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Anatomia di un DAC (anzi di molti DAC)


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23 minuti fa, corrado ha scritto:

Ma perché diavolo non fate i nomi, ma che problemi avete?

non so @alexis ma io nessuno…ci sono stati thread in merito e in effetti di francese (se non si considerano gli assemblati di audiophonics)  di cui si parla su forum internazionali c’è solo questo:

https://www.totaldac.com/index.htm

 

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Andrea Mori

Riprendo il tema dallo stadio di conversione corrente-tensione all'uscita analogica del DAC quando necessario.

Il modo più banale per convertire l'uscita in corrente di un DAC in tensione è caricarlo con una banale resistenza.

Semplicemente in base alla legge di ohm potremmo calcolare il valore della resistenza necessario per ottenere una certa tensione a partire da una certa corrente. Ad esempio, il PCM1704 ha una corrente di uscita pari a +/- 1,2mA picco-picco.

Pertanto, se si desiderano 2 volt rms di tensione, pari a +/-2,83 Volt picco-picco, una semplice divisione (R=V/I) ci darà il valore della resistenza, in questo caso circa 2,4kohm (2,83 / 0,0012 = 2.358).

Il risultato, però, sarebbe pessimo, poiché i DAC con uscita in corrente amano lavorare su carichi bassissimi, prossimi a zero, praticamente su una massa virtuale. Questo proprio per evitare che vengano sviluppate tensioni elevate all'uscita analogica del DAC, dato che al di sopra di poche decine di millivolt il DAC inizia a distorcere notevolmente. Quindi questa soluzione è da scartare.

Sempre rimanendo nell'ambito delle soluzioni passive, quella che invece può essere implementata si basa sull'utilizzo di un trasformatore elevatore oltre alla resistenza. Nella prima immagine è visibile un circuito del genere, ossia l'implementazione di un trasformatore appositamente progettato dalla Sowter. La corrente che esce dal DAC circola nel primario del trasformatore, mentre sul secondario c'é una resistenza in parallelo allo stesso. Quindi il DAC vede l'impedenza della resistenza riflessa dal trasformatore, che risulterà più bassa del valore della resistenza stessa, dato il rapporto spire di 1:10.

Normalmente però, dato anche l'elevato costo dei trasformatori, i produttori di DAC usano circuiti attivi per convertire la corrente in tensione.

Quelli più classici ed economici sono quelli basati su amplificatori operazionali, come nella seconda immagine. Il circito si avvale di un primo amplificatore operazionale che carica il DAC sul suo ingresso invertente. Per mezzo della contro-reazione elevatissima disponibile con gli amplificatori operazionali, praticamente il DAC vede una massa virtuale, ovvero un'impedenza prossima a zero. Nel secondo riquadro si trovano due filtri passa-basso del primo ordine in cascata, ed infine c'è un altro amplificatore operazionale che opera da buffer, in modo da fornire un'impedenza di uscita bassa e stabile per essere collegato senza problemi a qualsiasi preamplificatore. Come si evince con due soli amplificatori operazionali e pochi altri componenti è stato implementato tutto quello che serve per un DAC con uscita in corrente: convertitore corrente-tensione, filtro passa-basso analogico e buffer di uscita.

Tuttavia, esistono anche implementazioni attive che non fanno uso di amplificatori operazionale, ma normalmente sono più complesse e costose.

Nella terza immagine è rappresentato un circuito convertitore corrente-tensione basato su transistor abbastanza semplice. Per ottenere una bassa impedenza di carico per il DAC, l'ingresso del circuito è applicato agli emettitori di due transistor, che come tali forniscono la più bassa impedenza tra i tre terminali del transistor. Tuttavia, il guadagno di un circuito del genere è assai basso, e quindi l'impedenza vista dal DAC è più alta di quella che si può ottenere con gli operazionali.

