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Concerti di musica classica: stagioni, date e impressioni


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analogico_09
Il 09/03/2026 at 15:55, Lolparpit ha scritto:

Qualche anno fa la Wang ha eseguito nella stessa occasione tutti e 4 i concerti di Rachmaninov, e già che c'era anche la Rapsodia sul tema di Paganini (avrà fatto pure bis?).

 

Eseguendo immagino senza partitura. Sarà piccolina di statura ma una memoria grande come quelle di 4 elefanti assemblate insieme. Non me la sento di dare un giudizio artistico avendola ascoltata una sola volta alle prese col pianoconcerto di Tchaikowsky, dove mi piacque, e poche volte da disco, anzi da streams. Cè molta tecnica e "memoria" di innata "facilità" esecutiva tuttavia non meccanica; sul piano espressivo la trovo molto più convinciente di Lang Lang che mi sembra un carro armato. 

analogico_09
Il 09/03/2026 at 16:00, mozarteum ha scritto:

Non ditemi che vi siete persi la grandissima Avdeeva alla Iuc sabato

 

 

Con lei mi pare si sia su una dimensione altra della musicalità. Ne parlai nel topic sulle Mazurche di Chopin a proposito della sua interpretazione della nr. 4 in La minore Op. 17, la più introspettiva e malinconica della raccolta, che Bergman porta in Sussurri e Grida come sottolineatura di alcuni momenti permeati da struggente nostalgia. L'interprete musicale dimentica le tecniche e i virtuosismi e come arciere zen mira al centro della verità artistica guardando dentro di sè non già il bersaglio. 

 

Quel finale enigmatico e sospeso è degno del più puro genio musicale: cos'altro ci sarà oltre la porta del silenzio... 
 

 

 

  • Thanks 1
22 ore fa, analogico_09 ha scritto:

Daniel Harding e la stagione degli eroi: «Fa paura il livello dei direttori che verranno a suonare con la mia Orchestra di Santa Cecilia» | Corriere.it https://share.google/FCnYfvLh6raTNm4bk

La stagione è bellissima, mi ha colpito molto anche quella da camera in particolare il concerto dedicato a Vivaldi diretto da Savall e I suoi complessi vocali e strumentali. 

Mi interessa soprattutto perché potrò assistere ad un concerto nella sala piccola, ritengo abbia un'acustica migliore per quel genere musicale 

8 minuti fa, Spadaccino1 ha scritto:

Sabato all'Auditorium Trifonov/Harding

Ero presente la sera prima, anch'io con un acquisto dell'ultim'ora ma fin da subito in ottima posizione: condivido la soddisfazione nell'assistere a questa esibizione, credo la mia prima volta con il 2° di Brahms. Ho trovato Trifonov molto "maturato" rispetto alla precedente occasione, meno chiuso in sé stesso e più in comunicazione con l'orchestra.

Sempre più convincente la sinergia tra Harding e i Cecilier: trasmettono entusiasmo a prescindere dal repertorio. Certo che poi se mi deliziano con Dvorak, per il quale ho un debole da quando ero infante (mio papà me lo somministrava quotidianamente tra un Copland e un De Falla, tra un Grieg e un Tchaikovski), allora vincono facile.

  • Melius 1
Spadaccino1
3 ore fa, Tronio ha scritto:

Sempre più convincente la sinergia tra Harding e i Cecilier:

Davvero siamo a livelli planetari. Mai più senza. Mi sono riproposto, nonostante le quasi cinque ore di auto, di godermeli almeno una volta al mese. L'anno prossimo in quel po' po' di programma ci saranno Mahler 5^ e Mahler 6^...

Spadaccino1
4 ore fa, Tronio ha scritto:

Dvorak, per il quale ho un debole

Anche per me lo stesso. Le ultime tre soprattutto e il concerto per violoncello e il Requiem e...

Poi la 7^ come l'hanno espressa sabato...ora è capolista. In attesa si esibiscano con la 8^...

