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Melius Club

Basi attive x bookshelves. (Watt + puppy dreamin’).


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Sono stato quasi seppellito dalla valanga di risposte al mio 3d, segno che se qc ha una buona idea poi le persone se ne accorgono e lo seguono con interesse e sostegno.  Vengo fuori dalla montagna umana come un giocatore di rugby 🏉 da sotto la mischia, qualcuno mi chiamava, credo, ma la luce era troppa,  si trattasse di San Giuseppe, il protettore degli autocostruttori di diffusori acustici, e diceva : ernesto14, continua sulla strada che hai intrapreso, ... 

Poi purtroppo il rumore intorno copriva le parole, ed eccomi qua, che la diritta via era smarrita.  
Ma a mo’ di lampadina, ecco l’illuminazione.  Questa volta non fuori di me, ma dentro di me.  (Quelo insegna!).   Spesso chi ascolta musica, con un occhio anche all’hi-fi, oppure al contrario, si dedica all’hi-fi, con un orecchio anche alla musica, chiude il discorso dicendo che alla fine preferisce ascoltare musica, solo musica, musica e basta, fuori da tutte queste fisime tecnologiche.   La mia lampadina 💡 dice che non si può.  La musica riprodotta ( che di questo si tratta), e la tech-nologia per riprodurla, sono inter-connesse, non puoi separarle.  Facendo questi ascolti con l’utilizzo delle basi advent loudpeaker mi rendevo conto che la percezione dell’evento musicale cambiava, rispetto all’utilizzo del solo satellite, e con essa le emozioni che ne conseguono.  

Quindi i due elementi, stereo e musica, sono tra loro inter-dipendenti.  In particolare,  se modifico lo stereo, mi cambia anche la musica, perché la percepisco in maniera diversa.   Perché la musica dentro il cd non esiste, se non viene riprodotta dallo stereo, e cambia fisionomia insieme ad esso. 

Quindi la mia modesta ricerca del buon suono dentro la mia stanza viene ad essere funzionale all’ascolto della musica in quanto diretta alla sua valorizzazione sul piano pratico dell’ascolto qui ed ora.  

Mi sembra sia un buon motivo per continuare la strada intrapresa e rimettersi al lavoro. 

 

Il lavoro attuale, in attesa di ulteriori sviluppi a breve termine, consiste in pratica nell’ascolto della configurazione Isabel + advent New loudspeaker.  
Eh si, di lavoro si tratta.  Le orecchie devono stare dritte e attente, mentre la musica lentamente si svolge, apre il rotolo della tela, consente nuove sonorità ... 

Non so, sarà il fatto che i woofers delle advent avevano un forte bisogno di attività, ma stanno lavorando assai meglio della precedente session.  
In particolare con il jazz ( don ellis ..), sta venendo fuori una performance  che i soli satelliti si sognavano.  Fossi entrato nella stanza come un ascoltatore in una fiera non avrei avuto niente da eccepire sulla linearità della risposta in frequenza globale, segno che il patchwork satelliti + basi non è peregrino.  In precedenza avevo dovuto settore il livello delle basi su - 1, a togliere una certa preponderanza delle basi sui satelliti, ovvero dei bassi sui medio-alti. Si perché inizialmente hai fame di bassi, di quei bassi che sognavi, poi però fai indigestione e capisci che occorre equilibrio,  la performance deve essere globale.  
Dovessi fermarmi qui non mi metterei a piangere.  Il risultato sta diventando interessante. E coinvolgente.  In particolare è venuta fuori l’articolazione sui bassi, che direi, è tutto.  Darò modo alle advent di slegarsi ulteriormente, se riescono, del resto non è un caso che i suoi woofers siano stati scelti da Dalquist per le sue omonime Dq 10,  ma poi, Ulisse docet, proverò altre configurazioni.

Questa delle loudspeaker credo sia una configurazione estrema, le basi sono alte 67 cm, ( + i 40 dei satelliti e  le punte), i woofers sono dei 10”,  a fronte di una stanza di appena 12 mq.

Non è tuttavia escluso che, alla fine del giro, io debba tornare su questa configurazione e qui fermarmi.  Ci  sono tante belle qualità, trasparenza, calore, equilibrio. Anche musica. 

 

Figura di m...a !   Declamavo le doti dei woofers advent, mentre in realtà, .... 

