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le rinnovabili, una scommessa che ormai è realtà


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@Rimini In effetti ho visto ora 

 Al largo dei Paesi Bassi, nel Mare del Nord, è stato inaugurato uno dei parchi eolici offshore più grandi del mondo. Con 150 turbine e una capacità installata di 600 megawatt, fornirà energia a 785mila case olandesi 

geminieolicooffshore.jpg

@keres Stiamo parlando di questo 

1 ora fa, cactus_atomo ha scritto:

la regione siiliana ha detto no ad un progetto di pale eoliche offshore da 2800 megavatt (quasi 3 impianti nucleari). e dire che la nostra industria produce pale eoliche per mezzo mondo. 

 

Poi trovo in alcuni casi eccessiva anche l'opposizione ad alcuni impianti sulla terraferma 

@Rimini In Italia leggevo ci sono circa 30 milioni di edifici, quindi dovremmo fare impianti di circa 40 volte più grandi rispetto a quello della foto da me postata per coprire tutto il fabbisogno. Mi domando se poi il costo dell'energia calerebbe 😁, perché sai com'è non ne sarei così sicuro.

se tu pannelli tutti gli edifici compresi i capannoni ci arrivi quasi a coprire il fabbisogno del residenziale.

resta l' industriale, ci sono anche li mega progetti, ma anche tante resistenze politiche.

allora, come mai ? sempre per soldi, guadagno delle società, pil,  mancato gettito ecc ecc

devono fare la tara a tutto e capire come modificare l' imposizione fiscale, visto che ovviamente

di diminuire la spesa non se ne parla.

alla fine comunque è ovvio che le tariffe non caleranno, casomai il contrario.

 

https://www.youtrend.it/2022/03/29/quando-contano-le-energie-rinnovabili-in-italia/

elaborazioni di Our World in Databasate sui dati di BP Statistical Review of World Energy.

Quanta energia produciamo con le rinnovabili

L’Italia nel 2019 ha prodotto il 16,3% dell’energia da fonti rinnovabili: si tratta di un dato simile al 17,5% della Germania, ma superiore all’11,7% della Francia e al 14,5% del Regno Unito. 

Le fonti di energia rinnovabile considerate includono l’energia idroelettrica, solare, eolica, geotermica e la bioenergia. Non sono invece considerati i biocarburanti tradizionali.

La produzione di energia in Italia con fonti rinnovabili ha comunque oscillato tra il 5 e il 9% – e quindi su valori molto più bassi – dagli anni ‘70 fino ai primi anni 2000. Si è poi registrata una forte crescita a partire dal 2007: quell’anno, infatti, solo il 6% dell’energia italiana proveniva da fonti rinnovabili, e il dato è arrivato al 10,7% nel 2010 e al 18,5% nel 2014, per poi scendere al 15% nel 2017 e risalire al 16,3% del 2019. 

La crescita degli ultimi 15 anni ha riguardato anche la Francia, seppur in misura minore, e la Germania: il peso dell’energia tedesca prodotta da fonti rinnovabili è passato dal 2% nel 2000 all’8% nel 2010 e al 17,5% nel 2019.

Se ci focalizziamo sull’elettricità, vediamo come il 41,3% della corrente prodotta in Italia nel 2021 venga da fonti rinnovabili, contro il 21,7% della Francia, il 39,7% del Regno Unito, il 46,2% della Spagna e il 40,3% della Germania. La Norvegia e l’Islanda sono gli unici due Stati europei capaci di generare tutta la corrente a partire da fonti rinnovabili.

 

https://public.flourish.studio/visualisation/9147386/

 

 



https://www.sorgenia.it/guida-energia/produzione-energetica-italia#section-95313

Il fabbisogno di energia elettrica in Italia

Secondo i dati di Terna, il fabbisogno annuale di energia elettrica in Italia è stato pari a 301,2 TWh nel 2020, con una contrazione del 5,8% rispetto al 2019 legata soprattutto agli effetti della pandemia di Covid-19. 

In base al tipo di attività, i consumi elettrici in Italia sono stati così ripartiti nel 2020:
●    44,1% industria (125,4 TWh);
●    30,2% servizi (85,8 TWh);
●    23,3% domestico (66,2 TWh);
●    2,2% agricoltura (6,3 TWh).
Tra i settori più energivori c’è il comparto manifatturiero, responsabile per il 39% dei consumi elettrici nazionali, seguito dalla metallurgia e dal commercio con il 7,4% ciascuno. Il consumo di energia elettrica per abitante è stato di 4.777 kWh, mentre considerando solo l’ambito domestico ogni italiano ha avuto un fabbisogno di 1.114 kWh nel 2020. Il consumo elettrico pro capite più elevato è stato in Friuli Venezia Giulia, mentre la Sardegna che ha fatto registrare il fabbisogno più alto per abitante per uso domestico. 

