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Come l'ho comprata ve la rivendo, più si studia...


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Inviato

Scriveva Kant nella “Critica del giudizio”: “… la produzione, in un essere ragionevole, della capacità di scegliere i propri fini, e quindi di essere liberi è la cultura. Perciò la cultura soltanto può essere l’ultimo fine che la natura ha ragione di porre al genere umano.”

Inviato

"Fatti non foste a viver come bruti/ma per seguir virtute e canoscenza"

Pur non avendo fatto il classico questa la conosco anch'io: dallo studio non possono che venire cose buone, compresa la consapevolezza di quello che siamo e dei nostri limiti.

Se si ama il sapere in sè stesso, questa consapevolezza non è cagione di infelicità, ma uno sprone a voler sapere ancora di più, ad essere sempre aperti e curiosi.

Sapere di non sapere è un privilegio, non sapere di non sapere è il fardello di chi si riempie di sè stesso.

Inviato
51 minuti fa, piergiorgio ha scritto:

Che intervento carico di malinconia...si vede che hai studiato

No, ha solo trovato un vinile agognato ma arato da un “selezione read digest” o gumme gaz se scrive…😁

Inviato

Quanto alla felicità “… nel piano della creazione non è incluso l’intento che l’uomo sia felice”

Inviato

Vi è poi un altro punto. Nell'Antico Testamento Abramo muore "vecchio e sazio di giorni". In una concezione ciclica del tempo, come per le stagioni, se si aveva la fortuna di morire di vecchi si erano vissute le esperienze possibili, queste potevano solo ripetersi identiche a se stesse. La morte aveva quindi un senso, si era vissuto tutto quello che era possibile vivere, il futuro altro non sarebbe stato che il ripetersi del passato. Nel tempo aperto del cristianesimo, in cui vi è un inizio ed una remota fine dei tempi, il futuro sarà sempre diverso dal presente, la morte ci nega di vivere quel futuro e quindi diviene inspiegabile, priva di significato. Nell'Antico Testamento non si parla di immortalità dell'anima, che invece diviene centrale nel cristianesimo.

  • Thanks 1
Inviato

Stavo leggendo in questi giorni, un bellissimo libro, già citato in altri thread, in cui la sofferenza del protagonista è indicibile, ma  tale discesa agli inferi del protagonista (un condannato alla pena capitale nel braccio della morte), può essere preludio per una trasformazione interiore

Paradossalmente, tale catarsi, in circostanze per lui normali (violenza, droga, abusi, ecc..), non sarebbe mai potuta accadere

È riuscito a trovare la luce, nella situazione più buia e oscura della sua esistenza

 

  • Moderatori
paolosances
Inviato
1 ora fa, alexis ha scritto:

quindi meglio l’itis.. qualche cavetto qua e là,

Noooo...ora verrà fuori che all'ITIS insegnano "fuffologia garantita al pistacchio"!:classic_laugh:

  • Thanks 1
Inviato
28 minuti fa, Savgal ha scritto:

Quanto alla felicità “… nel piano della creazione non è incluso l’intento che l’uomo sia felice”

È incluso l'intento che sia infelice oppure entrambe le situazioni sono accidentali?

Inviato

La frase è una citazione da "Il disagio della civiltà" di Freud.

Da parte mia ritengo che una priorità del vivere civile è operare affinché nessuno sia infelice.

Inviato
54 minuti fa, briandinazareth ha scritto:

sono le relazioni; in molti casi studiare a fondo e avere le caratteristiche precedenti possono essere di ostacolo.

Il famoso "siamo chi incontriamo"?

Gaetanoalberto
Inviato

Molti sentimenti, come nostalgia, la malinconia, il ricordo dei cari, sono legati ad uno stato che erroneamente potremmo scambiare per infelicità, ed al contrario sono il condimento della medesima che si percepisce spesso proprio attraverso il passaggio tra loro.

Dal punto di vista della parte più strettamente legata alla natura umana, credo la felicità o l’infelicità non siano necessariamente collegate all’istruzione.

D’altra parte i ricercatori esistono apposta per studiare i fenomeni.

Se felicità é apprezzare in modo più pieno alcune cose, la cultura, non necessariamente coincidente con il tipo od il grado di istruzione, aiuta.

Inviato

Comunque lo studio formativo non e’ quello tecnico/universitario. Questo serve a preparare le professioni e con un po’ di fortuna a bisbocciare da grandi. Ma lo studio e’ per me quello che non ha come obiettivo un sapere tecnico (ad esempio cosa e’ una sostituzione fedecommissaria:classic_biggrin:), ma un sapere “libero” e orientato al piacere della conoscenza che a mio parere personale e’ la vera realta’ aumentata

  • Melius 1
Inviato

"Omo studioso, magro moroso". 

E Freud insegna che essere "magri morosi" non conduce alla felicità, quindi nulla di nuovo sotto il sole. :classic_rolleyes:

Inviato

Ia via l’insegna vasquez montalban.. studiare molto da giovani, poi gozzovigliare da adulti, tutta la vita, come non esistesse un domani, bruciando ogni sera un libro nel caminetto.. un amore, una bottiglia rara…. A scelta o tutto insieme.

  • Melius 1



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