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Parthenope di Paolo Sorrentino: qualcuno l'ha visto?


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2 minuti fa, analogico_09 ha scritto:

Scusa ma, con tutto il rispetto,  chi sei? Non abbiamo mai preso confidenzialmente insieme il cappuccino e cornetto nelle zone di confine e nemmeno in quelle di oltre il confine...Ma avresti ora la possibilità - consesso - di motivare su cosa, dove e perchè sarei stato tranchant scrivendo le tue impressioni visto che non ci si può improvvisare critici dei critici cxon la penna dei critici criticati... Il mondo intero è in crisi.., perchè venircelo a ricordare mostrandoti critico criticone a buon mercato.  :classic_rolleyes: Attendo con ansia due ideuzze uzze uzze... non chiedo troppo.

Non meriti risposta se non : ma chi sei tu ?

Sei stato tranchant in ambedue i 3d. Ti qualifica.

Per me finisce qui.

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analogico_09
Il 16/05/2025 at 13:33, Velvet ha scritto:

Un cinema ormai diventato familistico

 

 

Anche il pubblico si divide secondo le diverse collocazioni socio-culturali in maniera manichea a disastrosa, a differenza di quando il nostro cinema era anche su tali fornti molto più unificante. Ora i radical-chic non sanno cosa vedono i "borgatari" e vice versace da bere oste che voglio dimenticare la disfatta del cinema italiota..  :classic_laugh: ed ora con questa governamza "flautata" e "panica" è e sarà peggio ancora...

 

 

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analogico_09
Il 16/05/2025 at 18:05, best_music ha scritto:

Non credo che un Paese, specie se piccolo e con risorse limitate come l'Italia, possa restare ai vertici dell' espressione culturale mondiale a tempo indeterminato, esserci rimasti per qualche decennio forse è già abbastanza.

 

 

Si, giusto.. ma nemmeno il fanalino di coda... e ci separa una voragine temporale da che fummo grandi.., ora, in Europa, non doco nel mondo, veniamo sorpassatti a 200 all'ora dal cinema spagnolo, francese (che valla grande con finanziamenti pubblici ennemila volte superiori ai nostri), dal nordico in generale, del'est, etc,  ma anche nelle serie televisive siamo distanti 'na freca.

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L'italico cinema ha dimenticato da dove arrivavano le sue fortune, ovvero dalle radici popolari spesso provinciali. I vari Tonino Guerra, Fellini, Scola, Suso Cecchi D'amico, Monicelli e potrei continuare a lungo raccontavano con sguardi diversi sempre qualcosa che aveva radici profonde nella storia e nella tradizione spesso provincialissima d'Italia ma rami e frutti buoni per tutti, anche per lo spettatore straniero.

Da quando schiere di finti intellettuali con lo sguardo rivolto all'ombelico hanno iniziato a raccontare storie con pretese universali e visioni calcolate a tavolino il giocattolo s'è rotto.

Ancora oggi il migliore cinema italiano è profondamente provinciale e perciò universale. Chessò, autori come Sidney Sibilia e Gabriele Mainetti dimostrano che tutto ciò è ancora possibile.

Basterebbe uscire dalle rohrwaccherate che mandano in solluchero le giurie dei festival italici ma restano al palo al botteghino di tutto il mondo. 

 

  • Melius 2
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52 minuti fa, analogico_09 ha scritto:

veniamo sorpassati a 200 all'ora dal cinema spagnolo, francese ... dal nordico in generale, dell'est, etc,  ma anche nelle serie televisive siamo distanti ...

In Francia si persegue esplicitamente l' obiettivo di chiudere lo spettatore nella bolla della cultura nazionale, se questo è l'obiettivo non mi stupisce che si sia disposti a spendere qualsiasi cifra.

