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Muti......come artista una cosa, come uomo un’altra


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A me il concerto di Muti coi Wiener e’ parso un concerto di alta routine anche se l’attacco del Calma di mare di Mendelsshon, veramente meravigliosa la compatezza morbida del pianissimo degli archi ad evocare la bruma lacustre d’un mare nordico, lasciava presagire una serata memorabile.

Sono state ovviamente esecuzioni impreziosite dalla bellezza del suono dei Wiener ma non e’ stato detto nulla di nuovo e la “tremenda” transizione della quarta di Schumann che introduce all’ultimo movimento e che deve far saltare dalla sedia e’ scivolata un po’ via (poi senti Celibidache o Furtwangler o anche solo Sawallisch...); meglio la seconda di Brahms -che avevo gia’ sentito a Slz- per via di quel magnifico legato degli archi dei viennesi di cui parlava Simone. Ma mi e’ sembrata una lettura un po’ datata ne’ carne ne’ pesce, lontana sia dalla poesia di un Giulini o Walter che dal nerbo d’un Kleiber o Abbado.

Grande impressione il valzer dell’imperatore come bis. Li’ si conferma la grandezza dei Wiener Philarmoniker che cantano sempre in ogni sezione (anche i timpani cantano)  senza rigidita’ metronomiche, e con un’aroma di timbri unica e sempre riconoscibile.

Strepitosa l’acustica del nuovo teatro di Firenze, molto simile a quella del Festspielhaus di Salisburgo, certamente la migliore sala dove sentire

musica sinfonica in Italia.

analogico, le nozze di Muti in disco non sono un granche’.

Ma ti assicuro che quelle con cui debutto’ alla scala nel

maggio 1981 (ovviamente io c’ero) e prima ancora a Firenze (li’ ero troppo piccolo) sono state superlative.

alla Scala anche per la regia di Strehler credo uno dei dieci spettacoli piu’ belli della mia vita.

Nell’ouverture era un caleidoscopio di colori in uno scatto felino di ritmi che pero’ non erano mai in danno della morbidezza direi quasi felpata degli archi. 
Muti ha fatto soprattutto nell’opera cose grandiose anche per la capacita’ rara (in cio’ superiore ad Abbado ad esempio) di saper guidare i cantanti.

Trovo eccezionale anche il Muti sinfonico della prima ora (Philarmonia di Londra) di cui ho tutto in disco e che ascoltai in tournee a Roma a fine anni 70.

In seguito devo dire non sempre mi ha entusiasmato nel repertorio sinfonico. Esecuzioni di spessore sia chiaro, ma col tempo sempre piu’ levigate e canoviate se mi si passa il termine.

Le stesse cose dirette da Abbado (parlo di confronti live in disco non passa tutto anzi nel sinfonico passa pochino) sembravano avere il doppio delle note e di indicazioni agogiche.

Poi dipende dagli autori, certamente. 

Lui si sente erede di Toscanini ma Arturo era d’un altro livello a mio avviso anche se Muti e’ sempre interessante.

Prossimi appuntamenti Aida a Verona e la

grande di Schubert a Ravenna

  • Melius 1
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12 ore fa, antoarma ha scritto:

Attilia Giuliani per la precisione

Hehehe... il solito “correttore” Apple... mannaggia ..! 😉

Comunque, se hai letto la lettera pubblicata su Repubblica, ero perfettamente d’accordo con le sue motivazioni.

@Gabrilupo a noi capita spesso di essere completamente  d’accordo 😉

9 ore fa, mozarteum ha scritto:

Sono state ovviamente esecuzioni impreziosite dalla bellezza del suono dei Wiener ma non e’ stato detto nulla di nuovo

E perché mai si dovrebbe per forza “dire qualcosa di nuovo” in opere “straclassiche” come la quarta Sinfonia di Schumann e la seconda di Brahms?

Nel caso della quarta Sinfonia di Schumann: solo Muti riesce ad amalgamare il suono dell’orchestra come se l’orchestrazione di Schumann fosse davvero perfetta... cosa che riesce solo a lui e a Bernstein! Perché in realtà Schumann con l’orchestrazione non ci “andava proprio a nozze”, forse perché troppo abituato a pensare da “pianista”.

Quando una Sinfonia di Schumann “scorre via” come se fosse perfetta...ecco, questa è di per sé una novità, cioè una cosa che non si ascolta pressoché mai dal vivo, e quasi mai su “disco”.

Anche la seconda di Brahms, la Pastorale, per il suo estremo lirismo non deve dire per forza qualcosa di nuovo, ma “riesce a parlare” proprio perché un grande classico della tradizione, e parla meglio se l’esecuzione è perfetta e cesellata in ogni suo dettaglio sonoro.

