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4 ore fa, Jack ha scritto:

cioè lo pagano i soliti noti da un certo reddito in su e gli altri comprano il telefonino... 

no? non è così? leggiamo bene 

Metti un tal tristezza.  Fai il salto di specie: entra a far parte dei veri bonvivant che non si curano di tali bassezze. Così paiono recriminazioni da borsellato benestante. 

  • Haha 2
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https://melius.club/topic/10467-uber/page/5/#findComment-599178
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@senek65 guarda fenomeno che io non pago ed uso il SSN… te l’ho già detto sette volte che sono incapiente. NON HO REDDITI, lo capisci che non ho redditi? Con sto sistema a parte qualche povero, il SSN lo pagate a quelli come me e a tutto quelli che con 20-30 mila euro di imponibile e detrazioni e a destra e manca credono di pagarlo. 

Puoi essere così incapace di comprendere la parola incapiente? sai quanti caciocavallo sono gli incapienti ed i basso dichiaranti in Italia IL SESSEANTA PERCENTO.

Parlo per me io? 

ma dio bono, manco all’asilo mariuccia.

senti rimettimi tra gli ignorati vah che tanto capisci uguale a non leggere.

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https://melius.club/topic/10467-uber/page/5/#findComment-599277
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Il 30/9/2022 at 17:53, ferdydurke ha scritto:

Da notare che Medicaid e Medicare costano allo stato tra il 7% e 8% del PIL, quasi quanto costa il percentuale il sistema sanitario onnicomprensivo di qualsiasi paese europeo...

Il sistema sanitario italiano costa più o meno la stessa percentuale del PIL, quelli europei molto di più di quello americano è di quello italiano in percentuale del PIL,

ma trovo che ragionare su questi problemi, organizzazione della sanità in percentuale del PIL sia sbagliato oltre che fuorviante, il PIL USA è un multiplo di oltre dieci volte il PIL italiano è quello tedesco è il doppio di quello italiano, quindi le cifre assolute cambiano di molto ed anche nella sanità, come nell’industria, le economie di scala hanno un loro senso, non è un caso che le regioni italiane con la sanità peggiore sulla carta siano quelle che hanno i minori trasferimenti dallo stato perché più “piccole”.

Poi, sulla querelle pubblico privato ed efficacia del Servizio Sanitario, forse bisognerebbe guardare meglio anche all’interno dei sistemi europei, la realtà è molto più articolata di quando non si pensi ed il pubblico non la fa da padrone come si crede, gli USA rispetto a noi sono un altro mondo, ma forse lo siamo anche noi in rapporto agli altri paesi europei.

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https://osservatoriocpi.unicatt.it/cpi-archivio-studi-e-analisi-come-funziona-il-sistema-sanitario-tedesco
 

Come funziona il sistema sanitario tedesco

Lo Stato centrale tedesco detta le regole del sistema e le condizioni generali per le cure mediche. Assicurazioni, ministero sanitario del Land e associazioni mediche operano in questo quadro, autogovernandosi a livello di lander in termini di servizi, qualità, finanziamenti e infrastrutture.

Il sistema sanitario è basato su un obbligo di assicurazione per tutti i residenti, tale per cui, nella sostanza, la copertura è universale: non si può rinunciare e tutti i residenti devono essere in qualche modo coperti o con un’assicurazione pubblica obbligatoria “sociale” accessibile a tutti (GKV) o con una privata accessibile a determinate condizioni (PKV):[4]

se si è lavoratori dipendenti con un reddito annuale inferiore a una certa soglia (62.550€ nel 2020) è obbligatorio iscriversi a una delle circa 100 assicurazioni sanitarie pubbliche (valide anche per familiari a carico); se si ha un reddito superiore, si può optare per un’assicurazione privata.[5]

se si è lavoratori autonomi, si può decidere liberamente, indipendentemente dal livello del reddito.

alcune professioni sono assicurate tramite canali speciali. Per esempio, i funzionari pubblici, i magistrati, i militari e i soggetti con status di rifugiato.[6]

i disoccupati e coloro che svolgono un’attività lavorativa di entità limitata (sotto i 450€ mensili) non sono tenuti a versare i contributi: è lo Stato che se ne fa carico.