:

In Italia l' idea sembra semplicemente quella di approfittare della eccezione ai regolamenti europei che vietano gli aiuti di stato al mondo produttivo, cosa a cui consegue la consueta filosofia dello "spendere lo stanziamento" per mandare avanti la baracca un altro po', rifiutando a priori che quanto stanziato debba essere invece essere un investimento con un ritorno, vuoi economico, vuoi culturale come nel caso della Francia.

:

Più in generale, che il sorpasso sia "a 200 all' ora", fatta naturalmente la necessaria tara sui gusti cinematografici personali, e dubito assai.

 

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analogico_09
8 ore fa, best_music ha scritto:

In Francia si persegue esplicitamente l' obiettivo di chiudere lo spettatore nella bolla della cultura nazionale, se questo è l'obiettivo non mi stupisce che si sia disposti a spendere qualsiasi cifra.

 

 

Ma non è affatto vero, nessuna chiusura nazionalistica, la Francia già da divesi lustri ha fior fior di registi e di attori, con eccellenti registi stranieri naturalizzati francesi, una cosa che era anche el passato, la Francia non solo nel cinema è stato un cento importantissimo della cultura e dell'arte del secolo scorso in modo particolare. Non mi metterò a fare gli elenchi dei nomi... Altra cosa, la Francia è in grado di differenziarsi secondo i "generi", passa dal dramma al thriller, horror, noir, melodramma, etc con risultati spesso notevoli. Ovvio che lo "stile" dei film francesi risenta della "scuola" cinematografica francese, e vale per le cinematografie degli altri paesi, ma questo non significa francesizzare lo spettattore e il cinema stessa nella bolla nazionalistica. Il problema dell'Italia non è di natura politica, la quale contribuirà a deprimere di più il panorama cinematografico già messo male, bensì di mancanza di talento e di creatività, poche le eccezioni che confermano la regola, il resto è a margine, speculazione socio-politica che non giustifica né spiega l'empasse nella quale siamo cacciati fanno oramai parecchi decenni. Da mo' che va avanti questa polemica sulle mancanze dello stato finanziatore.., con tale speranza o illusione coltivata per decenni ecco dove siamo arrivati invece di riomboccarci le maniche e cercare nel talento, nell'inventiva e nell'immaginazione liberata dai politicismi, psicosociologismi assistenzialistici che seguitano a determinare il superamente della crisi filmica orami cronica. Seguitiamo a sostenere il radicalismo chick, il falso "popolarismo" di Sorrentino che rappresenta una Napoli fatta di siparietti oleografici , mentali, pomposamente sofisticati e noiosmente, tristemente vuoti. Arivolemo De Sica.., un De Sica aggiornato sa va sans dire ma con alla base quello "spirito" lì ...

  • Melius 1
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13 ore fa, analogico_09 ha scritto:

nessuna chiusura nazionalistica

E' ovvio, per loro la cultura francese è l'unica possibile, per questo "deve" essere transnazionale. 

:

La pienezza di sé dei francesi ed il radicato convincimento della propria superiorità culturale unisce laggiù la destra con la sinistra è un sentimento pre-politico.

:

 

 

 

 

 

 

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Non amo affatto il cinema francese contemporaneo (secondo me ha seguito la stessa parabola creativa di quello italico a partire dagli anni 70) tranne poche eccezioni ma è incontestabile che almeno loro siano riusciti a difendere un'industria e un settore importante della cultura con una gestione efficiente e produttiva delle risorse.

Hanno coordinato efficientemente cinema, TV, mercato e produzioni.

Vorrei ricordare che il miglior canale televisivo culturale europeo (Artè) è franco-tedesco. Il festival più importante al mondo è francese (Cannes) non solo per presenze ma soprattutto nella parte di mercato dove tutti gli operatori del mondo arrivano a compravendere opere cinematografiche e televisive.

Da noi invece si è fatto in gran parte assistenzialismo spiccio, a pioggia, con scarsi ritorni in termini quantitativi e qualitativi. Siamo piombati in un provincialismo di plastica ed autoreferenziale che non ha nulla di genuino, è solo teso ad autoalimentarsi.

Chest'è.

  • Melius 1
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