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Dio: Personalista ed Impersonalista


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" la religione è una qualsiasi narrazione globale che conferisce legittimità oltreumana a leggi, norme e valori umani. Essa legittima le strutture sociali esistenti con l'argomentazione che esse riflettono leggi che trascendono gli uomini storicamente determinati"

 

E' una definizione interessante, allarga l'ambito anche alle ideologie (marxismo, nazismo, etc.)

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In effetti, le ideologie (umane) possono mutare ed essere interpretate come qualcosa di pseudo spirituale (surrogato)

Le religioni (che dovrebbero trascendere l'ego/personalità), si riducono in ideologie umane, gerarchiche e basate su giochi di potere e prestigio personale

 

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Gaetanoalberto
6 minuti fa, Savgal ha scritto:

senso del peccato è un sentire che non riesco a comprendere.

Penso dipenda dal proprio temperamento e dall’educazione ricevuta, ma non vorrei fare psicologia di bassa levatura. Personalmente non mi riconosco neanche in visioni calvinistiche, neppure in forma laica o ideologica. 
Mi preoccupano altrettanto, in parte analoghi, atteggiamenti laici di indignazione, poco inclini a cogliere la natura umana nei suoi limiti intrinseci.

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@Gaetanoalberto

Una delle eredità del cattolicesimo è, a mio parere e non solo, la tendenza a convincersi che sia sufficiente una confessione e l'adesione alla ritualità formale per guadagnarsi il perdono, per poi tornare nuovamente a peccare. La pressione della comunità conteneva i comportamenti devianti e moralmente condannati. Il dissolversi del senso di appartenenza ad una comunità ha aperto a comportamenti per alcuni aspetti asociali, non più contenuti dalla comunità, e alla tendenza all'autoassoluzione.

L'individualismo nei paesi protestanti era contenuto, in assenza della confessione, dal senso di rettitudine proprio soprattutto del calvinismo. 

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Gaetanoalberto
12 minuti fa, Savgal ha scritto:

senso di rettitudine proprio soprattutto del calvinismo. 

Ecco perchè la storia personale incide molto.

Il senso di rettitudine che mi è stato donato è quello che deriva dal guardare alle proprie azioni, e non a quelle che di chi ci circonda, cogliendone la correttezza…quella cosa di andare a dormire sapendo di aver provato a fare il proprio dovere.

Non saprei dire a quale corrente filosofica o religiosa appartenga questo principio, e se sia espressione di individualismo, asocialità o semplice piena espressione l

della libertà e della coscienza individuale.

Io peró non al peccato, ma al fatto che una qualche forma di coscienza sia a noi connaturata, per la maggior parte almeno, credo.

E poi credo alla creazione di costrutti sociali che si sono evoluti a partire da un senso di giustizia.

È un credo laico, ovviamente; dove origini mi interessa poco, molto di piú invece mi piacerebbe riflettere sugli strumenti utili affinchè sia condiviso il piú ampiamente possibile.

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@Panurge

Le religioni, nel dare una rappresentazione complessiva della realtà, fungevano e fungono da strumenti di legittimazione dell'ordine sociale. La parola di Cristo è stata ed è piegata, rimuovendo spesso il suo messaggio, alle esigenze dell'ordine sociale e, non poche volte, agli interessi della classe dominante. 

L'esigenza di avere una fede che garantisca l'immortalità dell'anima è conseguenza seppur indiretta del cristianesimo. Il tempo ciclico in cui era possibile morire "vecchi e sazi di vita" non è più possibile nel tempo aperto del cristianesimo, in cui la morte è un evento che non si può accettare, privo di senso, poiché le esperienze della vita sono virtualmente illimitate, che la morte impedisce. 

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@Gaetanoalberto

Molto di quanto hai scritto si trova nella "Critica della ragion pratica" di Kant, un comportamento eticamente corretto non per una compensazione ultraterrena, che non sarebbe rigorosamente un agire morale, ma nel rispetto della persona, propria e degli altri.

Dubito fortemente che possa essere un modello etico rivolto a tutti, almeno nel nostro tempo.

  • Melius 1
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