Questo è un messaggio popolare. Gaetanoalberto Inviato 28 Febbraio Questo è un messaggio popolare. Condividi Inviato 28 Febbraio Tra le nuove uscite, vi segnalo questo "Circadia" di un trio inglese, i Mammal Hands, che ascolto per la prima volta. Al sassofono Jordan Smart, al piano Nick Smart and alle percussioni Jesse Barrett. Mi sembra si muovano in un bell'immaginario che trova il meglio nell'intensità, nell'arrangiamento e nelle melodie. Act music. Fateci un giro quando lo trovate. 3 1 Link al commento https://melius.club/topic/22324-ai-confini-del-jazz/page/83/#findComment-1708195 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
biox Inviato 1 Marzo Condividi Inviato 1 Marzo Il 08/02/2026 at 16:08, nteccu ha scritto: @analogico_09 guarda: sono d'accordo nello spirito dei tuoi interventi. Quando Umberto Eco tuonò contro Porfirio e il suo "Isagoge" che stabiliva una gerarchia catalogatoria della realtà basata sulla dicotomia genere-specie (semplifichiamo) pensai che eravamo alla frutta. Infatti il saggio di Eco apparve nella famosa raccolta "Il pensiero debole" del 1983. Non c'è distinzione di valore fra le cose, siamo su un piano orizzontale... Eco auspicava il modello del dizionario, dove le voci si susseguono l'una all'altra senza criteri di valore, gerarchici, ma solo in ordine alfabetico. Appunto il pensiero debole. Che ho sempre odiato. Albano e Romina Power sullo stesso piano di Albinoni... d'accordo quindi. Condivido. ma questo è un 3d di entusiasti della musica che propongono, generosamente direi, la loro passione, le loro scoperte. Se ogni volta che mi viene in mente di condividere un brano musicale che mi sembra rientrare nella indicazione iniziale di Damiano, Jazz che va oltre o verso i confini, ma poi mi debbo preoccupare di classificarne la famiglia il genere e la specie mi passa la voglia. Non è un convegno accademico, solo un 3d di appassionati!!! Non si tratta di "classificare" (tra l'altro è difficile oggi) ma di dare una indicazione sul "genere", in modo che chi eventualmente accede non perda tempo con cose che non gli piacciono e/o interessano. Tra l'altro non è richiesto dare indicazioni. Link al commento https://melius.club/topic/22324-ai-confini-del-jazz/page/83/#findComment-1709013 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
one4seven Inviato 2 Marzo Condividi Inviato 2 Marzo Nel frattempo, a stretto giro, Bill Frisell esce con un nuovo disco, In My Dreams, per la Blue Note! 2 Link al commento https://melius.club/topic/22324-ai-confini-del-jazz/page/83/#findComment-1709899 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
damiano Inviato 3 Marzo Autore Condividi Inviato 3 Marzo 20 ore fa, one4seven ha scritto: Bill Frisell Che è un confinante al 100%. Giusto nello scorso fine settimana mi sono fatto una scorpacciata di Bill ed uno dei lavori che mi ha lasciato, ancora una volta, di stucco è il disco di esordio di Lyle Mays. La meravigliosa "Alaskan Suite" in tre movimenti che si chiude con "Ascent"; Frisell aggiunge, come uno chef stellato, il giusto tocco di acidità alle meraviglie melodiche di Mays. Ciao D. 2 Link al commento https://melius.club/topic/22324-ai-confini-del-jazz/page/83/#findComment-1710524 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Questo è un messaggio popolare. one4seven Inviato 3 Marzo Questo è un messaggio popolare. Condividi Inviato 3 Marzo @damiano Frisell mi piglia bene assai, forse perchè la sua specialità è tra le mie preferite nella ricerca degli ascolti, ed è quella di essere un architetto del suono. Nonostante c'è in streaming, ne ho una copia in locale etc... non ho resistito proprio un paio di settimane fa ho preso in CD uno dei miei preferiti: 3 Link al commento https://melius.club/topic/22324-ai-confini-del-jazz/page/83/#findComment-1710634 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Gaetanoalberto Inviato 3 Marzo Condividi Inviato 3 Marzo Poco so e nulla vi dico. 2026, Anthony Jambon - Relativity. Estratta una proposta.. 