesso in modo appassionato. Quindi strumenti di revisione del contratto e retributivi, dovrebbero aumentare  la possibilità di incidere in questa direzione, altrimenti solo i dirigenti più bravi ci riusciranno.

 

La continuità,

se l’insegnante e il dirigente fossero bravi, sarebbe indispensabile, ma meccanismi contrattuali variopinti continuano a renderla difficile. Quando si lavora, ci si impegna dove si sta: immaginate se vostro figlio cambiasse ogni anno classe, scuola ed istituto. Sarà anche uno strumento di libertà, ma le eventuali difficoltà e insoddisfazioni si affrontano, di norma, dove siamo, e non saltando qua e di là.

 

Inutile poi lamentarsi del fatto che la società è cambiata, che i ragazzi “non ti seguono” e che “le famiglie non sono più quelle di una volta”: è verissimo, ma non possiamo fermarci alla constatazione delle difficoltà, e dobbiamo riprendere il bandolo della matassa riportando a noi gli alunni. Se questo significa cambiare qualcosa, sottrarre, aggiungere, modificare approccio ed insegnamento, è doveroso farlo.

 

Il recupero delle lacune attraverso strumenti extracurricolari, diversa organizzazione dei gruppi classe, delle attività e dei tempi di apprendimento, non può essere un’attività lasciata al volontariato.

Oggi gli insegnanti che vogliono fare qualche ora in più per gli alunni bisognosi, possono decidere di farla o meno. Spesso chi non le fa le demanda (il famoso istituto della delega ben noto agli elettori) ad altri insegnanti, del cui giudizio poi non tiene conto, per cui verifica di nuovo gli alunni su un’attività fatta da altri, ed al 70% li cana di nuovo, perché la collega che fa il corso non la si conosce oppure, ovviamente, lei si che è scarsa.

I corsi poi si fanno dopo mesi dal sorgere delle lacune. In alcune scuole si fanno sportelli a richiesta, ma appunto gli insegnanti non sono tenuti a farli, e quindi non si attivano o sono tenuti dal  famoso collega sconosciuto di cui ci si fida poco, spesso il supplente che ha bisogno di qualche soldino.

Cosa facciamo per i bravi ? Esperienze internazionali, certificazioni, corsi integrativi, orientamento, contatti con le università, peer tutoring dei bravi verso i più deboli.

E’ chiaro che noi agiamo in quella direzione, ma se nulla è dovuto e tutto è per cortesia, bisognerebbe avere il tempo di convincere personalmente ogni interessato, cosa non possibile dappertutto.

 

Strumenti strumenti strumenti

 

Bisogna riconoscere che stiamo facendo grossi investimenti (per le nostre abitualmente povere tasche), ma la formazione necessaria ad usarli è sempre abbastanza rimessa alla buona volontà dei singoli. Una quota di formazione, come per i professionisti, dovrebbe essere obbligatoria.

Ma tanti studenti per classe, molte classi, soffocano il docente, cha arriva a casa stancuccio, quindi ?

 

Autorevolezza e comunità

 

A volte miracolosamente si mettono assieme: quelli bravi hanno empatia, autorevolezza e riescono a fare comunità. Riuscirci sarebbe la principale soddisfazione per un D.S. e la migliore garanzia di buoni risultati.

 

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3 ore fa, Gaetanoalberto ha scritto:

CFP privati di Brescia, ad esempio del settore ristorativo, non accolgono nè disabili nè casi comportamentali, le cui famiglie inevitabilmente si rivolgono ai corsi professionali triennali del Mantegna, che si adopera da sempre e  doverosamente per accogliere tutti.

Ma è inevitabile! Il privato non riceve contributi per pagare i costi aggiuntivi dei docenti di sostegno e non può ribaltabili sulle famiglie, si parla di almeno 30mila euro aggiuntivi  a disabile. 

Nella tua scuola statale ne puoi avere  65 o 650  perché gli stipendi dei docenti di sostegno li paga babbo ministero. 

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16 minuti fa, Gaetanoalberto ha scritto:

quindi non si capisce la critica, se non eventualmente quella costruttiva alle idee espresse.

Chiedevo per sapere se pensavi di impostare un discorso collettivo e di gruppo mirato a qualcosa su cui valesse la pena, nonostante il caldo, di lavorarci su insieme. Sono stata equivocata. Pazienza. Mi spiace.

Buona continuazione.

