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Ai confini del Jazz


damiano

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analogico_09
2 ore fa, damiano ha scritto:

La teoria sostiene, tra le altre cose, che non esistano fatti, ma solo interpretazioni condizionate dal linguaggio e dalla storia quindi la verità è un processo di dialogo continuo, mai concluso. Da qui discende l'etica della tolleranza: poiché nessuna verità è assoluta, il pensiero debole promuove la non violenza e il rispetto per le diversità, smontando l'arroganza di chi crede di possedere l'unica visione corretta del mondo. In sintesi, "indebolire" il pensiero significa renderlo più umano, flessibile e aperto al confronto democratico. 

 

Pienamente d'accordo, non ho mai sostenuto il contrario.  
Ho cercato di sosternere che il modo peggiore per concludere un dialogo sia quello di mettere nel "simposio "una tale quantità di voci, di immaginari, di stimoli culturali e sub-culturali più o meno spuri e distanti tra di loro storicamente, culturalmente, esteticamente, "filosoficamente"  diversi se non anche antitetici, dove per cercare di capire il tutto si finisce per perdere la cognizione di ogni singola realtà musicale, pittorica, cinematografica, etc etc., oltre che, ovviamente dell'insieme.

In quanto alla tolleranza, non considero tollerante il "volemose bene, o il va tutto bene visto che in maniera più o meno vaga vi sia somiglianza, nella musica, nella pittura, nel cinema, etc, abbattendo od omologando, semplificando se non anche svilendo le specifiche, peculiari caratteristiche di ogni soggetto artistico sia delle varie arti sia all'interno di una stessa arte. 
Considero tollerante un pensiero che sia rigoroso ma non manicheo, intellettualmente onesto rispetto alla personale, valutazione motivata e argomentata dei singoli fenomeni artistico-culturali, dove tutto è relativo affinchè possa far capolino anche l'oggettivo. Come numerose volte sostenuto  nella varie discussioni sui diversi generi musicali, anche in questo stesso thread, sono per gli incontri multiculturali addirittura estremi a volte tali sono all'apparenza (tra raga indiano e canto gregoriano, ad esempio, ne parlavo l'altro giorno in qualche discussione sostenendo che vi siano radici comuni universali "sotterranee" dalle quali traggono linfa vitale tutte le musiche di tutte le mattine del mondo), purchè non siano frutto di forzature confusionarie, aggregazioni seriali, manieristiche che rispondono alle mode ai costumi del momento che rende l'arte prodotto di consumo e di spettacolo, cosa che non potrà crare altro che ibridi.

Nell'arte non c'è etica da seguire (se non per le questioni marketing); l'etica è sempre provvisoria, cambia a seconda dei contesti storici, politici, social-cuturali, etnici, antropologici, viene superata come pure la morale dove l'etico-morale  vale per la vita non per l'arte nella quale "comanda" l'estetica  che assurge all'universale quando un artista mette a segno un capolavoro musicale, letterario, pittorico, architettonico o d'altra "musa",  immortale.
L'etico-morale del medioevo non ci appartiene più; l'estetica "primitiva" di Giotto (che non capiva una cippa di prospettiva, ma si fa per dire...) è ancora presente pulsante e viva nel nostro tempo. 

Le note di Art Tatum illuminano ancora il presente; l''ultimo disco ECM Walhalla-blues probabilmente verrà dimentico a stretto giro di... giradischi  :classic_rolleyes: (perdona la battuta un po' sifulina, è per sdrammatizzare un po' :classic_wink:

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Gaetanoalberto

Mai avuto sufficiente competenza per affrontare la vastità infinita di esperienze musicali.

Lascio la musica ad Anouhar Brahem, magari riesce a parlare di quello che a me manca

IMG_8987.thumb.jpeg.6a9d1d0e8627b7e4bfb1a2a921bb7e2a.jpeg

https://music.youtube.com/playlist?list=OLAK5uy_nmCFlqy9pNn9M3nMwkVMHSsaoIETGUT-4&si=S6M3BD14CcGlchs0

 

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analogico_09
2 ore fa, Gaetanoalberto ha scritto:

Mai avuto sufficiente competenza per affrontare la vastità infinita di esperienze musicali.


Se uno le esperienze e le competenze musicali da condividere non ce l'ha, o che non sappia eprimerle a parole, no problem, nessuno potrà mai tradurre in concetti e parole esatte, sempre malate di limiti, il mistero del linguaggio artistico. né serve "delegare": si condivide la musica che apprezziamo, amiano, comprendiamo per la musica stessa che "parla" di se stessa del tutto disinteressata ai nostri prosaici umani limiti. 