Muti ha un suo “stile”, un suo approccio, ma a differenza di Celibidache rimane sempre molto attento e fedele a quanto scritto nello spartito, e in questo è sempre molto toscaniniano.

Ebbene sì, io l'ho ascoltato il suo Così Fan Tutte al Maggio, e forse anche per questo continuò ad amare la sua registrazione live con i Wiener (registrazione fatta male è piena di difetti, ma artisticamente ancora un capolavoro, superiore a tutti gli altri, compreso Böhm e il giovane Karajan..).

Forse è proprio il brutto carattere di  Muti a renderlo antipatico e a sminuirne i meriti artistici.

Che poi essenzialmente consistono proprio nell’essere un “custode della tradizione”, un “conservatore” in musica, impermeabile a qualunque avanzamento filologico..... ma proprio per questo affascinante e sempre da ascoltare come “altra campana”.

Con le voci: Muti ha anche avuto molta fortuna, oltre che grandi meriti, perché la scuderia EMI di allora era più “fornita” di quella DG.

Insomma il suo Requiem di Verdi anni ‘70 con la Scotto in forma vocale perfetta, o la sua Traviata, sempre con la Scotto, o la sua Aida o il suo Nabucco...

Certamente con le voci Muti ci sa fare,  così come Abbado (che come al solito ha un approccio diverso, lascia più libero chi canta e ne “segue” il respiro con l’orchestra, in maniera quasi magica) o come Karajan (che “impone” un po’ come Muti, la sua linea) o come Giulini che guida “gentilmente” la voce.

Frequentando fin da bambino piccolo piccolo, cioè da metà anni ‘70 che avevo 8 anni, ho avuto il piacere di ascoltare dal vivo, anche se con “fanciullesca inconsapevolezza” millanta volte Muti, ma anche Giulini, così spesso sul podio al Maggio, ma anche Celibidache, ospite pressoché fisso e di cui ricordo alla perfezione l'incidente, durante le prove aperte al pubblico degli studenti del conservatorio, con la caduta dal podio e la frattura del femore,

Che poi fu l’evento iniziale che causò la morte del maestro rumeno.

Celi non mi piaceva neanche da bambino (o forse non mi piace neanche ora da adulto proprio perché non mi piaceva quando ero bambino? Boh?! I misteri della psiche...).

E con quanta generosità Zubin Mehta che era proprio a Monaco, ritornò al volo a Firenze a sostituire Celibidache nel concerto che si tenne ugualmente... quanti bei ricordi!!

Ma ecco, il mio giudizio positivo su Muti spesso non lo dico proprio per paura di non essere “obbiettivo”, per timore di essere influenzato dai miei ricordi di bambino in cui “la chitarra era una spada e chi non ci credeva era un pirata” (cit. E. Bennato). Per me, da bambino, Muti era un “eroe”, e tutto quello che la sua bacchetta toccava diventava “magico”...

 

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E mbe’ no Schumann mai sotto naftalina manco quello sinfonico. Non e’ un compositore da “spianare”; va valorizzato il contentuto armonico almeno in misura pari a quello melodico, e mai sepolta del tutto la carsica “madness”. La quarta poi e’ una scomposta (sublime) sinfonia romantica proiettata nel futuro anche per alcune incrinature tonali. Pettinarla e’ secondo me un minus non un plus.

Piu’ a suo agio con Brahms ma anche li’ non ricorderemo nei secoli dei secoli come si ricordano Walter, Giulini Kleiber e Karajan.

Comunque il Muti degli anni fiorentini fu sensazionale come attestano le molte (non sempre perfette) riprese rai.

 

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Piccolo ot. Il Maggio fiorentino anche negli anni 50 non scherzava. Ieri sera sentivo la forza del destino di mitropoulos 1953, forse l’edizione di riferimento.

Elektra sempre dello stesso, i Vespri con Erich Kleiber, la mitica Agnese di Hoenstaufen con Gui (che Muti ripropose con pari successo negli anni 70)...anche in anni recenti ottime cose alcune straordinarie. per me e’ una festa tornare a Firenze ogni volta. 
Raccomanderei agli amministratori una maggior cura dell’arredo urbano troppi negozi bangladescici con luci al neon in tutta l’area intorno al mercato. Va bene il globalismo, ma con stiglierie in legno e insegne e luci adeguate alla meraviglia che e’ Firenze. Peraltro anche Roma esquilino non e’ da meno ma Roma e’ piu’ grande e nell’insieme si nota meno (ci sono altri elemebti di degrado ma il lock down li ha attenuati segno che il degrado e’ dovuto piu’ al lanzichenecchiume che agli amministratori).