Con una operazione maldestra e inavvertitamente ho staccato la spina iec dal finale che porta il segnale alle advent.   Quindi, senza segnale, che l’ampli era spento, le basi funzionavano in risonanza, non come basi attive.   Decisamente bene pare. 
Ho fatto la faccia di Stanlio e Ollio quando combinano qualcosa.  Inizialmente lo gnorri. 
Poi, ho dovuto esclamare : “Oibo’!! “ . 
Ma in seguito mi sono rifatto.  Data corrente all’ampli, ho preso atto che si, l’ambiente viene eccitato e va in vibrazione, ma non ci siamo,  il basso è monocorde è confuso.  Ho girato le advent in modo che i woofers fossero a  10 cm in più, rispetto a prima, dal pavimento.  Questo espediente ha consentito di avere maggior fuoco e risoluzione del basso, a prezzo di una minore eccitazione di pavimento e muri, a tutto vantaggio delle note emesse dagli strumenti, e quindi, in ultima analisi, della musica riprodotta. 

Rispetto ai soli satelliti si avverte il generoso apporto delle basi advent, peraltro regolabile tramite la manopola del cabre, che rendono la performance complessiva più completa, ed appagante.  Bene 😌 direi.  

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come si evince dalla foto allegata, non sono rimasto fermo alle advent loudspeaker, provando questa volta un woofer da 20 cm,  il ciare hw 203,  costo netto 64 euro cadauno,  montato su una cassa di dimensioni in linea con le Isabel,  h = 53 cm.  
Quindi in pratica sono passato da una cassa da 40 litri ad una da 25,  e il woofer da 25 cm a 20.   
Il risultato, stante il volume della stanza dedicata alla musica,  di poco più di 30 mc,  a fronte di un’area di ca. 12 mq,   ( e questi dati relativi alla stanza sono il metro con cui misurare tutto il resto, nel senso che sono il giudice e insieme il limite di qualunque prova io possa fare), mi sembra più soddisfacente.  I woofers advent hanno un sound che incontra i miei gusti,  secco, direi anche neutro,  ma con quel litraggio diventavano difficili da gestire.    I woofers ciare, più modesti come dimensioni, in una cassa anch’essa più modesta, e collocati a ca 20 cm dal pavimento,  di fatto non fanno sentire il basso monocorde,  si integrano molto bene con i satelliti, con i livelli del cabre su flat.   La connotazione dei bassi che viene proposta all’ascolto vira verso il morbido, l’arrotondato, anche a fronte di una accresciuta quantità di informazioni che vengono restituite.  Potrei dire che è un basso educato.  Con il suo perché. Innanzitutto perché si collega benissimo con i satelliti, e questo non è poco. Ma potrebbe non piacere a chi preferisce un suono più neutro, capace di essere più diretto e cattivo. 
Al momento questa soluzione rimane sotto osservazione ( ascolto ). 
(Per risparmiare tempo, il woofer ciare non è stato collegato direttamente, ma passando dal suo filtro.  Sicuramente questo influisce sul risultato finale.  Quanto lo potrei scoprire solo scollegando il woofer dal filtro.) 
Intanto sto pensando al woofer advent in un litraggio da 25 ( cioè le advent 1).  

 

 

 

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Ecco le advent 1.  Stesso woofer da 10” delle loudspeaker, ma in un diffusore da 25 litri. 
Le misure per fungere da base per le Isabel sono perfette  ( con i woofers sui lati esterni, come da foto. ) 

Rispetto alla prova precedente, con i ciare hw203, le cose sono cambiate in meglio.  Soprattutto è sparito il suono morbidoso.  Il basso si sente, e, rispetto alla prova con le advent loudspeaker, si inserisce meglio nella stanza, pur se ancora alcuni suoni bassi sono poco definiti e insoddisfacenti. 
Memore della prova con le loudspeaker, ho capovolto il diffusore, al fine di tenere il woofer più distanziato dal pavimento.  
Devo ancora scollegare il woofer dal filtro e collegarlo direttamente ai morsetti.  Credo possa solo migliorare. 
In merito al ciare hw203, credo si tratti di un mid-woofer.  Meglio per il ruolo di sub  dovrebbe essere il ciare hw202,  che ha una risonanza più bassa ( a parte l’utilizzo di un vero altoparlante dedicato). 
Per tornare invece alle advent 1, la prova più significativa mi è sembrata quella con il cd “Joy division, unknown pleasures  “, dove il confronto con i satelliti da soli fa risaltare la necessità dell’apporto del sub al fine di una maggiore completezza del messaggio sonoro, ancorché, come dicevo sopra, ci sia il bisogno di intervenire a livello di tuning, in maniera specifica su alcune frequenze,  nel caso risulti una cosa fattibile. 

