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Ai confini del Jazz


damiano

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analogico_09
Il 31/01/2026 at 12:52, damiano ha scritto:
Il 31/01/2026 at 11:16, one4seven ha scritto:

Vero, verissimo. Si vede anche chiaramente che vecchi estimatori di ECM, soffrono questa sfida.

+++ e come dicevano un paio di illustri pensatori (e strimpellatori) "the times gonna change"....

Ciao

 

Vecchi estimatori di cose di prima nonchè illustri  "pensatori" di ieri e di oggi potrebbe pensare e magari testimoniare che i tempi a volte cambiano in peggio... :classic_cool::classic_wink:

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analogico_09
2 ore fa, one4seven ha scritto:

i tempi cambiano e basta.

 

 

Caspita, da scattare sull'attenti: SignorSi, Signore! (cit) :classic_laugh:

 

2 ore fa, one4seven ha scritto:

l peggiore o migliore è relativo.

A definirlo "peggio" di solito è chi il cambiamento per varie ragioni "lo subisce". 

C'è anche chi ne gode.


Tornando alle banalità... tutto è relativo però c'è il meglio e c'è il peggio dove a volte sia il meglio, sia il peggio lo si da' a livello di parere personale, a volte il parere rappresenta il dato di fatto oggettivo. 

Ma non serve mettersi a speculare dove sia il peggio e dove il meglio facendo separazioni astratte, io mi ero limitato a dire in maniera neutrale, a fronte della specifica battuta sui "tempi cambieranno" che potrebbero cambiare in meglio o in peggio. Sorvolo sull'ultima battuta, nel complesso mi sarei aspettato una "filosofia" un po' meno truistica. 

 

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analogico_09
20 ore fa, nteccu ha scritto:

Altro pezzo per me memorabile è questo: Gato Barbieri / Dollar Brand - To Elsa / 81st Street Intro. Questo me lo fece scoprire la indimenticabile collana "i grandi del jazz" della Fabbri editori, che ha fatto conoscere a tanti ragazzi dell'epoca il jazz... il lirismo, la intensità sono pazzeschi! E c'è, come in Mu, Dollar Brand!


Si ma con queste musiche, prim'ancora di essere "dischi", siamo dentro, nel cuore dei territori della psiche, dell'estetica, della storia, dell'immaginario più profondo e identitario del jazz.

Mi pare notare, da questa visita estemporanea, come il topic che ha un titolo e delle intenzioni specifiche annunciate stia diventando un contenitore dell'indifferenziali musicali.., e sta bene, ci mancherebbe, la tribù decide l'orientamento, ma allora ditelo. 

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one4seven
13 minuti fa, analogico_09 ha scritto:

tutto è relativo


Esatto. E' qui il punto.
C'è ancora, chi non ha digerito e non digerirà mai l'evoluzione elettrica di Miles Davis. Giusto per fare un esempio "noto" e pure assai datato.
Figuriamoci difronte all'evoluzione dell'estetica di ECM.
Cosa vuoi oggettivare? :classic_biggrin:

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analogico_09

@one4sevenMa che c'entra? C'è chi non ha capito la svolta elettrica di Davis e c'è chi l'ha capita. Questa è la realtività, vale per il positivo e il negativo, per il bianco e per il nero. 

Che poi, ne abbiamo parlato chissà quante volte, la questione non sta tanto nel capire/apprezzare o meno la "forma", il tipo di strumento attraverso cui  Davis esprime la sua musica bensì se Davis cambiando forma, vestito, aspetti del linguaggio, perda o mantenga la poetica  interiore, la tensione spirituale, psichica, estetica, filosofica che crea  l'inalienabile legame con la muaica afroamericana, con lo spirito del blues, senza "additivi", mentre il jazz si arricchisce di nuove particolarità formali che espandono l'espressione senza modificarla o frustrarla. 
Ieri mente ero in giro pe'Roma, con le mie ottime cuffie da passeggio, riascoltavo Big Fun... pazzesco sentire, risentirte, è sempre una sensazione nuova, come quella tromba abbia mantenuto il profondo e soggiagante graffio lirico di KOB, di It Never Entered My Mind.., ad esempio. Lo stesso che ritroviamo in B.B., in Jack Jhonson, nelle più estreme tappe del funky. 

Il peggio con i dischi, dal vivo era sempre sorprendente, immutabile pur tra tanti cambiamenti, Davis lo da parzialmente nell'ultima tappa del rientro che fa dal 1982 fino alla morte..., sua disgrazia aver incontrato un Marcus Miller saprofita... 