  • Melius 1
Spadaccino1

Domenica, degno finale di una settimana iniziata con lo Chopin di Seong-Jin Cho (e Bach e Schonberg per cominciare), Lucia di Lammermoor al San Carlo, sala che apprezzo sempre più con l'Opera che con la Sinfonica.
Oltre tre ore trascorse piacevolmente, tra cinguettii amorosi e tragiche lacrime. Entusiasmanti le espressioni drammatiche e i virtuosismi della prima donna Rosa Feola (che a giugno interpreterà la stessa Lucia, in altra compagnia, alla Scala). Pubblico in delirio. In risalto le doti canore di René Barbera (Edoardo), soprattutto per la capacità di proiezione, anche a voce non proprio alta, oltre l'orchestra. Molto apprezzabili le esibizioni di Mattia Olivieri (Enrico)e Alexander Kōpeczi (Raimondo).


In settimana ci sarà Igor Levit (sostituirà Helene Grimaud, indisposta...a volare) e poi chiusura in bellezza, domenica 22 con Mozart/Haffner e Mahler 4^ con la Monzó. E anche qui, indisposto Luisi, ne prenderà il posto il bielorusso Matvienko, esordiente al San Carlo.

 

Infine, chiuderò - sul serio  -questo splendido marzo domenica 29 con Alessandro Scarlatti/ Stabat Mater.

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Spadaccino1
3 minuti fa, garmax1 ha scritto:

l'ottava del genio d Shosta:classic_cool:

Se non sbaglio con Pappano 

1 minuto fa, garmax1 ha scritto:

Ormai ti stai avvicinando al nostro @mozarteum:classic_biggrin:

Impossibile, unico e inimitabile. Seppure un riferimento 😚

50 minuti fa, Spadaccino1 ha scritto:

Le ultime tre soprattutto e il concerto per violoncello e il Requiem e...

Ma anche la Serenata per archi op. 22 della quale tengo più copie ormai consumate, una per ogni stanza dove ho un impianto analogico.

56 minuti fa, Spadaccino1 ha scritto:

Come si fa. Impossibile dare preferenze

Dici bene: come si fa a scegliere? Anche io che sono di casa devo fare a inizio stagione una dolorosa cernita per ragioni economiche e... familiari, ma mi inchino a voi "trasfertisti" che ogni volta vi dovete anche sorbire ore di macchina.

  • Thanks 1
analogico_09

Senza aprire un topic dedicato, vorrei condividere un articolo da Il Fatto Quitidiano che  ben focalizza, mi sembra, la fenomenologia del "direttore d'orchestra" un po' divo, un po' feticcio, che seguita farsi sempre più centrale, e più seguita, più di quanto non lo siano le musiche stesse dirette e interpretate da questa sorta di "casta" che si è venuta a creare, riassumendo, prima e/o verso la metà del secolo XX.  
Vero che attraverso una buona o pessima interpretazione noi ascoltatori si venga posti nella condizione di formulare il nostro giudizio su come sia stato o meno rispettato lo spirito della composizione stessa, ovvero la volontà dell'autrore.

Il pericolo tuttavia nasce quando ci perdiamo dietro a fattori accessori spesso forvianti, in quella sorta di bisogno collettivo di ritrovarsi tutti raccolti intorno a una sorta di rito nel quale si celebra di fatto l'extramusicalità, presi a divinizzare il gesto del direttore, come egli si muove sul podio mentre ci regala lo "spettacolo" della musica, dell'interpretazione musicale personalistica ed autoreferenziale, perdendo di vista, o diluendo perniciosamente l'intrinseca essenza estetica, poetica, spirituale, financo ludica, non svagatamente tale della musica e della musicalità.

Noi oggi si va ai concerti (si comprano financo i dischi) attratti più dai nomi dei direttori, dell'organico musicale: sinfonico, operistico, solistico, concertistico, canoro, in grado di fare grande "spettacolo" con la musica, mentre si va sempre meno "in nome della Musica".

