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Ma Trump che sta facendo?


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briandinazareth
2 ore fa, iBan69 ha scritto:

Diversi utenti hanno notato che i più diffusi chatbot AI, se interrogati in merito a un metodo semplice per riequilibrare il deficit nella bilancia commerciale di un Paese,

 

Solo se fai la domanda sbagliata però, con un prompt dotato di senso tutte le ai, grok compresa, ti dice che i dazi sono fallimentari. 

 

 

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https://melius.club/topic/24425-ma-trump-che-sta-facendo/page/63/#findComment-1481295
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1 ora fa, briandinazareth ha scritto:

Solo se fai la domanda sbagliata però, con un prompt dotato di senso tutte le ai, grok compresa, ti dice che i dazi sono fallimentari. 

Se il prompt contiene già la risposta giusta è ancora più facile che la ia non sbagli :classic_laugh:

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https://melius.club/topic/24425-ma-trump-che-sta-facendo/page/63/#findComment-1481327
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Comunque cominciano le prime proteste di massa nel confronti di questo psicoganster e anche dei suoi fedelissimi(non certo per la coscienza ,ma per via del disastro economico in pochissimi giorni) cominciano ad allontanarsi dalle sue follie.

Sembra che anche Musk (sempre per via del suo disastro economico) stia parlando e cercare di convincere ad allentare certe suoi disastri.

Credo e spero vivamente ,che il popolo bue ignorante e soprattutto indigente ,non si faccia infinocchiare dalle parole deliranti del Tycoon che cerchera' di dare la colpa anche agli alieni ,e in qualche cominci a capire chi è veramente  e il potere giuridico cerchi di fermarlo  di non poter essere piu' capo della nazione Ex Liberal ora a livello di una democratura

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briandinazareth

intanto ho provato a chiedere ad una ai (nello specifico l'utlima versione di gemini), ovviamente ritiene che quello che ha fatto trump sia esattamente la strada da evitare..
 

 

Report: Strategie per il Riequilibrio della Bilancia Commerciale Statunitense e la Promozione della Crescita Economica

1. Introduzione: Il Contesto dello Sbilanciamento Commerciale

Gli Stati Uniti registrano da decenni un deficit commerciale significativo, importando beni e servizi per un valore superiore a quello delle esportazioni. Sebbene un deficit non sia intrinsecamente negativo (può riflettere una forte domanda interna e l'attrattiva per gli investimenti esteri), un deficit persistente e ampio solleva preoccupazioni riguardo a:

Perdita di posti di lavoro manifatturieri: La concorrenza delle importazioni a basso costo può mettere sotto pressione le industrie nazionali.

Debito estero: Il deficit deve essere finanziato, spesso attraverso l'indebitamento con l'estero o la vendita di asset.

Vulnerabilità economica: Un'eccessiva dipendenza dalle importazioni può rendere l'economia vulnerabile a shock esterni.

Competitività a lungo termine: Un deficit strutturale può indicare problemi di competitività in alcuni settori.

L'obiettivo non è necessariamente raggiungere un pareggio perfetto (bilancia a zero), ma piuttosto ridurre lo sbilanciamento in modo sostenibile, rafforzando al contempo la base produttiva e la crescita economica degli Stati Uniti.

2. Analisi delle Cause Principali dello Sbilanciamento

Comprendere le cause è fondamentale per definire le soluzioni:

Forte Domanda Interna: I consumatori e le imprese statunitensi hanno una forte propensione all'acquisto, anche di beni importati.

Dollaro Forte (Storicamente): Un dollaro forte rende le importazioni più economiche e le esportazioni più costose.

Differenziali di Crescita: Se l'economia USA cresce più velocemente dei partner commerciali, tende ad importare di più.

Pratiche Commerciali Estere: Barriere tariffarie e non tariffarie, sussidi e manipolazione valutaria da parte di alcuni partner commerciali possono svantaggiare le esportazioni USA.

Catene Globali del Valore: Molti prodotti "Made in USA" contengono componenti importati. La produzione è globalmente integrata.

Basso Tasso di Risparmio Nazionale: Un basso tasso di risparmio interno (rispetto agli investimenti) tende ad essere compensato da afflussi di capitale estero, che sono la contropartita finanziaria del deficit commerciale.

3. Strategie Fattibili per il Riequilibrio e la Crescita

Le politiche devono essere un mix equilibrato di azioni sul fronte delle esportazioni, delle importazioni e della competitività interna, con un orizzonte sia di breve che di lungo periodo.