 

La produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili in Italia

Analizzando i dati di Terna relativi al 2020 sulla produzione di energia elettrica in Italia per fonte, su un totale di 280,5 TWh di elettricità 269 TWh sono stati generati dai produttori (92,8%), mentre 20,3 TWh dagli autoproduttori (7,2%). L’energia termoelettrica  ha coperto il 66,7% della produzione di energia elettrica, seguita dall’energia idroelettrica con il 17,6%, dall’energia fotovoltaica con l’8,9% e dall’energia eolica con 6,7%.
Se da un lato la capacità di generazione del termoelettrico è rimasta pressoché stabile negli ultimi anni, la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili è continuata ad aumentare, proseguendo anche nel 2020 nonostante la crisi sanitaria. Il numero complessivo di impianti green è arrivato a 948.979 nel 2020, con un incremento del 3,8% per gli impianti fotovoltaici (21,65 GW), dell’1,8% per le turbine eoliche (10,91 GW) e dello 0,7% per le centrali idroelettriche (19,11 GW).
Secondo il report del GSE relativo al 2019, il fabbisogno energetico in Italia da energie rinnovabili è arrivato al 35%, con una crescita costante dal 2006 quando le FER (fonti di energia rinnovabile) coprivano appena il 15,9% dei consumi elettrici. Tra le energie verdi la quota maggiore è dell’idroelettrica con il 40% della produzione di elettricità green, nonostante una leggera contrazione rispetto al 2018, seguita dal fotovoltaico (20,4%), dall’eolico (17,4%) e dalle bioenergie (16,9%). 
Tra le regioni con i maggiori consumi elettrici da fonti rinnovabili ci sono la Lombardia, il Piemonte, la Puglia e la Toscana, mentre agli ultimi posti si trovano la Liguria, il Molise e le Marche. Il settore dei trasporti è decisamente meno sostenibile rispetto agli altri comparti, con appena il 9% del fabbisogno energetico coperto dalle energie rinnovabili nel 2019, una quota al di sotto dell’obiettivo fissato dall’UE pari al 9,4%. Le auto elettriche d’altronde rappresentano ancora solo l’8% del mercato italiano, come indicato dai dati UNRAE relativi a settembre 2021. 

 

 

8 ore fa, appecundria ha scritto:

In Italia le fonti di energia rinnovabile soddisfano circa il 38% della produzione elettrica, il 20% dei consumi termici e il 10% dei consumi nel settore dei trasporti.

@cactus_atomo  @appecundria
…mi sembra che questi ragionamenti partano sempre dai consumi attuali del Paese, ma soprattutto partono solo dai consumi attuali di sola energia elettrica, non sarebbe il momento di cominciare a ragionare in prospettiva sugli scenari del futuro, quello prossimo ma soprattutto quello remoto, cominciando a fare due conti sulle necessità energetiche nel momento in cui il fabbisogno di energia elettrica comprenderà tutti i settori in cui, gioco forza, saremo costrette ad abbandonare le fonti fossili? 
Nel futuro l’elettricità dovrà soddisfare, in aggiunta ai consumi attuali, anche le esigenze industriali e quelle domestiche fino ad ora soddisfatta in generale dal gas, e quelle dei trasporti anch’esse oggi soddisfatte grazie alle fonti fossili quindi principalmente il petrolio , continuare a ragione sull’oggi sciorinando percentuali che di fatto hanno poco valore se non proprio nullo in prospettiva che senso ha?
La 
volontà politica dell’Europa è quella di elettrificare tutto il possibile, eliminando completamente o quasi le tutte le fonti che producono CO2, quindi la domanda deve essere:

la produzione di energie rinnovabili è potenzialmente in grado di sostituire tutte le altre fonti di energia oggi utilizzate soddisfando le necessità di tutti i settori e del paese nel suo complesso nel momento in cui si completerà definitivamente la transizione ecologica tanto agognata? Saranno anche in grado le rinnovabili di garantire l’efficienza e la continuità di produzione di energia senza cali di sorta? L’Eolico senza o con poco vento non produce o produce meno , l’idroelettrico senza acqua o con poca acqua non produce o produce meno, il fotovoltaico senza sole non produce o produce meno…con le rinnovabili si potrà stare tranquilli? Perché come stiamo vedendo in questi mesi questi non sono problemi che si risolvono facilmente facendo un “buco” ed estraendo qualcosa, gas o petrolio ad esempio, ma è necessaria una programmazione nel lungo periodo che consideri tutte le variabili ed è necessario che vi sia una costanza di produzione che garantisca, pur con le logiche fluttuazioni, una minimo di produzione che soddisfi le richieste complessive sempre e comunque, quindi vanno benissimo le rinnovabili ma non sarebbe il caso, visto i volumi complessivi che saranno necessari, di prevedere alternative diverse non legate al clima, anche nelle logica di una diversificazione delle fonti, perché un innalzamento delle temperature del pianeta, cosa che sta già accendo e che nel prossimo futuro potrebbe peggiorare, che portasse ad un cambiamento climatico più rilevante non altererebbe, anche in modo significativo, il funzionamento di tali fonti di produzione? 

  • Melius 1

 

https://energynews.pro/it/lenergia-idroelettrica-norvegese-e-in-difficolta/
 

L'energia idroelettrica norvegese è in difficoltà

Maxime Carlier

La produzione di energia idroelettrica è aumentata in Norvegia, a causa dell’aumento dei prezzi dell’elettricità. Tuttavia, questo aumento potrebbe comportare complicazioni nel riempimento dei serbatoi per l’inverno.

Tuttavia, il Paese, che dipende per il 90% dall’energia idroelettrica, registra una domanda elevata in questo periodo. Di conseguenza, la siccità e i cambiamenti climatici stanno mettendo la Norvegia in una posizione difficile e la necessità di rivedere la propria strategia energetica.

La siccità come causa

Come il resto dell’Europa, anche la Norvegia non è stata risparmiata dalla siccità e dalle sue conseguenze. Il Paese scandinavo ha anche dovuto esportare elettricità ai Paesi colpiti dalla riduzione delle forniture di gas russo. Di conseguenza, i bacini norvegesi hanno livelli medi più bassi rispetto agli anni precedenti.

In effetti, questo calo dei livelli può rendere più difficile il riempimento dei serbatoi in vista dell’inverno. Pertanto, il governo norvegese era intenzionato a mettere in atto disposizioni per garantire il riempimento, a partire dall’anno successivo. Ciò significa, tra l’altro, mettere in secondo piano la produzione e l’esportazione di energia elettrica quando i livelli dei bacini idrici sono troppo bassi.

Tuttavia, Inna Nordberg, direttrice della NVE, ha affermato che l’acqua utilizzata per generare energia idroelettrica nel sud del Paese non sarebbe stata comunque utilizzata per lo stoccaggio. NVE ha anche fornito un confronto decennale. La produzione idroelettrica rimarrebbe quindi inferiore alla produzione della stessa settimana nell’ultimo decennio.

Nel suo ultimo rapporto, NVE ha valutato i giacimenti che potrebbero produrre l’equivalente di 100 GWh. Questi bacini, situati nel sud del Paese, sono suddivisi in tre zone di prezzo: NO1, NO2 e NO5.

I serbatoi di NO1 e NO2 hanno così visto i loro livelli scendere ai minimi degli ultimi 20 anni. Gli episodi di siccità limitano la ricostituzione delle scorte.

Aumento dei prezzi dell’energia idroelettrica

Anche la Norvegia sta registrando un aumento record dei prezzi dell’energia idroelettrica. In particolare per il settore NO2, che registra il prezzo giornaliero più alto (532,52 €/MWh).

Due fattori in particolare hanno spinto le utility ad aumentare la produzione idroelettrica. Inna Nordberg spiega:

“I prezzi elevati, insieme all’obbligo di mantenere livelli minimi nei fiumi che alimentano i bacini, hanno incoraggiato le utility ad aumentare la produzione la scorsa settimana”.

Inna Nordberg ha anche aggiunto che è importante conservare l’acqua sufficiente per produrre elettricità fino alla primavera.

 

 

https://energiaoltre.it/perche-la-norvegia-non-rinuncera-a-petrolio-e-gas/
 

Perché la Norvegia non rinuncerà a petrolio e gas

Alessandro Sperandio30 Luglio 2021

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L’attività di esplorazione e produzione offshore della Norvegia è stata elevata nella prima metà del 2021 e sono attualmente allo studio nuovi sviluppi nel settore

 

Nessun ripensamento da parte della Norvegia sull’esplorazione petrolifera e sugli investimenti nel gas, nonostante il recente rapporto dell‘Agenzia internazionale per l’energia (Aie) secondo cui non sarebbero più necessarie nuove esplorazioni di combustibili fossili in un mondo che ha intenzione di raggiungere l’obiettivo ‘net-zero’.

