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Un impianto di riproduzione audio "ben attrezzato" può riprodurre verosimilmente un evento confinato ad un pianoforte?


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29 minuti fa, ilmisuratore ha scritto:

....e di posizione 

Se per ipotesi la microfonazione fosse posizionata nel punto esatto dove sta seduto un ascoltatore, questo, a differenza degli altri potrà coniugare meglio la sensazione di verosimiglianza dell'evento rispetto un altro ascoltatore che si trova fuori raggio 

Questo per sottolineare che in una sala ognuno di noi sentirà un proprio evento personale 

si ma una registrazione siffatta la getteresti...

ilmisuratore
9 minuti fa, Felis ha scritto:

si ma una registrazione siffatta la getteresti...

Beh certamente vengono prese le dovute precauzioni affinché si possa ottenere una buona omogeneità, ma l'esempio estremo è stato menzionato in quanto teoricamente la posizione di ripresa più "a fuoco" stabilisce meglio ciò che sentiamo in quella determinata posizione 

Faccio un altro esempio, se il soundengineer piuttosto che osservare il contesto generale di ripresa focalizzasse l'acquisizione per accontentare un solo spettatore in platea... questo sentirebbe la registrazione ""più meglio"" degli altri :classic_biggrin:

Questo per dire che ogni ascoltatore occupa una posizione di percezione a se stante 

3 ore fa, alexis ha scritto:

Eh si ebbene uno non si rende conto di quanto „pesti“ un pianista bravo su uno strumento in  un normale ambiente domestico, ogni tanto facevamo anche il trio classico, ma la dinamica della Kammermusik.. è devastante, quando vissuta tra le proprie mura. Che sia Schubert, Chopin oppure jazz contemporaneo, ben suonato è un evento di vero e proprio impatto fisico, più di martello ch di cesello.

Ho visto diversi masterclass di pianisti famosi e mai il tema pestare il tasto era un tema anzi proprio il contrario,con che tecnica non solo delle dita si dovrebbe usare per non sentire l'effetto del picchio del martello. So di diversi pianisti (esempio Claudio Arrau che curava molto la potenza delle sue mani ma non per nettamente più dinamica ma suono più voluminoso e arricchito). Ma posso capire tutti questi pianisti e musicisti regionali ed amatoriali, compreso gli audiofili come se la mettano di forza per poter cercare la massima dinamica da un pianoforte. Anche per quello rimangono artisti al massimo di fama regionale e poco di più.

Poi c'è il fatto che mi chiedo sempre di più con che serietà si possa considerare importante ricordi sonori vecchi settimane, mesi e decenni fa. Trovo il tutto veramente ridocoloso. Del resto basta un fonometro per registrare la dinamica più o meno esatta da una certa distanza.

@Titian  per tua inutilmente spocchiosa ma sopratutto ignorante osservazione,  ti ricordo umilmente che nella mia piccola citta regionale :classic_biggrin: c'é un tradizione pianistica di altrissima levatura, abbiamo non solo Auditorium e Sala Concerti, ma pure il Conservatorio fondato da Mascagni figlio, in cui sono passati e continuano a passare i migliori pianisti in vita, in settembre per esempio quando c'é il Busoni, qui c'é il mondo e non é infrequente prendere il caffe con Sokoilov e la Argerich. Ah per lunghi anni ci ha insegnato pure un tale Arturo Benedetti Michelangeli (non so se ti dice qualcosa)  inoltre proprio qui é nata la Youth orchestra di giovani talenti fondata da Abbado, e poi vorrei citare pure le Mahlerwochen a Dobbiaco.

Pollini era quasi di casa qui, e se vai a spulciare internet troverai..

il Concorso Pianistico Internazionale Ferruccio Busoni. La competizione si tiene a Bolzano dal lontano 1949 e iniziò per la volontà del grande Benedetti Michelangeli. Si impose da subito sulla scena musicale di allora anche per la presenza di uno straordinario Comitato d’Onore, tra cui figuravano tra gli altri Claudio Arrau, Wilhelm Backhaus, Alfred Cortot, Walther Gieseking, Dinu Lipatti, Arthur Rubinstein, Arturo Benedetti Michelangeli, che mise a disposizione una notevole somma di denaro per l’edizione successiva. Da allora il Concorso è divenuto un irrinunciabile appuntamento costante. Tra gli storici partecipanti degli anni Cinquanta si contano il giovane Alfred Brendel e l’allora sedicenne Martha Argerich mentre Maurizio Pollini (1956) vinse a 14 anni il premio di composizione. In tempi più recenti si annoverano anche i premi a Louis Lortie (1984) e Lilja Zilbernstein (1987), che da lì iniziarono grandi carriere con in ordine sparso, tra i vincitori

Martha Argerich:

Vincitrice nel 1957, è considerata una delle più grandi pianiste del nostro tempo. 

