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Pollini - sonate 101 e 106


maverick

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@SimoTocca  neanche a me l'ultimo Gulda non ha mai convinto con le sue sperimentazioni. Ma c'è stato un momento negli anni '50 in cui non ce n'era per nessuno per capacità teniche, qualità esecutiva e spirito innovatore, a mio modo di vedere; specialmente con Mozart e Beethoven. Le sue integrali delle sonate di Beethoven (se non sbaglio ne ha incise 3) sono state e sono tutt'ora un punto di confronto importante per qualsiasi pianista. Magari per discostarsene e seguiree altre strade, ma Gulda è stato un punto di rottura con cui occorre fare i conti, piaccia o meno.

Propio l'Hammerklavier è un buon esempio in tal senso. Se si ascoltano le versioni di Backhaus o di Gilels sembra leggere un romanzo di Tolstoj: una narrazione dilatata e infinita nella quale occorre perdersi per trovare un senso. La versione di Gulda ha incece una compattezza, una trasparenza e un rigore formale mai sentiti prima. In questo Gulda ha fatto davvero scuola.

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Aggiungo soltanto che oggi, diversamente dal passato, numerosi pianisti sono in grado di eseguire l'Hammerklavier alla velocità (forse) indicata da Beethoven, nonostante le difficoltà che questo comporta, ed eseguendo quindi la sonata con tempi più rapidi di quelli di Pollini, senza per altro sbagliare una nota o quasi. Tuttavia questo certo non basta a rendere l'esecuzione bella e interessante.

Posto qui sotto la versione di Kim, che rispetta alla lettera le indicazioni indicate nello spartito (anche se c'è una disputa che va avanti da decenni riguardo alla paternità di quelle indicazioni). Una versione che a me alla fine sembra però senz'anima...

 

 

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3 ore fa, Grancolauro ha scritto:

Una versione che a me alla fine sembra però senz'anima...

Mamma mia che tempi !

Però anche a me non piace più di tanto, sembra una macchina da note (come moltissimi degli orientali che spopolano oggidì,  Lang Lang ne è stato il precursore,  ma poi sono spuntati come le cavallette).

Oggi, per andare proprio in direzione opposta mi sono ascoltato Sokolov,  che dilata tutto all'eccesso (53 minuti e fischia, contro i 38 dell'ultimo Pollini, con un adagio di oltre 21 minuti che ti toglie il respiro).

Cosa dire? Sono frastornato, qui Sokolov a dire la verità non mi entusiasma, mi lascia perplesso, ma dopo 53 minuti di musica ti senti oppresso da una densità, e da un'anima che le macchinette sparanote non raggiungeranno mai.

Poi possono piacere altre esecuzioni (e qui il Pollini anni 70 o Gulda mi piacciono sicuramente di più), ma l'arte la percepisci a pelle.

  • Thanks 1
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@maverick No, Sokolov in Beethoven non mi ha mai convinto. 
Trovo invece che la ricerca della “oggettività” del suono, quella ricerca di “assenza” di colore, l’abbia ereditata un pianista che ho già più volte segnalato, e che so che a voi non piace più di tanto…e in particolare mi riferisco a @Grancolauro

E però… e però… è proprio Igor Levit che per i tempi, almeno quello dell’Allegro iniziale della sonata 106, si avvicina di più al giovane Pollini del 1976.

Poi …ecco.. Pollini al tempo aveva la capacità di “graduare” ogni singola nota, per cui la sua interpretazione rimane per me mitica e irraggiungibile proprio per la capacità “dinamica”, capacità che questa sonata richiede forse più di ogni altra di Beethoven.

Rimane per per me notevole l’interpretazione del giovane Levit, che del resto ha anche registrato l’intero corpus delle sonate per la Sony…. e in una qualità audio davvero notevole… 

07-F921-A1-86-D1-4-B95-856-B-62155-C0461

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@mozarteum Beh… io l’ho ascoltato sia su impianto diffusori, sia sul nuovo impianto cuffia, con la nuovissima Stax 9000 e il nuovo DAC Mola Mola Tambaqui.

