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Genocidio sì o no?


CarloCa

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Come si usa dire in internettiano, chiedo per un amico:

qual è l'armamentario ideologico con il quale gli israeliani stanno compiendo e giustificando questo genocidio  se non una interpretazione (voglio sperare distorta) della Bibbia, della Torah e del Talmud, che conferirebbe loro lo status di Popolo Eletto e quindi il diritto di eliminare chi impedisce loro di occupare la Terra Promessa?

Insomma, se c'è un presunto razzismo antisemita, non è che per caso è una reazione a un razzismo semita che oggi ha calato la maschera?

(senza considerare che questa eliminazione sistematica può essere giustificata politicamente solo attraverso una reductio ad Hamas dell'intero popolo Palestinese).

Io penso che l'enormità di ciò che sta succedendo, giustifichi la condanna di chi strumentalizza la religione per giustificare un genocidio (se ciò si configura in antisemitismo, pazienza).

Il problema gravissimo è che non vedo importanti dissociazioni degli ebrei "di buona volontà" dall'operato di Netanyahu, ne in Israele né fuori.

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Muddy the Waters

@Roberto M Secondo te i colpevoli di questa tremenda aggressione potrebbero essere loro?

 

https://www.fanpage.it/politica/fanpage-e-il-fucile-di-precisione-con-cui-ci-colpiscono-nelle-chat-di-fdi-gli-attacchi-ai-giornali-nemici/#
 

 

In quest'ultimo lavoro, grazie a una nostra giornalista sotto copertura, Selena Frasson, vengono mostrati insulti antisemiti, razzisti, saluti romani e inni al Duce, da parte dei militanti di Gioventù nazionale.

 

 

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Gaetanoalberto

il punto è che le questioni non risolte portano a conseguenze spesso impreviste.

Aggressioni non provocate verso gli ebrei non sono giustificabili, come nessuna aggressione verso inermi.

In un sistema che funziona la prevenzione la fanno gli Stati usando il diritto penale nel proprio territorio, e gli strumenti del diritto internazionale contro gli stati che si rendono responsabili di crimini.

Nel caso attuale abbiamo il paradosso di uno stato, Israele, che non riconosce il diritto all'esistenza di un altro, la Palestina, e ciononostante gli fa guerra, sostanzialmente usando gli strumenti della guerra e non quelli dei tribunali, verso quelli che dovrebbe trattare come propri cittadini.

In questo contesto spiace, ma non sorprende, che nell'inedia ed inerzia di provvedimenti, qualche testa calda faccia da sé.

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18 ore fa, wow ha scritto:

Leggo che non si sono limitati alle invettive. Ingiustificabile.

 

Federica D'Alessio

Giornalista

@federdale

Se uno dovesse dare credito a quello che racconta il signore che dice di aver subito una aggressione all’Autogrill di Lainate, più che sull’antisemitismo l’indagine andrebbe fatta sulla polizia italiana, che costui ha accusato di negligenza, molto pesantemente. Avrebbe ricevuto stando al

Corriere calci e pugni da almeno dieci persone, e la polizia avrebbe minimizzato perché “succede di continuo”?

I colleghi del giornale non pensano che dopo un’accusa simile si debba dare opportunità di replica alla polizia italiana?

Altra legittima domanda: questa persona viene pestata da dieci persone e non riceve cure mediche? Non chiama un’ambulanza, non riceve una diagnosi né un referto? Dopo un pestaggio che stando al suo stesso racconto potrebbe addirittura essere mortale?

Ci sono tante tante cose di questo episodio - a cominciare dal video dove si vede chiaramente che li insulti li sta lanciando, e non ricevendo - che non solo non comprovano l’accusa di una “aggressione antisemita” ma lasciano pensare a una rappresentazione dell’Italia e degli italiani fortemente inclinata al razzismo.

 

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https://www.ilriformista.it/loscena-nuova-banalita-del-male-che-moltiplica-le-ragioni-di-israele-476037/

 

L’oscena nuova banalità del male che moltiplica le ragioni di Israele

Claudio Velardi
29 Luglio 2025 alle 10:22

 

Poniamo, per assurdo, che abbiano ragione loro. Che le accuse più folli rivolte a Israele da professionisti dell’indignazione, attivisti da corteo e pacifisti a senso unico, siano tutte vere. Poniamo che Israele abbia pianificato lo sterminio sistematico dei palestinesi. Che l’esercito israeliano spari volontariamente ai bambini, alle madri, ai civili inermi. Che impedisca l’arrivo di acqua e cibo per affamare un intero popolo. Che distrugga ospedali, ambulanze, scuole. Che colpisca deliberatamente i giornalisti per impedire che si racconti la verità. Che abbia come obiettivo finale non la difesa, ma la pulizia etnica di Gaza. Che tutto questo sia parte di un piano sionista, coloniale, razzista, suprematista.

