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il poeta è un fingitore (sequel del sequel)


Pasquale SantoiemmaGiacoia
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analogico_09

Per restare in tema di "sequel" ...

 

Non solo in Sussurri e Grida, (quasi) tutto il cinema del grande Igmar Bergman è intriso di "nostalgie",  il suo un modo di significare "visivamente" come La felicità del resto, si trova quasi sempre solo nel ricordo

 

A sua volta Gerald Brenan nel suo libro "A Sud di Granada" afferma che In quasi ogni tipo di felicità c'è un elemento di añoranza [ricordo nostalgico - ndr] perchè la mente si concentra meglio sulle cose di cui viene privata.

 

Per arrivare alla Sehnsucht del romanticismo tedesco il passo si fa breve... mentre appaiono sul punto più ravvicinato dell'orizzonte il Fado, il Duende, la Saudade, il Feeling...

 

 

 

 

 

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Quest’ode, scritta da Alessandro Manzoni, racconta un fatto ( in realtà solo iniziato ma mai compiuto a causa della quasi immediata sconfitta dell’esercito a Novara da parte degli austriaci) di 200 anni fa. Ricordandolo, nel 1848,  Manzoni incita ancora  al Risorgimento e alla ribellione contro tutti gli invasori e all’unione fraterna di tutti gli italiani. Reminiscenze scolastiche!  🙂 

N.B. : da non confondersi con “Il giuramento di Pontida” di Giovanni Berchet!!!

.

MARZO 1821

 

Soffermati sull’arida sponda/ Vòlti i guardi al varcato Ticino,/ 
Tutti assorti nel novo destino, /Certi in cor dell’antica virtù,/ 
Han giurato: Non fia che quest’onda/ Scorra più tra due rive straniere;/ 
Non fia loco ove sorgan barriere /Tra l’Italia e l’Italia, mai più!/

L’han giurato: altri forti a quel giuro/ Rispondean da fraterne contrade,/
Affilando nell’ombra le spade/ Che or levate scintillano al sol./
Già le destre hanno stretto le destre;/ Già le sacre parole son porte:/ 
O compagni sul letto di morte,/ O fratelli su libero suol./

Chi potrà della gemina Dora, /Della Bormida al Tanaro sposa,/
Del Ticino e dell’Orba selvosa/ Scerner l’onde confuse nel Po;/ 
Chi stornargli del rapido Mella/ E dell’Oglio le miste correnti,/ 
Chi ritogliergli i mille torrenti/ Che la foce dell’Adda versò,/

Quello ancora una gente risorta/ Potrà scindere in volghi spregiati,/ 
E a ritroso degli anni e dei fati,/ Risospingerla ai prischi dolor:/
Una gente che libera tutta,/ O fia serva tra l’Alpe ed il mare;/ 
Una d’arme, di lingua, d’altare,/ Di memorie, di sangue e di cor./

Con quel volto sfidato e dimesso,/ Con quel guardo atterrato ed incerto,/ 
Con che stassi un mendico sofferto/ Per mercede nel suolo stranier,/
Star doveva in sua terra il Lombardo;/ L’altrui voglia era legge per lui;/ 
Il suo fato, un segreto d’altrui;/ La sua parte, servire e tacer./

O stranieri, nel proprio retaggio/ Torna Italia, e il suo suolo riprende;/ 
O stranieri, strappate le tende/ Da una terra che madre non v’è.
Non vedete che tutta si scote,/ Dal Cenisio alla balza di Scilla?/ 
Non sentite che infida vacilla/ Sotto il peso de’ barbari piè?/

O stranieri! sui vostri stendardi/ Sta l’obbrobrio d’un giuro tradito;/ 
Un giudizio da voi proferito/ V’accompagna all’iniqua tenzon;/ 
Voi che a stormo gridaste in quei giorni:/ Dio rigetta la forza straniera;/ 
Ogni gente sia libera, e pera/ Della spada l’iniqua ragion./

Se la terra ove oppressi gemeste/ Preme i corpi de’ vostri oppressori,/ 
Se la faccia d’estranei signori/ Tanto amara vi parve in quei dì;/ 
Chi v’ha detto che sterile, eterno/ Saria il lutto dell’itale genti?/ 
Chi v’ha detto che ai nostri lamenti/ Saria sordo quel Dio che v’udì?/

Sì, quel Dio che nell’onda vermiglia/ Chiuse il rio che inseguiva Israele,/ 
Quel che in pugno alla maschia Giaele/ Pose il maglio, ed il colpo guidò;/ 
Quel che è Padre di tutte le genti,/ Che non disse al Germano giammai:/ 
Va’, raccogli ove arato non hai;/ Spiega l’ugne; l’Italia ti do./

Cara Italia! dovunque il dolente/ Grido uscì del tuo lungo servaggio;/ 
Dove ancor dell’umano lignaggio/ Ogni speme deserta non è;/ 
Dove già libertade è fiorita,/ Dove ancor nel segreto matura,/ 
Dove ha lacrime un’alta sventura,/ Non c’è cor che non batta per te./

Quante volte sull’Alpe spiasti/ L’apparir d’un amico stendardo!/ 
Quante volte intendesti lo sguardo/ Ne’ deserti del duplice mar!/ 
Ecco alfin dal tuo seno sboccati,/ Stretti intorno a’ tuoi santi colori,/ 
Forti, armati de’ propri dolori,/ I tuoi figli son sorti a pugnar./

Oggi, o forti, sui volti baleni/ Il furor delle menti segrete:/ 
Per l’Italia si pugna, vincete!/ Il suo fato sui brandi vi sta./
O risorta per voi la vedremo/ Al convito de’ popoli assisa,/ 
O più serva, più vil, più derisa/ Sotto l’orrida verga starà./

Oh giornate del nostro riscatto!/ Oh dolente per sempre colui/ 
Che da lunge, dal labbro d’altrui,/ Come un uomo straniero, le udrà!/ 
Che a’ suoi figli narrandole un giorno,/ Dovrà dir sospirando: io non c’era;/ 
Che la santa vittrice bandiera/ Salutata quel dì non avrà.

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Qualcuno, forse, si domanderà o non ricorderà da dove proviene il titolo di questo thread, aperto parecchi anni, fa dall’indimenticato avvocato milanese qui segnatosi con il nick “Olen”. ( Olen, perché non torni almeno in questo Giardino?) 🙂 

Ma eccovi la splendida poesia...

.

AUTOPSICOGRAFIA

Il poeta è un fingitore.
Finge così completamente
che arriva a fingere che è dolore
il dolore che davvero sente.

E quanti leggono ciò che scrive,
nel dolore letto sentono proprio
non i due che egli ha provato,
ma solo quello che essi non hanno.

E così sui binari in tondo
gira, illudendo la ragione,
questo trenino a molla
che si chiama cuore.

FERNANDO PESSOA (1° aprile 1932)

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analogico_09

Oggi è la giornata mondiale della poesia

Vorrei dare voce anche agli sconosciuti e ai dimenticati.

 

 

Oh! poesia

ti guardo e mi allontano

mi graffi e m'innamoro.

 

-------

 

Non ditemi poeta non lo sono

non coglierò le rose a primavera

sui pini canterò liete canzoni

e già ne sento amare le radici.

 

--------

 

Mani sporche

tese verso il cielo

un angelo di marmo mi consola.

 

--------

 

La pianta muore

nell'osteria si beve

con illusione e rabbia.

La pianta muore

qualcuno canta

inni d'amore

memorie di galera.

 

.......

 

Renato Principe da Pochezze

 

 

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