  • Melius 1


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In principio fu ...  non lo so, ma fra gli antesignani ci fu anche Roy Cizek a proporre un sistema  costruito su due satelliti e due basi sub-woofer, quelli che si vedono nella foto.   Foto dalla quale è possibile dedurre che il sistema  abbia bisogno di una ampia sala.  

Riporto l’estratto di una rivista di hi-fi : 

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Non si tratta di un consiglio infondato, certo.  Però se ho la fortuna di avere 12 mq, quelli sono.  E se desidero dei bassi soddisfacenti, occorre cercare qualche soluzione, adeguata alla stanza e insieme alle aspettative, pur con degli inevitabili compromessi. 
A questo proposito il sistema satellite + sub ha almeno un punto a favore: che il sub lo puoi modellare sulla stanza, anziché prendere un diffusore grande e piazzarlo nella stanza. 
Ad es. queste Egglestone Oso.  A mio parere ammirevoli. 
 

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Ma le devi prendere come sono.  Col sistema con sub separato invece il sub lo adegui. 
Certo, per risparmio di tempo e denaro 💰 io sto utilizzando dei “pret a porter”, anche perché sono in una fase ancora acerba, la cui conclusione non è escluso sia il ricorso ad un “harakiri”.  
E comunque non sto inventando niente.   Semmai, tramite un sano diy, con mezzi modesti sto cercando una soluzione ambiziosa, almeno sul piano del risultato sonoro.  
 


 

 

14 ore fa, ernesto14 ha scritto:

Ma le devi prendere come sono.  Col sistema con sub separato invece il sub lo adegui. 


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Ad es. questo diffusore, non troppo dissimile dalle Ew oso come impostazione, ma strutturato su due componenti separate.  Modestamente, io sono allo step successivo:   una volta che ho un satellite di soddisfazione, la base la conformo alla stanza, eventualmente scegliendo fra più soluzioni diverse predefinite.  
 

Che dire di questa accoppiata sub + satellite ?  Alla vista direi interessante 🤔, poi certo occorre passare all’ascolto. 

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In questo caso gli altoparlanti per i bassi sono stati pensati dietro, probabilmente per sfruttare il rinforzo offerto dal muro posteriore.  Bisognerebbe chiedere a qualcuno esperto del suono delle piccole bbc, se l’aiuto del sub sia in ultima analisi positivo all’ascolto. 
Per quanto concerne le piccole Egglestone io ritengo che una base sub attiva  vada a colmare una lacuna a mio giudizio avvertibile nell’utilizzo del solo satellite,  permettendo  a quel diffusore di arrivare ad un livello di soddisfazione superiore.
 
 


 

L'anno scorso ho avuto anch'io le Isabel, sono diffusori carini ma in basso ad un certo punto e' come se si spegnessero completamente :-)

Inizialmente le avevo prese per farmi un sistema tipo Watt + Puppy, quindi un paio di woofer frontali pilotati da plate amp in classe D ma poi ho desistito perche' l'impegno sarebbe stato eccessivo e non sarei stato certo del risultato.

Fatto sta che le ho vendute. 

Comunque apprezzo il lavoro che stai facendo 

3 ore fa, Ashareth ha scritto:

L'anno scorso ho avuto anch'io le Isabel


Intanto grazie per le cortesi e incoraggianti parole.  Per fortuna più che un lavoro è un gioco, ancorché preso seriosamente.  In merito alle Isabel ho pensato che proprio la penuria dei bassi ( vengono date per -3 db a 60 hz) avrebbe potuto giovare al raccordo con la base sub.  Consideriamo che un grande come Palkovich di Merlin per le sue tsm non era riuscito a completare l’operazione sub in maniera convincente (per i suoi alti standard).
Il mid-woofer dei due diffusori, Isabel e merlin tsm, è un morel da 6”, simile, ma le merlin hanno più litraggio, e scendono di più.  Probabilmente per loro accade quanto si dice per le piccole bbc, ovvero che vogliono rimanere single.  Invece nelle Isabel, come mi confermi, lo senti che la base è necessaria.  I bassi latitano. 
Dicevo del gioco.  Il gioco si differenzia dal lavoro perché non ha necessità del risultato.  Alla fine si rimettono le carte nella scatola e tutto è finito.  Dove questo bricolage si fa serio è nella posta in gioco,  non si tratta di fare una coppia di diffusori da esporre, quanto di emozioni da raggiungere, proprio attraverso quella coppia di diffusori, una volta beninteso che la qualità della riproduzione sia arrivata ad un livello soddisfacente. 
Nel caso tu abbia tempo e voglia puoi sempre dire la tua in merito a come avresti portato avanti l’opera, se ci avessi creduto di più.  Come dire, da progettista, senza vincolo di realizzazione. 