Tornando a Muti da domani per chi e’ interessato sono in vendita i biglietti per i due concerti al ravenna festival

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analogico_09
10 ore fa, mozarteum ha scritto:

A me il concerto di Muti coi Wiener e’ parso un concerto di alta routine

 

Meglio alta che bassa ma pur sempre di routine si tratta... avrebbe detto anche  il professor pazzaglia! 😄

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analogico_09
10 ore fa, mozarteum ha scritto:

analogico, le nozze di Muti in disco non sono un granche’.

Ma ti assicuro che quelle con cui debutto’ alla scala nel

maggio 1981 (ovviamente io c’ero) e prima ancora a Firenze (li’ ero troppo piccolo) sono state superlative.

 

 

Non lo metto in dubbio, stimando la tua compentenza e il tuo senso del gusto musicale alto, però anche dal disco, strumento più popolare, più alla portata dei più, nonostante i limiti della registrazione rispetto allo smalto del live, dovrebbe trasparire, più "diafana" ma ugualmente intelligibile, la sapienza interpretativa, il polso, il carattere direttoriale.
In quelle Nozze, registrazione o non.., traspare chiaramente il dato "rozzo".., cosa notata anche in altre opere interpretate da Muti del compositore salisburghese... tra cui un Flauto Magico di molti anni fa (anni '90) che ascoltai in diretta radio tre mi pare dalla Scala... 

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analogico_09
2 ore fa, oltretutto ha scritto:

Contro le "schitarrate' in chiesa

 

 

Non ha tutti i torti su questo.., ma a certi livelli della "magistralità" superiore (più o meno universalmente riconosciuti...) non si dovrebbero stigmatizzare certe scontatezze con battute di facile ironia da persona qualunque "scandalizzata".., alla signora mia... che sottendono una non troppo sottile vena di "pedagogia moralistica"...
Mi sembra un po' come "sparare sulla crocerossa" accostare tout-court Palestrina alle chitarre della messa "beat" - come la chiamavamo e la facevamo una volta.., ora pure quella è peggiorata... - mi sembra un riflessione poco acuta.., con le "chitarre", se proprio volessimo ampliare il discorso, si potrebbe fare grande musica spirituale, anche in chiesa... ma è un altro discorso, secondo me ben più interessante e pertanto più autenticamente "scandaloso"...

L'aver perso le nostre grandi tradizioni musicali sacre, colte e popolari, dipende da ben altri fattori; la "chitarra" strimpellata in chiesa è solo uno degli effetti delle cause... Si fosse coltivato, condervato in maniera più diffusa il "dilattantismo" musicale anche in chiesa tra i fedeli (come accadeva una volta - ho ricordi vivissimi della mia fanciullezza, la passione per la musica nacque in me ascoltando le beghine che cantavano in chiesa o che "mantravano" il rosario.., le marce funebri delle bande ai funerali.., ecc), senza che le intellighenzie delle "accademie" snobbassero, se ne scandalizzassero e osteggiassero... mentre oggi rimpiangono le occasioni perdute, saremmo forse ancora a cantare "Palestrina", ecc, foss'anche alla bell' e meglio ma in continuità culturale e psichica, spirituale, con la tradizione e con le nostre profonde e dimenticate radici...

Non che non si faccia ancora.., ma in modo più sporadico e di nicchia, negli ambienti più colti e raffinati... i quali però, più "mentali",  non hanno quella passone dell'anima naturale e spontanea delle vecchie contadine che, storpiando il latino, cantavano in chiesa "sgranando"  il rosario tra le dita di mani rugose e incallite che contrastavano spesso con le vocalità squisite...

Scusate la disgressione... forse non troppo fuori luogo

 

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Non credo c’entrino niente accademie ed elites. In Austria in qualsiasi chiesa la messa si dice con Mozart, Haydn, ecc.

Anzi la domenica di Pasqua si chiede: che danno al Duomo? O e’ meglio la Franziskaner? Del vescovo o del prete importa poco. E se non ci si sbriga ad andare le panche sono presto occupate.

E’ questione di educazione musicale di massa riguarda piu’ il ministero della pubblica istruzione che le accademie o le elites interpretative.

Non bastano le

nostre bisnonne col : 🎼 soono state i miei peccate” a far tradizione di musica in chiesa

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A Una messa con palestrina anche ci fossero alessandrini e i suoi andrebbero solo gli appassionati che in genere sono miscredenti.

A mio parere poi ci vogliono musiche piu’ spettacolari trombe timpani e archi come in Austria.

Dopo una settimana di lavoro vai in chiesa e trovi palestrina diventa na quaresima 

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