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Rinnovatevi peccatori


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ascoltoebasta
Adesso, LUIGI64 ha scritto:

Trattasi di mancanza di consapevolezza, appunto

Certo,ma dovuta a chi ha instradato,spesso proprio col preciso scopo di indebolirne la consapevolezza. Io penso che se si ama la Ragione non si avrà nessun Dio e suoi seguaci, da odiare.

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10 minuti fa, ascoltoebasta ha scritto:

Io penso che se si ama la Ragione non si avrà nessun Dio e suoi seguaci, da odiare.

Mah

Dalla mia piccola esperienza

E' proprio l'opposto

Si utilizzavano strumenti psicologici (occidentali) e pratica di meditazione (orientale)

Proprio per indagare i propri schemi mentali imprigionanti

Insomma, si poteva parlare di sub personalità (analisi transazionale), fino ad arrivare al Vedanta di Sankara

Ma si citava spesso, senza alcun problema, sia il Cristianesimo che il Buddhismo

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https://melius.club/topic/14147-rinnovatevi-peccatori/page/63/#findComment-833496
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ascoltoebasta
3 minuti fa, LUIGI64 ha scritto:

Mah

Dalla mia piccola esperienza

E' proprio l'opposto

Kakkio,questa è bella,utilizzare la capacità di pensiero e quindi aver coscienza di ciò che siamo,del bisogno d'empatia,rispetto,prodigarsi ad aiutare....pechè questo significa "Ragione",sarebbe poco utile?

Per contro potrei citare Jung,secondo il quale molte religioni son sistemi di guarigione per i mali della psiche,dal che deriva che chi è spiritualmente sano non ha bisogno di religioni......io penso non sia necessariamente e sempre così,ma come detto, la consapevolezza,per esserci,non deve essere viziata e offuscata da credenze ,è mia convinzione che la Ragione abbia le migliori proprietà per mantenerla limpida e incodizionata.

 

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https://melius.club/topic/14147-rinnovatevi-peccatori/page/63/#findComment-833520
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8 minuti fa, ascoltoebasta ha scritto:

mia convinzione che la Ragione abbia le migliori proprietà per mantenerla limpida e incodizionata.

Va bene, se consideriamo che la mente (manas) non possa essere trascesa, o che non esistano altri livelli oltre il corpo/mente

La meditazione può essere utile per sondare altre possibilità (buddhi)

 

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https://melius.club/topic/14147-rinnovatevi-peccatori/page/63/#findComment-833533
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15 minuti fa, ascoltoebasta ha scritto:

spiritualmente sano non ha bisogno di religioni..

Spiritualmente sano significa che si siano coltivati i vari livelli dell'essere umano: corpo mente e spirito, per utilizzare una terminologia facile facile..

Ma come ci si può dedicare alla parte spirituale....

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https://melius.club/topic/14147-rinnovatevi-peccatori/page/63/#findComment-833544
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ascoltoebasta
4 minuti fa, LUIGI64 ha scritto:

Va bene, se consideriamo che la mente (manas) non possa essere trascesa, o che non esistano altri livelli oltre il corpo/mente

La meditazione può essere utile per sondare altre possibilità (buddhi)

D'accordissimo,tutto ciò che può migliorare l'essere umano,il suo atteggiamento nei riguardi dei suoi simili,rispettarne le diversità, e nei confronti della natura tutta,dovrebbero essere i benvenuti.....e lungi da me criticare i Veda,i Maestri di Meditazione,le antiche Dottrine Metafisiche,che ritengo istruttive e affascinanti.

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https://melius.club/topic/14147-rinnovatevi-peccatori/page/63/#findComment-833548
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ascoltoebasta
4 minuti fa, LUIGI64 ha scritto:

Spiritualmente sano significa che si siano coltivati i vari livelli dell'essere umano: corpo mente e spirito, per utilizzare una terminologia facile facile..

Si può essere spiritualmente sani anche in altri modi,o aver coltivato con altre pratiche i vari livelli,si tende spesso a complicare ciò che è già insito in noi.....

