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Quanto conta il giudizio oggettivo e soggettivo per giudicare una catena di un impianto


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Non capisco se sulla famigerata discussione su Respighi c'è una volontà di mistificare o se chi vi ha partecipato sostanzialmente non c'ha capito granché.

Dato che puntualmente torna su come i peperoni, evidentemente non è stata ancora digerita... :classic_laugh:

2 minuti fa, scroodge ha scritto:

Le tue riflessioni e lo studio riportato mi interessano molto.

Al momento, a seguito di questo tuo ultimo passaggio osservo:

Sono d'accordo, in linea di massima con quello che dici, dal che ne consegue che, per pura logica,  il giudizio tratto dall'ascolto con le proprie orecchie (ovvero sistema testa/pinna) può vale solo per sè stessi.

Come è giusto che sia

A questo punto, la direzione è quella del my-fi

Che, per come la penso io in ambito di riproduzione musicale, è di fatto, quello che accade a casa di ciascuno di noi.

Dipende da molte cose. Da cosa si intende con "my-fi", dal tipo di evento da riprodurre, dal genere musicale, dalle attrezzature e dai metodi di ripresa e non ultimo dalla creatività (piu o meno giustificabile e voluta) del fonico, del produttore e dell'artista.
Il primo presupposto è che per poter valutare la rispondenza all'evento originale bisogna che questo esista, quindi ad esempio se i musicisti suonano ognuno per conto suo l'evento nel suo insieme non esiste, e se lo inventa il fonico o chi per lui, quindi già il concetto di fedeltà all'evento originale ce lo siamo perso per strada. Non è un problema perche possiamo ancora sperare che il fonico decida di svolgere un lavoro in modo da dare una impressione di realismo. Se però mette mezza batteria a destra e mezza a sinistra, fine del discorso, butto il disco e mi segno il nome del fonico sul libro nero.
Il secondo presupposto e che bisogna sapere all'incirca come uno strumento suona. Se uno ascolta musica elettronica e parte del pop/rock (che peraltro anchio ascolto) tutto il discorso del soundstage e della rispondenza all'evento originale viene a cadere prima ancora di inziare a parlarne. Magari andiamo a cercare altro, fisicita del basso ecc., non che non sia importante anche in altri generi, ma dove altri parametri di paragone mancano, quelli che rimangono diventano piu importanti.
Nel caso di riproduzione di un evento live con strumenti acustici o comunque di cui si conosce sufficientemente bene come "suonano" in un certo contesto (esempio Jazz at the Pawnshop) si può invece provare ad azzardare una valutazione ed eventualmente una ottimizzazione se necessaria. Dunque piu che di my-fy secondo me si tratta di cercare di migliorare il lavoro non eccelso svolto a monte. Ci sono registrazioni perfette ed emozionanti cosi come sono (spesso, guarda caso, sempre degli stessi fonici) che non sono migliorabili.

Quanto detto finora ai fini dell'argomento affrontato va trasposto, per quanto possibile, nella ricerca della resa dell'impianto in generale e nel suo insieme e nella media delle registrazioni di cui si dispone (come scritto da altro utente prima di me) e/o che comunque del genere che si predilige, perche ovviamente non è che uno si mette ad ottimizzare brano per brano o disco per disco, per cui cerca di mettere un insieme un impianto che suoni bene alle sue orecchie nelle condizioni di "normale utilizzo", perche è' probabile che se metto insieme un impianto che da il massimo con la musica da camera, non renda al meglio con la musica House, magari rendera bene ma non altrettanto.
Per i motivi discussi sopra riguardo alla HRTF non è poi detto che quello che a me appare una riproduzione realistica lo sembri anche a te o a un altro e se questa la vogliamo chiamare my-fi non la condanno.
Cosa diversa è ricercare una messa a punto personalizzata, senza tenere conto di quella che dovrebbe essere la trasparenza iniziale, di partenza, dell'impianto come scritto giustamente da @Uncino a pagina 1 (mi pare).
Quella e condizione necessaria e di partenza, e verificabile solo tramite misure, pero non è scondizione sufficiente, anche perchè la misurazione corretta prende in esame tutti i componenti della catena, dal microfono e dalle tecniche di ripresa fino alle orecchie di chi ascolta passando anche per l'ambiente di ascolto.
Se al fine di valutare l'impianto nel suo insieme misuro solo alcuni anelli della catena che lo compongono (o alcuni aspetti, ad esempio misuro solo nel dominio della frequenza ma non in quello del tempo) a mio avviso non serve a molto o comunque nella migliore delle ipotesi otterrò un idea solo parziale del risultato.

extermination
6 minuti fa, Bunker ha scritto:

Dipende da molte cose. Da cosa si intende con "my-fi", dal tipo di evento da riprodurre, dal genere musicale, dalle attrezzature e dai metodi di ripresa e non ultimo dalla creatività (piu o meno giustificabile e voluta) del fonico, del produttore e dell'artista.

