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Il braccio di ferro USA - Venezuela


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24 minuti fa, briandinazareth ha scritto:

bene l'amore per l'america, ma qui si sta esagerando... mettere sotto controllo il venezuela serve a depredare il loro petrolio, trump non poteva dirlo più chiaramente di così, cosa deve fare perché sia chiaro ed esplicito a tutti che si tratta di una conquista di un territorio, anche senza metterci i soldati, ma con la minaccia che chiunque non faccia esattamente quello che dice trump verrà rapito? 

E chi lo nega? Nell’articolo, che evidentemente non hai letto con attenzione, si dice ben altro. Calma e gesso Brian.  Riguardo al possibile parallelo con la situazione in Ucraina, insulti a parte, direi che concordo al 110%.

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@maurodg65

Ovvio

Lo sa benissimo che il punto non è il narco traffico, ma il petrolio dove il paese detiene il 20% dell' estrazione mondiale.

Ha gia' detto che saranno loro a gestire la transizione "democratica".

Mi sembra di essere stato sufficiente chiaro chi sia il duce statunitense

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Stavolta che il fine sia il petrolio non è nemmeno tanto celato…in passato passava in sordina (iraq, iran, libia ecc…) come evidenziato poc’anzi….

 

il problema che gli usa vanno a fare shopping di oro nero in un paese che lo dava in gran parte ai cinesi e russi….infatti questi ultimi si stanno un pelo inc…..ndo..  

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9 minuti fa, Panurge ha scritto:

Intanto silurata la Nobel Machado e endorsement per la Vice Presidente marxista Rodriguez, che pare controlli il petrolio, mi sa che se lo sono venduto El Presidente.

Credo sia l’ipotesi più plausibile.

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Come al solito si cade nel tranello tipico del tifo,chi sostiene che la tragica situazione Venezuelana sia imputabile all'embargo,chi sostiene che qualunque intervento armato facciano gli USA è dettato dalla volontà di portare libertà e giustizia etc.Che maduro non facesse gli interessi dei venezuelani pare evidente,pensiamo solo ai profitti che traeva dalla vergonosa e inumana situazione nelle miniere illegali del sud,le violenze nei confrontti delle tante realtà indigene etc.

Ciò che dovrebbe farci riflettere è l'indulgenza che tendiamo ad avere quando le regole del diritto internazionale le violiamo noi occidentali e la piena consapevolezza che lo stesso maduro,se avesse fatto gli interessi degli USA,dagli USA sarebbe stato protetto,condannare allo stesso modo tutte le violazioni non cambierebbe certamente l'inerzia della geopolitica ma ci renderebbe un poco più dignitosi.

  • Melius 1
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Una analisi che sembra molto interessante al di fuori degli schemi soliti e di quelle che sembrano ovvietà, la fonte è sul Substack di Kommander61:
 

Lo Scacco Criogenico: Venezuela, Taiwan e la Geopolitica dell'Asfissia Energetica

Dalla crisi in Venezuela all'assedio di Taiwan: come la disarticolazione delle rotte energetiche sta definendo la nuova architettura della guerra ibrida globale.

KOMMANDER61

GEN 4

 

Troppo spesso la nostra attenzione si sofferma sugli aspetti più epidermici di un evento: il machismo d’oltreoceano, la polarizzazione del tifo per o contro Trump o l'illusione, puramente ideologica, che un’operazione militare possa essere mossa da intenti di giustizia universale.

In realtà, lo scacchiere geopolitico è infinitamente più articolato e impone una visione strategica: ogni evento è interconnesso e richiede la capacità di prevedere le mosse con largo anticipo.

Quella che segue è un’analisi dell’intervento americano in Venezuela, intesa come paradigma di un quadro più generale. L'obiettivo non è tanto cronacistico — poiché i fatti potrebbero evolvere in direzioni diverse — quanto metodologico: offrire una chiave di lettura che possa rivelarsi utile per interpretare gli scenari futuri.

L’Atto Primo: Il Venezuela e la Dottrina dell’Interdizione Preventiva

Il caos politico e militare che sta scuotendo il Venezuela non va letto come un isolato sussulto di instabilità sudamericana, bensì come il primo tassello di un complesso mosaico strategico orchestrato da Washington. Quella a cui assistiamo è, con ogni probabilità, la fase iniziale di un’operazione di vasta scala volta a disarticolare preventivamente l’architettura di sicurezza energetica della Cina. Neutralizzando il controllo del regime di Maduro — uno dei pilastri su cui Pechino poggia la propria strategia di approvvigionamento extra-occidentale — gli Stati Uniti stanno rimuovendo la prima pedina dal tavolo prima ancora che la crisi di Taiwan raggiunga il punto di non ritorno. È l’inizio di una guerra di posizione dove la logistica precede la cinetica.

 

1. La Strategia Cinese di De-risking Energetico

Pechino opera sotto l’ombra del cosiddetto “Dilemma di Malacca”. Consapevole che un’aggressione a Taipei innescherebbe un regime sanzionatorio occidentale senza precedenti — un decoupling forzato e immediato — la RPC ha accelerato la creazione di un perimetro di sicurezza energetica al di fuori della sfera d’influenza del dollaro.