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Lo stesso Jung afferma:

Gli dèi che abbiamo rimosso dalla nostra consapevolezza nell'inconscio, sono diventati sintomi.

Credo si riferisca agli archetipi che albergano nell'inconscio collettivo (idee platoniche) che se vengono ignorati,  possono provocare patologie, o frustrazioni inerenti al bisogno (Maslow) di esprimere e coltivare la propria parte spirituale

Ovvero, una sorta di rimozione dell'inconscio superiore (Assagioli)

 

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ascoltoebasta
2 ore fa, LUIGI64 ha scritto:

Lo stesso Jung afferma:

Gli dèi che abbiamo rimosso dalla nostra consapevolezza nell'inconscio, sono diventati sintomi.

Credo si riferisca agli archetipi che albergano nell'inconscio collettivo

E' assai normale che la presa di coscienza, rimuovendo "certezze" spesso infondate ma culla di una certa quiete interiore,sradicando in parte o del tutto, ciò che apparteneva al potere dell'inconscio,crei uno squilibrio.

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https://melius.club/topic/14147-rinnovatevi-peccatori/page/63/#findComment-833771
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Tutto ciò che ho appreso nella vita mi ha portato passo per passo alla convinzione incrollabile dell’esistenza di Dio. Io credo soltanto in ciò che so per esperienza. Questo mette fuori campo la fede. Dunque io non credo all’esistenza di Dio per fede: io ‘so’ che Dio esiste

C.G.Jung

 

Per quanto valga una affermazione del genere...

Qualcuno lo considera un mezzo sciamano, con minimi connotati scientifici

Ma anche Freud, mi pare di capire, è stato ampiamente ridimensionato dalle neuroscienze

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Alcuni riflessioni su una esperienza di NDE, riportate direttamente da chi avuto tale esperienza

Senza alcuna pretesa, ma comunque, molto interessanti:

 

1. la separazione dal corpo fisico e la coscienza di esistere al di fuori di esso, con la
facoltà di percepirlo come un guscio vuoto;
2. l’esperienza della sincronicità emozionale che vede assommato l’intero corpo delle
vicende emotive della vita in un presente che le contiene tutte;
3. il vissuto di un passaggio attraverso uno spazio immateriale definibile come tunnel,
tronco di cono, ecc.;
4. le immagini di suoni e colori “iper-percepiti” con una colorazione di intensa pace e
di benessere;
5. la fusione estatica con una realtà universale onninclusiva che non comporta più
senso di separazione, e di cui l’individualità si sente parte integrante;
6. la partecipazione non dualistica ad una realtà di perfezione che appare del tutto
reale e ancor più coerente del mondo sperimentato empiricamente;
7. il sentimento di un incondizionato amore e di una perfezione cosmica e
trascendente, essenziata di bontà e di bellezza;
8. l’incontro con esseri di luce, o entità archetipiche e spirituali, dalle quali si riceve
sovente un messaggio telepatico che riguarda il senso ed il compito della propria
vita;
9. il rientro nel corpo, sperimentato spesso come dolore, per la consapevolezza
dell’angustia, legata alla dimensione della vita corporea;
10. a questi elementi, in larga misura comuni, aggiungerei, sulla base della mia
personale esperienza, la profonda trasformazione della personalità, successiva
all’evento, che ne stabilisce la natura exosomatica di esperienza percettiva al di là
della materia, piuttosto che un fatto immaginale.

