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I Film dello scandalo


analogico_09

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21 ore fa, analogico_09 ha scritto:

Roman Polanski, grande scandalizzatore. Dalla trilogia costituita da "Il Coltello nell'acqua", 1962; Repulsion, 1965; Cul de Sac, scelgo il primo film, esordio al lungometraggio del regista, il più esemplarmente scandalizzatore dei tre nel quale dominano le tensioni sessuali.

"La Masuria è un’incantevole regione della Polonia nord-orientale, famosa per i suoi bellissimi laghi. È lì, su una barca a vela, che un gruppo di tre persone: Andrzej, un giornalista sportivo di circa 40 anni, la sua attraente moglie Krystyna e un giovane che la coppia ha incontrato per caso, reciteranno un dramma dal sapore di giallo psicologico"


Uno sguardo impietoso e tagliente come la lama di un "coltello" sulle ipocrisie borghesi negli anni in cui iniziava a montare l'insofferenza giovanile, lo scontro generazionale. Il film con il quale ho scoperto Polanski.

il-coltello-nellacqua-1962-roman-polansk


 

coltellonellacqua_16.jpg

 

 

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21 ore fa, analogico_09 ha scritto:

Roman Polanski, grande scandalizzatore. Dalla trilogia costituita da "Il Coltello nell'acqua", 1962; Repulsion, 1965; Cul de Sac, scelgo il primo film, esordio al lungometraggio del regista, il più esemplarmente scandalizzatore dei tre nel quale dominano le tensioni sessuali.

"La Masuria è un’incantevole regione della Polonia nord-orientale, famosa per i suoi bellissimi laghi. È lì, su una barca a vela, che un gruppo di tre persone: Andrzej, un giornalista sportivo di circa 40 anni, la sua attraente moglie Krystyna e un giovane che la coppia ha incontrato per caso, reciteranno un dramma dal sapore di giallo psicologico"


Uno sguardo impietoso e tagliente come la lama di un "coltello" sulle ipocrisie borghesi negli anni in cui iniziava a montare l'insofferenza giovanile, lo scontro generazionale. Il film con il quale ho scoperto Polanski.

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21 ore fa, analogico_09 ha scritto:

Roman Polanski, grande scandalizzatore. Dalla trilogia costituita da "Il Coltello nell'acqua", 1962; Repulsion, 1965; Cul de Sac, scelgo il primo film, esordio al lungometraggio del regista, il più esemplarmente scandalizzatore dei tre nel quale dominano le tensioni sessuali.

"La Masuria è un’incantevole regione della Polonia nord-orientale, famosa per i suoi bellissimi laghi. È lì, su una barca a vela, che un gruppo di tre persone: Andrzej, un giornalista sportivo di circa 40 anni, la sua attraente moglie Krystyna e un giovane che la coppia ha incontrato per caso, reciteranno un dramma dal sapore di giallo psicologico"


Uno sguardo impietoso e tagliente come la lama di un "coltello" sulle ipocrisie borghesi negli anni in cui iniziava a montare l'insofferenza giovanile, lo scontro generazionale. Il film con il quale ho scoperto Polanski.

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Cosa mi hai ricordato! Un pomeriggio da dimenticare negli anni '70 al Nuovo Olimpia qui a Roma.

Il film era bellissimo ma in sala c'erano 'strani movimenti' :classic_biggrin: ; non sapevo che fosse un cinema insidioso per un ragazzo da solo...






 

 

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@analogico_09

21 ore fa, analogico_09 ha scritto:

Roman Polanski, grande scandalizzatore. Dalla trilogia costituita da "Il Coltello nell'acqua", 1962; Repulsion, 1965; Cul de Sac, scelgo il primo film, esordio al lungometraggio del regista, il più esemplarmente scandalizzatore dei tre nel quale dominano le tensioni sessuali.

"La Masuria è un’incantevole regione della Polonia nord-orientale, famosa per i suoi bellissimi laghi. È lì, su una barca a vela, che un gruppo di tre persone: Andrzej, un giornalista sportivo di circa 40 anni, la sua attraente moglie Krystyna e un giovane che la coppia ha incontrato per caso, reciteranno un dramma dal sapore di giallo psicologico"


Uno sguardo impietoso e tagliente come la lama di un "coltello" sulle ipocrisie borghesi negli anni in cui iniziava a montare l'insofferenza giovanile, lo scontro generazionale. Il film con il quale ho scoperto Polanski.

