rebus Inviato 20 Giugno 2024 Condividi Inviato 20 Giugno 2024 3 ore fa, lormar ha scritto: A Torino c’era (forse per pochi giorni c’è ancora poi chiuderà ) un negozio di dischi chiamato Onde. Li operavano Elisabetta Sermenghi e Renzo Pognant. Li ho conosciuti, belle persone e molto appassionate e competenti, la loro opera di divulgazione anche attraverso l'etichetta Felmay è meritoria e ammirevole. Quando capitavo a Torino il negozio era una sosta fissa. Mi dispiacerà davvero moltissimo se chiuderà, del resto capisco che sia un mercato di ultra-nicchia, non so come facesse a sopravvivere. Link al commento https://melius.club/topic/20531-musica-classica-indiana/page/3/#findComment-1228962 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Stefano1911 Inviato 7 Luglio 2024 Condividi Inviato 7 Luglio 2024 Conosco molto poco di quanto citato nei commenti precedenti, ma qualche anno fa mi ero imbattuto in questo CD a cui non ho resistito per la mia passione onnivora del repertorio sinfonico, di tutte le epoche e di tutti i continenti. Si trova tranquillamente sulle piu' comuni piattaforme di ascolto e acquisto. Decisamente consigliato. Link al commento https://melius.club/topic/20531-musica-classica-indiana/page/3/#findComment-1240567 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
analogico_09 Inviato 7 Luglio 2024 Condividi Inviato 7 Luglio 2024 Il 20/6/2024 at 07:26, campaz ha scritto: Per un musicista iraniano guardare a occidente significa allargare i propri orizzonti e accedere a una bellezza inclusiva, porgere lo sguardo a oriente rinchiudersi in una bellissima gabbia dorata. Però, ne ho parlato un po' nei primi post, la musica occidentale inizia a prendere forma, già dal gregoriano, dalle musiche "orientali", già dai romani che prendevano dai greci più "esotici" molte cose anche i modi musicali ancora in uso nei popoli ad est dell'occidente, nel nordafrica. Dalle crociate imparammo a conoscere e ad importare i "modi" e gli strumenti musicali, ovviamente rialaborati, dall'islam, nel nostro medioevo. Praticamente tutti i nostri strumenti, di ogni famiglia erano d'"importation".., ovviamente asistiamo ad elaborazioni di questo materiale musica e strumentale, ma non abbiamo in fondo perso qui in occidente la forte impronta "orientalista", nordafricanista che sopravvisse anche con Puccini, Debussy, Ravel, etc, etc.... Diciamo che le più rimarchevoli "emancipazioni" delle nostre musiche da quelle "esotiche" iniziarono nel '700, in piena "rivoluzione" barocca, già dal primo barocco, tardo rinascimento, con i Monteverdi, Frescobaldi, Bach e tanti altri. Le forme musicali orientali hanno trovato minori evoluzioni ma ancora oggi, molto più aperte di ieri a quelle occidentali: musicisti interpreti e compositori (un po' meno questi ultimi) cinesi, giapponesi, coreani, indiani, etc, stanno facendo seria concorrenza ai colleghi più abituati da sempre ad osservare i tramondi del sole che sorge ad "est", e non già come dicevano quelli del duce, liberio e giocondo sui colli di Roma... Se in oriente non vi è stato sincretismo con le musiche d'occidente, non è stato per mancanza di capacità, ma credo per cultura "filosofica", psichica, religiosa, trascendente.., nella loro cultura non c'è il senso dello "spettacolo" come lo intendiamo noi in modo spesso "esteriore. Le musiche indiane, coreane, mongole, cinesi, sufi, berbere, zen, ecc , emanazioni di civiltà antichissime ed estremamente colte e potenti, affatto complesse e ricche di suoni ed umori mutevoli e di rapinosi coinvolgimenti emotivi e intellettuali, contro le apparenze, mirano alla spiritualità che si può ottenere in modo non di meno profondo con un semplice flauto di canna rispetto a quello che sarà stato il fulgore musicale alla prima del Don Carlos di Verdi Il 27 ottobre 1867 diretta a Bologna dal grande direttore d'orchestra Angelo Mariani, mi pare il primo, o tra i primi, a salire sul podio per inaugurare il nuovo corso "accademico" della direzione orchestrale intesa in senso "moderno", più "autoritaria" la quale , con tutti cambiamenti del caso, facendosi a volte anche "ingombrante", dura ancora oggi. Ciò che dice Ramjn Bahrami sul mancato sincretismo della muaica indiana, più bravo a "opinionare" che a suonare Bach in modo assa assai "modesto"... sono approssimazioni.., capisco che voglia "emanciparsi" da uno stato così autoritario qual è l'Iran le cui musiche popolari e "classiche" sono tuttavia meraviglose, di grande raffinatezza compositiva, esecutiva, improvvisativa. (non r tirerò fuori il jazz che invece si imbeve di queste caratteristiche.., nell'assorbire e nel rilasciarle...) quanto ve ne sia nelle nostre musiche basta ascoltare.., e dovrebbe essere proprio il pianistra a promuoverle a far conoscere le grandi musiche della sua cultura a noi "infedeli".., non che non si possa promuovera anche Chopin o Bach da musicisti non occidentali, ci mancherebbe, ma a costoro ci pensano da secoli e con enorme risonaza in occidente... dove ci stiamo sempre più aprendo all'"esotico".., si spera. Link al commento https://melius.club/topic/20531-musica-classica-indiana/page/3/#findComment-1240942 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
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