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Metodo di posizionamento degli altoparlanti nella stanza di ascolto, utilizzando solo le orecchie


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53 minuti fa, Elettro ha scritto:

...fortunati i tuoi alunni. 

Le mie lezioni a volte sono pesanti, ma non sono mai noiose.

Per quanto riguarda l'audio, nella scuola abbiamo aperto un laboratorio di riparazione di apparati audio (in orario extrascolastico) che è molto frequentato dagli alunni giovani; sono iscritte e partecipano anche due signorine.

10 minuti fa, drpaolo ha scritto:
1 ora fa, Elettro ha scritto:

...fortunati i tuoi alunni. 

Le mie lezioni a volte sono pesanti, ma non sono mai noiose.

Per quanto riguarda l'audio, nella scuola abbiamo aperto un laboratorio di riparazione di apparati audio (in orario extrascolastico) che è molto frequentato dagli alunni giovani; sono iscritte e partecipano anche due signorine.

Che bello! Fantastico. 

PS nel mio Istituto Tecnico le "signorine" sono iniziate ad esserci l'anno successivo al mio diploma, che sfiga! :classic_biggrin:

17 minuti fa, drpaolo ha scritto:

ma i formanti delle vocali.

Io ho voluto strafare e per  le formanti che altro non sono ossia frequenze armoniche, ho usato le voci femminili e quelle maschili ... tanto non costava nulla :classic_biggrin: cmq l'immagine che ho in riproduzione è perfetta, almeno secondo me. Poi avendo come altoparlanti le "zanzariere" (diff elettrostatici) il tutto è stato facilitato dal tipo di emissione propria dei dipoli.

11 minuti fa, Elettro ha scritto:

le formanti che altro non sono ossia frequenze armoniche,

Sono le frequenze di risonanza dell'apparato di fonazione, ecco perche intorno ad esse si addensa la maggior parte dell'energia acustica.

Che siano maschili o femminili poco importa, perchè le frequenze dei formanti della voce sono più o meno sempre quelle, per ogni singola vocale.

Le armoniche di una voce femminile possono salire molto, in frequenza, ma non sono più formanti.

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  • Moderatori
20 ore fa, scroodge ha scritto:

  un metodo che funziona, e col quale si può arrivare anche a posizionamenti estremi, a seconda dei gusti, o delle caratteristiche della sala, fino quasi a far sparire i diffusori dalla stanza, quanto meno a ricostruire una tridimensionalità, sopratutto in profondità, credibile.

 

Sarà stata fortuna, o caratteristica dei diffusori più che dell'ambiente in quanto avendone provati parecchi in un certo periodo (di diffusori) non con tutti ero riuscito ad ottenere quanto hai su riportato ma non mi è servito diventare matto più di tanto (con quelli che poi ho acquistato) limitandomi a seguire in linea di massima le indicazioni del costruttore con ulteriori piccoli banalissimi fine tuning di posizionamento senza troppe complicazioni....non per nulla una volta acquistati e li ho da 25 anni non ho sentito più il desiderio di cambiare vuoi perché tornare a sostenere un walzer dei diffusori come in quel periodo  non è più possibile per mancanza di negozi ancora attivi che possono far provare a casa di tutto e di più, vuoi perché non ho più voglia di sbattermi, vuoi perché non mi piace fare acquisti al buio solo perché una coppia di diffusori mi tenta  per poi ritrovarmi a casa spiacevoli sorprese.... tutti questi fattori di cose mi fanno desistere dall' infognarmi oltre.

 

Il 24/8/2024 at 21:35, drpaolo ha scritto:

Per quanto riguarda le frequenze basse, io parto dal presupposto che non ci siano problemi di modi di risonanza fastidiosi, o che questi siano già risolti, dato che il mio metodo serve a mettere a punto solo l'immagine sonora stereofonica generata dai diffusori.

Intanto, un ringraziamento per le preziose indicazioni date.

Nella mia esperienza, per la ricostruzione della scena - oltre al corretto posizionamento dei diffusori - entrano fortemente in gioco le riflessioni precoci, soprattutto della parete frontale (dietro ai diffusori) e quelle laterali, sempre che alle spalle del punto di ascolto si abbia considerevole spazio da non rendere immediatamente necessario un intervento.

In relazione al tuo interessante metodo, che valenza dai al fenomeno delle riflessioni precoci?

Infine, sarebbe davvero gradito un passo indietro a considerare la gestione delle basse frequenze, partendo dalla ricerca della migliore posizione dei diffusori in ambiente.