Le assicurazioni, pubbliche o private che siano, offrono diversi livelli di prestazioni e costi, ma esiste un minimo garantito a tutti. Le principali differenze sono che:

per quelle pubbliche il contributo è fissato dalla legge, pari al 14,6 per cento del salario lordo dell’assicurato (di cui metà è a carico del datore di lavoro), indipendentemente dal suo stato di salute.[7] Ognuno paga in proporzione al proprio reddito fino alla sopracitata soglia (quindi i contributi sono sottoposti a un tetto);

per quelle private il contributo/premio assicurativo varia in base sia al reddito, sia a vari fattori personali di rischio (età, sesso, fattori di rischio sul lavoro, malattie, ecc.) stabilito a seguito di accertamenti sanitari; queste assicurazioni forniscono un servizio generalmente migliore e più completo.

Le assicurazioni coprono quasi tutte le spese sanitarie ed è raro che l’assicurato paghi una prestazione direttamente. In caso di necessità, il medico di base (medico di medicina generale) è sempre un punto di riferimento, ma ci si può anche rivolgere subito a uno specialista senza necessità di un’impegnativa, diversamente da quanto avviene in Italia.[8] Infatti, caratteristica dei modelli Bismark è l’assenza di un medico di base come filtro per l’accesso alle cure specialistiche o al ricovero in ospedale (figura del “gatekeeper”). Dal 2004, con la riforma del sistema sanitario, si è comunque cercato di favorire maggiormente il ricorso alla figura del medico di base per ridurre la pressione sugli ospedali. A tal fine sono stati introdotti anche i “poliambulatori” per migliorare l’assistenza territoriale.

Alcuni numeri sul sistema sanitario tedesco

La sanità tedesca è finanziata per l’84 per cento da fonti pubbliche (di cui il 78 per cento da assicurazioni a contribuzione obbligatoria e il 6 per cento dalla cosiddetta fiscalità generale) e per il 16 per cento da fonti private, cioè schemi di finanziamento volontari o da spesa diretta delle famiglie (Fig.1). Nella sostanza quello che avviene non è molto diverso da quanto avviene per le pensioni in Italia dove si versano i contributi obbligatori all’INPS, lo Stato copre l’eventuale ammanco tramite la fiscalità generale e i cittadini possono attivare assicurazioni private.

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Oltre metà dei finanziamenti sono utilizzati per l’assistenza sanitaria per cure e riabilitazioni. Quote minori sono destinate all’assistenza a lungo termine (19 per cento) e all’acquisto di prodotti farmaceutici e apparecchi terapeutici (19 per cento); il restante è destinato a servizi tipo prevenzione delle malattie e gestione del sistema sanitario.

 

L’offerta di servizi ospedalieri è erogata tramite 1.914 ospedali, di cui il 72 per cento sono privati (a scopo di lucro o non profit). Le strutture private però sono più piccole di quelle pubbliche in termini di posti letto. Presso le strutture pubbliche sono situati quasi la metà dei 494mila posti letto disponibili (Fig.2a e Fig.2b). Per fare un paragone con l’Italia, sempre nel 2018, i 1.059 ospedali sono ripartiti equamente tra pubblico e privato (accreditato e non accreditato), mentre i posti letto (degenza ordinaria, day hospital e day surgery) sono complessivamente 212mila, di cui quasi l’80 per cento presso strutture pubbliche.[9] In Lombardia, la quota degli ospedali privati è più alta ma, al 44 per cento, è comunque molto inferiore a quella della Germania.