  • Melius 1
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Gaetanoalberto
2 ore fa, melos62 ha scritto:

Non  ti trovo molto preparato su questo punto

Vabbè, integra tu. Poi magari specifica meglio così capisco.

Mica devo saper tutto: magari ci farò su uno studio.

P.s. purchè tu non voglia dirmi che la formazione cattolica era abbastanza importante e presente, ed anche efficace, perchè non l'ho mica smentito, tra l'altro per certi versi anche nella formazione professionale.

Guarda che lavoro a Brescia, città papale, con una rete di istituzioni scolastiche private in genere di ispirazione cattolica con cui ha fatto accordi, riunioni, reti: era la parte che seguivo all'alberghiero.

P.S. Ospito un liceo sportivo privato, ho fatto un accordo esteso a tutta la provincia con la cattolica "Scuola Bottega". 

 

Semplicemente, i dati generali sull'alfabetizzazione ed il raggiungimento dei gradi più alti degli studi, dimostrano che il servizio scolastico, lasciato all'iniziativa privata, non era decollato.

 

Sarò lieto comunque di apprendere cose nuove, il TD c'è apposta.

 

2 ore fa, melos62 ha scritto:

formazione professionale è occasione di profitti solo quando si tratta di spendere risorse pubbliche finalizzate allo scopo.  Nella mia idea invece,

 

Se non prevede risorse pubbliche, basta metterla sul mercato e vedere. Io non sono mica contrario. E poi ammiro l'iniziativa privata.

 

2 ore fa, melos62 ha scritto:

Ma di questi argomenti mi rendo conto che parlare con gli statali,  anche dirigenti, è difficile. 

 

E perchè, mica siamo scemi ? Riusciamo a far andare la baracca in Italia e nono stante lo Stato e gli italiani che, ogni tanto spesso, remano contro...

 

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Gaetanoalberto

@mom Non mi riferivo a te specificamente, se ti ricordi avevo iniziato a scriverlo scherzosamente come "disclaimer": sono prolisso!😃

L'ho tolto e...immediatamente...Velvet e Tu me lo avete ricordato.

Guarda, per me tutto a posto. Scusa me nel caso. Come hai visto l'ultimo post è più prolisso dei primi. 

Ognuno contribuisce come può.

Era proprio lo scopo del TD. Io parlo di scuola tutti i giorni. Pensavo che qualcuno magari volessse parlarne con me.

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Gaetanoalberto
15 minuti fa, mom ha scritto:

se pensavi di impostare un discorso collettivo e di gruppo mirato a qualcosa su cui valesse la pena,

Si, veramente pensavo proprio questo: qui sono più libero che nella mia scuola. Se non si ascoltano le persone, ci si chiude.

Poi sono un lungone con i miei pipponi, ma volevo dare un (noiooso) contesto di discussione.

Altrimenti che posto a fare ?

28 minuti fa, melos62 ha scritto:

Ma è inevitabile!

Non è inevitabile: è proprio contro la legge, che prevede espressamente che debbano essere accolti! Questi gli fanno fare il test selettivo uguale a quello degli altri. Altra cosa illegale. In Lombardia ricevono fondi pubblici: si chiama Buono scuola!

Oh, io faccio il buono, e non faccio commenti sulle conoscenze e competenze altrui...discussione libera.

Sennò sembriamo pentas, ed ogni volta che uno dice una cosa contraria, colpiamo la persona.

Parliamo dei contenuti. Ti prometto che anche se dirai altre minxiate, non te lo farò notare con lo stesso tono usato da altri.

Fino alla morte, abbiamo da imparare a confrontarci.

  • Melius 1
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1 ora fa, Gaetanoalberto ha scritto:

Scuola pubblica

Per motivi costituzionali, sociali e di equità, ma soprattutto i per evitare una rischiosa dispersione di risorse e di esperienze ed una gara all’acquisizione di risorse pubbliche da parte di privati, che non sempre hanno dato buoni risultati, meglio mantenere l’attuale, migliorandolo.