Comfermo la qualità audio modestissima della registrazione DG, una delle peggiori degli ultimi anni…

Del resto sembra che diversi altre recensioni sottolineino la “modestia” della registrazione…un suono sempre “alonato” e poco definito, e non solo per colpa del pedale usato in maniera larga…una dinamica compressa…. Insomma un vero flop! Almeno a casa mia….. magari sono le mie orecchie mezze sorde… ma ecco, gli impianti  su cui le mie orecchie hanno ascoltato il disco sono considerati ….”di riferimento”….

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30 minuti fa, mozarteum ha scritto:

Dovro’ prendere un impianto di riferimento per sentirlo peggio

Forse…semplicemente per sentirlo come è in realtà! Detto questo, non mi pareva che la qualità audio della registrazione fosse il problema principale del nuovo album di Pollini…. ma insomma, almeno quella poteva essere migliore, bastava poco! 

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A casa mia suona discretamente,  è vero che il suono è un po' alonato, poi non si capisce del tutto se è un eccessiva penalizzazione o un difetto della registrazione, ma tutte le registrazioni di Pollini degli ultimi quindici anni suonano cosi.

Inoltre il covid mi ha lasciato un po' di sordità che piano piano se ne va, ... quindi per qualche settimana sono un ascoltatore poco credibile...

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@SimoTocca Mah, non so, forse bisognerebbe mettersi d’accordo su cosa vuol dire “suona male”. La ripresa del suono secondo me è ottima. Restituisce dettaglio (dove c’è nell’esecuzione ovviamente, dove non c’è mica se lo può inventare), profondità della scena, correttezza timbrica, ecc. Può non piacere invece il suono di Pollini, che è per sua scelta poco dinamico, tutto giocato sul mezzo forte (questo può dare l’idea che sia la registrazione ad essere compressa ma non è così). Poi Pollini ha deciso di registrare nella Herkulessal di Monaco, che ha un riverbero particolare, tale da mascherare i dettagli a favore di un suono caldo e luminoso. Non è quindi una registrazione da studio che suona precisa e asettica in stile Sony. Forse Pollini voleva ricreare il senso, il calore e l’imperfezione di una esecuzione live, come già si diceva. Ma sono solo illazioni 

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1 ora fa, Grancolauro ha scritto:

Pollini ha deciso di registrare nella Herkulessal

Pollini ha SEMPRE registrato le sonate di Beethoven nella Herkulessal di Monaco, dove l’ho anche ascoltato diverse volte dal vivo. 
Detto questo, ripeto che la qualità audio è l’ultimo dei problemi di questo album… per cui è inutile che aggiunga altro da questo punto di vista. 
Avremo occasione di leggere, perché magari le riporteremo qui sopra, le recensioni sulle riviste internazionali, che sicuramente non mancheranno …

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13 ore fa, SimoTocca ha scritto:

Pollini ha SEMPRE registrato le sonate di Beethoven nella Herkulessal di Monaco

Ah non lo sapevo, pensavo avesse registrato in passato anche a Vienna e in altre sale, ma non sono un esperto di incisioni di Pollini e avrai ragione senz'altro tu. Quando ho ascoltato il disco della 101/106 mi è sembrato che il riverbero fosse più marcato rispetto ad altre registrazioni e la profondità della scena maggiore, come se i microfoni fossero stati posizionati più lontano del solito dal pianoforte . Ma anche su questo mi posso ovviamente sbagliare, figurati.

 

Il 11/1/2023 at 19:53, maverick ha scritto:

ma l'arte la percepisci a pelle

Hai proprio ragione. Ieri sera ho riascoltato l'Adagio sostenuto della 106 suonata da Sokolov. E' davvero un'esecuzione spiazzante: è come se Sokolov decostruisse quel brano, isolando ciascun passaggio e osservandolo al rallentatore in modo da metterne in evidenza ogni minimo dettaglio. Un'operazione diametralmente opposta a quella di Gulda o Pollini, si potrebbe dire.  Scelta geniale quanto estrema.

