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El Alamein, per non dimenticare


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24 minuti fa, briandinazareth ha scritto:

io parlerei più di spreco inutile e assurdo di vite.

Questo è assodato brian, ma come scrisse anche De Gregori

"Quindicenni sbranati dalla primavera
Scarpe rotte che pure gli tocca di andare

Che qui si fa l'Italia e si muore
Dalla parte sbagliata
In una grande giornata si muore
In una bella giornata di sole
Dalla parte sbagliata si muore" 

Ricordo la mia povera nonna che mai chiuse a chiave l'uscio di casa per paura che il suo Ferruccio ritornasse dalla Russia e trovasse chiuso, glielo restituirono quarant'anni dopo in una piccola urna cineraria, cosa vuoi che ne sapesse Ferruccio della guerra, lui che però se la era vista di lasciarci le penne da alpino e nell'ultima lettera scrisse che oltre alla famiglia non avrebbe più nemmeno rivisto il suo campanile. Ricordo invece mio nonno che ce l'aveva su alla morte con Mussolini perché gli aveva mandato il figlio a morire in Russia e allo stesso modo con i russi che glielo avevano ucciso ed era perfettamente inutile cercare di farlo ragionare dicendogli che loro si stavano solo difendendo da un'aggressione, niente non voleva sentire ragioni.   

 

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Con un  reduce rsi ci ho discusso qualche volta/ un cliente, persona anziana ma con la mente lucida/ lui era veramente convinto che aderendo alla repubblica sociale, spararando agli americani il giorno dello sbarco avevesse fatto il suo dovere , salvato l'onore della sua generazione ,e dell'Italia tutta.

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46 minuti fa, ferrocsm ha scritto:

Ricordo la mia povera nonna che mai chiuse a chiave l'uscio di casa per paura che il suo Ferruccio ritornasse dalla Russia e trovasse chiuso, glielo restituirono quarant'anni dopo in una piccola urna cineraria, cosa vuoi che ne sapesse Ferruccio della guerra, lui che però se la era vista di lasciarci le penne da alpino e nell'ultima lettera scrisse che oltre alla famiglia non avrebbe più nemmeno rivisto il suo campanile. Ricordo invece mio nonno che ce l'aveva su alla morte con Mussolini perché gli aveva mandato il figlio a morire in Russia e allo stesso modo con i russi che glielo avevano ucciso ed era perfettamente inutile cercare di farlo ragionare dicendogli che loro si stavano solo difendendo da un'aggressione, niente non voleva sentire ragioni.   

Alla fine è un problema di cultura, se sei ignorante e non ti fai domande va a finire che ubbidisci agli ordini, credi di fare la cosa giusta e invece sei dalla parte del torto e magari ti ammazzano pure…

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Il problema non è negare valore a migliaia di soldati, è il celebrare una battaglia persa durante una guerra di aggressione. Anche i soldati della sesta armata di Von Paulus furono stoici nel resistere, ma nessuno si sogna in Germania di celebrare quella sconfitta. Vero che di vittorie ne abbiamo poche da celebrare, ma un pochino di dignità ci vorrebbe.

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1 ora fa, newton ha scritto:

Quelli dell'epoca c'erano, si chiamavano partigiani.

No, ti sbagli di grosso.

A quell'epoca i partigiani non c'erano, sono insorti dopo l'8 settembre 1943.

Mio padre era uno di loro: Formazioni "Fiamme Verdi" in val Camonica.

E' tornato a casa alla fine di maggio 1945

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4 ore fa, vizegraf ha scritto:

Hai proprio ragione!

Bisogna essere dei fenomeni per trasformare un thread che vuole ricordare dei poveri ragazzi morti in guerra in qualcos'altro che non centra niente (vittoria, sconfitta, guerra giusta o sbagliata).

Il post di apertura sembra voler celebrare più l'eroismo che il ricordo di poveri sventurati...

