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Concerto di musica classica dal vivo - che esperienza!


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1 ora fa, mozarteum ha scritto:

E’ dunque chiesto a chi ascolta di partecipare a questa magia evaporante dandole sostanza solida di esperienza intellettual/emotiva durevole

sono d'accordo: tra l'altro quella sensazione di benessere, di pace e felicità è durata tutta la sera.. ben oltre la fine del concerto.

Anche ora, ripensandoci, torno a provare gioia ripensando alle sensazioni che ho vissuto quella sera.

Ho assistito a tanti, tantissimi concerti rock nella mia vita, pochissimi di classica.. ma penso che questa esperienza mi porterà a fare delle riflessioni, degli esperimenti.. magari col passare degli anni ho maturato una sensibilità anche per altri generi... 

  • Melius 2

tra l'altro giusto stamattina un mio amico mi ha chiesto di accompagnarlo a teatro per assistere al Requiem di Mozart, domani sera (ha 2 biglietti).

Non ricordo quale fosse il teatro... mi pare si chiamasse Teatro alla Scala o qualcosa del genere..  

Come potevo dirgli di no??

  • Haha 1
2 ore fa, mozarteum ha scritto:

Cio’ spiega anche ad esempio “ i da capo”

Vì è anche un esigenza sopratutto retorica nella forma tripartita legata ai principi della retorica come la si può ritrovare in Quintiliano et alii... 

analogico_09
2 ore fa, maverick ha scritto:

E' uno dei dogmi immutabili della vita.

 

Il suono naturale è un fatto ... naturale, essenzialmente fisico più che dogmatico. Le diverse combinazioni/articolazioni sonore create dall'uomo fanno il linguaggio, l'arte musicale.
Le pausa musicali sono musica, i "rubato", le notes inégales ( che non sono solo del barocco), le note "nascoste" dietro le visibili... 
Durante il concerto si ha una percezione anche "fisica" della musica. La si sente e la si vede, a volte la si "tocca" in funzione a ciò che vi sia fuori e dentro la musica e i suoni che fanno la musica e pure vivono di propria vita metamusicale. In concerto è possibile ascoltare anche i suoni "trasversali": l'"empirico. Potranno sembrare arzigogolate queste mie suggestioni, ma per provare a spiegarmi meglio su quanto vi sia da perdere attraverso l'ascolto della musica riprodotta, riporto quanto scrissi di un concerto a caldo, una volta a casa,  durante il quale provai una serie di percezioni che dal mio altarino dello stereo, e di tutti gli  "stereo" suppongo non mi sono mai fiunte a tali livelli di quasi immedesimazione. Mi sembrò perfino di "odorare" i suoni e gli strumenti che li sprigionavano.

 

<<Oratorio del Caravita, una delle numerose perle dell’architettura barocca romana. Un cembalo azzurro con finiture dorate, ben piantato sulle quattro gambe finemente tornite, eleganza da levriero, e una panciuta viola da gamba “sbracata” su una sedia quasi a rischio di cadere.  Sono gli strumenti d’epoca [origonali o copie, non ricordo] che attendono di essere suonati.  
Due strani “tipi” dall’aspetto compassato, anacronistico e austero r tuttavia emananti un delicato ed emozionante profumo di legno stagionato, d’incenso e di cera, d’essenze floreali, di sudori generazionali assorbiti durante il trascorrere dei secoli.
Osservo la scena con la solita curiosa leggermente ansiosa che sempre mi pervade prima che un concerto abbia inizio. Ecco che  finalmente si presentano gli esecutori accolti dai timidi applausi del pubblico sorpreso a parlottare sommessamente.
Lasciando la platea nella semioscurità, il discreto raggio di luce, accentuando i riflessi dorati del cembalo, cade ora sul volto di fanciulla preziosamente scolpita sull’estremità del manico della viola da gamba.
Imbracciato il suo strumento (che al solo sfirare sprigiona un suono profondo, remoto, ricco di armonici), il gambista Paolo Pandolfo da il via al rituale dell’accordatura, mentre Rinaldo Alessandrini solleva il coperchio del cembalo sulla cui parte interna rivolta verso il pubblico si leggono, vergate in oro, le seguenti parole:

Riccho Son D’or
Et Riccho Son Di Suono.
Non Mi Sonar
Se Tu Non Hai Del Buono

Raccolto il severo monito dell’antico costruttore, il cembalista da l’attacco con un impercettibile e deciso cenno del capo.
Le prime note che sorprendono gli spazi addormentati dell’Oratorio appartengono ad una delle tre sonate per cembalo e viola da gamba di Johann Sebastian Bach in programma.
Si tratta di musiche caratterizzate da nuclei melodici sfuggenti, quasi astratti, poggianti sul substrato ritmico circolare, implacabile, di un non so che di inascoltato ed in una di familiare, qualcosa di "onirico" che non sembra riflettere alcuna precisa connotazione temporale.
Sorprendente, in tal senso, è la modernità degli orditi armonico-tonali sorpresi da continue dissonanze che furono l’avanguardia ai tempi e che ritroviamo nelle più avanzate composizioni del novecento.
Un “movimento” dopo l’altro.., a stento riesco ad afferrare quei “punti fermi” più riconoscibili in altre composizioni di Bach, nelle arie e nei recitativi delle Cantate, delle Passioni e delle altre poderose partiture sacre e profane sempre cariche di umanissimi affetti, di squarci di pura trascendenza.
Siamo più vicini all'"enigma" bachiamo, alle alchimie sonore e trasfiguratrici di opere quali L’Offerta Musicale (la musica dei “codici”), l’Arte della Fuga, il trasognato e maestoso incedere delle 30 Variazioni Goldberg (“che s’immergono nelle profondità più misteriose e sacre del dolore umano" - Massimo Mila”), fino al monumentale Clavicembalo ben temperato, dicotomicamente ricco anch'esso di “cose” segrete ed altre rivelate.
Si percepisce il desiderio di pura, apparente astrazione e sperimentazione musicale, in quella perfezione di forme e di stili dalle quali emergono i profondi affetti, l'Espressione sublime degna di appartenere al luogo della stratosfera riservato alle opere d’arte sommamente spirituali. [...] >>

 

Vi risparmio il resto, l'elogio degli interpreti, ancora oggi da annoverare tra i più brillanti ed agguerriti della salvifica generazione di maestri “filologi”.

  • Melius 1

@analogico_09 grazie chat GPT. :classic_biggrin:

 

Il testo riflette sull’essenza del suono naturale come fenomeno fisico e non dogmatico, e su come le combinazioni sonore create dall’uomo costituiscano il linguaggio musicale. Sottolinea l’importanza delle pause, del rubato e delle note nascoste nella musica. Durante un concerto, la musica viene percepita fisicamente, visivamente e talvolta anche olfattivamente, creando un’esperienza multisensoriale che non può essere replicata dalla musica riprodotta.

L’autore descrive un concerto all’Oratorio del Caravita, evidenziando l’atmosfera barocca e gli strumenti d’epoca. Racconta l’inizio del concerto con l’accordatura degli strumenti e l’esecuzione delle sonate di Bach, caratterizzate da melodie sfuggenti e armonie moderne. La musica di Bach è vista come un enigma, con una perfezione formale che esprime profondi affetti e trascendenza spirituale.

 

  • Melius 1
analogico_09
7 minuti fa, Felis ha scritto:

grazie chat GPT.

 

L’autore descrive un concerto all’Oratorio del Caravita

 

L'autore...  me voiocì, me voilà ... haha! :classic_biggrin:

 

Pienamente d'accordo con il tuo "riassunto". La musica è un'esperienza totalizzante, umana, metafisica, trascendentale a volte pure un poco sovrumana... 😇

 

Chè d'è la chat GPT? :classic_tongue:

  • Melius 1
20 minuti fa, analogico_09 ha scritto:

L'autore...  me voiocì, me voilà ... haha! :classic_biggrin:

Pienamente d'accordo con il tuo "riassunto". La musica è un'esperienza totalizzante, umana, metafisica, trascendentale a volte pure un poco sovrumana... 😇

Chè d'è la chat GPT? :classic_tongue:

La demenza artificiale che puoi all'occorrenza riassumere anche testi molto lunghi. :classic_biggrin:

Domenica sera alla Scala c’e’ stata Fairy queen di Purcell, chi e’ stato ha detto meraviglioso. Io purtroppo ero a Spoleto:classic_biggrin: per una grande esecuzione -dal punto di vista musicale- di Ariadne auf Naxos.

Purtroppo l’ubiquita’ non e’ stata ancora inventata

  • Haha 1

Al festival di Salisburgo ci sono concomitanze di spettacoli  e concerti ogni giorno: servirebbe una trasmissione tipo festival minuto per minuto: scusa Ameri, qui il finale dell’ottava di Bruckner… un momento dal mozarteum chiede la linea ciotti per l’aria delle Goldberg.

Chiedo scusa ai colleghi ma in questo momento c’e’ il Va tacito e nascosto dal Kleines Festapielhaus…

  • Haha 1
analogico_09
3 ore fa, mozarteum ha scritto:

Nell’istante in cui gli esecutori smettono di suonare questa sequenza  c’e’ il nulla.

 

Senza generalizzare, terminato di suonare un brano, il grande jazzista Eric Dolphy, dopo gli applausi e l'ultimo stacco di batteria, disse: 


Quando senti la musica, dopo che è finita, è sparita nell'aria. Non potrai mai più catturarla.

https://melius.club/topic/484-il-disco-in-vinile-che-state-ascoltando-ora/?do=findComment&comment=1223845

 

  • Melius 1

E’ cosi’. Eppure questa evanescenza e’ la sua forza rispetto ad altre arti. perche’ vive di eco e risonanze interiori immaginifiche anche in sua assenza.

Amare la musica e’un dono; moltissime persone colte non la “sentono” e anche chi la pratica talvolta puo’ avere un orizzonte piu’ limitato di godimento (anche ad altissimo livello si pensi all’idiosincrasia per Mahler di alcuni giganti del podio come Sawallisch, Furtwangler,  Celibidache che pure adoravano Bruckner ad esempio ecc.).

 

  • Melius 1

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