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Lercio e la sua irresistibile satira


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2 ore fa, gibraltar ha scritto:

Però è cattivella eh, bisogna ammetterlo.

mah, alla fin fine i fascisti 'messi a testa in giù' sono stati pochissimi, in assoluto, e per altro i più 'rappresentativi'.

la grande maggioranza dei fascisti non ha subito grandi conseguenze: essere appesi a testa in giù non è stata una sorte programmaticamente riservata ai fascisti nel dopo guerra.

quindi il richiamo alla 'testa in giù' è più simbolico che altro e credo che in una battuta ci possa stare.

forse potrebbero risentirsi i discendenti di Mussolini e (direi: soprattutto) Petacci, ma credo possano comprendere che è stato un fatto certamente molto discutibile, dal mio punto di vista sbagliato, ma che sappiamo avere precise motivazioni storiche che possono giustificarlo in parte, quando si tenga conto del momento e del luogo particolare in cui è avvenuto.

se mio nonno avesse fatto ciò che ha fatto Mussolini, non sarei contento ma la vivrei come uno scotto in fondo minimo da pagare.

 

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On 9/8/2026 at 11:53 AM, daniele_g said:

ma credo possano comprendere che è stato un fatto certamente molto discutibile, dal mio punto di vista sbagliato, ma che sappiamo avere precise motivazioni storiche che possono giustificarlo in parte,

Relativamente al delitto Matteotti.

"Ebbene, io dichiaro qui, al cospetto di questa assemblea, ed al cospetto di tutto il popolo italiano, che assumo (io solo!) la responsabilità (politica! morale! storica!) di tutto quanto è avvenuto."

"Se il Fascismo è stato un’associazione a delinquere (omissis), a me la responsabilità di questo, perché questo clima storico, politico e morale io l’ho creato."

Ha parlato di responsabilità quando nessuno poteva rispondergli.  

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daniele_g
23 ore fa, Ivo Antonio ha scritto:

Relativamente al delitto Matteotti.

"Ebbene, io dichiaro qui, al cospetto di questa assemblea, ed al cospetto di tutto il popolo italiano, che assumo (io solo!) la responsabilità (politica! morale! storica!) di tutto quanto è avvenuto."

"Se il Fascismo è stato un’associazione a delinquere (omissis), a me la responsabilità di questo, perché questo clima storico, politico e morale io l’ho creato."

Ha parlato di responsabilità quando nessuno poteva rispondergli.  

Non mi è chiaro cosa intendi, con riferimento al mio intervento

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Gaetanoalberto

 

Il 09/09/2026 at 00:08, Guru ha scritto:

Ed ha potuto diventare democristiana.

 

Azzeccarne una proprio mai! (Ovvero, gli specialisti del Franza o Spagna)
 

 

La geografia politica dell’Italia del Novecento rivela un’inattesa sovrapposizione territoriale tra le prime roccaforti del fascismo agrario (1920-1922) e il successivo radicamento di massa del Partito Comunista Italiano (1921-1946).

 

Fascismo: prima affermazione e tesseramento (1920–1922)

 

Nato a Milano nel marzo 1919, il fascismo si è affermato come movimento di massa tra la fine del 1920 e il 1921 con lo squadrismo agrario. Alla nascita del Partito Nazionale Fascista (novembre 1921), gli iscritti erano circa 250.000–300.000, fortemente concentrati nel Centro-Nord.

 

Valle Padana (Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto): Cuore dello squadrismo, nato in reazione agli scioperi e al potere delle leghe rosse dei braccianti.

Italia centrale (Toscana, Umbria): Forte penetrazione rurale legata ai conflitti sulla mezzadria.

Puglia: Unica vera eccezione nel Mezzogiorno, dove lo squadrismo prese piede precocemente per contrastare i braccianti in Capitanata e Terra d'Otranto.

Regione / Area

Iscritti stimati PNF (1921-1922)

Quota sul totale

Emilia-Romagna

~70.000 – 75.000

~25%

Toscana

~40.000 – 45.000

~15%

Lombardia

~35.000 – 40.000

~13%

Veneto

~25.000 – 30.000

~10%

Puglia

~15.000 – 20.000

~6%

Resto del Sud e Isole

< 15.000 (complessivi)

< 5%

Partito Comunista Italiano: d'avanguardia (1921) e di massa (1945–1946)

 

Nato dalla scissione di Livorno del 1921, il PCd'I contava inizialmente 35.000–40.000 iscritti, concentrati nei poli industriali (Torino, Genova, Milano) e in nuclei operai e rurali di Toscana ed Emilia-Romagna, prima di essere reso clandestino dal regime nel 1926.

 

La vera esplosione di massa è avvenuta nel 1945 con la fine della Resistenza, superando 1,7 milioni di tesserati. Nelle elezioni per l'Assemblea Costituente del 2 giugno 1946 (18,9% su scala nazionale), si è definita la storica "Zona Rossa":

 

Regione / Area

% PCI (Costituente 1946)

Note di radicamento

Emilia-Romagna

38,2%

Primo partito assoluto

Toscana

34,4%

Primo partito assoluto

Umbria

29,8%

Maggioranza relativa

Liguria

28,7%

Forte presenza tra operai e portuali

Piemonte / Lombardia

20% – 21%

Concentrato nelle grandi fabbriche urbane

Mezzogiorno e Isole

< 10-12%

Debole radicamento, tranne enclave di lotta contadina

L'Emilia-Romagna e la Toscana hanno rappresentato il baricentro di entrambi i movimenti. Nel 1920-1922 l'intensa conflittualità sociale agraria e la presenza di leghe ben organizzate spinsero i proprietari terrieri a finanziare lo squadrismo per riprendere il controllo del territorio. Nel secondo dopoguerra, quella stessa capillare rete organizzativa e il forte legame sociale tra lavoratori urbani e rurali favorirono invece l'egemonia del PCI, mentre il Mezzogiorno (con l'eccezione della Puglia per il PNF) registrò per entrambe le forze un'adesione tardiva rispetto ai loro momenti fondativi.

 

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