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Pollini - sonate 101 e 106


maverick

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analogico_09
3 ore fa, Grancolauro ha scritto:

Di Pollini non si può certo quindi dire che annoi o lasci indifferenti

Come Berlusconi.., si è per vari motivi criticato e anche quando non, durante la sua reggenza non ci si è di sicuro annoiati.., un teatro della realtà che faceva arrossiore quello delle finzione... 😂

Scusate lo scherzetto veloce veloce... 😋

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Domanda retorica… ma come erano i pianoforti epoca Beethoven? Impossibile con quei rottami suonare una Hammerklavier ai tempi indicati dal compositore, a mio avviso..

e poi la musica non è una gara di velocità.. per quelle hanno inventato le auto.

Un esempio banale ma.. direttamente dal campo delle esperienze personali.. in casa abbiamo ancora un coda Pleyel, anno 1902, di mia nonna, lo stesso pianoforte su cui suonava .. Chopin. Seppur completamente rimesso a nuovo da uno specialista di Dresda ( 60 kE la spesa per il solo restauro meccanico, il mobile è stato lasciato così, vissuto… ) ha una meccanica assolutamente più lenta dei steinway attuali, a detta dei pianisti capitati in casa.. Ergo.. forse sarebbe meglio intendere la velocità come  intende Pollini.. molto veloce per non cadere nell’interpretazione meccanica, a mitra Ak 47.

Ps.Adoro la Hammerklavier di Sokolov, così scavata e immersiva, così poco .. tachistica.. così profonda e titanica.

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2 ore fa, luckyjopc ha scritto:

Ascoltata oggi la 101 seppur da Qobuz ed in auricolare. Mi è piaciuta molto la dimensione intimistica che gli ha dato. Mentre per la 106 mi sembra non abbia detto nulla di nuovo e non sarà tra le mie favorite 

Anche a me, come avevo espresso all'inizio, dal basso della mia non-autorevolezza, l'esecuzione della 101 era piaciuta di più, ha una dimensione più "raccolta e introspettiva" dell'incisione anni 70.

Dice davvero qualcosa di nuovo, e di interessante.

È un'evoluzione dell'interpretazione.

La 106 richiede mezzi fisici e virtuosistici che il Pollini di oggi non ha più, anche in una registrazione in studio, così anche le buone intenzioni o gli approfondimenti interpretativi,  non riescono a trovare compiuta realizzazione.

Io sintetizzerei così...

  • Melius 1
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@alexis Se non mi bacchettano per “il fuori tema” ti accontento subito!

Eccoti una integrale della sonate di Beethoven, una delle delle più celebri, registrata dal grande Paul Badura -Skoda… una integrale in cui il pianista usa un Bosendorfer Imperial…ma nella raccolta proprio le ultime 4 tracce sono dedicate alla Hammerklavier op.106 che Badura-Skoda interpreta da par suo su un pianoforte Gral del 1824…

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Chi ha la possibilità (leggi..lo streaming…) può ascoltare le tre versioni contenute in questo cofanetto e noterà che proprio l’ultima, quella fatta sul pianoforte storico (no, scrivono fortepiano… ma ormai già pianoforte…storico ma pianoforte …) Gral… è la più veloce! Perché? Perché la meccanica, lo confermeranno gli esperiti, consente addirittura maggior rapidità che su uno Steinway modello D….

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3 ore fa, alexis ha scritto:

in casa abbiamo ancora un coda Pleyel, anno 1902, di mia nonna,

Ho passato diversi pomeriggi nello splendido negozio Pleyel a Parigi, proprio accanto alla Sala omonima, la Salle Pleyel, che era il teatro più bello e con la migliore acustica di Parigi… prima che lo chiudessero fra le polemiche una decina di anni fa…(uno degli ultimi concerti che ci ascoltato è stato Abbado con la Argerich che suonavano un concerto di Mozart!). Anche se invero i Pleyel del 1902 sono già abbastanza diversi dai pianoforti dell’epoca di Chopin (la cassa armonica fino al 1860/70 dei Pleyel allora conteneva molto più legno e meno metallo…) è però certamente vero che qui pianoforti suonano in maniera assai diversa dagli Steinway… e recentemente sul Thread “le nuove uscite di classica in HiRes” avevo segnalato proprio i concerti di Chopin eseguiti su un pianoforte Pleyel storico… per chi fosse interessato cerchi post e indicazione dell’album lá sopra…

E visto che sono “un pelo” fuori tema…. ci rientro invitando ad ascoltare la differenza di suono che un pianoforte modernissimo può dare…

È uscita da un paio di settimane una interpretazione della Hammerklavier del pianista Gergely Bogányi ….fra l’altro anche una bella interpretazione…

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Ma… segnalo appunto questo nuovo album perché Bogányi registra la sonata 106 su un pianoforte da lui creato è costruito!!