Jörg Demus:

Vincitore nel 1956, è noto per la sua interpretazione del repertorio classico e romantico. 

Sergio Perticaroli:

Vincitore nel 1952, è stato un importante pianista e didatta italiano. 

Lilya Zilberstein:

Vincitrice del concorso, è apprezzata per la sua tecnica brillante e la sua interpretazione di Chopin e Rachmaninoff. 

 

Ah giusto, fama regionale.. :classic_biggrin:

25 minuti fa, Titian ha scritto:

Anche per quello rimangono artisti al massimo di fama regionale e poco di più.

 

@alexis Tu hai parlato di concerti e incontri in ambiente domestico come a casa tua. Non mi dirai che intendevi quei nomi che avevi menzionato. Poi con tutti quei nomi che sono venuti vicino a casa tua pari ancora soprattutto di dinamica e forza fisica come di un'idea fissa che ti ha osessionato la testa. In tutti i tuoi post. PS: vivere in un posto con una grande tradizione non vuol dire assolutamente che le persone di quel posto automaticamente sono più esperti. Menzionarlo forse si può valorizzare la propria personalità nei social. Alla fine è il contenuto musicale che conta e questo da te viene esclusivamente la dinamica e forza fisica fuori. Basta leggere ed analizzare i tuoi post

@Titian sarai anche svantaggiato dalla lingua, ma a me pare che tu a volte proprio non capisca il senso, la consecutio logica dei post. Arranchi spesso con risposte che solo di rado c’entrano il senso del tema proposto, inoltre non padroneggiando a sufficienza la lingua, a tratti sei pure offensivo, magari senza volerlo, chissà.
Forse meglio se scrivi in tedesco, nella tua madrelingua, meglio ancora su un forum tedesco.

 

2 ore fa, alexis ha scritto:

Jörg Demus:

Vincitore nel 1956, è noto per la sua interpretazione del repertorio classico e romantico. 

Ho un cofanetto CD su Schumann :classic_biggrin:

Questo è un disco appena uscito. Piano Trio. Classico. Lui è uno dei pianisti più cool di NY, molto richiesto...

Sub Rosa by Julian Shore & Julian Shore Trio

Registrazione a dir poco eccellente, grande risoluzione. Direi anche "audiophile oriented" per certi versi... ma non nasce come una produzione destinata al mercato audiophile.
Secondo me, in questo caso, pur non essendo una REC live, col senso di verosimiglianza, ci andiamo molto molto vicino.

Voi che ne pensate?
.
 

Screenshot 2025-06-30 alle 16.39.03.png

4 minuti fa, SimoTocca ha scritto:

Penso che il problema sia il fatto che a teatro in genere ascolto da una distanza non inferiore a 8/10 metri, dove il pianoforte diventa “quasi una sorgente puntiforme”. Mentre a casa la ripresa in stereofonia determina una riproduzione ampia, larghissima, del pianoforte.

Inoltre è anche il “volume” del suono: a teatro il pianoforte non suona mai così “forte” come invece a casa mia!

Differenze principali centrate, l'ho sottolineato più volte ma purtroppo il concetto non fa breccia...

Grazie.

.

Ps: esistono le riprese da maggiore distanza, soprattutto anni '50-'70 dove il solista (pianista o altro musicista) è perfettamente integrato nella parte anteriore dell' orchestra e si sente a casa come ad una distanza di 8/10 mt. al teatro.

ilmisuratore
12 minuti fa, SimoTocca ha scritto:

@ilmisuratore Ti ringrazio per avermi citato, ma in questi giorni sono in vacanza al mare… quindi non ho potuto ascoltare il tuo file, ascolto che rimando alla prossima settimana.

Faccio però alcune considerazioni generali, se posso, proprio sulla riproduzione del pianoforte a casa propria, le faccio sia in veste di pianista amatoriale che per lunghi anni ha studiato e strimpellato a casa propria, sia sopratutto in veste di ascoltatore assiduo di musica da camera agli Amici della Musica di Firenze, dove non c’è gradissimo/a pianista del passato o del presente che non sia venuto/a a suonare. Le faccio anche da grande appassionato di AiFai, come dicono a Livorno (sono al mare qui vicino..hehehe..mi contaminano la lingua questi livornesi!) che ascolta in cuffia o con i diffusori molto tempo alla settimana.

È del tutto evidente che registrare un singolo strumento sia molto più facile che registrare una grande orchestra. E così, in generale, vale anche per la riproduzione: molto più facile riprodurre un singolo strumento che una massa numerosa di strumenti diversi.

