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Più sì va su più si ascolta...


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22 minuti fa, Titian ha scritto:

evidentemente non hai ascoltato impianti in ambienti acusticamente trattati con parametri come consigliati dai professionisti di acustica. C'è un'ottima ragione quando si consiglia di avere certi valori di RT60, ETC e altre cratteristiche. Si dovrebbe sperare che meglio è un sistema hifi più evoluto e professionale sia il trattamento acustico della stanza, ma evidentemente non è così.

Mi manca quella del grande Rocco, ma le nuove di Angelucci a Lanciano non credo siano malaccio. Purtroppo io ora abito in condominio e dietro il divano di ascolto, ho finanche il frigo che se la ride perché è in posizione più ottimale di me.

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29 minuti fa, Maurjmusic ha scritto:

Ho sentito  ( e sento  appena ne ho l'opportunità)  diversi concerti  (La Scala,  Auditorium,  Conservatorio,  Del  Verme   in  posti centrali   (decima, quindicesima e ventesima fila ) e non ho mai riscontrato  un' immagine perentoriamente  selettiva  degli strumenti   e ( secondo me)   in scala ridotta è più selettivo  ( magari  in modo  anche innaturale)  un impianto hi fi  ben messo   in una stanza  con larghezza  ben adeguata  mentre diversa è  la percezione   selettiva  degli  strumenti  sul palco  "ristretto"  del  Blue Note dai tavoli centrali  a 20/ 30 metri dal palco. 

Quando abitavo nel profondo sud, andavo al San Carlo ogni tanto e quasi mai oltre la decima fila, sempre centrale e la sensazione era sempre di una distanza tra le sezioni reale, come è palese che sia, ma anche fisica. C'era un senso di vivo, non saprei altro modo come spiegarlo, che in un impianto hifi, hiend o quello che ci pare, non esiste. Non parliamo poi di quando ascolti un'opera lirica in quel teatro. Ma ci sono altri utenti sul forum molto più preparati di me per spiegarlo.

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3 minuti fa, bluenote ha scritto:

Quando abitavo nel profondo sud, andavo al San Carlo ogni tanto e quasi mai oltre la decima fila, sempre centrale e la sensazione era sempre di una distanza tra le sezioni reale, come è palese che sia, ma anche fisica. C'era un senso di vivo, non saprei altro modo come spiegarlo, che in un impianto hifi, hiend o quello che ci pare, non esiste. Non parliamo poi di quando ascolti un'opera lirica in quel teatro. Ma ci sono altri utenti sul forum molto più preparati di me per spiegarlo.

Eh beh è quello che cerco il senso di vero... E devo dire che dai e dai...

 

 

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1 ora fa, Dufay ha scritto:

Perché sentirlo a 10 metri se puoi sentirlo a 3?

 

2–3 metri sono una distanza molto ravvicinata, più simile a quella che può sperimentare un musicista seduto tra i colleghi, che non a quella ottimale per un ascoltatore. A quella distanza prevale infatti il suono diretto dello strumento, che può risultare:

  • molto nitido e ricco di dettagli (colpi d’arco, respiro, vibrazione della corda o della colonna d’aria); ma anche sbilanciato, perché ogni strumento ha una proiezione molto diversa e ciò che percepisci dipende dall’angolazione. Per esempio, un violino emette più verso l’alto, un pianoforte proietta lateralmente, certi fiato ha una direzionalità marcata altri come corno completamente il contrario. L'angolo d'ascolto incide molto sul timbro e carattere sonoro dello strumento

Per questo motivo, molti acustici e musicologi sottolineano che l’ascolto migliore si ha a una distanza un po’ maggiore, dai 5 ai 10 metri, dove il suono diretto si mescola in modo equilibrato con le prime riflessioni della sala. Lì si ottiene un effetto più naturale: si percepiscono ancora le sfumature dei singoli strumenti, ma si gode anche della fusione d’insieme che è l’essenza della musica da camera.

Diciamo quindi che:

  • 2–3 metri: ascolto “privilegiato”, quasi da musicista, con dettagli estremi ma poco equilibrio.
  • 5–10 metri: ascolto “ottimale” per il pubblico, con il giusto rapporto tra dettaglio e coesione sonora.
  • oltre i 10–12 metri si rischia di perdere trasparenza e finezza, a seconda dell’acustica della sala.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  • Melius 1
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12 minuti fa, bluenote ha scritto:

C'era un senso di vivo, non saprei altro modo come spiegarlo, che in un impianto hifi, hiend o quello che ci pare, non esiste.