Che Israele sia uno Stato canaglia, un regime di apartheid, una reincarnazione contemporanea del nazismo. Che Netanyahu sia un criminale peggiore di Putin o di Hitler. Tutte cose scritte, dette, urlate nei cortei, affisse sui muri delle università, dei negozi e dei luoghi di lavoro.
Poniamo che i fatti siano questi, abbracciando senza vergogna l’intera impalcatura accusatoria dell’anti-israelismo più radicale. Poi proviamo a chiederci che rapporto c’è tra ogni possibile nefandezza di Israele e il fatto che un bambino ebreo con la kippah non viene fatto entrare in una piscina pubblica in Francia. O che una donna ebrea viene aggredita per strada a Berlino, con l’urlo “assassina”. O che aumentano i ristoranti che rifiutano clienti “sionisti”, ovvero ebrei. Che le sinagoghe vengono vandalizzate, le scuole ebraiche sono presidiate dai militari, nelle università si consiglia agli studenti ebrei di restare a casa per “evitare tensioni”. O che, giusto l’altro ieri, in un autogrill vicino Milano, un uomo e suo figlio con la kippah sono stati aggrediti verbalmente e fisicamente al grido di “Free Palestine” e “assassini”.

Ora, chi mette in atto comportamenti del genere pensa davvero di star combattendo Netanyahu? A meno che non li si ritenga tutti degli strateghi raffinati, è evidente che chi compie questi atti non sta colpendo uno Stato. Sta colpendo un’identità. Non si sta opponendo a una politica, ma a un popolo. A una storia. A una memoria. Sta dicendo: “Tu sei ebreo, dunque sei colpevole. Dunque sei il nemico”. E quindi sta — più o meno consapevolmente — adottando l’antisemitismo come approccio, come attitudine profonda, come una propria intima forma mentis.

L’antisemitismo pervasivo e tossico

Questo antisemitismo quotidiano, ordinario, apparentemente spontaneo, è molto più pervasivo e tossico di quello ideologico, organizzato, teorizzato. Peggiore dell’odio freddo di chi scrive che Israele non ha diritto a esistere, che la terra va restituita “dal fiume al mare”, che il progetto sionista è criminale in sé. Perché chi grida queste cose — per quanto deliranti — almeno finge di combattere un’idea. Ma chi caccia un padre e un bambino da un bar, chi insulta una donna ebrea in metropolitana, non combatte un’idea: proietta su una persona, su un volto, su un nome, una quota di odio atavico, ancestrale, irrazionale. Gli editorialisti che girano la faccia dall’altra parte e gli untorelli politici che seminano odio, dovrebbero sapere che stanno davvero giocando con il fuoco. Se nel 2025 l’antisemitismo diventa diffuso e fisiologico, manifestandosi nei gesti comuni, nei linguaggi del quotidiano, nei riflessi della cosiddetta gente normale; se diventa un’abitudine sociale, un automatismo culturale, un odio che non si annuncia ma si pratica, significa che la lezione di Hannah Arendt si fa di nuovo viva, attuale, tremenda, che è la nuova banalità del male che avanza. Chi caccia un bambino con la kippah da un locale non è un criminale ideologico. Non è un fanatico da manuale. Non ha letto Herzl né conosce la storia di Israele.

 

L’oscena banalità del male

È l’uomo qualunque, che compie quel gesto senza pensarci troppo, con l’approvazione implicita del contesto. Non si sente colpevole. Crede di stare dalla parte della giustizia, dei diritti, della pace, mentre sta praticando l’antisemitismo senza nemmeno rendersene conto. Mette in scena il Male impersonale, “giusto”, compiuto nel nome del Bene, con la coscienza tranquilla. E proprio per questo più pericoloso. Più infame e autentico. Perché non nasce da un’ideologia. Nasce dal profondo.

Ma se è così, bisogna anche capire che più si demonizza Israele, più si colpiscono gli ebrei nei mercati, nei bar, nei quartieri, più si dà ragione a Israele. Anzi: più si dà ragione alla sua autodifesa più implacabile, intransigente, identitaria, più diffidente verso il mondo. Quella che dice: ci odieranno comunque, anche se fossimo innocenti, anche se fossimo santi. Ci odieranno perché siamo ebrei. E dunque non possiamo che difenderci. Sempre, e con ogni mezzo. L’oscena banalità del male, quindi, non solo legittima ma moltiplica le ragioni di Israele. E anche quelle di Netanyahu. Perché dice, semplicemente: avevamo ragione ad aver paura. E abbiamo ragione a chiuderci, a difenderci, a non fidarci. Abbiamo ragione a costruire uno Stato forte, armato, determinato a sopravvivere. E chi gliela toglie più, quella ragione?

