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Un’italiana a New York: «Io, dentro la dittatura woke. Sono bianca e devo scusarmi anche se non sono razzista. E guai a chiedere: di dove sei?»


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Gaetanoalberto

Il problema è piuttosto complesso credo,  multifattoriale, e si innesta su un substrato culturale mai sopito.

La crescita del benessere e la sua migliore distribuzione, temperano la competizione, attutiscono i divari sociali e culturali, aumentano l’istruzione, forniscono strumenti per la pace sociale.

La maturazione più importante del processo ha coinvolto appieno il XIX ed il XX secolo, e si basa sulla concezione del rapporto tra società ed individuo.

Da sempre c’è una potenziale dicotomia tra chi si concentra sulle libertà ed i meriti individuali, e chi sottolinea il ruolo delle organizzazioni sociali in cui l’uomo è inserito.

Il welfare ha addolcito il conflitto, che è sempre avvenuto non solo verso i detentori della ricchezza, ma anche e soprattutto tra gli appartenenti alle altre classi sociali.
Tra queste sono intervenuti altri rimescolamenti, anche per l’effetto del pensiero socialista che, nel valorizzare la partecipazione alla produzione, ha determinato una diversa distribuzione dei redditi tra gli esponenti delle attività intellettuali e quelli delle attività più direttamente legate alla produzione.

La globalizzazione ha determinato uno spostamento della produzione, la concentrazione dei profitti, la paralisi dei redditi bassi, l’aumento della forbice, una diminuzione potenziale delle risorse disponibili per la redistribuzione.

Cosa c’entra, direte voi ?

Tutto, dico io, perché la liquidità della società e la semplice prospettiva di una riduzione del benessere, riaccende tutte le potenziali discriminazioni attenuate ma mai sopite, e tutti i potenziali conflitti mediati dallo stato.

Su questo soffia la pessima politica, e poggia la potenziale crisi delle democrazie.

Il riaccendersi della difesa della legittimità dei pensieri discriminatori, si presenta pertanto con il fascino della protezione del pensiero divergente.

Più facilmente, si potrebbe concludere che non c’è nulla di nuovo, ma un semplice ritorno del vecchio, tipica espressione dei momenti di crisi che aprono a parentesi di involuzione.

 

 

 

  • Melius 1
2 minuti fa, Gaetanoalberto ha scritto:

La globalizzazione ha determinato uno spostamento della produzione, la concentrazione dei profitti, la paralisi dei redditi bassi, l’aumento della forbice, una diminuzione potenziale delle risorse disponibili per la redistribuzione.

Possiamo dire che è il sistema stesso che sta fregando (o ha fregato) la gente che in questo ha creduto? Da una parte sta avvenendo quello che hai scritto, dall'altra chi ha la responsabilità di questo (oltre che le tasche piene per questo) svia l'attenzione da se stesso, deviando la rabbia sociale additando immigrati, minoranze che rivendicano diritti e più in generale chiunque cerchi di mettere in luce questa dinamica. Io che non sono studiato come Lei prof. direi, prima se l'incxxxno impoverendolo, e poi gli dicono che è stato l'immigrato, il woke, l'ecoattivista, il preside ecumenico, ecc.... Trump da questo punto di vista è da manuale, ma i trumpini sono ovunque e da tempo. Si divorano il pianeta e poi ti dicono che se le cose non funzionano la colpa è di chi vuole i matrimoni gay.

Non ci vedo nulla di nuovo, purtroppo: da sempre c'è bisogno di un colpevole, di un untore, a cui addossare la responsabilità della qualunque, non importa se ciò sia logico o illogico (quasi sempre illogico).

:

Da questo punto di vista come società ci ripetiamo da secoli e millenni, forse perchè è una reazione istintiva di massa, come tale non dominabile dal singolo.

3 minuti fa, micfan71 ha scritto:

Da questo punto di vista come società ci ripetiamo da secoli e millenni, forse perchè è una reazione istintiva di massa, come tale non dominabile dal singolo.

E soprattutto incapace di imparare dagli errori. Evolutivamente parlando potrebbe essere ciò che ci frega definitivamente.

Gaetanoalberto
28 minuti fa, UpTo11 ha scritto:

è il sistema stesso che sta fregando (o ha fregato) la gente che in questo ha creduto?

Però il rischio è sempre di confondere bimbo ed acqua sporca, perché è proprio il sistema che ha consentito un maggiore benessere.
Da questo punto di vista molti odiati “tecnici”, usati per il lavoro sporco e per fare da ricettacolo del dissenso, hanno proposto ricette magari un pochino amare, ma sensate.