A. Strategie Orientate all'Aumento delle Esportazioni (Lungo Periodo > Breve Periodo)

Investire in Innovazione e Competitività:

Azione: Aumentare i finanziamenti pubblici e privati in Ricerca e Sviluppo (R&S) nei settori strategici (es. tecnologie pulite, semiconduttori, biotecnologie, AI). Incentivare fiscalmente l'innovazione aziendale.

Impatto: Creare prodotti e servizi ad alto valore aggiunto che siano più competitivi sui mercati globali. Questo aumenta l'attrattiva delle esportazioni USA.

Fattibilità: Alta, ma richiede impegno politico e finanziario costante. I risultati sono visibili nel medio-lungo periodo.

Rafforzare l'Istruzione e la Formazione (STEM & Competenze Tecniche):

Azione: Potenziare i programmi educativi in discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche (STEM) e la formazione professionale per creare una forza lavoro highly qualificata.

Impatto: Una forza lavoro più qualificata aumenta la produttività, l'innovazione e la capacità di competere globalmente.

Fattibilità: Alta, ma richiede riforme strutturali e investimenti significativi nel sistema educativo. Effetti a lungo termine.

Modernizzare le Infrastrutture:

Azione: Investire in porti, aeroporti, reti ferroviarie, banda larga e rete energetica per ridurre i costi logistici e migliorare l'efficienza delle imprese esportatrici.

Impatto: Rende più economico e veloce esportare beni dagli USA.

Fattibilità: Alta (già in corso con leggi come l'Infrastructure Investment and Jobs Act), ma richiede tempo per l'implementazione e ingenti risorse. Effetti nel medio-lungo periodo.

Promozione Attiva delle Esportazioni:

Azione: Potenziare agenzie come l'Export-Import Bank (EXIM) e il Dipartimento del Commercio per fornire finanziamenti, assicurazioni e supporto alle PMI che vogliono esportare. Organizzare missioni commerciali mirate.

Impatto: Aiuta le imprese, specialmente quelle più piccole, a superare le barriere all'ingresso nei mercati esteri.

Fattibilità: Alta, richiede risorse adeguate per queste agenzie. Effetti nel breve-medio periodo.

B. Strategie Relative alle Importazioni e alla Domanda Interna (Breve > Lungo Periodo)

Politiche Fiscali e di Risparmio:

Azione: Implementare politiche fiscali che incoraggino il risparmio nazionale (sia privato che pubblico, es. riducendo il deficit di bilancio). Ad esempio, incentivi fiscali per il risparmio pensionistico o una tassazione che favorisca meno il consumo immediato.

Impatto: Un maggior risparmio interno riduce la necessità di capitali esteri per finanziare gli investimenti, contribuendo a ridurre strutturalmente il deficit commerciale (secondo l'identità risparmio-investimento).

Fattibilità: Media-Bassa. Politicamente difficile da implementare, specialmente misure che potrebbero frenare i consumi nel breve termine. Effetti strutturali a lungo termine.

"Buy American" Strategico (Non Protezionistico):

Azione: Rafforzare le clausole "Buy American" negli appalti pubblici per settori strategici e dove esiste capacità produttiva interna competitiva, assicurandosi che siano conformi alle regole del commercio internazionale (WTO) per evitare ritorsioni.

Impatto: Stimola la domanda per beni prodotti internamente in settori chiave (es. infrastrutture, difesa).

Fattibilità: Media. Richiede un'attenta calibrazione per evitare protezionismo dannoso e ritorsioni commerciali. Effetti nel breve-medio periodo.

C. Strategie Relative alle Relazioni Commerciali Internazionali (Breve e Lungo Periodo)

Negoziazione e Applicazione di Accordi Commerciali Equi:

Azione: Negoziare nuovi accordi commerciali o modernizzare quelli esistenti (es. con UE, UK, paesi asiatici) per ridurre le barriere (tariffarie e non) alle esportazioni USA. Cruciale è l'applicazione rigorosa degli accordi esistenti per contrastare pratiche sleali.

Impatto: Apre nuovi mercati per i prodotti USA e garantisce condizioni di parità competitiva ("level playing field").

Fattibilità: Media. Richiede diplomazia, tempo e compromessi. L'applicazione è cruciale ma può generare tensioni. Effetti nel medio-lungo periodo.

Affrontare le Pratiche Commerciali Sleali:

Azione: Utilizzare gli strumenti disponibili (es. procedure WTO, dazi compensativi e antidumping mirati e giustificati) per contrastare sussidi illegali, dumping e furto di proprietà intellettuale da parte di partner commerciali. Coordinarsi con alleati (es. UE, Giappone) per un approccio multilaterale.

Impatto: Protegge le industrie nazionali dalla concorrenza sleale e spinge i partner a modificare le loro pratiche.

