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Fisica e Buddhismo


LUIGI64

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Meditare sulla vacuità non significa cadere in un vuoto e non fare esperienza di nulla; a cadere sono il nostro attaccamento e la nostra fissazione, le rigide convinzioni che nutriamo su noi stessi e sul mondo che ci circonda.
Insomma, iniziamo a vedere le cose come sono, non come pensiamo che siano. Abbandoniamo i preconcetti, le idee e i valori di cui siamo intrisi, e ci limitiamo a vedere. I tibetani dicono: "È come togliersi il cappello" . Rimuoviamo lo strato di preconcetti e idee fisse, e facciamo esperienza della
realtà liberi da questi vincoli. Se continuiamo ad aggrapparci alla confusione generata dalle fissazioni dell'io, dai concetti, dalle illusioni sulla forma e la permanenza, non potremo intraprendere veramente il sentiero. La vacuità di tutti i fenomeni ci permette di cambiare, di lasciar andare e di volgerei verso una realtà contraddistinta da una verità e una chiarezza più grandi. Ora possiamo iniziare il processo che ci porterà a scoprire chi siamo veramente e come funziona veramente il mondo.

Tutto sembra reale, ma in realtà è vuoto. È la vacuità del prendere rifugio nella realtà ultima, che è vacuità. Ciò trascende il contesto ordinario in cui qualcuno si affida a qual cos'altro.
Perciò, la miglior forma di fare affidamento, se così si può dire, è quella in cui nessuno si affida a nulla.

Tratto da: Guida alle pratiche fondamentali del Buddhismo Tibetano (Y. Mingyur Rimpoche)

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Intervista, fresca fresca, al prof. G. Pasqualotto sul concetto di vuoto nel Buddhismo

Commento al libro: "Vuoto, nulla, vacuità. Il buddhismo e il pensiero moderno" di Marcus Boon, Eric Cazdyn, Timothy Morton (Ubiliber 2024)

https://www.raiplaysound.it/audio/2024/11/Uomini-e-Profeti-del-30112024-1fc3570d-2d6a-4de1-b491-984612a10879.html

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Come disse Werner Heisenberg: “L’idea di un mondo reale oggettivo le cui parti più piccole esistono oggettivamente nello stesso senso in cui esistono le pietre o gli alberi, indipendentemente dal fatto che le osserviamo o meno… è impossibile”.

È sbalorditivo scoprire che un oggetto classico che pensavamo fosse reale sia invece il comportamento collettivo di miliardi di miliardi di sistemi ondulatori invisibili e interagenti (le particelle), che non possono esistere come tali nel nostro mondo finché non si manifestano nello spazio-tempo. Dove e come esistono, allora, le particelle quando non le osserviamo?

Tratto da Irriducibile di F. Faggin

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Il 06/12/2024 at 14:00, LUIGI64 ha scritto:

È sbalorditivo scoprire che un oggetto classico che pensavamo fosse reale sia invece il comportamento collettivo di miliardi di miliardi di sistemi ondulatori invisibili e interagenti (le particelle), che non possono esistere come tali nel nostro mondo finché non si manifestano nello spazio-tempo. Dove e come esistono, allora, le particelle quando non le osserviamo?

Tratto da Irriducibile di F. Faggina le particelle 

 

Bella domanda .

A volte quando mi sveglio ho delle erezioni senza sapere perché , sarà tutta colpa delle particelle .

😎

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“Il futuro non è ancora giunto. Non stare a speculare su di esso, chiedendoti come le cose potrebbero svolgersi. Lascia andare tutte queste idee disturbanti, non è che pensiero.“Lascia andare il passato e il futuro, considera solo il presente. Allora, conoscerai il Dhamma. Forse conosci i discorsi di molti insegnanti, ma tuttora non conosci la tua mente. Il momento presente è vuoto; osserva solo il sorgere e il cessare dei sankhārā (formazioni). Nota che sono impermanenti, insoddisfacenti e privi di un sé. Vedi che sono in realtà così. Allora, non ti interesserà il passato e il futuro. Capirai chiaramente cheil passato se ne è andato e il futuro non è ancora arrivato. Contemplando nel presente, capirai che il presente è il risultato del passato. I risultati delle azioni passate si vedono nel presente.

Ajahn Chah (uno dei massimi esponenti della tradizione buddhista theravada della foresta)

 

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Certo, pensando a persone che si fanno saltare in aria in nome di Dio, o che si perpretano le peggiori infamie in Suo nome...oppure, la mancanza di consapevolezza dilagante, obnubilati da social e dispositivi elettronici, trascinati da desideri convulsi e compulsivi... Mi pare che 'sto Buddha, tutti questi torti proprio non li abbia ☺️

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...Gli oggetti della coscienza emergono e svaniscono nella mente proprio come le onde che sorgono e scompaiono sulla superficie dell’oceano. E così come le onde non esistono separatamente dall’oceano, poiché sorgono a causa delle forze che agiscono sull’oceano, lo stesso vale anche per i contenuti della coscienza e la mente.