 

22 minuti fa, ernesto14 ha scritto:

Invece nelle Isabel, come mi confermi, lo senti che la base è necessaria.  I bassi latitano

Diciamo che sotto ad una certa frequenza proprio muoiono, come se il suono venisse brutalmente troncato.

Secondo me un'altra operazione interessante sarebbe la sostituzione del midwoofer morel con un morel migliore. 

Che e' un po' quello che ha fatto la Egglestonworks nei modelli piu' recenti. 

Chiaro che il xover andrebbe rivisto (oddio, nelle Isabel c'e' un condensatore sul tweeter e basta...)

  • Melius 1

Breve aggiornamento sullo stato dei lavori. 
Ho assodato che le advent large speaker sono eccessive per i 12 mq.  Sia perché non riescono ad esprimere il potenziale, sia perché esistono anche i vicini.   
Così anche  un semplice mid-woofer usato come subwoofer ( vedi cabre hw 203, o il woofer delle spendor prelude, entrambi con diametro 8”),  non risultano idonei, per il motivo opposto alle loudspeaker, ovvero che non riescono a fare la voce abbastanza grossa.  
Invece le advent 1  al momento risultano l’esperimento più riuscito.  Non tanto perché messe sotto le Isabel hanno le misure perfette per fungere da basi, quanto perché risultano implementare il suono delle predette in modo molto naturale e senza particolari artifici.  In pratica il basso elettrico ed il. contrabbasso ne hanno giovato in maniera evidente, ma anche l’orchestra, che senti più completa.   
Soprattutto dopo che ho sostituito i due woofers con quelli delle loudspeaker (essendo uguali), dopo che mi sono accorto, nel mentre bypassavo il filtro in modo da collegare ai morsetti il solo woofer,  che il foam, sempre lui, se ne stava andando a pezzi. 
Quindi ho raggiunto il primo campo base, dove si sta abbastanza bene.  Vale la pena andare oltre ? 

  • 3 settimane dopo...
Il 28/4/2024 at 22:00, ernesto14 ha scritto:

Quindi ho raggiunto il primo campo base, dove si sta abbastanza bene.  Vale la pena andare oltre ? 


Soprattutto vale la pena provarci.   Riuscirci è un altro discorso. 
Ho ancora le advent 1 a fare da basi.  Mediamente vanno abbastanza bene, la differenza con i soli satelliti è notevole e a vantaggio della configurazione maxima.  Con qualche distinguo.  Il disco di bruce Springsteen dedicato a  Seeger  mi da’ una grancassa ridondante.   Il clavicembalo di Andreas staier nel libro 2 del  clav. ben temperato risulta quasi inascoltabile da quanto appare gonfio.   Tutto questo dopo avere cambiato il finale che pilota le basi  ( da spectral 50 a un onix sui 60 watt, più performante sui bassi a quanto pare, almeno in fatto di quantita), e qualche pannello qui e là.  
Credo che sia ora di cominciare a fare qc rilevazione con l’utilizzo di mic e app dedicata, in soccorso alle orecchie. 
Nel mentre, ho fatto un incontro interessante con le van schweikert vr4.   Il commento tecnico dell’ing. Chiappetta mette in luce di come le stesse, avendo un ripido calo sulle frequenze basse, ( dato dal filtro a 18db), riescano a fare bella figura anche in piccoli ambienti.  
 

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2 ore fa, Suonatore ha scritto:

Con quale pre?


Lo spectral 50 era lì sui bassi temporaneamente, l’ho passato sui satelliti che mi sembra il posto più consono.  Al momento il pre è un sonic frontiers sfl1, solo linea, nella versione signature.   Ma ho anche lo spectral 12p, in attesa della stagione estiva.   
Lo spectral ha un ottimo suono, però ronza, si sente nei diffusori, oltre il lecito.  Mi sto chiedendo se sia il caso di farlo vedere.  

Preciso: quello che ronza oltre il lecito è il finale, spectral dma50.  Tolto il ronzio, per  il resto va benissimo, trasparente e veloce quanto basta, neutrale,  confrontato con il quad 306 spinge l’asticella del buon suono un poco più alto, insieme al costo.
A volere essere esigenti, come unico appunto,  i connettori di potenza, i classici standard, potevano essere più curati  e più distanziati.  
Quando si fanno prove, cambiando i componenti, i cavi ecc., i connettori diventano importanti, essendo in grado se fatti bene di facilitarti le operazioni, o al contrario di renderti la vita difficile. Ad es., le advent accettano solo le forcelle e il cavo non terminato.  
 

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