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Cosa mi hai ricordato! Un pomeriggio da dimenticare negli anni '70 al Nuovo Olimpia qui a Roma.

Il film era bellissimo ma in sala c'erano 'strani movimenti' :classic_biggrin: ; non sapevo che fosse un cinema insidioso per un ragazzo da solo...






 

 

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1 ora fa, spersanti276 ha scritto:

non sapevo che fosse un cinema insidioso per un ragazzo da solo...

...  mica solo il nuovo olimpia: farnese, aquila, avorio, pure al salone marghertita che ra tanto chicche.., un po' dovunque.., erano tempi duri per loro... quando diventavano troppo aggressivi e ti si sedevano vicino e rugavano... la tecnica collaudata ed efficace era che al colmo dell'esasperazione si lanciava il terribile grido: xxxxxx in sala!! adavede come scappavano... :classic_laugh:

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2 ore fa, analogico_09 ha scritto:

...  mica solo il nuovo olimpia: farnese, aquila, avorio, pure al salone marghertita che ra tanto chicche.., un po' dovunque.., erano tempi duri per loro... quando diventavano troppo aggressivi e ti si sedevano vicino e rugavano... la tecnica collaudata ed efficace era che al colmo dell'esasperazione si lanciava il terribile grido: xxxxxx in sala!! adavede come scappavano... :classic_laugh:

In effetti al Nuovo Olimpia non si andava a cuor leggero, d'altra parte le motivazioni erano di ordine superiore (la programmazione era di assoluto rilievo). Peraltro ricordo solo un paio di episodi deplorevoli, ma è anche vero che entravamo in sala a ranghi serrati, mai da single. Approfitto dell'off topic per menzionare il cinema Rubino a San Saba, benemerito tra noi squattrinati (costo del biglietto più basso di Roma).

 

 

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52 minuti fa, selby998 ha scritto:

Approfitto dell'off topic per menzionare il cinema Rubino a San Saba, benemerito tra noi squattrinati (costo del biglietto più basso di Roma).

 

 

Ma si, approfittimo di un giretto di boa che sempre in campo cinema resta... Non frequentavo spesso il Rubino che mi stava un po' fuorimano. Anche l'Avorio al Pigneto era a prezzi molto popolari e mandava solo film d'essai verso la fine, prima di trasfrormarsi tristemente in luci rosse, sorte che toccò obbligatoriamente a molti cinema di Roma, forse del mondo.
Anche all'Avorio, come pure al vicino, "ritrovato" cinema Aquila, assistevo a spettacoli esterni improvvisati ed esilaranti mentre andava lo spettacolo cinematografico, doppio spettacolo al prezzo di uno... :classic_biggrin: un po' quello che si vede nel film Roma di Fellini...
A scena aperta capitava ad esempio che entrasse in sala qualcheduno del quartiere per chiamare un amico ad alta voce... magari durante una scena madre di un drammatico film di Bergman...
Una volta, era d'estate, entrò un tizio paccuto e semipelato infilato in una canottiera bianco straccio, tutto trafelato chiamando ad alta voce : a "Mario"...  ma che catto te stai a vedè 'sti film pe' f.o.i ... dai che te stam'aspettà all'osteria... Tutti a ride.., era la norma.
Eppure così, in quelle condizioni poco confortevoli, seduti su sedie di legno così duro da calli ar cuBo che però tenevano svegli con pellicole  pellicole fatte girare numerose volte che o saltassero o s'abbrusciassero.., facevamo la conoscenza o la re-visione  di tanti grandi capolavori della storia del cinema... Oggi.., multisale e altri cinema salottino con poltrone ultra confortevoli, pop corn e coca cola, non di rado, anzi spesso con certi film (la maggior parte se non hai "talento" nel  selezionare a dovere) ti ci ritrovi addormentato dentro... 😴 😄
 

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54 minuti fa, Guru ha scritto:

Prima o poi lo dirò a Farinelli.