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In linea con la tendenza dei paesi avanzati, anche in Germania il numero di ospedali e posti letto si è progressivamente ridotto dal 1991 al 2019: gli ospedali sono calati del 20 per cento (da 2.411), i posti letto sono diminuiti del 26 per cento (da quasi 666mila posti letto), la durata media del soggiorno in ospedale si è dimezzata da 14 a 7 giorni. Solo il numero di posti letto di terapia intensiva è aumentato del 31 per cento dai 20.200 del 1991 ai 26.397 del 2019, e più della metà sono situati in ospedali pubblici. Nonostante questo calo complessivo, il numero di posti letto totali ogni mille abitanti resta ancora il più elevato tra i paesi europei, 8 contro una media di 5 (Fig.3).[10] Le ragioni del calo sono da ricercarsi nell’impiego di nuove tecnologie, di migliori cure, di una migliore prevenzione e di un’ampia rete di strutture sanitarie. Ad affiancare gli ospedali, che spesso sono monofunzionali e specializzati su un particolare ambito sanitario, si contano 14.688 strutture di sevizi per l’assistenza ambulatoriale, 1.126 strutture precauzionali o riabilitative (nel 2018) e 15.380 case di cura (incluse le residenze per anziani).[11]Dal 2004 si sono aggiunti i centri di assistenza medica (poliambulatori), rapidamente aumentati da 70 a 3.539 nel 2019.

 

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Complessivamente la sanità ospedaliera occupava oltre 1,25 milioni di persone di cui 191mila medici nel 2018, valore in crescita rispetto al passato. Circa il 54 per cento del personale medico e non medico era assunto in strutture pubbliche (dato del 2017). Nel servizio infermieristico, invece, il personale è rimasto stabile attorno alle 331mila unità (contro le 326 mila nel 1991).[12]

In ultimo, il sistema sanitario tedesco sembra essere meno digitalizzato rispetto a quello di altri paesi europei (indicatori DESI 2019):

il 7 per cento degli individui tra 16 e 74 anni “utilizza servizi sanitari digitali” (che a onor del vero include anche chi si limita a ricercare online tematiche legate alla sanità), contro una media europea del 18 per cento e paesi del nord Europa superiori al 40 per cento;[13]

solo il 26 per cento di medici di base si scambiano informazioni mediche con ospedali ed altri medici in via telematica (indice DESI “scambio di dati medici”), contro il 43 per cento della media europea. Anche qui alcuni paesi europei performano molto meglio, con un valore superiore al 60 per cento;

il 19 per cento dei medici prescrive “ricette digitali” (misura usata per rappresentare il grado di digitalizzazione dell’offerta sanitaria), contro la media europea del 50 per cento e i paesi del Nord Europa prossimi al 100 per cento.

La spesa sanitaria

Nel 2018 la Germania ha speso 391 miliardi in sanità (pubblica e privata), una cifra tra le più alte in Europa sia in termini pro capite con oltre 4.500 euro per abitante (quasi 2.000 euro in più della media europea, Fig.4), sia in rapporto al Pil (11,7 per cento contro una media europea dell’8,3 per cento, e l’8,7 per cento dell’Italia; Fig.5).[14] Dal 2011 la Germania destina una quota sempre maggiore di risorse alla sanità.[15] Di queste, una porzione valutata in oltre lo 0,6 per cento di Pil è destinata a spese per investimenti (attrezzature, tecnologie e infrastrutture), contro lo 0,4 per cento della media europea.

 

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cactus_atomo

@maurodg65 non è operazione indolore a gettito invariato significa aumentare assai Iva e oggi contribuire alla spirale infkazionistica. Sul fronte bollette rincarato serve ridurre non aumentare Iva. Prezzi più alti significano minori consumi, tranne per i beni di lusso. Aumentare Iva su auto non tocca più di tanto le supercar, ma avrebbe impatto devastante sui segmanti a b e c

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anche sopra i 50 mila non c'è più progressività

non c'è progressività nemmeno sotto una certa cifra mi pare 10 mila,

infatti è zero

ci sono tante cose che non vanno, e tutte a carico della classe media

perchè i poveri sono assistiti in ogni modo ed i ricchi non hanno di questi

problemi

 

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cactus_atomo

@audio2 il vero problema dell'iva è la concorrenza in europa, se noi su un prodotto abbiamo un iva al 40b d in germania è a 15 con gli acqusiti on line è probabile che il cosumatore compri fuori dei confini na<xionai, danneggiando il sistema italia ee non compensando con l'imposta indiretta il minor gettito di quella diretta.

problemi complessi non hanno soluzioni emplici, il sistema del fisco va pensato im modo datener conto dele esigenze dei consumatori del iatem produttivo della concorrenza estera e dell'impatto sull'inflazion

non c'è un sistema migliore in assoluto

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