L’Asse del Petrolio “Sanzionato”: La scommessa strategica su Venezuela e Iran è dettata dalla necessità tecnica di attingere a bacini estrattivi che operano già al di fuori dei circuiti finanziari dominati dagli Stati Uniti. Pechino punta a flussi di idrocarburi immuni allo SWIFT e all’interdizione del sistema assicurativo marittimo anglosassone.

L’Insufficienza del Pivot Russo:Contrariamente alla vulgata comune, l’infrastruttura logistica russa (oleodotti ESPO e Power of Siberia) non possiede la capacità di compressione e trasporto necessaria a compensare integralmente il fabbisogno cinese qualora venissero recisi i collegamenti marittimi globali.

2. L’Interdizione Logistica come Strategia di Contenimento

Se la strategia cinese è la resilienza, quella statunitense si configura come una chirurgica decostruzione delle linee di rifornimento. La simultaneità delle crisi — dalla pressione sul Venezuela ai disordini in Iran, fino all’escalation nella penisola arabica — suggerisce una manovra a tenaglia.

L’obiettivo di Washington è isolare la Cina biomeccanicamente, tagliando i tendini energetici che alimentano la macchina industriale e militare del Dragone nel momento esatto in cui questa dovesse muovere verso lo Stretto di Taiwan.

3. Deep Dive: La Vulnerabilità del Gas Naturale Liquefatto (GNL)

Mentre il petrolio rappresenta il sangue dell’apparato militare, il GNL è il sistema nervoso dell’industria pesante cinese. Se lo stoccaggio strategico di greggio può offrire un cuscinetto temporale, l’architettura del gas naturale presenta vulnerabilità sistemiche molto più marcate.

A. L’Asfissia dei Choke Points

In caso di conflitto, la proiezione di forza della US Navy si concentrerebbe sulla negazione d’accesso ai vettori LNG:

Vulnerabilità del Trasporto: Le navi criogeniche sono asset ad altissima tecnologia, facilmente tracciabili e quasi totalmente dipendenti dai P&I Clubs(associazioni di assicurazione marittima) occidentali.

L’Effetto Taiwan: L’isola siede sulle rotte che collegano i terminali del Qatar e dell’Australia ai porti della Cina settentrionale. Un conflitto trasformerebbe queste acque in “zone di esclusione bellica”, paralizzando il 70% delle importazioni marittime cinesi.

B. I Limiti dei Gasdotti Terrestri

La diversificazione via terra attraverso l’Asia Centrale e la Russia soffre di limiti fisici stringenti. La deviazione dei flussi richiede decenni di investimenti infrastrutturali. Inoltre, queste reti sono obiettivi primari per operazioni di guerra ibrida, aumentando esponenzialmente il profilo di rischio del capitale cinese.

4. Il Contraccolpo Europeo: L’Effetto Domino

L’imposizione di sanzioni massicce alla Cina non lascerebbe l’Europa indenne. Il Vecchio Continente si troverebbe in una posizione di estrema fragilità a causa della cannibalizzazione dei mercati spot.

Esposizione Industriale: Nazioni come Germania e Italia, dipendenti dall’export verso la Cina, subirebbero uno shock senza precedenti. La chiusura del mercato cinese provocherebbe una recessione manifatturiera immediata.

Guerra per i Carichi: Se la Cina venisse tagliata fuori dalle rotte del Pacifico, si scatenerebbe una competizione globale per i carichi di GNL rimasti disponibili. L’Europa vedrebbe i prezzi schizzare a livelli insostenibili, dovendo competere con nazioni asiatiche disposte a pagare premi altissimi per la propria sopravvivenza energetica.

Conclusioni: La Terza Guerra Mondiale Ibrida

Siamo entrati nell’era della Geopolitica della Scarsità. La Terza Guerra Mondiale non sarà necessariamente un’esplosione nucleare globale, ma una sequenza di collassi regionali orchestrati volti a negare l’accesso alle risorse.

In questo scenario, Taiwan è il perno attorno al quale ruota la decisione cinese di sfidare l’ordine liberale. Tuttavia, l’arma finale contro Pechino potrebbe non essere il missile ipersonico, ma la paralisi criogenica. Senza l’energia necessaria a sostenere la propria base industriale, il collasso socio-economico della Cina diventa una variabile matematica più che politica.

 

 

 

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P.S. a parziale conferma della analisi qui sopra postata in Venezuela qualche ora prima dell’intervento americano era presente una delegazione cinese per la firma di accordi commerciali.

 

https://www.alanews.it/esteri/maduro-incontra-delegazione-cinese-poche-ore-prima-della-cattura-focus-su-accordi-strategici/

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Come già nel caso dell'attacco all'Iran, la lezione che apprendiamo è: se stai antipatico agli USA, come il signore nella foto, e non vuoi che ti succeda qualcosa di brutto, devi avere a disposizione un certo numero di quegli oggetti che vediamo parcheggiati alle sue spalle.


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