Vedi che @scroodge ha collaborato per anni con una nota etichetta discografica e nella vita professionale si occupa di "salute mentale"! eh sì la mente 😂

La fedeltà della riproduzione è materia controversa e sopravalutata.

Quando si capirà che quello che ascoltiamo non è la realtà ma quello che i fonici e gli ingegneri del suono hanno deciso di farci sentire e pertanto già abbastanza manipolata rispetto alla realtà? 
Se aggiungiamo le variabili della differenze delle nostre orecchie, del nostro impianto, del nostro ambiente. Tutte le variabili percettive e di psico acustica, ma di quale fedeltà vogliamo parlare? Di quella che la nostra memoria sonora si ricorda? Di quella della prima fila o dell’ultima? Di quale strumento, suonato da chi e come e dove? 
Ogni volta che sento suonare degli strumenti dal vivo e poi li sento riprodotti, rimango perplesso sul concetto di alta fedeltà.

Mi fanno un po’ sorridere coloro che elargiscono certezze, in questo campo. 
😏
 

  • Melius 1
  • Thanks 1

Il giudizio oggettivo vale … doppio e in una catena audio  (dati per scontati i parametri essenziali di  corretta risposta in frequenza, correttezza timbrica ed immagine) si caratterizza, a mio parere, per un solo aspetto imprescindibile  e fondamentale:  il coinvolgimento, il cosiddetto “to be there”. 
Un  impianto con tali caratteristiche è  esente da qualsiasi critica soggettiva, meno dipendente dalle incisioni e soprattutto è più verosimile alla musica dal vivo. 


 

7 minuti fa, iBan69 ha scritto:

La fedeltà della riproduzione è materia controversa e sopravalutata.

Quando si capirà che quello che ascoltiamo non è la realtà ma quello che i fonici e gli ingegneri del suono hanno deciso di farci sentire e pertanto già abbastanza manipolata rispetto alla realtà? 
Se aggiungiamo le variabili della differenze delle nostre orecchie, del nostro impianto, del nostro ambiente. Tutte le variabili percettive e di psico acustica, ma di quale fedeltà vogliamo parlare? Di quella che la nostra memoria sonora si ricorda? Di quella della prima fila o dell’ultima? Di quale strumento, suonato da chi e come e dove? 
Ogni volta che sento suonare degli strumenti dal vivo e poi li sento riprodotti, rimango perplesso sul concetto di alta fedeltà.

Mi fanno un po’ sorridere coloro che elargiscono certezze, in questo campo. 
😏
 

Condivido tutto, virgole comprese.

Nella speranza che almeno passi il concetto che la fedeltà di un evento musicale riprodotto non può essere altro che verso il contenuto del CD, LP o file o stream, che sia.

 

  • Melius 1
  • Thanks 1
ilmisuratore
28 minuti fa, scroodge ha scritto:

il concetto che la fedeltà di un evento musicale riprodotto non può essere altro che verso il contenuto del CD, LP o file o stream, che sia.

Sono di questo parere 

  • Thanks 1
32 minuti fa, scroodge ha scritto:

Nella speranza che almeno passi il concetto che la fedeltà di un evento musicale riprodotto non può essere altro che verso il contenuto del CD, LP o file o stream, che sia.

Se passasse almeno questo concetto, saremmo già a metà dell’opera! 😄

  • Thanks 1
6 ore fa, mozarteum ha scritto:

Ma l’avete letto il post per intero o no?

Io parlo di cose meravigliose che devono suonar bene (che so un Fricsay, uno Stravinsky che dirige se stesso su Cbs) e mi rispondete con la frequenza di campionamento o con quali dischi (certo non con Mata, con roba seria artisticamente).

Prendo spunto da questa riflessione che riguarda il gusto per il bello ed in musica ed anche in altre passioni  per me é tutto.

Purtroppo la bellezza che in una passione  sarebbe la cosa più facile da apprezzare viene il più delle volte ignorata.

Ora non ho voglia di scrivere un pistolone su come ho costruito il mio sistema.

Però sicuramente in modo soggettivo in quanto si basa sulla mia esperienza e sul mio modo di ascoltare ed emozionarmi davanti  alla bellezza della musica .

Ritengo comunque  che in questo forum dato l' impegno che tutti ci mettono ci siano praticamente quasi tutti impianti ben suonanti anche se con timbriche e caratteristiche diverse visto che diversi siamo.

Poi ognuno ha i suoi limiti di spesa, d'ambiente e di convivenza con la famiglia o il vicinato.

A quest' età una cosa ho imparato a sbagliare con la mia testa in questo caso con le mie orecchie e questo consiglio a tutti 🤣🤣.