Gli oggetti della coscienza emergono e svaniscono nella mente proprio come le onde che sorgono e scompaiono a causa delle forze che agiscono sull’oceano.

L’ego-Sé, il concetto familiare di chi e che cosa siamo, è soltanto un’altra di queste costruzioni mentali vuote. Lo stesso vale per i pensieri, le emozioni e le intenzioni egocentriche che emergono nella coscienza e rinforzano la credenza nell’ego-Sé. Quando realizzate che il vostro ego-Sé è vuoto come qualsiasi altro fenomeno mentale, potreste essere tentati di ricollocare il vostro senso di identità personale nella mente, o persino nella coscienza stessa. Tuttavia, se continuate a praticare questa meditazione sulla mente, finirete col realizzare che la vostra percezione della mente a riposo è soltanto una costruzione, come qualsiasi altra cosa. Ciò equivale a dire che l’esperienza soggettiva dell’osservare la mente – e quindi, l’idea stessa che la mente sia qualcosa di autoesistente e reale che può essere osservato – non è diversa da qualsiasi altro oggetto creato dalla mente. La mente è altrettanto vuota degli oggetti che emergono in essa . In virtù di questo ulteriore insight, non è più possibile credere che la vostra mente sia il Sé...

La coscienza non ha nessun altro oggetto a parte la coscienza stessa. In quest’esperienza non c’è nessun senso del Sé, nessun testimone: nulla...

È particolarmente importante non lasciarsi ingannare da una mera comprensione intellettuale . Potreste pensare di avere già «capito», semplicemente dopo avere letto questa descrizione. Tuttavia, sono molti i filosofi che hanno compreso tale verità intellettualmente, ma non l’hanno trasformata in realizzazione. Quindi non siete giunti a destinazione fino al momento in cui questo insight non trasforma completamente il modo in cui percepite il mondo, specialmente nei momenti difficili, come quando discutete con il vostro capo o con il vostro partner, quando vi trovate imbottigliati nel traffico o quando la vostra casa prende fuoco.

La mente illuminata: Culadasa (pseudonimo di John Yates, già ricercatore e docente di neuroscienze, maestro di meditazione secondo la tradizione buddhista tibetana da oltre 40 anni. Dirige il Dharma Treasure Buddhist Sangha di Tucson, Arizona)

 

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  • 2 settimane dopo...

Interessanti e profonde considerazioni di Hans Kung (Teologo svizzero -Sursee, Svizzera, 1928 - Tubinga 2021-. Il suo nome è legato all'impegno ecumenico e agli studi sull'ecclesiologia biblica, ma anche allo sviluppo della cooperazione tra le religioni attraverso il riconoscimento dei loro valori comuni. Professore all'univ. di Tubinga dal 1960, nel 1979 è stato privato della cattedra di teologia dogmatica a causa delle sue posizioni antitradizionali) tratto da: Dio esiste?

 

Ora è proprio nel problema di Dio che si concentrano le difficoltà : nella filosofia occidentale Dio viene visto sempre in maniera positiva e nominato con molti nomi positivi: l’Assoluto, l’Atto puro, l’Essere stesso – per non citare le espressioni propriamente cristiane (ad esempio «Dio è amore»). Ha perciò un senso entrare in discussione, proprio su questo problema, con una religione che si fonda esattamente sull’opposto: sul non-assoluto, sul non-essere, sul nirvana, sul vuoto e, addirittura, sul nulla assoluto? Ora è proprio questo che avviene nelle religioni e filosofie orientali, specialmente in quelle che si ispirano a certe scuole del buddhismo Mahayana, come lo zen.

Tuttavia, più che al problema di Dio, il buddhismo è interessato al problema della salvezza dell’uomo . L’insegnamento di Buddha culmina infatti in un metodo pratico di liberazione dalle sofferenze di questa vita, causate dal desiderio di vivere, dall’egoismo, dall’autoaffermazione: la via che conduce al nirvana. Nel suo centro, perciò, il buddhismo tende a essere non teistico, sia nella teoria che nella pratica: per esso non esiste alcun concetto di un Dio come causa prima, creatore, padre onnipotente Sul problema metafisico il Buddha storico, che personalmente non ha scritto nulla e sul quale veniamo informati soltanto da testimonianze molto tardive, mantenne uno stretto silenzio. Secondo lui è insensato gravare un uomo, ferito da una freccia avvelenata, con il problema della casta, della famiglia, dell’aspetto di colui che l’ha colpito. Parimenti privo di senso sarebbe per l’uomo sofferente cercare di rispondere agli interrogativi sull’eternità o la non-eternità, sulla finitezza o non-finitezza del mondo, o sulla vita dopo la morte. Tali interrogativi non aiutano a raggiungere la condizione cui l’uomo deve tendere: il distacco dal mondo, l’eliminazione delle passioni, il superamento, la quiete, il sapere superiore, l’illuminazione, insomma il nirvana 33 . Il nirvana? Il vuoto? Il nulla? Qual è il senso di questi concetti fondamentali del buddhismo?...