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one4seven
15 ore fa, damiano ha scritto:

Scrivendo facile: mi piace, lo ascolto e (forse) approfondisco; non mi piace, lascio perdere.


La sintesi della mia filosofia.

Poi ragazzi... molto dipende da quale età hai, da dove vieni, quale opportunità hai avuto etc...
Io per esempio ho fatto un percorso del tutto particolare.

Fortuna volle che un mio compaesano (Paesello di 3000 anime) è il fondatore di questo club: https://tam.it/

Noi ragazzi(ni) adolescenti di paese, appassionati già di musica, ma che nei 90 ascoltavamo i Nirvana a tutto volume, (eh si, sono un bel pò più giovane dei partecipanti di questo 3d :classic_biggrin:) poi la sera si andava al Tam Club ad ascoltare sta musica strana ed anche un pò pallosa... (le esibizioni nei vari locali/teatri del nostro e dei paeselli limitrofi).

Scorrete un pò i nomi dal 1997 in poi (anno di inizio attività). > https://tam.it/projects/concerti-1997/

La cosa buffa, è che per anni abbiamo partecipato senza di fatto capirci una mazza... finchè non siamo cresciuti ed ora scrivo qui insieme a voi. :classic_laugh:





 

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ascoltoebasta

Altro bel disco stamani riascoltato e quello del bravo pianista e compositore spagnolo Moisés P. Sánchez,il titolo del disco è "Theres Always Madness",bravissimi strumentisti lo accompagnano in composizioni che alternano un approccio a volte sinfonico/orchestrale,a momenti più pacati e riflessivi,la sezione ritmica è di ottimo livello.

 

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analogico_09
4 ore fa, one4seven ha scritto:

(eh si, sono un bel pò più giovane dei partecipanti di questo 3d :classic_biggrin:)



Mio caro, io che sarò un bel più meno giovane di te apprezzo e condivido lo spirito delle tue esperienze di ascolto che ho vissuto anch'io in tempi più remoti da divoratore onnivoro di ogni genere musicale di ogni tempo e luogo. 

 

Letto nel "chi siamo" della pagina web dl club TAM che hai condiviso 


La musica è il centro, ma non un confine.

Da scolpire sul marmo. 


jazz, classica, rock, world music, canzone d’autore, ricerca e sperimentazione convivono in una visione aperta e inclusiva, dove i generi dialogano e si contaminano.

 

 

E' quel che ho sempre sostenuto in ogni discussione sull'argomento, credo non si possa negare, anche negli ultimi interventi lasciati in questo thread, portando numerosi esempi di generi musicali di provenienze diverseche trovano nutrimento dalle radici universali comuni (mi ripeto nel caso in cui fossero sfuggiti i miei interventi al riguardo), con delle precisazioni. 
Io penso che dopo aver attinto all'iniziale biberon collettivo, le distinte caratterialità musicali che si sviluppano liberamente, autonomamente - vivaddio!  - non costituiscono certamente un ostacolo al dialogo tra i generi stessi, tutt'altro (ho anche aperto un tipoic sulle influenze del "clavicembalo" sulle musiche rock degli anni d'oro del genere, ed altri analoghi).
Ma certe assonanze tra generi, spesso di superficie, non dovrebbero neppure portare ad una visione "contaminatrice" secondo la quale ogni singola realtà musicale, estetico-linguistica, culturale, filosofica, psichica, antopologica, possa essere indiscriminatamente accucchiata insieme all'interno di un unico calderone massificatore nel quale ogni preziosa, spesso rara unicità estetica e poetica  finisce per essere... fraintesa, commisturata con questo e quello... . Nella migliore delle ipotesi. 

Ho sempre amato ogni genere musicale, con delle preferenze e anche con delle musiche invise, come è ovvio che sia per tutti. Ma ho sempre preferito fruire ogni realtà musicale separatamente per poter cogliere in pieno e senza frastornamenti confusionari le specifiche, inalienabili qualità sonore e musicali (non sempre i due termini significano la stessa cosa). 

Insomma prendo il rock jazz come rock jazz, o jazz rock, e il jazz come jazz seguitando ad avere una visione molto inclusiva della musica di ieri e di oggi e dei diversi tra di loro "dialoganti" quattro punti cardinali. 

