Sfugge quale sia l'ambito premio per una diatriba così accanita, se non l'ennesimo momento per ripetere a profusione le solite deviate preoccupazioni. Dai fatti e dalle immagini emerge un episodio di cronaca nera, derubricato ad atto dovuto, ma che resta profondamente doloroso. Su eventi del genere si finisce per strumentalizzare tutto, fino ad attribuire responsabilità ad effetto (magari Gioggia) e con esemplificazioni estreme.
Al famoso G.. Floyd, dovremmo aggiungere anche Daunte Wright, Patrick Lyoya, Jayland Walkere e altri ancora, uccisi in circostanze analoghe durante la legislazione Biden! Nessuno ricordo si è strappato le vesti per questi altri poveri disgraziiati.
La realtà è che episodi anche peggiori avvengono quotidianamente nel mondo, spesso senza alcuna visibilità. Accade persino che persone fermate dalle FF.OO. non tornino vive e con segni evidenti di di brutale violenza (S.Cucchi.). Non sempre si tratta di semplici “incidenti di percorso”, ma a volte di dinamiche che sembrano alimentare il caos tipico dei tempi che viviamo.
Resta la speranza che la giustizia faccia il suo corso, anche a Minneapolis. Ciò che rimane, però, è una giovane vita irrimediabilmente spezzata e l’amarezza per l’ennesimo opportunismo politico, utilizzato alla bisogna.
In alcune nazioni, anche considerate modelli di democrazia, presentarsi completamente inermi a un posto di blocco non è solo buona norma, ma una necessità di sopravvivenza, un po’ come evitare di sporgersi molto in avanti da un burrone. C’è poco altro da aggiungere; una barbara esecuzione compiuta da un criminale inadeguato al ruolo che ricopriva. Tra pochi giorni, cinicamente, tutto finirà nel dimenticatoio e avanti con la prossima opportunità, ops premio...