1 Link al commento https://melius.club/topic/22324-ai-confini-del-jazz/page/83/#findComment-1710645 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Questo è un messaggio popolare. damiano Inviato Domenica alle 08:21 Autore Questo è un messaggio popolare. Condividi Inviato Domenica alle 08:21 Miroslav Vitous è sicuramente uno dei più creativi e versatili musicisti degli ultimi 50 anni. Per rinfrescare la memoria è stato uno dei fondatori di Weather Report nel 71, abbandonato dopo Sweetnighter del 73 per divergenze musicali sulla svolta "funk". Ha poi suonato in centinaia di dischi, alcuni anche molto più funk di come erano diventati i WR, ma si sa come vanno le cose della vita e anche il botteghino ha il suo peso. Manfred Eicher è stato l'editore di riferimento e nel 2003 misero insieme un super-gruppo, per festeggiare il ritorno di Vitous in casa ECM, e per il rilancio dell'etichetta che stava attraversando un periodo magro. Così Jan Garbarek, John McLaughlin, Chick Corea, Jack DeJohnerte e Vitous incisero Universal Syncopations. Registrato a tappe in un paio di anni e montato in studio, secondo alcuni critici il lavoro finito si presenta disomogeneo poiché nel lavoro finito solo un paio di brani sono suonati da tutti gli interpreti ed il grosso è suonato da coppie, trii, ecc. In effetti è un lavoro che richiede ruminazione approfondita. Vi lascio un paio di spot per avere un idea; la traccia di apertura Bamboo Forest dove Garbarek è il protagonista; ed il brano che apprezzo di più dove si apprezza il lavoro congiunto e John McLaughlin mi ricorda molto il modo di suonare ed intervenire tipico di Eric Dolphy Buon ascolto, per chi vorrà Ciao D. 3 Link al commento https://melius.club/topic/22324-ai-confini-del-jazz/page/83/#findComment-1714226 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Gaetanoalberto Inviato Domenica alle 09:12 Condividi Inviato Domenica alle 09:12 Ho ascoltato un paio di giorni fa The Guesthouse di Shai Maestro, 2026. Sicuramente conoscete il pianista scoperto da Avishai Cohen, che ha trovato la propria autonomia con Ecm. Israeliano, di formazione classica, ha sempre sviluppato un suono minimalista in cui emergono influenze mediorientali e largo spazio alle emozioni ed all'immaginazione. Il nuovo album peró, dopo la firma con Naive Records, esprime libertà, magico spazio alle voci di numerosi artisti (Maro, Immanuel Wilkins, Michael Mayio), sintetizzatori ed effetti sonori, non affidandosi più solo all'acustico. Allego qualcosa del nuovo, e molto del vecchio. Consigliato in tutte le versioni. 1 1 Link al commento https://melius.club/topic/22324-ai-confini-del-jazz/page/83/#findComment-1714267 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Questo è un messaggio popolare. damiano Inviato 2 ore fa Autore Questo è un messaggio popolare. Condividi Inviato 2 ore fa Si fa presto a dire "piano trio"....che potrebbe essere il titolo di un thread autonomo, però temo sarebbe palloso perché trovare altri appassionati al tema, come me (ndr.) può essere molto difficile. E' che girando intorno agli interpreti (i massimi) del tema, si possono scoprire perle assolute che esprimono in pieno l'essenza di questo thread. Adesso provo a spiegare Dovrei essere riuscito a marcare l'inizio di "Unrequited love", uno dei brani più eseguito da Brad nei concerti, nel caso inizia al minuto 32.14 ed è linkato nella descrizione. Da strimpellatore potrei descrivere l'armonia che si basa su centri tonali mobili, il cui passaggio avviene per quarte o semitoni e nonostante l'uso di accordi abbastanza "elementari", la successione crea un senso di instabilità e "desiderio insoddisfatto" (da cui il titolo "Unrequited"), risolvendo raramente in modo convenzionale. Oppure evidenziare l'uso indipendente delle mani, uno