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one4seven
47 minuti fa, analogico_09 ha scritto:

Big Fun


Adoro quel disco, forse più di altri contemporanei.
Eppure a Davis non piaceva per nulla e non lo voleva pubblicare. Di fatto le sessioni presenti in Big Fun sono materiale "scartato" dallo stesso Davis. Ma Teo Macero e la Columbia... 

 

 

47 minuti fa, analogico_09 ha scritto:

Ma che c'entra? C'è chi non ha capito la svolta elettrica di Davis e c'è chi l'ha capita. Questa è la realtività, vale per il positivo e il negativo, per il bianco e per il nero.



Ecco. Lo stesso discorso vale per le evoluzioni di ECM e di chiunque altro. A partire dal lavoro seminale di Steve Reich.
Arrivano Nils Petter Molvær, Nik Bärtsch’s Ronin giusto per citarne due molto noti.  
Non dimentichiamo che ECM è anche un calderone molto ampio che (per)segue diverse direzioni.

E' piuttosto complesso solo stargli dietro...


E' qui la sfida, esattamente come Davis sfidò il suo pubblico 50 anni fa. Questo era il senso del paragone, in relazione all'articolo citato da @damiano.


In ogni caso concludo con un pezzo dell'anno scorso del grande 
Lonnie Holley... (altro personaggio piuttosto interessante, che non centra nulla con ECM, ma ci casca bene col discorso) :classic_biggrin:

A Change Is Gonna Come

But are we ready?
Are we prepared?
Are we ready for something to change?
Something to happen?



 



 

  • Melius 1
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20 ore fa, analogico_09 ha scritto:


Si ma con queste musiche, prim'ancora di essere "dischi", siamo dentro, nel cuore dei territori della psiche, dell'estetica, della storia, dell'immaginario più profondo e identitario del jazz.

Mi pare notare, da questa visita estemporanea, come il topic che ha un titolo e delle intenzioni specifiche annunciate stia diventando un contenitore dell'indifferenziali musicali.., e sta bene, ci mancherebbe, la tribù decide l'orientamento, ma allora ditelo. 

D'accordo. Ma è musica che indica strade nuove. Mi sembra di essere rimasto nell'ambito della indicazione iniziale di Damiano.

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ascoltoebasta

Spero di far cosa gradita segnalando questo,per me,notevole disco del 2015,del bravissimo pianista e compositore belga Bernard L'hoir,in questo disco dal titolo "She's....",oltre ad essere accompagnato da validi strumentisti,troviamo molte sfumate influenze,dalla classica al Jazz etc,ma forse è l'inclassificabilità,la sua vera accezione,disco non ripetitivo e mai banale.

 

  • Thanks 2
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analogico_09
2 ore fa, nteccu ha scritto:

D'accordo. Ma è musica che indica strade nuove. Mi sembra di essere rimasto nell'ambito della indicazione iniziale di Damiano.

 

Strade nuove ma anche strade conosciute diversamente percorse.., e pur sempre entro l'universo del jazz avendo tuttavia facoltà di oltrepassare i confini per alimentare altre forme musicali non di meno nobili e interessanti che non avrebbero bisogno di farsi passare per jazz.. A ciascuno io suo e tutti insieme appassionatamente ma con i dovuti distinguo, ciò che si fa più pernicioso per le varie genti del mondo e per le varie forme d'arte è la perdita delle proprie specificità identitarie  o dover qualunque altra forma di omologazione coatta. 

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analogico_09
21 ore fa, one4seven ha scritto:

Adoro quel disco, forse più di altri contemporanei.
Eppure a Davis non piaceva per nulla e non lo voleva pubblicare. Di fatto le sessioni presenti in Big Fun sono materiale "scartato" dallo stesso Davis. Ma Teo Macero e la Columbia...

 Che non piacesse a Davis non significa che sia riconoscibile in Big Fun l'essenza musicale di Davis che cambiava solo di vestito. 

 

Il discorso ECM è complesso, ne riconosco il valore, lo  sforzo di mettere insieme culture e mondi estetici diversi tra di loro, ma non sempre si raggiunge una sintesi organica e davvero increata, o quasi, mettendo insieme le musiche ispirate eal folklore mitologico nordico e le istanze delle tribalità africare, per dirne una, ovvio che alla fine ciò che emerge basilarmente sia il manierismo "comodo", piacioso, accomodante se non narcotizzante che congela la possibilità di dirigersi verso le forme di creatività più creative e avventurose (è sempre un rischio parlare di increato nell'arte....) 

La prima ECM dedicata al jazz era più organica, a mio modesto avviso.  

