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Come l'ho comprata ve la rivendo, più si studia...


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ascoltoebasta

 

Il buon e mai sufficientemente ricordato Odorico Laudotti aveva un suo personalissimo pensiero al riguardo,che condivido in gran parte,quasi ogni uomo crede di saper cosa sia la felicità e di possedere gli strumenti per trovala,per alcuni una componente della felicità è la consapevolezza che per raggiungerla serva il “sapere” e si muniscono di questo strumento,per altri il quesito,che a volte si pongono,è troppo importante e troppo astratto il traguardo, e vivono quindi di quel hanno e possono,altri ancora non han tempo per chiedersi cosa sia la felicità perché sempre in affanno nel procurarsi l’indispensabile,poi c’è la categoria che non si pone questa domanda perché non ne sente urgenza,che siano questi ultimi i veri e inconsapevolmente felici? Il Laudotti, come ogni uomo saggio,affidava la risposta ultima ad un dubbio e ad un interrogativo.

 

Scherzi a parte, per me è ovvio che i sentimenti di incompletezza e del proprio limite rendono tristi tutti gli uomini, anche se con le variabili innate accennate da Moz. La questione è che le persone che hanno studiato posseggono strumenti concettuali e di esperienza, propria o delle persone che hanno "conosciuto" leggendo i grandi del passato e contemporanei, tali da rendere molto più ricca e dettagliata l'espressione di tali sentimenti.  Come dicevamo in altro thread,  se non possiedi le parole giuste per fermarli e contemplarli, ti sfuggiranno anche i concetti e i pensieri che pure si affacciano ad ogni animo nel corso della vita. Per questo la cultura è per me un esaltatore di sapidità,  della gioia e della tristezza, una lente di ingrandimento di ciò che tutti vivono, ma non tutti sanno dire con la stessa efficacia e riconoscibilità. 

  • Melius 1

E’ anche un ausilio lo studio e la cultura in generale. A volte si pensa di vivere una situazione o esperienza inedita, la si personalizza, drammatizza. La cultura la conferisce invece all’ammasso degli accadimenti umani, assegnandole il giusto posto, generalmente in piccionaia:classic_biggrin:

  • Haha 1
1 ora fa, Roberto M ha scritto:

Anche in quel caso una nobildonna francese gli diede un clamoroso due di picche e lui, che doveva essere anche abituato visto che si era giocato tutto a carte, la prese molto male e comincio’ a contemplare gli abissi.

Avra’ letto la Dama di Picche di Puskin, questa e’ la fine che fa Hermann

L'unica cosa davvero nostra è la nostra persona, la cultura è lo strumento con cui formarla, ci consente di comprendere i nostri impulsi ed istinti, di comprendere e così di impossessarci di un passato che altrimenti diverrebbe il nostro destino.

Sarà pur vero che "We are such stuff as dreams are made on, and our little life is rounded with a sleep", ma almeno ci consente di vivere consapevolmente questo sogno.

Chi pensa invece che il senso della vita sia la gratificazione della vanità e dei propri impulsi riduce la persona ai "bruti" dei celebri versi danteschi.

ascoltoebasta

Però attenzione a non confondere l'intelligenza e il successo personale e/o professionale con la felicità,perchè hanno davvero poco a che fare,le famose "terminiti" nel pieno degli anni novanta portarono nuovi importanti dati a studi condotti 30 anni prima.

Ogni cosa può generare felicità o tristezza.  

Dipende semplicemente dell'interesse che si ha per ciò che si sta studiando o facendo. 

Sicuramente però,  il sapere, la cultura, aiutano a comprendere il tempo in cui si vive.  E non sempre questo è fonte di serenità. 

Membro_0022
Il 30/3/2024 at 09:33, ferrocsm ha scritto:

sdoganeremo il " beato te che non capisci un c...o! :classic_biggrin: 

Io dico sempre al porcellino d'india: "beato te che sei un topone !"

Aggiungendo spesso "mangi, bevi, dormi e non fai un k-zz tutto il giorno, ma che vuoi di più ?".

 

Membro_0022
20 ore fa, LUIGI64 ha scritto:

Se siamo sempre indaffarati, più che felici siamo dei fuggitivi

Fuggiamo da noi stessi

Quello che facciamo quotidianamente, o quasi 🙂

Tu ti meravigli come di un fatto strano: di non essere riuscito a liberarti della tristezza e della noia, malgrado i lunghi viaggi e la varietà dei luoghi visitati... È il tuo animo che devi cambiare, non il cielo sotto cui vivi! Anche se attraversi il vasto oceano, anche se ti lasci dietro terre e città, dovunque andrai ti seguiranno i tuoi vizi. Perché ti meravigli che non ti giovino i viaggi? Tu porti in ogni luogo te stesso; t'incalza cioè sempre lo stesso male che t'ha spinto fuori. Chiedi perché tu non trovi sollievo nella fuga? Perché tu fuggi sempre in compagnia di te stesso. (Seneca)

[Ogni tanto mi ricordo anch'io di aver fatto il classico]

 




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