 

IL PIU’ GRANDE PRODUTTORE DELL’EUROPA OCCIDENTALE

 

Il più grande produttore di petrolio e gas dell’Europa occidentale sta, infatti, addirittura raddoppiando lo sviluppo del petrolio e continua a considerare l’esplorazione e la produzione di idrocarburi una parte fondamentale della sua economia. Nonostante Oslo sia il paese con la più alta quota di veicoli elettrici nelle vendite di auto nuove in tutto il mondo, il settore petrolifero e del gas è un importante datore di lavoro e il principale contributore del più grande fondo sovrano del mondo con 1.300 miliardi di dollari di asset e partecipazioni dell’1,4% di tutte le società quotate del mondo.

IL PIANO DELLO ZERO NETTO NORVEGESE

Il governo norvegese ritiene che l’industria potrebbe ridurre le emissioni e raggiungere lo zero netto sulla piattaforma continentale norvegese, garantendo allo stesso tempo nuovi sviluppi petroliferi per supportare la catena di approvvigionamento locale e l’occupazione. Anche la Norvegia sta scommettendo in grande sull’eolico offshore e sulla tecnologia di cattura del carbonio, con un forte sostegno finanziario da parte del governo, ma ritiene che il petrolio e il gas possano continuare a creare valore a lungo termine.

 

LA NORVEGIA SCOMMETTE ANCHE SU EOLICO OFFSHORE, IDROGENO ED ELETTRIFICAZIONE

 

La Norvegia sta scommettendo sull’eolico offshore, sull’idrogeno e sull’elettrificazione per rispettare il suo impegno nell’ambito dell’accordo di Parigi, ma il suo settore petrolifero e del gas continuerà a svolgere un ruolo importante nella creazione di posti di lavoro a lungo termine, nelle prospettive di crescita economica e nel valore per il paese, secondo quanto ha chiarito nero su bianco il governo in un Libro bianco pubblicato il mese scorso.

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“L’obiettivo principale della politica petrolifera del governo – facilitare la produzione redditizia nell’industria petrolifera e del gas in una prospettiva a lungo termine – è saldamente in atto”, aveva affermato il ministro norvegese del petrolio e dell’energia, Tina Bru in quell’occasione

LA POSIZIONE DELLA NORWEGIAN OIL AND GAS ASSOCIATION

La Norvegia è diventata, insomma, l’ennesimo paese produttore di petrolio che ha affermato che non smetterà di investire in petrolio e gas dopo il report dell’Aie. Anche la Norwegian Oil and Gas Association ha commentato il rapporto, affermando che “non condivide l’ipotesi che i membri dell’Opec da soli dovrebbero rappresentare più della metà della produzione di petrolio e gas per il mercato mondiale in una prospettiva del 2050. Se la domanda non diminuisce così rapidamente come ipotizza l’Aie nel suo scenario e il lato dell’offerta viene contemporaneamente soffocato, la fornitura globale di energia potrebbe essere minacciata e portare a prezzi dell’energia molto elevati”.

LE NUOVE SCOPERTE NORVEGESI

L’attività di esplorazione e produzione offshore della Norvegia è stata elevata nella prima metà del 2021 e sono attualmente allo studio nuovi sviluppi nel settore del petrolio e del gas, ha affermato la direzione del petrolio norvegese (NPD) all’inizio di questo mese.

 

Tra gennaio e giugno, sono state effettuate otto scoperte in aree mature vicine a sviluppi esistenti, che potrebbero consentire una produzione delle nuove scoperte. “L’esplorazione ha un’importanza enorme per la creazione di valore a lungo termine. L’aggiunta di risorse di petrolio e gas da nuove scoperte, come abbiamo visto finora quest’anno, è necessaria per prevenire un brusco calo dell’attività dell’industria petrolifera dopo il 2030. Senza nuove scoperte, la produzione potrebbe diminuire di oltre il 70% nel 2040 rispetto con il 2020″, ha affermato Torgeir Stordal, direttore di Tecnologia e coesistenza presso l’NPD.

 

In futuro, la Norvegia vedrà un’elevata attività e produzione, considerando che ci sono ben 50 progetti in fase di decisione finale di investimento entro la fine del 2022, ha affermato sempre l’NPD. Insieme, questi progetti, rappresentano più risorse di una volta e mezzo di Johan Sverdrup. Gli investimenti totali stimati per questi progetti pianificati, ha stimato la direzione, sono di circa 43 miliardi di dollari (380 miliardi di corone norvegesi).

 




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