Questo avveniristico che si vede qui sotto in foto…

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….ascoltare per credere! Una differenza di suono incredibile…. Peraltro molto molto ben registrato…

 

 

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6 ore fa, alexis ha scritto:

Domanda retorica… ma come erano i pianoforti epoca Beethoven? Impossibile con quei rottami suonare una Hammerklavier ai tempi indicati dal compositore, a mio avviso..

Io la so diversa, cioè che i pianoforti di allora, effettivamente dei rottami rispetto alle meraviglie di oggi, avessero un peso dei tasti molto minore...così da consentire maggiori velocità senza troppi sforzi fisici, ma con possibilità espressive infinitamente inferiori. Però qui chiederei agli esperti.

 

7 ore fa, alexis ha scritto:

e poi la musica non è una gara di velocità.. per quelle hanno inventato le auto.

Sacrosanto.

 

7 ore fa, alexis ha scritto:

Adoro la Hammerklavier di Sokolov,

Anch'io, ma il primo ascolto live è stato destabilizzante. L'ho riascoltata proprio in questi giorni, e la Fuga finale mi è entrata malvagiamente nel cervello, dove continua a ronzare incessantemente (effetti del genere me li danno le Variazioni Diabelli).

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@alexis ho messo un paio di volte le mani su un Pleyel e l’esperienza è abbastanza sconcertante… le differenze sono enormi rispetto ai pianoforti moderni per volume di suono, dinamica e tocco della tastiera. È più facile andar veloci ma la meccanica è molto più imprecisa. Bisogna riprogrammare il cervello e le mani per suonarli come si deve

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Comunque tornando alla 106, ascoltando l'incisione di Gulda del 1967 mi è venuto in mente che FORSE (chi lo sa ?) il genio e sregolatezza austriaco ha tradotto in note, con le mani ancora al "top",  le idee del Pollini di oggi (che magari non sono state pienamente realizzate nell'ultima incisione..).

Se i pianofili si vogliono esprimere, a me quella di Gulda sembra l'unica esecuzione che tiene testa al Pollini anni 70, con i tempi del Pollini 2022.

Sono tre giorni che la sento e risento, e non riesco a distaccarmene.

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@maverick hai detto poco…quella di Gulda è una versione strepitosa!

C’è in effetti la stessa frenesia dell’ultimo Pollini ma con un suono più disincarnato,  cristallino, astratto si potrebbe dire. Pollini dopo tutto sembra voler trasmettere calore ed energia nella frenesia. Gulda mira piuttosto alla precisione e al rigore in quel susseguirsi impetuoso di note. L’Hammerklavier diventa un’immensa cattedrale di cristallo, costellata da guglie e pinnacoli arditi inseriti in un impianto formale tanto grandioso quanto inesorabile. Nella fuga finale Gulda poi genera qualcosa di mai sentito prima, che ammicca a un certo pianismo jazz per timbro e articolazione del suono, e alla musica di alcuni grandi del novecento (Berg, Shostakovich, Schonberg). Confesso che a me piacciono interpretazioni meno frenetiche della Hammerklavier, dove c’è maggiore respiro di fraseggio e di suono. Ma la versione di Gulda è da antologia sicuramente, secondo me. Un’altra versione che si muove lungo linee analoghe è quella di Gieseking. Prova ad ascoltarla e poi dimmi se ti piace anche questa. Peccato che la registrazione sia pessima…

 

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Leggevo stamani sul nuovo numero di Fono Forum, la famosa rivista tedesca della classica….la recensione del nuovo album di Pollini…

In sintesi Cristoph Vratz dá la sufficienza…tre stelle (raramente la rivista dá punteggi inferiori alle tre stelle…in genere preferisce non recensire …) ma ecco… per il mitico pianista la “sufficienza” è un po’ pochino davvero….no??

Anche la qualità audio (Kang ….suono in tedesco) è assai modesta…. Altre tre stelle e rizzati!

Insomma… ecco… posso dire che al momento mi trovo in buona compagnia di diversi critici musicali famosi nel valutare che l’album di Pollini dedicato alle sonate op.101 e op.106 è tutto sommato di levatura modesta…. Le tre stelle sembrano più alla carriera e alle intenzioni che alla realizzazione pratica… nelle parole di Vratz….

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@Grancolauro Non è del tutto colpa mia se Gulda non riesce mai “ad entrare” nelle mie corde…

Sarò probabilmente influenzato dall’ averlo visto da ragazzo (avrò avuto 18-19 anni) sul palco del comunale di Firenze a suonare Mozart in compagnia di due o tre cubiste (giuro!! fu uno spettacolo che fece scandalo… no, non per le cubiste… che allora si era molto meno “perbenisti” di adesso..ma perché la “contaminazione della musica classica con mixer elettronico, dance e jazz era apparsa un po’ fuori luogo…).

Da giovane troppo “serio” e anzi “serioso”, quasi ascetico… poi da anziano…. si è lasciato andare alla contaminazione musicale…

Di certo un grande pianista e un grande interprete ….  ma non il mio interprete di riferimento… 

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