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20 ore fa, newton ha scritto:

un episodio di eroismo militare che avulso dal contesto è rimasto come simbolo del valore e del coraggio dell'esercito italiano nella seconda guerra mondiale. Di solito si ricordano le vittorie, non avendone ottenute, ci teniamo il ricordo di questa battaglia e della ritirata di russia. 

Sarebbe un gran passo avanti se , tutti mica solo gli italiani,  la finissimo con la retorica della guerra, degli eroi, delle battaglie.

 

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@vizegraf la resistenza al fascismo, nelle sue varie forme, è iniziata nel '21

Molti ma non tutti erano ad applaudire il 10 giugni del 40. E già molti meno nel dicembre del 41 quando dichiarammo guerra agli stati uniti.

-

Il modo migliore per ricordare, per tornare al titolo del thread, non è leggere la lapide, è capire come è stato possibile che quei soldati siano arrivati lì. 

 

  • Melius 1
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@newton

Se ti riferisci all'opposizione al fascismo certo, ma stiamo allora parlando di dissenso politico, fuoriusciti tipo i fratelli Rosselli oppure i partecipanti alle brigate internazionali nella guerra di Spagna, ma tu hai parlato di Partigiani e quelli sono nati dopo l'8 settembre con la dissoluzione della struttura militare e politica.

Sono cose diverse.

I Partigiani hanno combattuto in Italia contro tedeschi e fascisti e molti ci hanno lasciato la pelle.

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Buonasera.Appuno,basta con la retorica .Qualche volta mi è capitato di pensare "come sarebbe stato se io..." Ma tanto,per passare i guai grossi,non dovevi mica essere partigiano.Bastava,drammaticamente,non volever essere fascisti.Gli a-fascisti,insomma ...Si veniva deportati solo per questo.Altre volte ,era sufficiente la delazione di un vicino rancoroso..oppure, il guaio nasceva dall'avere sui documenti un cognome-come dire- poco ariano.

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Mi sono rifiutato di fare il servizio militare a suo tempo, ho in odio il militarismo, il fascismo e tutto ciò che li riguarda lo trovo meschino e inumano, ma ho pietà per quanti - alcuni ingenuamente - ci credettero andando incontro a un destino di cui avevano capito poco e comunque contro il quale nulla potevano fare. 

Di El Alamein credo si debba ricordare cosa portò tanti giovani a morire laggiù perché ciò non si ripeta, svuotando il ricordo di qualsiasi "nostalgia" pelosa e delle vite di tanti "eroi", non indagando secondo quale fede agissero, vorrei non si leggessero più agiografie come quelle che l'Esercito ha dedicato a questi tre per le medaglie d'oro assegnate al valor militare... 

.

GOLA Marco
Tenente cpl., 186° rgt. fanteria paracadutisti, Divisione " Folgore ".

Motivo del conferimento
Ufficiale di artiglieria paracadutista di elette qualità professionali e morali chiedeva di far parte di un battaglione paracadutisti. Ricoverato in luogo di cura per malattia contratta a causa dei disagi della vita del deserto, fuggì dall'ospedale per partecipare ai combattimenti in cui il battaglione era impegnato. Più volte, sotto rabbioso tiro nemico rimase calmo, in piedi, a dirigere il tiro dei propri mortai sublime esempio ai suoi paracadutisti. Durante un violento e pericoloso attacco di prevalenti forze nemiche preceduto da lungo ed intenso tiro di preparazione d'artiglieria appoggiato da carri armati e diretto al fianco ed al tergo del battaglione sostituiva col tiro accelerato dei suoi mortai il fuoco di sbarramento di artiglieria venuto a mancare, continuando a martellare il nemico durante la sua avanzata ed incurante del violento fuoco di controbatteria cui era sottoposto. Delineatosi il contrattacco dei paracadutisti italiani, di iniziativa, riuniva i propri serventi e si scagliava contro il nemico disorientandolo. Ferito due volte, continuava a combattere; ferito una terza volta e mortalmente, rifiutava energicamente di essere soccorso dai suoi paracadutisti accorsi e li incitava ancora al combattimento. Consapevole della sua prossima fine, rimaneva sereno e forte e dichiarava solo di essere fiero che il battaglione avesse assolto il compito affidatogli. Spirava poche ore dopo, chiudendo gloriosamente la sua generosa esistenza. - Egitto, Naqb Rala (El Alamein), 23-24 ottobre 1942
.