Fattibilità: Media-Alta. Rischio di ritorsioni se non gestito con attenzione e multilateralmente. Può avere effetti nel breve periodo (dazi) ma l'obiettivo è il cambiamento strutturale (lungo periodo).

Dialogo sulla Politica Valutaria:

Azione: Mantenere un dialogo costante con i principali partner commerciali (specialmente quelli con ampi surplus) riguardo ai tassi di cambio, scoraggiando interventi che mantengano artificialmente deboli le loro valute per favorire le esportazioni.

Impatto: Un tasso di cambio più equilibrato rende le esportazioni USA più competitive e le importazioni meno convenienti.

Fattibilità: Bassa-Media. La politica valutaria è complessa e influenzata da molti fattori. Difficile ottenere concessioni significative.

D. Strategie da Evitare 

Protezionismo Generalizzato (Tariffe Ampie): Sebbene possano ridurre le importazioni nel breve termine, le tariffe su vasta scala spesso provocano ritorsioni, aumentano i costi per consumatori e imprese (che usano input importati), danneggiano le catene di approvvigionamento e riducono la competitività generale. Non favoriscono la crescita sostenibile.

Svalutazione Competitiva del Dollaro: Tentare di indebolire attivamente il dollaro può innescare guerre valutarie, aumentare l'inflazione interna e minare la fiducia nel dollaro come valuta di riserva globale.

4. Integrazione tra Breve e Lungo Periodo

Breve Periodo: Focalizzarsi sull'applicazione rigorosa degli accordi commerciali, contrastare pratiche sleali con misure mirate (non generalizzate), promuovere attivamente le esportazioni esistenti e usare gli appalti pubblici strategici ("Buy American" calibrato).

Lungo Periodo: La vera soluzione risiede nel rafforzare la base produttiva e innovativa dell'economia USA. Gli investimenti in R&S, infrastrutture, istruzione e la negoziazione di accordi commerciali equi sono fondamentali per una competitività duratura e un riequilibrio sostenibile della bilancia commerciale.

5. Conclusioni: Un Approccio Olistico e Paziente

Non esiste una soluzione unica o rapida per risolvere lo sbilanciamento commerciale degli Stati Uniti. È necessario un approccio strategico, paziente e multidimensionale che combini:

Rafforzamento interno: Aumentare la competitività attraverso investimenti in innovazione, capitale umano e infrastrutture.

Politica commerciale assertiva ma strategica: Aprire mercati esteri attraverso la negoziazione e difendere le industrie nazionali da pratiche sleali in modo mirato e multilaterale, evitando il protezionismo generalizzato.

Considerazioni macroeconomiche: Incoraggiare un maggior tasso di risparmio nazionale.

L'obiettivo finale deve essere la creazione di un'economia americana più forte, innovativa e competitiva a livello globale, capace di prosperare nel commercio internazionale generando crescita e posti di lavoro di qualità sul territorio nazionale. Questo processo richiederà un impegno politico bipartisan e una visione di lungo termine.

 

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Usa, proteste anti Trump in 50 Stati. Il presidente: «Resistete, vinceremo»

Economia, risparmi, licenziamenti: 200 associazioni e uno slogan, «Giù le mani». Il segretario al Tesoro Bessent vorrebbe lasciare il governo.

https://www.corriere.it/esteri/25_aprile_05/proteste-anti-trump-in-50-stati-dubbi-anche-tra-i-repubblicani-1a700017-4910-4ceb-b85b-691b16340xlk.shtml

 

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Terremoto Trump al bivio: marcia indietro o avanti tutta (guidato dalle sue ossessioni)

Parla di «rivoluzione economica» ma gli imprenditori sono nel panico

 

Stephen Schwarzman, capo del gigante finanziario Blackstone, è stato il più convinto sostenitore di Donald Trump nel mondo di Wall Street. Tra giovedì e venerdì, in quelli che sono stati due dei giorni più disastrosi della storia del capitalismo (distrutta ricchezza per 6.600 miliardi di dollari, tre volte il Pil dell’Italia), il gruppo del fedele scudiero del presidente ha perso addirittura il 15% del suo valore.

Trump ha fatto male i suoi calcoli e ora, spaventato, medita una mezza marcia indietro mascherata da vittoria? O, sentendosi ormai il «messia» che apre una nuova era, andrà avanti a oltranza? Prevedere le reazioni di un leader che si vanta di avere nell’imprevedibilità un suo punto di forzaè arduo, ma ci sono buoni motivi per ritenere che seguirà la seconda strada: guerra commerciale col resto del mondo anche se i mercati, da lui in passato sempre rispettati, lo stanno bocciando. 