Nell'ultima immagine ancora un circuito attivo basato però su jfet: in questo caso l'ingresso è posizionato sulle sorgenti (source) dei due jfet, che è l punto a più bassa impedenza. Tuttavia, con questo circuito, l'impedenza vista dal DAC sarà ancora più alta rispetto al circuito a transistor, dato che i jfet hanno una transconduttanza assai più bassa dei transistor.

Da questo escursus sembrerebbe che la miglior soluzione dia quella basata sugli amplificatori operazionali, dato che risulta la più efficacie ed economica.

Personalmente, mio parere soggettivo, preferisco le soluzioni attive discrete basate su transistor o jfet, poiché, per mia natura (ed esperienza), rimango sempre abbastanza sospettoso quando si applicano elevati tassi di contro-reazione.

Ma come ho detto è una mia opinione personale ben poco condivisa dai produttori di DAC.  

   

Trafo_IV.jpg

PCM1704-IV.jpg

Discr IVconverter.jpeg

z_IV_3.png

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58 minuti fa, alexis ha scritto:

Perché una cosa é sbalordire con effetti speciali e scimitarrate ad alta frequenza, un' altra la naturalezza e la perfetta esposizione del parlato o cantato ( in quel caso cantate gregoriane) anche a livelli bassissimi, sulla soglia del percepibile.. senza compressione o distorsione apparente.

Ed è una qualitá, quest'ultima, che la dice lunga, sulla vera qualita di un dispositivo digitale...

Condivido, è lì che il gioco si fa duro.

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Andrea Mori
Adesso, davenrk ha scritto:

Totaldac

Tempo permettendo proverò anche ad analizzare la tecnologia del Totaldac (peraltro ascoltato nella loro saletta a Monaco).

Forse dovrei proprio farlo visto che su ASR si trova nella sezione "Poor" nella classifica SINAD, quindi un DAC con misurazioni tra le peggiori in assoluto, assai peggio del MEIZU DONGLE da 45 dollari.

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@Andrea Mori l'acclamato DAC Merging Nadac che viene tra l'altro utilizzato anche dagli studi di registrazione utilizza come stadio d'uscita un operazionale dal costo di 3euro. Mi domando il perché di una scelta del genere considerando che si tratta  di un oggetto dal costo molto importante. Non penso che sia per una questione di costo.

 

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Andrea Mori
3 minuti fa, fabbe ha scritto:

@Andrea Mori l'acclamato DAC Merging Nadac che viene tra l'altro utilizzato anche dagli studi di registrazione utilizza come stadio d'uscita un operazionale dal costo di 3euro. Mi domando il perché di una scelta del genere considerando che si tratta  di un oggetto dal costo molto importante. Non penso che sia per una questione di costo.

 

Probabilmente non è una questione di costo, ed è anche quello che fanno più o meno tutti, salvo pochissime eccezioni.

Quindi evidentemente la ritengono la soluzione più performante. E sicuramente alle misure è così.

Personalmente non la preferisco, ma è un'opinione soggettiva, forse dovuta al fatto che non ho mai apprezzato molto i circuiti che fanno un uso pesante della retroazione.

 

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@Andrea Mori mi interessa ovviamente la tua opinione sul totaldac, ora che abbiamo pure il nome, a mio avviso uno dei migliori dac ascoltati.. soprattutto sotto il profilo della naturalezza, risoluzione e assenza di artefatti.

Che le misure siano scarse..  ma forse é solo un problema astratto.. a questo punto?

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Andrea Mori
29 minuti fa, paolosances ha scritto:

Sarà un ammazzagiganti,o quantomeno,  ritenuto valido al di là del costo

Sicuramente da chi li implementa e da chi si affida esclusivamente a misure stazionarie.

Per quanto mi riguarda, opinione personale, qualche manciata di BC550 e BC560 (o BC850 e BC860 in SMD) che lavorano in corrente, in circuiti complementari, e magari seguiti da un buon diamond buffer, con poca (o nulla) retroazione, non li ammazza nemmeno l'antrace.

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