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@analogico_09 guarda: sono d'accordo nello spirito dei tuoi interventi. Quando Umberto Eco tuonò contro Porfirio e il suo "Isagoge" che stabiliva una gerarchia catalogatoria della realtà basata sulla dicotomia genere-specie (semplifichiamo) pensai che eravamo alla frutta. Infatti il saggio di Eco apparve nella famosa raccolta "Il pensiero debole" del 1983. Non c'è distinzione di valore fra le cose, siamo su un piano orizzontale... Eco auspicava il modello del dizionario, dove le voci si susseguono l'una all'altra senza criteri di valore, gerarchici, ma solo in ordine alfabetico. Appunto il pensiero debole. Che ho sempre odiato. Albano e Romina Power sullo stesso piano di Albinoni... d'accordo quindi. Condivido. ma questo è un 3d di entusiasti della musica che propongono, generosamente direi, la loro passione, le loro scoperte. Se ogni volta che mi viene in mente di condividere un brano musicale che mi sembra rientrare nella indicazione iniziale di Damiano, Jazz che va oltre o verso i confini,  ma poi mi debbo preoccupare di classificarne la famiglia il genere e la specie mi passa la voglia. Non è un convegno accademico, solo un 3d di appassionati!!!

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one4seven

in questo 3d secondo me ci sta bene ricordare il Trio Mokave, aka Glen Moore, Glen Velez, Larry Karush

https://www.discogs.com/artist/2161881-Mokave


Ne ho parlato in un altro 3d, dei dischi audiofili... (perchè furono prodotti per quel tipo di target, ma c'è bella ciccia dentro, a mio avviso)

 

 

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12 ore fa, one4seven ha scritto:

Glen Moore

Grande musicista che, con Oregon, suona un contrabbasso Klotze del 700 accordato con un do alto ed un do basso per espandere le possibilità timbriche.

Contrabbasso famoso anche perché perdeva l'accordatura....🙂

Ciao

D.

 

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5 ore fa, damiano ha scritto:

Ray Hargrove, che abbiamo tanto ascoltato, anche su queste pagine, con RH Factor, andrebbe studiato meglio e rivalutato fino in fondo

C'è naturalmente questo, mainstream che più mainstream non si può, bellissimo album (credo tutti lo conoscano

perchè di gran successo) del '97 in cui lo sentii la prima volta.

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Riprendo il 3D per segnalare questo CD appena estratto dal lettore,mi è piaciuto moltissimo,si tratta del disco "Evy Danse",del Sonny Troupé Quartet + un quartetto d'archi,bravissime strumentisti rivisitano in chiave Jazz e Classica,un moderno Gwo Ka,ottenendo un risultato per me riuscitissimo.

 

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Di Henry Threadgill ne abbiamo parlato qualche volta, soprattutto delle sue formazioni, più o meno stabili, Zooid e Very Very Circus e mi era rimasta la curiosità di provare qualcosa della "14 or 15 kestra: Agg" - Dirt...and More Dirt - 2018 PI Recordings. Oltre a rafforzare l'idea del genio visionario, chi potrebbe mai inventare un nome così, è Agg (Aggregation) che indica la provenienza da esperienze comuni precedenti e la variabilità della composizione 14 or 15, uniti per formare una "massa sonora" più ampia. Ci sono Liberty Ellman,  Chris Hoffman, gli inseparabili José Davila, Jacob Garchik e Gerstein e (soprattutto) 2 pianisti: David Bryant e David Virelles cosa abbastanza inusuale per HT, intendo la presenza del pianoforte.

La modularità della band vuole superare la definizione tradizionale della big band, assemblata per esplorare il suo (di HT) sistema di improvvisazione basato sugli intervalli.

IMG_20260219_105421.thumb.jpg.7c8044605f4c949723f82a0cbf8cf2d8.jpg

Che dire? Premetto che sono prevenuto, nel senso che HT è uno dei musicisti che più di tutti amo studiare ed approfondire, pensavo di essere andato abbastanza a fondo con i gruppi citati ad inizio scrittura, ma le sorprese non finiscono mai. È una scultura sonora in 3D, nonostante 15 musicisti il suono non è mai affollato ma lo spazio regna ed ogni timbro emerge con chiarezza. Quindi equilibrio nel gestire un ensemble vasto senza mai la frenesia o pesantezza anzi proponendo tensione costante che ti prende dall'inizio alla fine; inizia e finisce in un lampo e devi ripartire da capo. La tensione esalta la tessitura mobile, come un tappeto a riquadri grezzi e raffinati allo stesso tempo. 

E la cosa più complicata, musicalmente parlando, l'improvvisazione basata sugli intervalli trasferita su scala orchestrale diventa naturale e quasi ovvia, forse dovuto (forse) alla presenza di ben 2 pianoforti che galvanizzano e fungono da elemento alchemico agli arrangiamenti senza mai sovrastare.

Per favore dategli un ascolto: l'incipit è memorabile, gli strati sonori si sovrappongono in miniera magnifica, dentro c'è tutto senza essere uguale a niente.

Ciao

D.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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