 

Ma chi, Farinelli il castrato, ammappa,  è ancora li al Modernissimo che canta? :classic_laugh:

Si scherza Francè... :classic_wink:

OPure questo è un film con soggetto "scandaloso".. siamo in topic. :classic_smile:
 

 

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3 ore fa, analogico_09 ha scritto:

Ma chi, Farinelli

Non no, Gian Luca Farinelli, il direttore della Cineteca di Bologna. È ormai una delle figure più influenti nel mondo cinematografico nazionale, tutti gli attori e i registi passano da Bologna a presentare le loro opere. Gran persona, appassionata e capace e soprattutto modesta, nonostante quello che ha saputo realizzare.

https://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cultura/cineteca-farinelli-mlfsjexc

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Il 25/01/2025 at 09:27, spersanti276 ha scritto:

Che strazio questi post doppi e tripli che si creano.

Che palle.

dopo l'invio , se c'è se ne accorge,entro un buon numero di minuti c'è la possibilità di editare i post doppioni scrivendo magari  "Errore" alleggerendo la pagina dai doppioni.  Questo capita quando sembra dopo l'invio di un post sembra che non sia partito e si insiste a rifare l' invio. 😉

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Si sta insistentemente parlando di vampiri ultimamente. Non vorrei portare la tematica anche in questo topic, ma mi è parso intuire (da mo') che, sia il romanzo di Bram Stoker, sia i migliori film su Dracula, o Nosferatu, portino un messaggio fortemente scandalizzante.

 

Se torniamo un attimo sulla già ipotizzata idea di "umanizzazione" del vampiro, non solo da me, quale essere sofferente, metafisico oltre che "mostro", idea che alcuni tendono ad attribuire in "secondogenitura" a Coppola, erroneamente a mio modesto avviso, il passo verso il "Nosferatu" di Herzog si fa breve ed obbligato.

Interpretato da un Klaus Kinski trascendentale, al quale il regista tedesco fornisce una maschera vampirica ispirata al mostro di Murnau diventando essa stessa iconica, indossata alla perfezione dall'interprete che ha di suo le phisique du role, tale "remake" ci riporta "filosoficamente", filmicamente, idealmente, attraverso un'estetica hergoziana affatto personale, ispirata al mostro “umanizzato” di Murnau.


La storia del cinema vanta molti film vampirici più o meno significativi, non solo Hammer, molti dei quali -  benchè non privi di interesse, parti nobili degli immaginari filmici del "genere" -, si limitavano ad intrattenere il pubblico più sul piano del divertissement orrorifico-pauristico, privi delle valenze testuali e sottotestuali "filosofiche", mitiche, mistico-erotiche e fantastiche, aggiungerei "colte", che appartengono invece alla “creatura” partorita dalla fervida immaginazione di Bram Stoker e traslate, attraverso le possibilità offerte dai linguaggi della settima arte, sullo schermo cinematografico da Murnau, 1922 e da Herzog, 1979.


In embrambi gli autori prevale l'imminenza e l'immanenza della morte, il terrore della morte, l'ambiguità sessuale e sentimentale, il doppio dicotomico meccanismo psichico che separa e riunisce la paura e il desiderio, l'eros e il thanatos, ciò che lo spettature intuisce chiedendosi, più o meno inconsciamente, chi stia realmente aspettando Lucy/Hellen nella malinconica spiaggia disseminata di croci sferzate dal vento gelido e minaccioso che spira dal mare solcato dall'horrido vascello fantasma. Visionari, potenti squarci immaginifici di rabbrividente lirismo in entrambe le pellicole 

 

L'attesa della donna sarà per il "vampiro" che va solcando i mari seminando la morte, oppure il fedele marito che torna da lei attraversando i più oscuri cammini nei quali si agitano orribili presenze e presentimenti?

La nostra "eroina" che salverà il mondo dal male andrà incontro all'amore romantico, rassicurante e "pulito", oppure presa dal doppio, arcano e selvaggio istinto di attrazione/repulsione si concederà al mostro quale vittima sacrificale?