Un aspetto questo che mi sta particolarmente a cuore, l'ipostesi di tale sfasamento dei vasi comunicanti: ia colonnina degli interpretri, la colonnina della musica che si situa ben più bassa. 
Forse porebbe essere questa una delle ragioni per cui i programmi musicali delle istituzioni concertistiche italiane si presentano ripetitivi, scarsamente vari, con le poche, in rapposto all'insieme, eccezioni del caso. Dove i sold out e i ridanuni delle infinite ovazioni finali quasi da stadio, si hanno per l'aura di glamour che circonda il direttore non già " in nome" dell'opera eseguita che non sia l'ennesima nonna di beethoven, per il concerto di prokofiev e di altre musiche di immensa bellezza (che pero.., insomma, ce le sapessimo già a stramenoria e non si vive solo di esse).
Mentre seguitiamo a vivere nell'ignoranza o analfabetismo funzionale a fronte di opere "cenerentola" che a dispetto della loro magnificenza, spesso sbalorditiva, della capitale, fondamentale, innegabile importanza che riversto ai fini dellevoluziuone cerscita dell'arte dei suoni, di tutt'altro che "astrusa" o d'indigesta fruizione, attraverso le quali riusciremmo a comprendere e ad amare ancora di più e in maniera più approfondita la musica "colta" o "classica" dell'intera storia musicale occidentale, delle nostre culture,  abbiamo i fabbricatori di consensi che, vuoi per vocazione, o per il senso della conservazione della "specie" e/o perchè spinti dalla necessità di far quadrare il bilanci dell'istituzione concertistica con cartelloni di maggior appeal per il pubblico abituato/educato a questo andazzo, seguitano a non volercele, potercele,  far sentire...


Condivido pienamente il bell'articolo di Benedetta Morelli che mi conforta nelle mie analoghe  considerazioni sulla questione in argomento che ho cercato più volte di intavolare negli anni qui nel forum, ovviamente con il mio linguaggio più modesto, limitato, fatto in casa ma pur sempre con uova di gallina ruspante...   :classic_biggrin:


Al concerto per “vedere il maestro” o per “ascoltare la sinfonia”? L’epoca del direttore-star: come e perché oggi è cambiato il modo di fruire la musica classica dal vivo

 

Negli ultimi anni, chiunque frequenti sale da concerto, festival o anche solo le pagine culturali dei grandi quotidiani avrà notato uno slittamento silenzioso ma sostanziale: nel racconto della musica classica, il centro di gravità non è più il compositore, bensì il direttore d’orchestra. I programmi annunciano Mahler o Beethoven, certo, ma ciò che cattura l’attenzione è soprattutto chi li dirige. Il nome in grande non è più quello dell’autore, ma dell’interprete. È un cambiamento che dice molto non solo sullo stato della musica classica oggi, ma sul nostro modo più generale di consumare cultura.
 

https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/14/direttori-orchestra-star-musica-classica-oggi/8290950/?fbclid=IwY2xjawQmXS5leHRuA2FlbQIxMQBicmlkETBRNERudGNlM3JSWXV6VllZc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHrwAylIL-TpmLXZF9EEbSEZdAOLva2ApbUYrgmOoB1g_hwyo7vmTLeDeNnsX_aem_ldqMiseELUYi3ZXLU5msIA

mozarteum

Seguo la musica da 50 anni. C’era molto piu’ divismo prima. Karajan, Pavarotti, Bernstein, Domingo, Carreras, Caballe’ ed altri non sono eguagliati per divismo da nessuno oggi.

Non sanno piu’ che scrivere.

Analo’ sempre pero’ la stessa cosa ripeti. C’e’ musica per tutti i gusti dappertutto a Roma e in Italia basta cercare.