...

Il vuoto : il concetto di “vuoto ” (sanscrito: ‘sunyata ’), quale è stato sviluppato soprattutto dal filosofo indiano Nagarjuna 36 , fondatore della scuola Madhyamika, intorno al 150 d.C. proprio per denotare l’assoluto, e che in seguito è stato accolto anche dal buddhismo Mahayana e dallo zen, non è (analogamente al nirvana) un concetto puramente negativo. Nagarjuna – inserito da Karl Jaspers tra i «grandi filosofi» 37 , ma di religiosità specificamente buddhista – rappresenta, in cosciente collegamento con Buddha e in opposizione all’induismo, una “via media” (= Madhyamika), non soltanto, come nello stesso Buddha, tra gli estremi dell’edonismo e dell’ascetismo, ma anche tra l’affermazione e la negazione: soltanto al di là del “vuoto” – abbandonando tutte le intenzioni, tutti i punti di vista e le categorie determinate – l’uomo perviene al nirvana.

Perché? Per Nagarjuna l’assoluto stesso è «vuoto»: al di là di tutti i concetti e di tutte le parole che – in quanto tutti relativi – non possono affatto esprimere l’assoluto. Di esso, che è l’unica cosa reale, non si può e non si deve dire nulla. Né predicati positivi né predicati negativi : né sostanza né movimento, né causalità né relazione, né unità né molteplicità, e persino né essere né non-essere. Se si attribuisce l’essere all’assoluto, lo si renderebbe soggetto – come tutto ciò che esiste – al nascere e al perire. Se gli si attribuisse il non-essere, lo si renderebbe a maggior ragione soggetto al cessare e alla distruzione.

L’assoluto infatti non tollera alcun nome o attributo, è esso il «Vuoto» (‘Sunyata ’): né un essere particolare né semplicemente nulla. Esso però non sta neppure al di fuori del mondo dei fenomeni, ma piuttosto si identifica con i fenomeni del mondo: è la realtà dei fenomeni, del mondo , vale a dire la loro vera natura. A misura che si scopre e si allontana la falsa realtà dei fenomeni, viene in luce la vera natura dell’assoluto. Il “vuoto” è quindi la descrizione della sua vera natura: esso è l’indeterminato per eccellenza e, perciò, inaccessibile alla ragione oggettivante; soltanto la “sapienza” (‘prajña ’), che gli si unisce intuitivamente, può raggiungerlo. La negazione è quindi l’unico mezzo per scoprire la realtà sotterranea, il fondamento trascendente di tutto e insieme la vera natura delle cose come norma del vero e del falso. Senza questa realtà ultima non sarebbe possibile liberarsi dal “samsara ”, né si avrebbe il nirvana senza il “sunyata ”. Perciò T.R.V. Murti, professore all’università indu di Benares e grande studioso di Nagarjuna, può così esprimersi sulla «filosofia fondamentale del buddhismo»: «Il buddhista della via media (Madhyamika) non è un nichilista; egli si limita a resistere alla tentazione di determinare ciò che è l’indeterminato per essenza. L’assoluto non può venire identificato con l’essere o con la coscienza, in quanto ciò comprometterebbe la sua natura di fondamento incondizionato dei fenomeni. La realtà ultima viene tuttavia ammessa dal Madhyamika come la realtà di tutte le cose, come la loro natura essenziale. Essa è uniforme e universale, non diminuisce né cresce, non nasce né perisce. L’assoluto è solo in se stesso [...]. Il Madhyamika ribadisce che l’assoluto viene conosciuto da un’intuizione non dualistica (“prajña ”, ‘sapienza’). È esso stesso questa intuizione »  .

 

 

 

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  • 2 mesi dopo...

Allora, come lo amerò (Dio)?

Amalo così com'è. Un non-Dio, un non non-spirito, una non-persona, una non-immagine; semplicemente come un essere, puro e limpido, alieno da ogni forma di dualità. E in Lui sprofondiamo eternamente di nulla in nulla 

M. Eckhart 

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