 

Questo è il concetto "classico", la strada breve che mette tutti d'accordo con facilità. È anche facilmente riscontrabile perché se le misure sono ok l'impianto è fedele.

Però...

1) mi accontento di misurare ciò che mi torna facile misurare, e

2) do per scontato che tutto ciò che sia avvenuto a monte del "supporto" sia o irrilevante o perfetto.

Le misure sono il sistema "diagnostico" più preciso ma non l'unico. In assenza di misure (o di possibilità di misurare) si possono rilevare dei "problemi" attraverso i sintomi. Se ascolto una registrazione di Beniamino Gigli a 78 giri non mi serve uno spettrogramma per sapere che sono in presenza di una gamma "telefonica". Se sento uno strumento che richiede una tecnica di ripresa con molti microfoni e la posizione risulta poco definita e oscillante non ho bisogno di analisi particolari per capire che dipende da errori nella tecnica di ripresa che introduce problemi di fase.

Prima che esistesse la TAC esistevano ottimi medici che erano ugualmente in grado di fare diagnosi.

 

Altra questione: la fedeltà al supporto.

Come si fa a sapere come suona il supporto se su ogni impianto suona diverso ?

Se vieni a sentire il mio impianto e ti metto B. Gigli, penserai che il mio impianto è pessimo ? 

Perché quando andiamo a sentire un impianto non nostro ci portiamo il nostro CD di riferimento ? Perché sappiamo come suona. Ma sappiamo come suona sul nostro impianto, non a monte e quindi se per qualsiasi ragione magari difficilmente misurabile (es. timbrica) sull impianto del mio amico suona diverso vuol dire che suona peggio ? Oppure per valutare se suona meglio o peggio prendiamo altri riferimenti, come ad esempio cio di cui si parlava nel thread del MOSS di aver l'impressione di poter girare intorno agli strumenti ?

Oppure ancora, misuriamo quel poco che possiamo misurare, risposta in frequenza e fase in ambiente, RT60, e ci disinteressiamo di come suona in realtà perché se misura bene vuol dire che suona bene ? Quindi per verificare che la messa a punto sia ben riuscita va bene pure B. Gigli a 78 giri, ma allora perché quando si va a mettere a punto l'impianto dell'amico ci portiamo anche il nostro CD di riferimento oltre al resto ?

Io non ho la risposta in tasca  a tutte queste domande ma credo che la cosa vada affrontata sotto diversi punti di vista e che la "fedeltà al supporto" sia un feticcio molto comodo perché comodamente verificabile, ma che non dice tutto (dice molto ma non tutto) sulla qualità complessiva di un impianto.

ilmisuratore
6 ore fa, mozarteum ha scritto:

Se uno costruisce l’impianto attorno alle

misure, invertendo dunque la prospettiva, avra’ un impianto ottimale (si spera manco e’ detto all’ascolto) con le migliori registrazioni. Queste suoneranno come da nessuna altra parte.

Quelle non ottimali, ma che contengono tesori musicali, potranno suonare secche, sbilanciate tonalmente, innaturalmente dettagliate ecc.

Però Moz, se una registrazione non è ottimale non pensi che compensarla con un difetto speculare non sia una scelta errata ?

Che succede poi con le registrazioni ottime ?

40 minuti fa, Bunker ha scritto:

la "fedeltà al supporto" sia un feticcio molto comodo perché comodamente verificabile

Non direi.

Per come intendo io la fedeltà al "supporto", è tutt'altro che comodamente verificabile.

Per me fedeltà al supporto non significa portare il proprio CD di riferimento in giro per impianti, questo, serve solo a capire quanto la riproduzione di quel CD sia vicina o lontana a quella data dal nostro impianto.

Nulla sappiamo di "come" quel CD debba essere correttamente riprodotto. Perchè non conosciamo gli intenti di chi quel CD l'ha prodotto. Questo, per me, è fedeltà al contenuto. 

O°vvio che non conoscendo le intenzioni di chi ha creato quel contenuto, altro non possiamo fare, che affidarci... a noi stessi.

 

Che io sappia (sottolineo che io sappia) solo Velut Luna propose un CD in cui veniva spiegato, meglio che si poteva, traccia per traccia, cosa doveva uscir fuori da un impianto, in funzione di quello che avevamo deciso in fase di produzione.

In mancanza di questo tipo di riferimento, ciascuno di noi giudicherà, contenuto e macchine, in funzione della propria esperienza, esperienze, conoscenze, in definitiva, del proprio gusto, maturato nel tempo.

Altro non si può fare.

E va benone così.


Sopratutto, nessuno qui (e neanche altrove), ha la "patente" di certificatore del suono corretto, anche se almeno tre ritengono di esserlo.

 

 

 

  • Melius 1

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