 

In realtà Davis non intendeva sfidare il suo pubblico, suonava quel che lui voleva suonare, il suo sentimento di afroamericano che nonostante lo stato borghese  e abbiente della sua famiglia, nonoste i trionfi e i vasti riconoscimenti della propria artre, non dimenticò mai di essere un "negro" ancora razzistato, nonostante tutta, da quell'america maggioritariamente razzista. Ci sono numerosi episodi di ciò riferiti dalla cronaca e dallo stesso Davis, ma è altro discorso.
Raramente Davis faceva dichiarazioni "politiche", la sua rabbia, la sua poesia, la sua Filosofia" la trasmetteva attraverso la sua musica sempre provocatoria, fin da quando, giovanissimo alle prime arrmi, suonava con Parker il be bop rivoluzionario ed iconoclastico e mentre la sua tromba già cominciava a creare il "cool" con quel suono lirico, tagliente,... creando un effetto estetico apprentemente schizofrenico insieme alle roventi frasi di Bird.., più "politico" e provocatorio di questo... a fin di bene.  Che ritroviamo anche in Big Fun, in Live Elvil, B.B., ovviamente, ma anche nei meno conosciuti, "estermi" Dark Magus, Agharta, etc.. Il jazz uno se lo deve conquistare.., ci si nasce e lo si apprende facendo la gavetta.., con le intellettualità ECM, senza voler generalizzare, si fa un simulacro di jazz al tavolino mentale, con sentimenti "artificiali" ove manchi l'espresieneza, il "dolore " autentico della vita vissuta com Parker, Mingus, Davis, Coltrane, etc. 

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one4seven
27 minuti fa, analogico_09 ha scritto:

La prima ECM dedicata al jazz era più organica, a mio modesto avviso. 


Questo è vero, lo condivido.
Negli anni la cosa si è complicata un bel pò, ed ha perso la sua originale organicità.
Io però lo considero un valore aggiunto, nonostante le criticità che rilevi e che in parte condivido.
In fondo ECM è Editions of Contemporary Music. E nessun altra etichetta esprime questo concetto, attraverso il tempo fino ad oggi, meglio di ECM.

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analogico_09
8 ore fa, one4seven ha scritto:

In fondo ECM è Editions of Contemporary Music. E nessun altra etichetta esprime questo concetto, attraverso il tempo fino ad oggi, meglio di ECM.

 

 

Sono d'accordo, l'etichetta resta fedele allo spirito del suo progetto cogliendo quel che c'è di nuovo o più o meno  lavato con perlana indirizzando a sua volta la musica verso le direzioni possibili in base a quello che è il  panorama musicale mondiale piuttosto "incerto" se non peggio. 

Ma è la vita, anzi, la storia come racitava il testo di qualla vecchia ballata romantica cantata da Lea Massari: nella storia tutto è gloria, passa e va... Non è ai confini del jazz... mi si consenta ...:classic_wink: 
 

 

 

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one4seven
4 ore fa, analogico_09 ha scritto:

quel che c'è di nuovo o più o meno  lavato con perlana indirizzando a sua volta la musica verso le direzioni possibili

 

Giusto. E aggiungo: è fondamentale a mio avviso lavare con perlana

Se non venisse fatto, i capi originali non continuerebbero a vivere a lungo.

Non so se si capisce cosa voglio dire.. :classic_wink:

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analogico_09
13 ore fa, one4seven ha scritto:

Giusto. E aggiungo: è fondamentale a mio avviso lavare con perlana

Se non venisse fatto, i capi originali non continuerebbero a vivere a lungo.

Non so se si capisce cosa voglio dire.. :classic_wink:

 Però il fatto è che a forza di lavarlo con perlana il presunto nuovo alla fine ne esce logoro... L'originale che non ha bisogno di lavaggi resta invece ad aeternum. :classic_biggrin: :classic_wink:

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one4seven
13 minuti fa, analogico_09 ha scritto:

Però il fatto è che a forza di lavarlo con perlana il presunto nuovo alla fine ne esce logoro...


E' un rischio naturale, che corre chi non sa fare il bucato :classic_laugh:
Anche gli originali non uscivano tutti belli linti e pinti.
Lasciamo fare al tempo... e intanto ci godiamo tanta buona musica, qualche volta originale, qualche volta lavata con perlana, ma non per questo meno godibile, almeno per me. :classic_happy:

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ascoltoebasta
54 minuti fa, one4seven ha scritto:

ma non per questo meno godibile, almeno per me

Per me lo è anche di più,amo scoprire band composte da musicisti di varie provenienze,culture,e tradizioni musicali differenti,e quando ogni componente apporta il proprio contributo con passione pura,ne scaturisce spesso un risultato che mi conquista.

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