L'ipocrita moralismo borghese non ammetterebbe mai che possano esistere tali oscuri e travagliati percorsi della psiche, della coscienza e dell'"es"; mai eccetterebbe il destabilizzante "messaggio" di cui entrambi i film, con percorsi narrativi simili e pur diversi, si fanno portatori nel rappresentare cinematograficamente le più nascoste, incoffessabili e tragiche pulsioni dell'animo umano.


In questa "verità" v'è lo scandalo.


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Un delizioso film francese che con grande raffinatezza dei toni nat. rrativi e visivi "scandalizza" i moralisti ipocriti e perbenisti di facciata che magari molestano sessualmente i pargoli in famiglia.

 

Soffio al cuore, 1971, diretto da Louis Malle

 

Prendo la sinossi da qui  https://www.cinefiliaritrovata.it/il-soffio-al-cuore-dellambiguo-edipo-di-louis-malle/un sito

Siamo a Digione, nel 1954, nei giorni in cui la Francia sta perdendo la guerra in Indocina, e Laurent, quindicenne della borghesia francese che frequenta una scuola cattolica e sogna di infrangere i sacramenti come Camus, fuma, legge Proust e Histoire d’O e ascolta il jazz di Parker e Gillespie. Cresce fra le angherie dei due fratelli maggiori, che come lui, un po’ meno di lui, condividono un rapporto alla pari con una mamma-bambina (Lea Massari) “priva di qualsiasi pudore”, come lei stessa si definisce, e uno reciprocamente irrispettoso con un padre svalutante.

 

Insomma un film sull'educazione sentimentale e sessuale dell'adolescente che viene avviato dai fratelli maggiori allo sverginamento accompoagnandolo in un bordello dove si assiste ad un episodio di frustrazione per l'"iniziatico" tuttavia vissuto con ironia ed  autoironia  attraverso una classe registica e interpretativa mirabile che caratterizza l'intera pellicola.

In questi scenari in cui si fa strada la tensione edipica che in un momento particolarmente sensibile e problematico per entrambi  porta madre e figli ad avere un rapporto incestuoso. Ovviamente non siamo alla tragedia greca; i toni narrativi e cinematografici sono stemperati, rilassati e giocosii, finanche affettuosi: i banali contrasti tra fratelli sono senza acrimonia e gestiti con disincantata ironia tra di loro,m in fondo è così che rinsaldano il loro affetto, la loro complicità. Nessuna ostentazione della scena "madre" appena accennata che si intuisce, non si vede; nessuna maliziosa prurigine mentale e visiva, il tutto raccontato con serietà mai seriosa, senza mai scadere nella burletta.

Ottima regia, fotografia ambientazione, ricostruzione d'epoca, interpretazioni, ammirevole la nostra bellissima Lea Massarinel fiore/fulgore degli anni. Un omaggio al jazz mentre in America furoreggiava il BeBop. Un pioccolo grande capolavoro.

 

 

 

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Se.... (If....),  GB diretto da Lindsay Anderson nel 1968, Palma d'oro al Festival di Cannes 1969. Tra gli interpreti Malcolm McDowell, l'Alex di Arancia Meccanica di Kubrick che probabilmente chiamò l'attore avendondolo probabilmente apprezza panni del ribelle  in "Se", pellicola che ha delle affnità con AM di K.

 

Film epocale, alle prime uscite "scandalizzò"  anche non giovani "contestarori", studenti, lavoratori, fancazzisti e affini... Poi ne facemmo un cult.

 

Divinatore delle stragi scolastiche che anni dopo presero a susseguirsi nelle scuole soprattuto in America, tristemente famosa la strage dell'alta scuola "Columbine" da cui il docu-film di Michel Moore "Bowling for Columbine", 2002, e il film "Elephant" 2003 diretto da Gus Van San

In un college inglese dove imperano metodi di insegnamento reazionari e militareschi, tre matricole subiscono sulla loro pelle le violenze e la repressione di un sistema che non tollera nessuna infrazione alle regole. Il giorno del diploma, durante la cerimonia di fine anno, Mick, Wallace e Johnny si appostano sui tetti della scuola e aprono il fuoco su professori e compagni di corso...

 

C'è l'integrale nel Tubo, originale sottotitoli elettronici ma si parla assai poco...

 

 

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