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Meteore sportive


OLIVER10

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Giancarlo Baghetti, pilota di F1 dei primi anni 60. Vinse le prime tre gare disputate, due non valevoli per il mondiale (allora si correvano diverse gare fuori dal campionato) ed il Gran Premio di Francia 1961, suo gran premio d’esordio. Guidava una Ferrari 156 non ufficiale, che era allora la vettura dominante. Ingaggiato dal team ufficiale nel 1962, non riuscì più a ripetersi e termino’ la carriera in anonimato con scuderie di secondo piano.

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@luckyjopc non ha vinto nulla se non - credo - tornei giovanili...infatti, ho ben specificato che non è neppure stato una vera e propria meteora, ma che vale la pena di ricordare l'incredibile storia di uno che poteva essere un numero uno nel tennis, a detta di chi di tennis ne capiva

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@ninomau mi hai fatto venire in mente Riccardo Paletti, discreto pilota a cavallo tra gli anni 70 e 80, morto nell'82 al suo secondo gran premio di F1 andando a schiantarsi alla partenza contro la Ferrari di Pironi ferma in pole: purtroppo era l'ultimo della griglia con la Osella e avendo preso velocità non riuscì a scansare la monoposto del francese, che gli si parò improvvisamente davanti anche grazie ad alcuni urti di altri piloti con la "rossa"...aveva solo 24 anni. 

 

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EL TRINCHE, IL PIÙ FORTE CALCIATORE CHE NON AVETE VISTO GIOCARE

Quando, nel 1992, Diego Armando Maradona arrivò al Newell's Old Boys, durante una conferenza stampa, fu definito da un giornalista presente come "il miglior calciatore della storia del club"; Diego rispose: "Il miglior calciatore ha già giocato a Rosario, e il suo nome è Carlovich".

Perché in questo periodo strano pure El Trinche Carlovich si è spento.

Lontano dal clamore.

Lontano dall'essere ricordato nei tempi a venire.

Eppure Carlovich, detto El Trinche (il significato, il momento in cui gli è stato attribuito e l'autore sono sconosciuti), fu un giocatore sublime. Fuori dal tempo.

Non divenne mai quello per cui era nato, ovvero il più grande di sempre.

Non sono affermazioni "campate per aria".

Carlovich divenne famoso poco prima del mondiale del '74 quando la nazionale argentina, in preparazione della competizione, affrontò una squadra composta esclusivamente da giocatori nati a Rosario. Alcuni di loro erano giocatori affermati, Kempes e Zanabria per fare due nomi. Uno di essi, Carlovich, era semisconosciuto poiché giocava in Segunda (la serie B argentina).

Alla fine del primo tempo, la squadra di Rosario stava vincendo 3-0. La supremazia della squadra locale era talmente palese che l'allenatore della nazionale argentina chiese al collega avversario di far uscire El Trinche Carlovich perché umiliava i titolari della nazionale.

Perché le sue gesta si sono perse nei meandri del tempo?

Perché Carlovich era un romantico.

Era innamorato della squadra per la quale giocava, il Central Cordoba, e nella quale spese quasi tutta la sua carriera sportiva (tranne una breve parentesi al Rosario Central ed una, ancor più breve, al Colon).

Di lui hanno detto che era felice di far sorridere gli spettatori, di divertirli. Quello era il suo compito.

Non ha mai sbavato per il denaro. Guadagnava bene per l'epoca, niente a che vedere con ingaggi stellari, ed i suoi incassi si accrescevano quando faceva il doppio tunnel, il suo marchio tecnico di fabbrica. I dirigenti del Central, esaltati dal pubblico che per vedere quel gesto riempiva le tribune, gli davano infatti un premio per ogni volta che lo eseguiva. Avrebbe potuto guadagnare di più se avesse accettato la corte dell'Europa (fu cercato in Francia) e degli Usa, ma non si volle mai muovere dall'Argentina. Una scelta racchiusa in una frase: "Non mi è mai piaciuto stare lontano dal mio quartiere, dalla casa dei miei genitori, dal bar dove vado di solito, dai miei amici e dal "Vasco" Artola, che mi ha insegnato come colpire la palla quando ero un ragazzo".

È morto, in questo strano 2020, dopo giorni di coma per un furto di bicicletta. La storia di El Trinche, ovvero il più forte giocatore che non avete mai visto giocare (rubando la citazione dal libro scritto da uno degli Oasis su un altro fenomeno mancato), mi ha fatto innamorare follemente del calcio argentino. Perché in quella terra martoriata da dittature e incredibili fallimenti finanziari, il calcio resta una delle poche occasioni di riscatto.

Fabio Casalini

 

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@OLIVER10 anche la Grecia ha un suo oscuro genio del calcio, Vasilis Xatzipanagis, che non riuscì a indossare la maglia della sua patria per una mera questione burocratica e che preferì come El Trinche rimanere a giocare nella sua squadretta piuttosto che andare via...lo chiamarono "il Maradona greco"...e il tizio era veramente forte con la palla tra i piedi.

 

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