dei prodigi di Melhdau, dove le mani eseguono linee melodiche autonome che richiamano la musica diversamente colta, in particolare Bach ma anche Brahams e Faurè. O la componente modale, anzi modali, Eolie e Doriche in successione evitando le settime dominanti che risolverebbero la tensione che, invece, mantengono l'ascoltatore in stato di attesa sospesa. Al Parc Floral, questo approccio si fonde con una sensibilità impressionista (alla Debussy), dove il "modo" serve a creare un'"atmosfera" più che una direzione armonica precisa. Il ritmo è "straight eight" tipico di Jarrett ed il modal interchange è quello tipico di "Time Rimembered" di Bill Evans. Quindi, e smetto di rompere, "si fa presto a dire piano trio", può essere banalissima sequenza "II-V-I", lo scibile del jazz, o può esserci dentro tutta la storia della musica. Ciao D. 1 2 Link al commento https://melius.club/topic/22324-ai-confini-del-jazz/page/83/#findComment-1716405 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Gaetanoalberto Inviato 1 ora fa Condividi Inviato 1 ora fa @damiano Che grande citazione. Concordo in pieno: definire 'piano trio' quello che accade in Unrequited è riduttivo quanto dire che la Cappella Sistina è un semplice soffitto affrescato. L’aspetto che più affascina di Brad è proprio questo romanticismo post-moderno che oscilla tra il rigore contrappuntistico di Bach e l'estasi impressionista di Debussy e Fauré. Quell'instabilità armonica di cui parli, che rifugge le risoluzioni convenzionali per muoversi tra centri tonali mobili, non è solo tecnica: è pura narrazione. In Mehldau, come giustamente notavi citando il modal interchange di Bill Evans, la tensione non è mai un mezzo per arrivare altrove, ma diventa lo stato emotivo finale, una sorta di attesa sospesa che non ha bisogno di risposte. È musica 'colta' che però pulsa di un'energia jazzistica pazzesca. Quel suo modo di gestire l'indipendenza delle mani crea un chiaroscuro che pochissimi altri riescono a toccare oggi. Una perla assoluta, hai fatto bene a riproporla. 2 Link al commento https://melius.club/topic/22324-ai-confini-del-jazz/page/83/#findComment-1716424 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
one4seven Inviato 1 ora fa Condividi Inviato 1 ora fa oh... io invece in sti giorni mi sto dedicando a Peter Erskine, ai suoi primi lavori, nello specifico ai dischi registrati (magistralmente) per la Denon. L'orecchio mi è caduto su un titolo in particolare, che mi ha catturato: Aurora https://www.discogs.com/master/993776-Aurora-Aurora Aurora è Peter Erskine, (batteria), Ben Preston (sintetizzatori), Marty Krystall (sax) e Buell Neidlinger (contrabbasso) Sono rimasto stupefatto. Si passa tra melodia ammaliante, passaggi free, ed assoli strepitosi. Il tutto condito da una ripresa sonora che esalta l'impianto, che male non fa. Eh vabbè... era Denon. Purtroppo niente streaming. Serve recuperare il CD. E non costa manco poco... 1 Link al commento https://melius.club/topic/22324-ai-confini-del-jazz/page/83/#findComment-1716428 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
damiano Inviato 52 minuti fa Autore Condividi Inviato 52 minuti fa 43 minuti fa, Gaetanoalberto ha scritto: Una perla assoluta, hai fatto bene a riproporla. be', in effetti, avrei potuto anche sottolineare che il piano è abbastanza stonato ma non mi è sembrato elegante 🙂 Ciao D. 1 Link al commento https://melius.club/topic/22324-ai-confini-del-jazz/page/83/#findComment-1716451 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Gaetanoalberto Inviato 26 minuti fa Condividi Inviato 26 minuti fa 25 minuti fa, damiano ha scritto: ma non mi è sembrato elegante 🙂 Ne parlo di nuovo con la i.a. 😆 Link al commento https://melius.club/topic/22324-ai-confini-del-jazz/page/83/#findComment-1716469 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
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