«Sofferenze nel breve periodo»

Non sembra curarsene: era stato avvertito che, imponendo dazi, avrebbe seminato il panico tra investitori e imprese. Ma lo ha fatto lo stesso. E dopo i crolli ha rilanciato sulla sua rete social: «Sofferenze nel breve periodo, ma alla fine otterremo risultati storici per l’America e le sue imprese». E, poi, a caratteri cubitali: «Questa è una rivoluzione economica».

Avanti o indietro

I giornalisti che chiedono alla Casa Bianca se il presidente cambierà rotta si sentono rispondere che Trump tirerà dritto, qualunque sia l’umore dei mercati, perché sta semplicemente attuando la politica che aveva annunciato nei comizi prima del voto: sta, quindi eseguendo la volontà del popolo. Steve Rattner, ex capo della banca Lazard e della task force che salvò l’industria Usa dell’auto durante la presidenza Obama, è lapidario: «Mai visto un disastro simile nei 50 anni che ho vissuto nel cuore della finanza. Ed è stato un disastro chiaramente annunciato».

Tre distorsioni

Tutto ciò accade perché Trump non sta ragionando in termini economici ma in termini politici, seguendo una visione autoritaria, imperiale, alimentata da almeno tre ordini di distorsioni che, annidiate da anni nella sua psicologia, sono state trasmesse anche a buona parte dell’opinione pubblica americana.

Così, innanzitutto è arrivata la resa dei conti sulle falsità che il presidente ha impunemente diffuso per anni. Sono entrate nel sistema linfatico del Paese cambiando la stessa natura del dibattito politico. Quando, poi, dalle falsità politiche, Trump è passato a prendere decisioni economiche estreme sulla base di dati falsi, è arrivato il crollo. I leader dell’economia produttiva (secondo elemento) avrebbero potuto energicamente richiamarlo alla realtà. Non lo hanno fatto per il timore delle reazioni di un presidente tanto potente quanto vendicativo.

Istinti estremi

E lui, circondato solo da fedelissimi accondiscendenti, visto che tutti i «conservatori responsabili» della prima era Trump sono stato epurati, ha seguito i suoi istinti più estremi. Trasferendo (terzo elemento), le sue ossessioni e i rancori per essersi sentito sottovalutato e ingiustamente osteggiato per anni, dalla sfera degli Usa a quella planetaria: il ruolo svolto dagli Stati Uniti nel Dopoguerra, sicuramente costoso per quanto riguarda la difesa militare dell’Occidente, ma anche vantaggioso in termini di leadership economica e di «regno» del dollaro, è diventato, nella sua narrativa avvelenata, la storia di un’America umiliata e sfruttata dagli altri Paesi, soprattutto quelli amici. Un’ingiustizia che i suoi predecessori hanno tollerato: solo lui ha avuto gli attributi per denunciarla e troncarla. 

Gli imprenditori

Davanti ai suoi insuccessi diplomatici (soprattutto Putin e Israele che continuano ad andare per la loro strada nei conflitti che Trump aveva promesso di far cessare immediatamente) e ai disastri economici, Trump cambierà rotta? Può darsi: davanti al disastro gli imprenditori cominceranno a farsi sentire, mentre repubblicani fin qui allineati e pressoché silenziosi, cominciano ad agitarsi. Qualcuno chiede di limitare i poteri del presidente mentre il senatore del Texas Ted Cruz parla di «bagno di sangue» per il suo partito alle elezioni di mid term del prossimo anno se la guerra commerciale di dazi e contro dazi durerà per altri 90 giorni.

Imperiale e oligarchico

Ma quello che continuiamo a vedere è un Trump «imperiale» non solo negli atteggiamenti politici, ma anche nella sua volontà di trasformare il capitalismo, col dominio delle forze di mercato, sostituito da un controllo economico esercitato dal centro. Un modello oligarchico nel quale ha mostrato fin qui di trovarsi bene anche Elon Musk mentre il suo «gemello» della Silicon Valley, Peter Thiel, vede avvicinarsi il traguardo che aveva indicato tre anni fa: spazzare via la «gerontocrazia delle banche centrali» e di un sistema finanziario tradizionale: per lui un ostacolo allo sviluppo della nuova era delle valute digitali.

 

 

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18 minuti fa, UpTo11 ha scritto:

C'è sempre il dettaglio di qualche milionata (o giù di lì) di spostati armati fino ai denti.

Sì ma questi potrebbero essere un problema proprio per Trump se l’economia andrà al contrario rispetto a quanto promesso, la nemesi per il Tycoon potrebbe essere un nuovo assedio a Capitol Hill con lui asserragliato dentro ed i redneck armati fuori che lo braccano.

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