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In Italia polizia e politici razzisti


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Ok @briandinazareth quindi, vista la tua certezza (mi sembra di coglierla, se invece sbaglio non proseguire nel mio post) che la profilazione razziale (poi magari mi spieghi cos'è) viene realizzata dalla polizia fascista e commissionata da un governo razzista (sostanzialmente condividi la 100% quanto detto dalla corte d'Europa), allora dobbiamo ammettere che questo non è un paese sicuro. Basta saperlo!

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briandinazareth
1 ora fa, Fabfab ha scritto:

quindi, vista la tua certezza (mi sembra di coglierla, se invece sbaglio non proseguire nel mio post) che la profilazione razziale (poi magari mi spieghi cos'è) viene realizzata dalla polizia fascista e commissionata da un governo razzista (sostanzialmente condividi la 100% quanto detto dalla corte d'Europa), allora dobbiamo ammettere che questo non è un paese sicuro. Basta saperlo!

 

la profilazione è una cosa che accade inevitabilmente se non fai nulla per contrastarla. ecr rileva  che in italia sulla questione non i fa nulla.  se sia vero non saprei dirlo, ma non sarebbe difficile evidenziare cosa si fa contro la profilazione nel concreto.

le tue conclusioni quindi sono molto forzate.

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  • 10 mesi dopo...
43 minuti fa, UpTo11 ha scritto:

Profilazione razziale, il governo prima si indigna poi smentisce sé stesso
Le accuse dell’Europa nei confronti della polizia italiana sul tema della profilazione razziale erano così tanto «irricevibili» che oggi il ministero della Pari opportunità, senza far rumore, sta pensando a delle strategie per arginare il fenomeno. Tutto è iniziato il 28 maggio quando, un report del Consiglio d’Europa stilato dalla Commissione contro il razzismo e l'intolleranza (Ecri), denunciava casi di "profilazione razziale" in Italia, soprattutto nei confronti dei rom e delle persone di origine africana. Un’accusa respinta con forza dal governo e non solo. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, aveva definito il rapporto «vergognoso» e «ideologico», ricordando «gli agenti aggrediti da immigrati irregolari mentre svolgono il loro lavoro». Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, lo aveva giudicato «sorprendente e inaccettabile». Il vicepremier Matteo Salvini aveva chiesto lo scioglimento del Consiglio d’Europa, «un ente inutile pagato anche con le tasse dei cittadini italiani» che attaccava donne e uomini in divisa «vergognosamente». «Non condivido una parola di ciò che è stato scritto, escludo che ci siano agenti, carabinieri, poliziotti o finanzieri razzisti» aveva detto anche l’altro vicepremier, il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Su tutti il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che aveva convocato il capo della polizia, Vittorio Pisani, per «riconfermare la stima e la fiducia nelle forze dell’ordine».
Il Piano nazionale
Una levata di scudi “patriottica” che oggi viene smentita dal governo stesso. Peraltro in un documento ufficiale pubblicato sul sito dell’Unar, l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali della presidenza del Consiglio che dipende dal dipartimento guidato dalla ministra Eugenia Roccella. Nel documento l’esecutivo scrive che la profilazione razziale esiste, tanto di inserirla tra i fenomeni da monitorare e prevenire nel nuovo Piano nazionale contro il razzismo, la xenofobia e l’intolleranza. Non solo, a pagina sei viene citato esplicitamente il rapporto europeo. Che quindi è ritenuto affidabile. [...]
Rassicurare Bruxelles
Ma la parte più delicata compare in una tabella a pagina 38, dove si riconosce la necessità di «studiare casi di profilazione razziale» e attivare strumenti di prevenzione. E viene incaricato il ministero dell’Interno per un «monitoraggio dei dati relativi all’eventuale incidenza delle profilazioni etnico-razziali» e alla «realizzazione di uno studio con l’obiettivo di individuare e affrontare l’esperienza di profilazione razziale da parte di funzionari delle forze dell’ordine che colpisce in particolare persone di origine africana e rom/sinti». Proprio quell’espressione che aveva scatenato l’indignazione di Meloni, Tajani, Salvini e Piantedosi torna ora nelle carte del governo. Il risultato è una contraddizione evidente: da un lato la narrazione di politica interna, fatta di smentite e reazioni stizzite alle critiche internazionali; dall’altro un documento ufficiale che, per rassicurare Bruxelles, ammette l’esistenza del problema e lo include tra gli obiettivi del piano.
Percorso accidentato
Quella del Piano nazionale contro il razzismo è una storia accidentata. L’ultimo risaliva al 2016. Da allora, nonostante i ripetuti solleciti della Commissione europea e dell’Onu, l’Italia non aveva mai approvato un aggiornamento. Il 4 giugno, dopo che avevamo rivelato l’assenza di qualsiasi piano, Roccella aveva promesso un decreto ministeriale. Ma non ne era accaduto nulla. Solo l’interrogazione parlamentare della senatrice del Cinque stelle Alessandra Maiorino, il 19 luglio, ha contribuito ad accelerare il percorso. Fino alla pubblicazione, in sordina, lo scorso 12 agosto sul sito dell’Unar. Il piano, però, ha breve respiro. Nel 2026 l’Ue rivedrà la propria strategia e quindi l’esecutivo Meloni sarà costretto a intervenire nuovamente. Nel frattempo si affida a un patchwork di materiali vecchi, messo online soprattutto per “tranquillizzare” gli organismi internazionali. Eppure proprio questo carattere ibrido e poco credibile lo rende politicamente significativo. Tra le pieghe del testo, il governo ammette ciò che per mesi ha negato: in Italia esiste un problema di profilazione razziale. Dopo l’indignazione pubblica, il rigetto delle accuse, la retorica sulla difesa delle forze dell’ordine, sulle carte ufficiali il linguaggio tecnico del piano, che riconosce il fenomeno e lo inserisce tra le aree di intervento. Un doppio registro che rivela una fragilità politica: per l’opinione pubblica interna negazione e orgoglio identitario, per Bruxelles e l’Onu un documento che mostra apertura e tolleranza. Una strategia che consente al governo di evitare sanzioni o richiami europei.

Che melde … 

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