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Approfondiamo meglio la domanda postami da un forumer sulla 901 VI


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In altro argomento, @Grassinomi chiese "Buongiorno, fra tutte le serie delle 901, quale sono secondo voi le più riuscite?"...

Bisogna tenere conto del cambiamento tecnologico, il progresso che regolarmente corre anche troppo, e nemmeno l'utente finale riesce a stargli appresso (e il fiato corto c'entra poco). Alcuni cambiamenti sono sin troppo vistosi, vedi i telefonini, i televisori (se qualcuno ha altro da aggiungere lo scriva pure), mentre altri progressi vengono (e passano) quasi in sordina. Quasi invisibili, con discrezione e con educazione, se così si può dire, senza quell'arrogante atteggiamento che ci spinge a dare retta a tutte le scimmie che ci transitano sotto al naso, ritrovandoci spesso a possedere cose perfettamente inutili. Fatta questa premessa, vengo al dunque. Parto dal fatto che io che sto scrivendo, credo di essere uno degli ultimi della fila, nel senso che prima che il Sistema 901 venisse a mancare all'appello nel 2016, io utilizzavo ancora con grande gioia il modello precedente (acquisto risalente al 1984/85), e che ignorassi minimamente che a partire dal 2016 Bose decise di mandare in pensione un Leggenda della riproduzione audio. Dopo una iniziale rassegnazione, riuscii a portare a casa una coppia di Serie VI prima serie (non la ver.2), che grazie alla serietà di Bose verso la clientela feci upgradare, trasformandola dopo qualche inciampo logistico (vedi argomento dedicato nella sezione Vintage Room), alla serie VI ver.2 (o mk2, come tende a così chiamarla il popolo degli appassionati)

Nuovi drivers, totalmente rivisitati, probabilmente eterni, date le sospensioni adottate non più in forma ma in tela, un nuovo equalizzatore attivo questa volta non più adattabile alle serie precedenti, molto bello e rifinito. E così l'evoluzione finale della 901, diventa "Digital Active Loudspeaker", fortunato chi sia riuscito a portarsele a casa entro il 2016, o chi (fortunatamente) come me, sia riuscito ad effettuare un aggiornamento totale. Avevo già risposto a @Grassino più o meno esaurientemente, ma da oggi posso approfondire meglio. Come già scritto l'altra volta la serie più bella, é quella che ha vissuto l'avvento del compact disc (quindi parliamo di suono, ma anche di estetica a tema), ovvero la Serie V, con i suoi inserti in alluminio e legno, e l'equalizzatore attivo in tinta coi diffusori, tutto in alluminio spazzolato. In rapporto, l'ultima seria (sia la VI versione 1 o versione 2) sono le più bruttine, se escludiamo le visioni Anniversary Concerto, laccate in Piano Finish. Le serie precedenti appagavano più l'occhio, vista la propensione all'uso nemmeno tanto moderato del legno di noce che tanto di moda andava negli anni 80. Certamente oggigiorno, tali modelli, per quanto ancora considerati di primo piano, calcano oramai fin troppo il richiamo al periodo vintage (solo esteticamente parlando). 

Però....come suonano? Dal giorno che le ho ricevute rinnovate in toto, le ho fatte suonare alla veloce in tavernetta, giusto per controllare che tutto fosse a posto, mentre il posto in sala continuava ad essere di dominio delle loro sorelle Serie V. Dopo un certo periodo di rodaggio delle elettroniche Parasound e piccoli ritocchi di posizionamento in ambiente dei diffusori, ho deciso che questo era il momento di far trasloco, iniziando a rodare gli altoparlanti delle nuove arrivate (che mi dicono ci metteranno abbastanza a slegarsi).

Dopo qualche su e giù per le scale, pozione le casse, rimosso e sostituito l'equalizzatore, controllo col metro che tutto corrisponda alla precedente installazione, e vado con il raffronto? 

Ma quale raffronto? Il timbro é sempre quello della Bose 901 a cui si é abituati, ma la differenza é palese! Maggior separazione, autorevolezza, precise come sempre nei passaggi impegnativi di organi a canne, assoli di batteria, solo che la sensazione di impronta potrebbe essere paragonata come quando qualcuno calca bene su di un foglio quando firma, rispetto a chi impugna la penna sfiorando la carta. 

Ma quello che ancor più colpisce, senza nemmeno dar loro troppa birra, è la riflessione, che vista la performance basilare che hanno in dote, in questa serie, aumenta ancora più il senso di presenza del solista o dello strumento di turno, che in quel momento esegue in primo piano. Mi chiedo chi possa mai avere messo in giro le voci (ed anche scritto nelle prove giornalistiche) che questi diffusori non focalizzano bene le voci...Beh, se si vuol giocare agli audiofili, la 901 vi accontenta, solo che attraverso le riflessioni le voci quando (e se) registrate bene ed a fuoco, centralmente, arrivano alle orecchie come se l'esecutore è nella stanza con noi, e non come fosse dall'altro lato del vetro, nello studio di mixing alle prese col microfono. È l'ancora più marcato effetto che proviamo quando si é in platea davanti ad artisti reali, non solamente separazioni fra canali dove si percepisce chiaramente il suono ben distinto, lì, qua e là. E' il mix che si crea fra le situazioni che arriva tutto insieme a chi ascolta, cosa che probabilmente riusciranno a fare anche grandi e grossi diffusori, multiamplificati, ovviamente efficienti e in una sala acusticamente dedicata, ma a che prezzo? Il progetto 901 abbisogna solo di un qualche metro di respiro attorno a loro, dopodiché ci pensa lui a propagare il suono in ambiente, traendo vantaggio dagli ostacoli, senza il bisogno di stravolgere il salotto. Certo, abbisognano di spazio riflettente nei paraggi (l'esatto contrario del fabbisogno delle casse a radiazione diretta), ma del resto occupano lo stesso spazio di una enorme coppia di casse da pavimento, solo che queste ultime ne abbisognano a livello fisico, le 901 a livello pratico. Sopratutto quando a suonare sono una coppia di diffusori su piedistallo, grandi come dei bookshelf, e con il 90% dei drivers puntati verso le pareti posteriori e laterali. E con questa ultima edizione, volevano forse dare un contributo al loro creatore, donando al progetto stesso una figura definitiva, ricordandoci che questo capolavoro di inventiva non morirà così facilmente, e stranamente, chissà perché, ci si affeziona in modo pazzesco.

 

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