Le grandi istituzioni sinfoniche ovviamente si dedicano prevalentemente al repertorio che impegna al massimo grado gli organici. Non si hanno a stipendio 200 musicisti per repertori che richiedono piccoli ensamble. Mi pare ovvio: avviene cosi’ a Berlino, a Londra a Parigi a Monaco (venerdi saro’ li’) alla New York Philarmonic ecc.

Nelle stagioni da camera si puo’ fare molto e lo si fa: a Roma fra IUC Santa Cecilia, Gonfalone, Accademia filarmonica, e altre manifestazioni organiche e dedicate si fa molta musica non di repertorio.

Bisogna stare “tuned” e non e’ manco difficile farlo. Poi si sceglie in base alle predilezioni.

l’altro ieri ho visto il meraviglioso Hercules di Handel alla Carnegie, ma stasera c’e’ il Tristano di Wagner repertorio che a me piace di piu’ per la stessa ragione per cui preferisco un Braque a una madonna del rinascimento di um Grande del Tempo.

Qui subentrano i gusti del pubblico che peraltro deve poter riempire le sale.

A Roma si stenta anche coi quartetti di LVB in sala piccola figuriamoci

con un Landi.

 

analogico_09
4 ore fa, mozarteum ha scritto:

Seguo la musica da 50 anni. C’era molto piu’ divismo prima. Karajan, Pavarotti, Bernstein, Domingo, Carreras, Caballe’ ed altri non sono eguagliati per divismo da nessuno oggi.

 

Io seguo la classica da disco e con grande assiduità dal vivo come ascoltatore e in seguito facitore di musica, corista per diletto all'interno di ensembre musicali professionali, dal 1967/68 fino ad oggi, oggi meno intensamente ma non mollerò la presa  nemmeno durante il mio ultimo respiro. 
Fanno quasi 60 anni, quando erò giovanotto appena maggiorenne fatto, già lavoratore, quando razzolavo in tutti questi anni negli ambienti musicali di vario e diverso genere, non solo negli accademici, quindi potrei confermare che anche ai tempi vi fosse dell'affezione, delle preferenze, del tifo, apprezzamento maggiore o minore per questo o per altro direttore tra cui quelli da te citati.

Già nell'ottocento, per non dire di ciò che succedeva prima, veniva riconosciuta con grande ammirazione e magari venerazione la figura del direttore d'orchestra, del solista, , pianista, violinista, cantante, etc, ma senza l'idolatria, le forme di santificazione mediatiche, quasi massive che vengono riservate oggi al direttore d'orchestra e agli altri esecutori, come accade oggi. Nell'800 il  direttore sostituì la figura del primo violino che serviva essenzialmente più per dare gli attacchi e il tempo - così facevano i compositori stessi che dirigevanom le loro opere  - che per occuparsi delle complessità estetico formali, tecniche, della partitura che i musicisti, gli orchestrali, buona parte del pubblico  di allora conoscevano bene perchè abituati a rispettare e seguire, gli nascoltatori, la partitura ovvero la volontà del compositore sul quale si concentravano maggiormante le attenzioni, l'interesse ,, lo studio, la pratica musicale, quella del suonare l'autore non se stessi... 

Vediamo la notorietà e l'apprezzamento che avevano raggiunto i primi grandi direttori musicali quali Angelo Mariani, considerato il primo o uno dei primi direttori d'orchestra "ufficiali"  italiani, un verdiano riconosciuto nonostante i rapporti personali  andati a male con il grande operista e il tedesco Hans von Bulov che lavorava in altri contesti compositivi vari:ç entrambi molto apprezzati, ma senza esaltazione. 
Forse oggi viviamo le esaltazioni dei direttori d'orchestra, spesso anche sopra o sottovalutando a fronte di giudizi superficiali e di "parte" più presi dall'interpretazione autoreferenzale che da quella che cerca di cogliere l'autentico carattere della partitura magari da costoro ben diretta ma mal interpretata.