Alla fine, tra le registrazioni recenti della Hammerklavier, quella che ascolto con più piacere è la versione di Mitsuko Uchida, forse perché riesce a tenere insieme rigore formale e ricerca espressiva. Una versione sicuramente meno originale e d'effetto rispetto alle altre citate, eppure molto bella secondo me.

 

 

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56 minuti fa, Grancolauro ha scritto:

E' davvero un'esecuzione spiazzante: è come se Sokolov decostruisse quel brano, isolando ciascun passaggio e osservandolo al rallentatore in modo da metterne in evidenza ogni minimo dettaglio. Un'operazione diametralmente opposta a quella di Gulda o Pollini, si potrebbe dire.

appunto.

E qui gli storiografi e i musicologi si sbizzariscano pure, ... anzi .. lo facciano.

Perchè per noi appassionati ascoltatori ( almeno io, .. tu sei anche pianista) risulta davvero difficile capire quale è la versione "giusta", .. visto che interpreti assolutamente straordinari, che studiano queste partiture per anni, con lo stesso spartito, arrivano a risultati diametralmente opposti, tutte comunque avvincenti.

Forse è sbagliato pensare che  esista un'interpretazione "giusta"

 

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25 minuti fa, maverick ha scritto:

Forse è sbagliato pensare che  esista un'interpretazione "giusta"

Vero. In questi giorni, sollecitato dalla discussione, ho ascoltato un po' di 106...quella più 'giusta' per me, tra le tante belle, è quella di Sviatoslav Richter: io ho le esecuzioni di Praga e Aldeburgh, entrambe del '75. Trovo tutto quello che cerco: slancio, audacia, profondità, poesia, sapienza pianistica...insomma: l'ascolto mi rende sazio e satollo.

Adoro comunque anche il suo rivale russo (in realtà sarebbero entrambi ucraini...) Emil Gilels, che ha dato una Hammerklavier monumentale e meravigliosa. 

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3 minuti fa, Lolparpit ha scritto:

In questi giorni, sollecitato dalla discussione, ho ascoltato un po' di 106.

Anch'io ....  :classic_smile:

Ma non ho ancora finito, .. ne ho ancora tante da sentire-risentire; ascoltando Sokolov mi sono proprio detto, .. " ma cavolo, Pollini mi piace, Gulda lo adoro, .. questo suona in maniera totalmente opposta e mi piace lo stesso" ..., non è che è la composizione che è talmente straordinaria da tollerare ogni interpretazione ?

Continuero' con la goduria, ... devo risentire anche Arrau e Backhaus , ... ( due mezze cartucce :classic_cool:) , sono diversi mesi che non li sento più, .. e l'età annebbia la memoria.

 

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1 ora fa, Grancolauro ha scritto:

E' davvero un'esecuzione spiazzante: è come se Sokolov decostruisse quel brano, isolando ciascun passaggio e osservandolo al rallentatore in modo da metterne in evidenza ogni minimo dettaglio.

Secondo me è una tendenza che caratterizza le interpretazioni delle sonate beethoveniane di Sokolov, ma che in questa si radicalizza e diventa estrema. Per me il movimento più traumatico della lettura sokoloviana è il I, l'Allegro, che Sokolov stacca con un, diremmo, 'moderato', anche piuttosto fluttuante, che valorizza al massimo il dettaglio, come se la lettura fosse condotta con la lente d'ingrandimento, ma perde lo slancio, la vertigine del rischio e il piacere di un'interpretazione che sgorga da sé. Poi però, mi lascio prendere per meno, mi sottometto alla logica sokoloviana, e mi innamoro della sua Hammerklavier...l'Adagio mi commuove, ma l'inizio del IV mov., quel Largo che sembra il caos primordiale, mi trascina in un mondo bellissimo, dove mi travolge la gigantesca fuga finale, eseguita con maestria pazzesca.

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