BRANDI Ferruccio
Tenente cpl. 187° rgt. paracadutisti, Divisione " Folgore ".

Motivo del conferimento
Comandante di plotone paracadutisti, attaccato da preponderanti forze corazzate ,rincuorava ed incitava col suo eroico esempio i dipendenti a difendere a qualsiasi costo la posizione affidatagli. Sorpassato dai carri, raccolti i pochi superstiti, li guidava in furioso contrassalto, riuscendo a fare indietreggiare le fanterie avversarie seguite dai mezzi corazzati. Nuovamente attaccato da carri, con titanico valore, infliggeva ad essi gravi perdite ed, esaurite le munizioni anticarro, nello estremo tentativo di immobilizzarli, si lanciava contro uno di questi e con una bottiglia incendiaria lo metteva in fiamme. Nell'ardita impresa veniva colpito da raffica di mitragliatrice che gli distaccava la mandibola; dominando il dolore si ergeva fra i suoi uomini, e con la mandibola penzolante, orrendamente trasfigurato, con i gesti seguitava a dirigerli, e ad incitarli alla lotta, tra fondendo in essi il suo sublime eroismo. Col suo stoicismo e col suo elevato spirito combattivo salvava la posizione aspramente contesa e, protraendo la resistenza per più ore, oltre le umane possibilità, s'imponeva all'ammirazione dello stesso avversario. I suoi paracadutisti, ammirati e orgogliosi, chiesero per lui la più alta ricompensa. - El Munassib (Africa Settentrionale), 24 ottobre 1942.
.

PIRLONE Dario
Sergente maggiore, 185° reggimento artiglieria " Folgore".

Motivo del conferimento
Comandante di un pezzo anticarro impegnato da forte formazione di carri armati di fanteria nemica, riusciva, dopo strenua lotta, ad infliggere al nemico sensibili perdite, catturando con ardita mossa lo equipaggio di un carro colpito. Successivamente, avuto immobilizzato il pezzo, feriti i suoi serventi, ferito egli stesso gravemente alle gambe, incitava i dipendenti a non perdersi d'animo ed a continuare a combattere con le bombe a mano ed i pugnali. Sopraffatto dal nemico, irrompente nella postazione, vincendo lo strazio del suo corpo martoriato, sorreggendosi con uno sforzo supremo sulle gambe maciullate, scaricava la pistola sul nemico e gridando: " Voi non mi avrete vivo -Viva l'italia ", cadeva da prode. - El Alamein (A.S.), 24 ottobre 1942.

 

.

Tiri, attacchi, mortai, pugnali, ferite, strazio...ma come si fa a sprecare la propria vita per tutto questo, ne avevano una sola, buttarla via per la follia di un codardo che quando venne il suo momento scappò (coi soldi) travestito con altri colori, fu l'ultima e suprema presa in giro di quelli che credettero in lui...e quante famiglie ha fatto piangere, di quanti cari non si è saputo più nulla, letteralmente scomparsi e mai più trovati. 

.

Meritoria l'opera di Paolo Caccia Dominioni - architetto, ufficiale degli alpini, fu anche partigiano dopo il 43 - che tanti dispersi ha ritrovato tra le dune libiche, non solo italiani...e non certo mosso da ambigue "nostalgie" dei tempi che furono, ma solo da umana pietà.

(PS: suo cugino Luigi é stato uno dei migliori e più grandi architetti italiani del '900, raffinatissimo professionista della borghesia milanese del dopoguerra e oltre)

 

 

 

 

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