Eppure… eppure posso dire che a casa mia (ma potrei anche dire dovunque e anche ascoltando da impianti milionari) ho potuto ascoltare riproduzione verosimile, a volte addirittura da “pelle d’oca” della grande orchestra, ma non ho mai ascoltato il pianoforte suonare come ascolto dal vivo?

Penso che il problema sia il fatto che a teatro in genere ascolto da una distanza non inferiore a 8/10 metri, dove il pianoforte diventa “quasi una sorgente puntiforme”. Mentre a casa la ripresa in stereofonia determina una riproduzione ampia, larghissima, del pianoforte.

Inoltre è anche il “volume” del suono: a teatro il pianoforte non suona mai così “forte” come invece a casa mia!

È un modo diverso di ascoltare, e per me se registrazione e impianto sono buoni, è un modo non meno bello ed emozionante, ma appunto assai lontano da quanto ascolto a teatro…

Anche se ..a volte tutto è relativo… 

Uno dei CD che ascoltavo molto era quello di Pogorelich dei Quadri di una Esposizione di Mussorgski: bellissima esecuzione, bellissima registrazione, ma lontana parecchio da quanto ascoltavo a teatro …

A casa mia, come ascoltatore di Pogorelich, mi trovavo a mezza strada fra quello che ascolta il pianista e quello che ascolta il “voltapagine” appena a suo fianco e poco dietro..insomma molto in primo piano .. e con poca “ambienza”, un ascolto molto diverso anche da quello del teatro alla Pergola..

Poi una sera un mio amico e collega di lavoro, che è anche una specie di mecenate per i giovani musicisti, mi invito ad un concerto di un giovane e straordinario pianista, Alexander Romanovski, nella sala piccola del Museo Stibbert… un ambiente piccolo… un centinaio di ascoltatori al massimo.. e io ero praticamente in prima fila..

Ecco quella sera mi è sembrato di ascoltare lo stesso pianoforte che ascolto a casa mia, molto in primo piano, che riempie “tutta la mia stanza di ascolto”. Fu una serata fantastica, perché il ragazzo fece una interpretazione bellissima del difficile brano di Mussorgski… ma anche una serata illuminante, perché mi fece capire cosa e come ascoltavo a casa mia, se la registrazione è all’altezza ovviamente…

È pur sempre una realtà… virtuale magari..ma una realtà..😉

image.jpeg.fa7a07450b7cea0597528a29009beac7.jpeg

Grazie Simone...bell'intervento

Sul file registrato non ci perdere tempo, è stato ripreso da uno smartphone...dunque nulla di che...però avendoci "orecchio" (considerando il disequilibrio tonale e le forti limitazioni dinamiche del microfono dello smartphone) si intuiscono le potenzialità di un ottimo timbro e decadimento armonico

Con una ripresa  adeguata si potrebbe fare anche "patta" tra file originale e file acquisito

Buona serata

 

ilmisuratore
19 minuti fa, one4seven ha scritto:

Questo è un disco appena uscito. Piano Trio. Classico. Lui è uno dei pianisti più cool di NY, molto richiesto...

Sub Rosa by Julian Shore & Julian Shore Trio

Registrazione a dir poco eccellente, grande risoluzione. Direi anche "audiophile oriented" per certi versi... ma non nasce come una produzione destinata al mercato audiophile.
Secondo me, in questo caso, pur non essendo una REC live, col senso di verosimiglianza, ci andiamo molto molto vicino.

Voi che ne pensate?
.
 

Screenshot 2025-06-30 alle 16.39.03.png

Purtroppo non dispongo di questo album...magari se mi invii il brano piu significativo me lo sento con piacere 

57 minuti fa, one4seven ha scritto:

Questo è un disco appena uscito. Piano Trio. Classico. Lui è uno dei pianisti più cool di NY, molto richiesto...

Sub Rosa by Julian Shore & Julian Shore Trio

Registrazione a dir poco eccellente, grande risoluzione. Direi anche "audiophile oriented" per certi versi... ma non nasce come una produzione destinata al mercato audiophile.
Secondo me, in questo caso, pur non essendo una REC live, col senso di verosimiglianza, ci andiamo molto molto vicino.

Voi che ne pensate?

Premesso che questo album musicalmente non mi dice nulla, dal punto di vista tecnico noto che i picchi sono sempre maledettamente vicini allo 0 dB, il che mi fa pensare ad un ampio uso del limiter.

La presa sonora del pianoforte (che mi sembra uno Yamaha) mi pare carente nella gamma bassa, dominata (anche troppo) dal contrabbasso.

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