 


 

 

 

 

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Bisogna partire dal concetto che il sionismo non è un movimento religioso. È politico.

Pertanto e' corretto che venga osteggiato con vari mezzi ( leciti).

Il coinvolgimento di persone che vivono in paesi diversi da Israele io lo interpreto come un tentativo di far politica affinché queste persone prendano le distanze dalle azioni criminali del governo di Israele, affinché si indignino insieme a noi ( nel noi non è ricompreso i vertici politici venduti). Viene richiesta l'abiura a Gergiev? Allora devono abiurare anche gli ebrei che vivono in paesi occidentali dove vigono valori che sono calpestati da Israele. Per abiura intendo una sorta di giuramento di fedeltà ai valori della Costituzione del paese occidentale in cui risiedono. Cosa peraltro già legata alla cittadinanza 

Come devono uniformarsi a tali valori gli islamici ( e i più lo fanno).

Poi ci sono ragioni legali di igiene in alcuni casi @Roberto M se permette l'ebreo ortodosso non viene a fare il  bagno vestito di nero dove nuota la gente per motivi di igiene. E lo stesso vale per i musulmani. O lei fa due pesi due misure?

 

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9 minuti fa, briandinazareth ha scritto:

non potendo più negare il massacro sistematico

Hai letto male. Sin dall’incipit. Quella è formulata come ipotesi “supponiamo che”, pure ritenuta inverosimile “accuse rivolte dai professioni dell’indignazione e dai pacifisti a senso unico.

in realtà le notizie della propaganda di Hamas sono al 90% false, si è  dimostrato che sono false (vedi ad esempio le foto dei bambini con malattie degenerative spacciate per denutrizione), ma questo neanche basta, perché l’odio ideologico ancestrale antisemita è più forte della verità e della razionalità.

9 minuti fa, briandinazareth ha scritto:

si sofferma con attenzione morbosa su una cosa come questa

Non è solo questo episodio, nell’articolo ne vengono citati molti altri.
Ci si sofferma sul fenomeno dell’antisemitismo dilagante nell’Occidente, che si è declinato anche nell’omicidio di ebrei in quanto tali, di persecuzione, al punto che un ebreo dovrebbe nascondere la sua identità per non osservare oggetto di violenze o aggressioni. 
Come nel 1939.

E questo legittima pienamente il sionismo e la determinazione di Israele a proteggersi.

 

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briandinazareth

@Roberto M

Qui siamo parlando di un massacro quotidiano e vi attaccate ad episodi, certamente deplorevoli, ma del tutto marginali per giustificare un genocidio. 

 

Oltre ogni possibile umanità, e molto vicino alle scuse dei nazisti e dei fascisti per le loro persecuzioni

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4 minuti fa, briandinazareth ha scritto:

vi attaccate ad episodi

Vi attaccate chi ?

5 minuti fa, briandinazareth ha scritto:

per giustificare un genocidio

Non c’è nessun genocidio, se non nella propaganda di Hamase di chi la sostiene.

Pero’ c’è una tragedia umanitaria e una brutta guerra (come quella della Russia, che peraltro ha fatto 10 volte più morti) che dovrebbe finire prima possibile.

E può’ finire SOLO con la resa di Hamas, la smilitarizzazione di questo gruppo di macellai assassini, e la riconsegna di tutti gli ostaggi.

Almeno su questo sei d’accordo o no ?

O veramente pure tu credi (o peggio, fai il tifo per) che le piazze, gli episodi di antisemitismo, i riconoscimenti fasulli di leader deboli ricattati dalle minoranze islamiste e dalla sinistra radicale possano “fermare” Israele e farla smettere di combattere Hamas lasciandola al potere ?

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5 minuti fa, gibraltar ha scritto:

Ma davvero si riesce a guardarsi allo specchio?

Che palle, sei pure ripetitivo con questi insulti gratuiti.

Qui il problema è una tragedia umanitaria, una guerra orribile dove ci vanno di mezzo i civili, e anche l’altra tragedia del risveglio del mostro antisemita, e si ragiona su quale sia modo migliore per finirle.

E tornare ad essere umani.

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