Su questo  aspetto sono perfettamente d’accordo (anche sulla difficoltà nello spiegarlo …  stessa differenza se vogliamo tra una piece  a teatro  e la stessa  piece al cinema) 

 

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7 minuti fa, Titian ha scritto:

2–3 metri sono una distanza molto ravvicinata, più simile a quella che può sperimentare un musicista seduto tra i colleghi, che non a quella ottimale per un ascoltatore. A quella distanza prevale infatti il suono diretto dello strumento, che può risultare:

  • molto nitido e ricco di dettagli (colpi d’arco, respiro, vibrazione della corda o della colonna d’aria); ma anche sbilanciato, perché ogni strumento ha una proiezione molto diversa e ciò che percepisci dipende dall’angolazione. Per esempio, un violino emette più verso l’alto, un pianoforte proietta lateralmente, certi fiato ha una direzionalità marcata altri come corno completamente il contrario. L'angolo d'ascolto incide molto sul timbro e carattere sonoro dello strumento

Per questo motivo, molti acustici e musicologi sottolineano che l’ascolto migliore si ha a una distanza un po’ maggiore, dai 5 ai 10 metri, dove il suono diretto si mescola in modo equilibrato con le prime riflessioni della sala. Lì si ottiene un effetto più naturale: si percepiscono ancora le sfumature dei singoli strumenti, ma si gode anche della fusione d’insieme che è l’essenza della musica da camera.

Diciamo quindi che:

  • 2–3 metri: ascolto “privilegiato”, quasi da musicista, con dettagli estremi ma poco equilibrio.
  • 5–10 metri: ascolto “ottimale” per il pubblico, con il giusto rapporto tra dettaglio e coesione sonora.
  • oltre i 10–12 metri si rischia di perdere trasparenza e finezza, a seconda dell’acustica della sala.

10 metri possono essere parecchi per ad esempio clavicembalo e qualcos'altro.

A me piace se posso stare al massimo a 5 metri .

 

 

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14 minuti fa, bluenote ha scritto:

Mi manca quella del grande Rocco, ma le nuove di Angelucci a Lanciano non credo siano malaccio.

In verità non è molto importante sapere in quante sale "non maluccio" si è stat1 a sentire impianti ma piuttosto se si conoscono i valori ottimali che gli specialisti di acustica consigliano di avere e capire il perché di quei valori. Così si può capire anche per esempio che influsso ha la grandezza della sala per una qualità di riproduzione. Questo per capire la materia. Per sapere se una sala è stata trattata in modo professionale, quindi con risultati professionali, bisogna conoscere i dati delle misurazioni, specialmente quando non si è mai stato in un ambiente ottimale del genere (con quei valori). 

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10 minuti fa, Titian ha scritto:

In verità non è molto importante sapere in quante sale "non maluccio" si è stat1 a sentire impianti ma piuttosto se si conoscono i valori ottimali che gli specialisti di acustica consigliano di avere e capire il perché di quei valori. Così si può capire anche per esempio che influsso ha la grandezza della sala per una qualità di riproduzione. Questo per capire la materia. Per sapere se una sala è stata trattata in modo professionale, quindi con risultati professionali, bisogna conoscere i dati delle misurazioni, specialmente quando non si è mai stato in un ambiente ottimale del genere (con quei valori). 

Non e' che quando vado a sentire un impianto hifi in una sala o vado ad un concerto, mi faccio dare i dati delle misurazioni altrimenti mi rifiuto di ascoltare a prescindere, a meno che non ci sia @ilmisuratorecon me....😁 Comunque, a parte gli scherzi, ti assicuro che le sale di Angelucci sono curatissime, le migliori che io abbia mai visto in qualunque negozio hifi italiano. Ora non ricordo quale azienda italiana le ha curate, ma da profano ti dico che visivamente stanno al livello di quella del grande Rocco.

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34 minuti fa, Titian ha scritto:

Per questo motivo, molti acustici e musicologi sottolineano che l’ascolto migliore si ha a una distanza un po’ maggiore, dai 5 ai 10 metri, dove il suono diretto si mescola in modo equilibrato con le prime riflessioni della sala. Lì si ottiene un effetto più naturale: si percepiscono ancora le sfumature dei singoli strumenti, ma si gode anche della fusione d’insieme che è l’essenza della musica da camera.

Diciamo quindi che:

Ottimo contributo.

Rispetto alle preferenze (tutte legittime IMHO) su questo aspetto si possono classificare in cluster :classic_biggrin: la nostra banda di matti, e da questa preferenza sovente si associano altre correlate e si arriva a comprendere se ci sono assonanze o differenze nel modo di ascoltare e nelle priorità di ciascuno

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@indifd penso che sono molti audiofili che ascoltando musica vogliono sentire il suono degli strumenti come lo hanno nei loro ricordi. Per me la musica non è il suono di strumenti negli dettagli che desidero avere io. Ma come dici tu ciascuno il proprio gusto.

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15 minuti fa, Titian ha scritto:

@indifd penso che sono molti audiofili che ascoltando musica vogliono sentire il suono degli strumenti come lo hanno nei loro ricordi. Per me la musica non è il suono di strumenti negli dettagli che desidero avere io. Ma come dici tu ciascuno il proprio gusto.

Scommetto che al cinema vai negli ultimi posti in fondo....

Teniamo anche conto che la musica da camera jazz compreso è registrata nella stragrande maggioranza dei casi con forte effetto prossimità e che quindi voler simulare un ascolto a distanza elevata è come dire un artefatto...

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