Grazie davvero!

Io ho usato più  o meno lo stesso sistema, preso dal libro get better sound. Mi sono procurato il disco è seguito tutti i passi ascoltando quello che indicava in base a cosa dovevo cercare di ottenere.

1 ora fa, Ggr ha scritto:

Io ho usato più  o meno lo stesso sistema, preso dal libro get better sound

Così per curiosità: il libro utilizzava parlato e musica per il posizionamento dei diffusori, o solo i formanti delle vocali, come vi ho indicato io ?

 

Usa un disco di vari tipi di musica, con anche pezzi di parlato, dove dice appunto di stare attenti alle pronunce. 

Poi indica dei punto particolari indicando dove dovrebbe sentirsi il suono, se i diffusori sono all distanza giusta dalle orecchie, e altri spezzoni per il timbro il basso ecc. 

8 ore fa, Paolo_AN ha scritto:

In relazione al tuo interessante metodo, che valenza dai al fenomeno delle riflessioni precoci?

 

Interessante e pertinente domanda cui risponderò qui di seguito.

RIFLESSIONI PRECOCI E INDIVIDUAZIONE DELLA SORGENTE

L'acustica classica ha sempre attribuito all'elaborazione da parte del cervello di intensità, tempo di arrivo, fase, spettro del segnale alle due orecchie la determinazione del posizionamento sul piano orizzontale di una sorgente sonora.

In questo caso l'arrivo di una riflessione precoce potrebbe modificare uno dei parametri che sopra ho citato ( intensità, tempo di arrivo, fase) e rovinare o “sfumare” l'immagine sonora stereofonica

Il problema -e lo fa acutamente notare Nuti nel suo già citato articolo [Percezione, invarianza...]- è che esiste anche il piano verticale, per definire l'immagine sonora stereofonica.

Nuti riporta uno studio di Blauert (1974) che attribuisce la localizzazione sul piano verticale alla sola risposta in frequenza delle orecchie.

A questo proposito posso citare un esperimento che fece la RAI una ventina di anni fa, in un suo programma dedicato al cinema giapponese.

Per dimostrare la padronanza che i giapponesi avevano dell'audio del cinema, fece ascoltare un brano tratto da un cartone manga “spaziale” (purtroppo non ricordo né titolo, né autore).

Io mi trovavo in auto e ascoltavo con la scarsissima dotazione audio di una piccola Fiat; ebbene, ad un bel momento e con mia enorme meraviglia, sentii un suono generarsi proprio tra le mie scapole, salire sul piano sagittale lungo il collo e la nuca e spegnersi sopra la testa !

Qui le prime riflessioni non c'entravano nulla, era pura e semplice manipolazione della banda di frequenza del suono, che dava l'impressione dell'immagine verticale in movimento.

Il citato studio di Blauert individua anche le due bande di frequenza, laterali rispetto alla banda che si riferisce del piano verticale, la cui modificazione porta a modifiche dell'immagine sul piano orizzontale.

Quindi anche l'immagine sul piano orizzontale sarebbe modificabile alterando la risposta in frequenza del sistema, oltre che per le prime riflessioni.

[continua]

 

38 minuti fa, captainsensible ha scritto:

Infatti hanno inventato il dolby atmos per quello scopo.

...parliamone, che è interessante.

Innanzitutto il Dolby Atmos processa anche files originariamente registrati in stereofonia (per quello che so io) per ricreare una maggiore tridimensionalità del suono.

Quindi vuol dire che -eventualmente- le informazioni necessarie a ricreare la tridimensionalità, anche sul piano verticale sono già presenti nei master stereofonici originali.

Alan Dower Blumlein (l'inventore della stereofonia) aveva già pensato, con il suo sistema Matrix a definire un canale di segnale in monofonia (denominato M) e un canale di diffusione spaziale del segnale, denominato S . Tale sistema verrà (credo da Gerzon) denominato Shuffling.

Quindi anche tale sistema (circa 1934) gestiva l'originario segnale stereo (come credo faccia il Dolby Atmos) per ricavarne -tramite elaborazione elettronica del segnale- un segnale di spazialità.

L'elaborazione elettronica di un originario segnale stereofonico può essere quindi realizzata per determinare, in maniera più o meno accentuata l'impressione di spazialità (secondo me).

La pratica e l'ascolto credo che porti tutti voi a concordare sul fatto che il segnale, in un sistema progettato e installato in ambiente come Dio comanda, non manchi di immagine verticale...

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