Eh no, proprio tu che ti definisci prolisso non puoi cavartela così sinteticamente da paraculo, capisco che il tema metta in discussione il tuo ruolo e in teoria la pagnotta, come di tutti gli statali, ma vanno fatte alcune precisazioni e mi meraviglia che un ds preparato come te ignori una legge, la 62 del 2000, legge Berlinguer, non legge Brunetta, che ha sancito oltre vent'anni fa una evidenza di realtà: pubblico non è sinonimo di statale, il sistema della istruzione pubblica è fatto dalle scuole statali e paritarie (enti locali, fondazioni, cooperative,  congregazioni e  in percentuale pochissime società lucrative)

Costituzione; il famoso "senza oneri per lo stato" che ha impedito ideologicamente e paraculamente di sviluppare un sistema integrato stato/privato sociale, come in tutto il resto di Europa, andrebbe interpretato in modo autentico,  ma lasciamo perdere: l'ipotesi del voucher alla famiglia taglia la testa al toro. Sarà la famiglia,  destinararia del contributo perché già vincolata dall'obbligo scolastico,  a scegliere la scuola a cui portare il proprio voucher, che potrebbe essere anche di un importo di un terzo di quanto costa oggi la frequenza di un qualunque istituto statale,  diciamo, giusto per fare un esempio, 4k anziché 12k. La scuola statale scelta perché migliore della sua concorrente verrebbe premiata e potrebbe integrare in modo reale il proprio bilancio , non con le paghetta del fondo di istituto,  ma con soldi veri per fare del ds un vero manager e non un pastore errante. 

Dispersione di risorse: è l'esatto contrario, perché oggi la statale costa 12k a cranio mentre i concorrenti privati costano mediamente meno di 6 k e richiedono rette intorno ai 4 alle famiglie. Potrebbero usare il voucher per ridurre o azzerare le rette, in questo modi correggendo l'attuale vera grave ingiustizia,  perché tante famiglie modeste non possono permettersi 4 k all'anno , potrebbero accedere finalmente alle scuole di loro gradimento senza condizionamenti economici (costituzione italiana). Diplomifici: e chiudiamoli una volta per tutte, basterebbe una circolare che limiti il numero di idoneità o diplomi da privatisti , se non vogliamo abolire il valore legale del titolo di studio.

Qualità: sarebbero studenti e famiglie a valutare la qualità dei servizi  oltre ad un efficiente organo statale di verifica della compliance rispetto ai principi, molto vincolanti, già previsti dalla legge Berlinguer. 

Solo che la concorrenza fa paura perché magari tu Gaetano lavori bene e anche I docenti che ti sono affidati pro tempore, e manterresti o aumenteresti le iscrizioni e i mezzi, mentre altri tuoi colleghi statali di scuole di mela, che esistono come le scuole di mela private, vedrebbero accorpati i plessi, ridotte le classi e gli organici e, insomma, dovrebbero passarsi la mano sua coscienza. 

Non è utopia,  accade in varie forme in tutta Europa,  Francia compresa. Solo la Grecia sta quasi inguaiata come noi.

  • Melius 1
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18 minuti fa, Gaetanoalberto ha scritto:

Non è inevitabile: è proprio contro la legge, che prevede espressamente che debbano essere accolti

Se li costringi,  cosa possibile per legge, devi anche fornire la possibilità economica di rispondere a quell'obbligo. Nessuno può essere costretto al fallimento economico. Bastano 3 disabili senza copertura del costo dei soli docenti di sostegno per mandare un deficit una azienda. 

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Gaetanoalberto
2 ore fa, melos62 ha scritto:

Oggi l'idea è che il sistema scolastico sia una grande catena di montaggio,  o tapis toulant, in cui basta seguire le procedure correttamente

Oh, vabbè, possiamo cominciare a parlare.

Diciamo che le certificazioni di qualità nei servizi alla persona sono, non a caso, certificazioni di processo, poiché l'esito non è garantito. 

Su questo si innestano paginoni di economia gestionale, e dibattiti infiniti. 

Avendo per tre anni lavorato in una scuola con certificazione di qualitâ, e per avventura contestualmente assistito una società di produzione di ricambi Ferrari, BMW e Porsche in una lite con la certificatrici e riguardante la loro certificazione di qualità, ho anche potuto (ovviamente con visione limitata da statale, ed avvocato) confrontare un pochino i due sistemi, e guardare all'organizzazione della produzione. 

Posso dirti che durante gli anni in cui abbiamo operato nel rispetto delle rigide indicazioni della certificazione, non il risultato, ma l'organizzazione erano migliorati. 

Proprio allora iniziammo con le rilevazioni e i questionari di soddisfazione. 

L'orizzonte di senso e la percezione di sé dei membri della comunità erano davvero migliorati, e lo abbiano riscontrato nel progressivo miglioramento delle valutazioni. 

Abbiamo abbandonato perché si sperava in finanziamenti regionali per i corsi di formazione, che si vociferava sarebbero arrivati se certificati.

Mai arrivata una lira: solo pagata la società di certificazione, poi abbandonata. 