Forse accade questo perchè a differenza di quel che accadeva prima, quando il pubblico conoscitore e seguace della musica classica sicuramente meno vasto ben più ristretto che oggi, se la doveva od andava a cercare spinto dal più autentico interesse per la musica stessa, nessuno gli la portava a casa con le forme marketing possenti  e capillari di oggi,  come un qualsiasi prodotto di consumo, o quasi, non aveva ha bisogno del "guru" rivelatore di chissa quale verita insondabile che invero e' gia nella musica stessa. Nelle pagine segrete e misteriose, dunque metafisiche din una partitura musicale non trattata arbitrariamente per impossessarsene  autoreferenzialmente. 


 

4 ore fa, mozarteum ha scritto:

Analo’ sempre pero’ la stessa cosa ripeti. C’e’ musica per tutti i gusti dappertutto a Roma e in Italia basta cercare.

 

Veramente ponevo l'attenzione essenzialmente sul'altra faccenda, tra cui quella della musica che rischia di essere sempre più più ridotta al rango di uno spettaciolo.., è un po' quello che scrive anche l'autrice del  pezzo de Il fatto quotidiano. 

Se ripeto sempre quella stessa cosa rispetto all'ampiezza, alla varietà dei proprammi e dei repertori musicali che vengono offerti dalle grandi istituzioni concertistiche è perchè per  quanto mi riguarda è gravemente limitata. Come tu stesso affermi, ne avrò parlato tante volte, e sempre motivando le mie opinioni che cerco di ponderare, quindi senza voler apparire scortese per  questa volta passo.

Solo una cosa o due, non ne faccio una questione di quel che ci piace di più o di meno dove è innegabile che certi repertori musicali piacciano e attirino di più il pubblico e che si sia quindi portati anche per sacrosante ragioni economiche a programmare la musica più seguita. Però io mi chiedo perchè questo scarto tra le diverse musiche davvero eccessivo e per me miope se non anche interessato nel contempo chiedendomi  perchè certa musica sia più seguita di altre?

Credo perchè è ciò che negli anni e decenni, si è sempre maggiormente proposto, proposto ed investito limitando gravemente la possibilità di un acculturamento musicale della nostra nazione a più ampio spèettro d'azione come è avvenuto nella altre nazioni europee "vicine" alle nostre. 
 Parlo delle grandi e meno grandi opere musicali di ogni tipo della storia dove un'opera di Handel, fatti salvi i naturali e sacri gusti personali, non è meno moderna ed importante delle opere di Wagner, Verdi, Mahler, etc: Handel, Bach, Monteverdi ed altri compositori "antichi" erano fatti  oggetto di sistematiche  "ricognizioni" dai vari  Haydn, Mozart, Beethovem, Mendellsohn, Chopin, da altri musicisti del l'800 e primo '900,  per scoprire anche in essi i loro orizzonti della  "modernità". Idem nella nostra levigata epoca contemporanea tali grandi geni della  musica meno noti perchè meno  promossi, oggi un po' me meno, ma da noi siamo molto indietro stessa cosa vale, però meno,  anche per i grandi musicisti del '900 i quali, tutti insieme appassionatamente, checchi e nuovi, fungono ancora da irrinunciabile fonte di ispirazione, miniera per "materiale" musica al quale attingere per realizzare, con originalità, la loro stessa contemporaneità. 

Nell'arte non c'è im meglio e il peggio, c'è solo ciò che piace e che non piace o piace di più o di meno spesso a causa dei motivi che ho cercato di ipotizzare sopra. 

La stessa ragione che porta ilm pubblico italiano di musica classica a determinare questa situazione per me abberrante che ben descrivi mi pare capire con rammartico: 

 

 

"Qui subentrano i gusti del pubblico che peraltro deve poter riempire le sale.

A Roma si stenta anche coi quartetti di LVB in sala piccola figuriamoci

con un Landi."

 

 

Uno dei vertici della storia della musica di tutti i tempi eppure.., no comment. 

 

 

 

 

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