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Diffusori attivi - multiamplificazione Powersoft


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@Dubleu

Dunque...

In questi mesi ho svolto numerose prove utilizzando box provvisori e tutt’altro che ottimizzati, con l’obiettivo di confrontare in modo diretto diverse configurazioni, differenti volumi e vari tipi di caricamento acustico. Da queste prove sono emersi dati per me abbastanza chiari, che mi hanno portato a rivedere in modo significativo l’intero progetto.

L’architettura di amplificazione è stata ridefinita. Il Powersoft M28Q, che in origine avevo previsto di impiegare su due vie, sarà dedicato esclusivamente ai quattro woofer Faital 12RS430. L’HPA-S400ET verrà invece utilizzato per i quattro midwoofer Faital 6RS140. Per la gamma alta, i due SB Acoustics Satori TW29BN-B sono già stati testati con un Topping LA90D, con risultati notevoli in termini di controllo, pulizia e finezza. Impressionante l'accoppiata. Ho valutato diversi punti di incrocio, diverse pendenze e varie tipologie di filtro. E' emerso solamente è che il margine prestazionale del sistema è molto elevato, anche a volumi sostenuti, ma che il risultato finale dipende in misura determinante dal cabinet e dal tipo di caricamento scelto. In altre parole, come immaginavo, l’elemento più critico del progetto non si è rivelato tanto la componentistica, quanto la struttura acustico-meccanica che la ospita e come questa interagisce con l'ambiente.

Per questo motivo ho abbandonato l’idea iniziale di realizzare moduli riconfigurabili in schemi come WMTMW o WWMTM. Dal punto di vista teorico l’idea era interessante, ma nella pratica introduceva troppi vincoli in termini di layout, accoppiamento, volumi disponibili, rigidezza strutturale e ottimizzazione del baffle, a fronte di vantaggi non abbastanza concreti. Ho quindi optato per una configurazione fissa WW-MTM che consente di ottimizzare il baffle.

La soluzione definitiva prevede un modulo MTM in sospensione pneumatica completamente integrato all’interno del cabinet principale. Il volume complessivo del mobile è di circa 240 litri , dai quali si ricavano circa 205 litri netti effettivi dedicati ai due woofer. Questa impostazione mi consente di isolare correttamente il modulo medio-alto dal volume di lavoro dei woofer, mantenendo al tempo stesso una struttura unitaria più rigida e meglio controllabile sotto il profilo vibrazionale.

Il cabinet è stato ridisegnato per soddisfare simultaneamente diversi obiettivi:

  • elevata rigidità meccanica e alta inerzia complessiva;
  • forte smorzamento strutturale tramite pannelli sandwich ad alta resistenza con interposto uno strato di butile;
  • elevata tenuta pneumatica senza ricorrere a sigillanti o incollaggi definitivi, ma tramite guarnizioni e sistemi di tenuta che consentano la completa removibilità non distruttiva delle parti;
  • riduzione della sezione frontale utile del bafflee e assenzadi superfici parallele, così da limitare gli effetti negativi sia sulle risonanze interne sia sull’interazione con l’ambiente.

Per quanto riguarda il caricamento dei woofer, la scelta finale, dopo una serie di simulazioni avanzate, è ricaduta su un bass reflex a sezione ellittica, con rapporto tra gli assi pari a 1,28, imbocchi a largo flaring e una leggera torsione del profilo a 5 petali. Si tratta di una soluzione evolutiva rispetto a concetti già visti in alcuni condotti Yamaha, ma reinterpretata in funzione delle esigenze specifiche del progetto. Questa configurazione ha prevalso, soprattutto per ragioni costruttive e di integrazione, rispetto a una soluzione alternativa iniziale più spinta con raccordo a Y capovolta, con singolo imbocco e doppia uscita, ma più complessa da realizzare e validare.

A livello costruttivo, quasi tutta la componentistica è già pronta: i particolari sono stati fresati o stampati in tecnologia HP MJF utilizzando PA12 caricato carbonio. Restano purtroppo da rifresare il baffle e le due fiancate, perché nella prima definizione ci stavano un po’ di cose che non andavano. Il Modulo MTM era troppo alto, il cabinet era mastodontico e l’aumento del volume per i woofer non era così significativamente conveniente in modo lineare. Lo sbocco del bassreflex sul pavimento (ora sul posteriore) richiedeva troppo volume aggiuntivo eil  giro delle tenute era più ttosto fragile con alcune interposte anche dove non serviva a discapito della rigidità. La soluzioni con i piedini e punte non era all’altezza della situazione. 
insomma sono in un W.I.P cpontinuo con un sistema che è più un laboratorio sperimentale che una applicazione DIY .

Conto di fresare i pannelli mancanti il mese prossimo, considerando che sono un sandwich di ureol/butile/composito.

Due parole sulla Motu ultralite mk5 utilizzata come srossover digitale… che sostituisce egregiamente anche il DAC smsl DO300. Senza il box definitivo ho solo verificato l’enorme potenziale e quando qualcuno mi chiede ancora dei filtri passivi mi viene solo da sorridere… solo immaginando cosa sarebbe diventato lo sperimentare con i passivi, senza tener conto della precisione chirurgica e la possibilità di regolare le sensibilità del digitale e  i DSP...

 

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