Gli opposti populismi mirano ad altro, e propongono una pessima complicità tra politica ed elettori che, se non necessariamente é la causa del problema, é più probabilmente il motivo per cui si fa finta che non ci siano soluzioni.

1 ora fa, Gaetanoalberto ha scritto:

Da sempre c’è una potenziale dicotomia tra chi si concentra sulle libertà ed i meriti individuali, e chi sottolinea il ruolo delle organizzazioni sociali in cui l’uomo è inserito.

Hai detto un prospero 🙂, a Roma si dice così per evidenziare una cosa clamorosa, mi non mi chiedere perché. Quanto citato è al centro del dibattito filosofico da sempre e sempre senza risposta...

La troveremo grazie a Rampini 😉

Ciao

D.

4 ore fa, Gaetanoalberto ha scritto:

Ora farò un ultimo tentativo di dittatura “woke” con un esempio pratico: “Insieme alle cosiddette razze caucasoide, mongoloide e australoide è una delle tre o quattro categorie principali riconosciute dalle teorie del XIX secolo: sono stati identificati gruppi di popoli caratterizzati da un pigmento scuro della pelle e da una particolare ossatura craniale.>>

Noi veniamo chiamati caucasici senza che nessuno si offenda.

Il problema non sta nella parola ma nel fatto che noi europei li abbiamo rapiti dall'Africa e venduti agli americani, che dapprima li hanno usati come schiavi, e successivamente limitati nei diritti fino ai giorni nostri.

Quella parola, etimologicamente corretta, è stata macchiata dai nostri crimini verso il popolo africano 

Gaetanoalberto
29 minuti fa, damiano ha scritto:

Hai detto un prospero 🙂,

Altrimenti tradotto … “ Me cohoiones!…”:classic_biggrin::classic_tongue:

Però non si sa come, ma s’é fatto…lasciarselo sfuggire sarebbe abbastanza un peccato no?

3 ore fa, Idefix ha scritto:

Ed è questo quello che conta.

Ed è ancor più peloso e penoso sentire quelli che lo usano per disprezzare però dicendo che negro in realtà non è offensivo.

Lo fanno sapendo di mentire, perché la coscienza che si tratti di un termine etimologicamente corretto ma che nella cultura euro americana ha assunto una semantica diversa da quella di origine è ben chiaro a tutti.

Però ciò vale solo quando ad usarlo è un bianco, riferendosi ad una persona estranea.

Se io dovessi alla sorella di Mercy (non la stessa Mercy perché non parla italiano) che è una negra, non succederebbe assolutamente niente perché la familiarità fra di noi le farebbe interpretare il termine nel modo corretto.

Gaetanoalberto
25 minuti fa, Uncino ha scritto:

Noi veniamo chiamati caucasici

Non so, da chi, dagli americani intendi ? Preferisco nero o di colore. Negro mi pare avere una connotazione che non mi piace usare.

19 minuti fa, Gaetanoalberto ha scritto:

Non so, da chi, dagli americani intendi ? Non so. Preferisco nero o di colore. Negro mi pare avere una connotazione che non mi piace usare.

 

 

Tendenzialmente uso anche io la parola "nera", ma non perché intenderebbe "negra" come insultante se detto da me.

Diverso sarebbe verso un'estranea.

1 ora fa, Gaetanoalberto ha scritto:

Però il rischio è sempre di confondere bimbo ed acqua sporca, perché è proprio il sistema che ha consentito un maggiore benessere.
Da questo punto di vista molti odiati “tecnici”, usati per il lavoro sporco e per fare da ricettacolo del dissenso, hanno proposto ricette magari un pochino amare, ma sensate.

Gli opposti populismi mirano ad altro, e propongono una pessima complicità tra politica ed elettori che, se non necessariamente é la causa del problema, é più probabilmente il motivo per cui si fa finta che non ci siano soluzioni.

I conti vanno fatti dalla culla alla tomba, come diceva un mio prof universitario, e se fino ad un certo punto ci è sembrato di incassare bisogna vedere se alla fine a conti fatti è stato veramente così. Posso avere il mio DAC cinese, ma se mi ritrovo nel quarto reich non mi sembra un affarone.

P.S.: quasi quasi hanno ragione sui presidi ecumenici :classic_laugh:

17 minuti fa, UpTo11 ha scritto:

Posso avere il mio DAC cinese, ma se mi ritrovo nel quarto reich

Ascolti i Pink Floyd (The Wall) e vai alla grande:

 

PINK F_.jpg




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