Ferma l'eventuale incostituzionalitá, Il sistema di assegnazione di un bonus (buono scuola) al cittadino è quello che si usa in Lombardia. 

La specificità è che non puoi spenderlo per finanziare la scuola statale, ma solo per l'iscrizione ai corsi privati del sistema di formazione, non solo professionale. 

Le uniche (anzi, gran parte) qui nel bresciano a reggere, sono appunto le scuole cattoliche. Alcune abbastanza valide. 

Il motivo è semplice, le risorse immobiliari necessarie sono già della Chiesa e delle fondazioni ad essa legate l, e quindi a costo zero.

Non dimentichiamo che la Chiesa fruisce di canali di finanziamento ulteriori, l'8 per mille, poi dovrei ripassare in relazione alle disponibilitá per il restauro del patrimonio della Chiesa ed il fondo sostentamento del clero, che si affiancano (mi pare ma l'esperto sei tu) ad agevolazioni in materia di IMU per attività no profit. 

Non so bene come ci si organizzi a tal fine, e fino a che limite ci si riesca. Quindi ammetto che non so bene se le attività scolastiche possano essere esentate, purché si dimostri assenza di profitti. 

Un problema di equiparazione e di uguaglianza si porrebbe tra privati e chiesa, più che tra chiesa e stato. 

Di norma i privati, se non hanno alle spalle chi ha affrontato gli ingenti investimenti in conto capitale necessari (può capitare con scuole appoggiate da associazioni ed imprese), non riescono ad affrontare il costo di un'istruzione seria. 

Reggono i diplomifici, ma dovrei parlare di argomenti delicati: utilizzo di personale pagato fittiziamente, le cui buste paga di paghe inesistenti "danno punteggio" per entrare nella scuola statale. E poi la retta è spesso pagata da chi in realtà, non è interessato al corso, che in effetti non frequenta o non si svolge, ma al diploma, che si compra. 

A meno che non ti capiti di avere me come commissario d'esame e oggi come presidente. In un paio d'anni sono stato costretto a non far passare l'esame a metà candidati. 

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Gaetanoalberto
1 ora fa, melos62 ha scritto:

Se li costringi,  cosa possibile per legge, devi anche fornire la possibilità economica

Scusa, diciamo che funziona al contrario: puoi ottenere l'equipollenza solo se offri un trattamento equipollente. 

Pertanto il rispetto della normativa sui disabili è la premessa senza la quale la scuola non dovrebbe esistere. 

Se non è, equipollente, non ha diritto a incassare gli altri "buoni scuola" e deve essere chiusa. 

Altrimenti, e torniamo a quello che dico, il confronto è ovviamente diseguale. 

Quindi ci si deve chiedere: il sistema del c.d. bonus può sostenere l'equità, o diventa uno strumento che avvantaggia solo alcuni operatori in particolari e non comuni condizioni, che peraltro lasciano al sistema pubblico alcuni costi, ad esempio, della disabilità? 

Ora, il buon @Savgal mi ha già fatto una ramanzina sul mettere assieme pere e mele, e non vorrei ricadere nello stesso errore, però torno a dire: perché rimettere in discussione un sistema? 

Quel buono diamolo alla scuola statale, che accoglie tutti. 

Oppure diamo alla scuola statale la possibilità di selezionare gli utenti, come fanno le private. 

 

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Gaetanoalberto
1 ora fa, melos62 ha scritto:

un ds preparato come te ignori una legge, la 62 del 2000, legge Berlinguer, non legge Brunetta, che ha sancito oltre vent'anni fa una evidenza di realtà: pubblico non è sinonimo di statale,

Arridanghete. Ma hai letto quello che ho scritto? Mettetevi d'accordo tu e @mom, secondo lei scrivo troppo, ma se nonostante il pippone non s'è capito che quello che dici tu l'ho già anticipato, stiamo mica a parlare del sesso degli angeli?

E poi non è una gara a chi ha il coso più lungo: rinuncio in partenza hai vinto tu. 

Axz ne sai di cosa so io? 

Leggi prima quello che ho scritto nei miei Pippon almeno. 

Cit. 

 

Quinta puntata - Pubblico e privato

VIRGOLETTE Qualunque servizio e produzione possono essere svolti dal privato o dal pubblico. VIRGOLETTE

Se devo mettermi a citare le norme invece di 300 righe, diventano 600.

Posto le mie determine con tutti i Visto questo è Visto l'altro? 

 

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