 

Queste descrizioni fenomeniche sono per lo più una sintesi volgarmente approssimata di
percezioni non ordinarie, la cui natura è ineffabile, e viene gravemente ridotta dal
riferimento verbale. Tuttavia, volendo dedurne una chiarificazione concettuale ad uso di
ricerca scientifica dei poteri della mente e della coscienza, direi che l’intero insieme di
esperienze in prossimità di morte appare comprendere una duplice categoria di stati di
coscienza che sono definibili “transpersonali”, ovvero oltre i confini del senso dell’io
incapsulato nel corpo, ed oltre i limiti delle componenti sensoriali e concettuali della mente
concreta:

 

1) la prima categoria riguarda esperienze di trascendenza dalle barriere del corpo
che, tuttavia, sono ancora nell’ambito della realtà oggettiva. Queste esperienze
avvengono in una condizione dualistica di percezione, ove il soggetto sperimenta,
seppure in maniera straordinaria, degli oggetti che sono fuori di sé. Ad esempio,
nelle esperienze di uscita dal corpo, di passaggio nel tunnel, di suoni e colori, di
incontro con entità archetipiche, il soggetto ha accesso ad una realtà non
percepibile sensorialmente, ove le ordinarie assunzioni del tempo e dello spazio
sono trascese e così i principi della causalità, ma dove ancora esiste una
distinzione tra un soggetto che sperimenta ed una realtà sperimentata fuori di lui;
2) la seconda categoria riguarda invece l’esperienza di trascendenza dalle barriere
della materia, che si estende fuori dall’ambito della realtà oggettiva. Questa
avviene in una condizione di coscienza ove il senso dell’identità soggettiva si
estende sino ad includere l’intera esistenza. È questa l’esperienza di unità e di
profonda beatitudine in cui ci si riconosce essenza e parte indivisibile di una
inesprimibile bontà e felicità.

 

In queste ultime esperienze che definisco di fusione estatica con una realtà onninclusiva,
le barriere che dividono l’individuo e le realtà comuni vengono superate, ed avviene una
identificazione con l’intero essere universale, ove ogni forma e qualità è assente.
Riflettendo su questa esperienza, posso certamente assimilarla allo stato di identità con
l’Assoluto, testimoniato nelle tradizioni sapienziali, o allo stato in cui si è fusi con la
coscienza divina così come è descritto nelle religioni.
Mentre i fenomeni dell’ “esperienza dualistica” in prossimità di morte evidenziano
dimensioni che, pur trascendendo i confini della materia, rimangono nell’ambito di una
realtà fenomenica, l’esperienza della non dualità è molto al di là di una dimensione
fenomenica, e rivela una Essenza indivisibile che è senza forma e qualità.

 

Dall’analisi dell’insieme degli studi condotti e dalle esperienze descritte si è giunti ad
escludere che possa trattarsi di stati allucinatori, la cui natura è peraltro confusa e ben
diversa dagli stati di chiarezza percettiva e serenità inevitabilmente associati a tali
esperienze, connotate, per di più, da un elevato senso di realtà.
A questo va aggiunta, come fortemente confermato dalla mia personale esperienza, la
profonda trasformazione che interviene nella personalità a seguito dell’evento.

 

E la testimonianza di trasformazione coscienziale di chi l’ha sperimentata potrebbe essere
un aiuto per gli scettici che sono sordi alla volontà trascendente e increduli che essa
possa essere percepita dall’anima individuale.
Se così fosse, il valore iniziatico dell’esperienza in prossimità della morte non
riguarderebbe solo la storia della singola individualità, ma la investirebbe di un compito
che è quello di portare luce nelle identificazioni razionalistiche delle coscienze cosiddette
normali. Su questo interrogativo credo che la parapsicologia, la scienza, la fede e la
sapienza farebbero bene a incontrarsi per una più ampia valutazione di quell’esperienza
transpersonale che non è la morte, ma il mistero del viaggio oltre i confini dell’io nello
spazio illimitato della Realtà.

 

L'esperienza predetta è una testimonianza diretta di una realtà meta-corporea della
coscienza umana e della possibilità di quest'ultima di accedere a reami diversi e superiori
rispetto a quelli materiali. Tali esperienze si inseriscono in maniera coerente con le
dottrine tradizionali sul post-mortem e sulle concezioni religiose di un'anima che trascende
la vita fisica e in quest'ultima vive solo una transitoria e trasformatoria prova evolutiva e
universalmente significante

 

Tratto da un intervista a Laura Boggio Gilot (Psicologa clinica e istruttrice di meditazione)

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