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Violenza al corteo per Askatasuna: quella rete europea dei violenti che si muove in cerca di scontri. I timori per il Ponte
di Giovanni Bianconi

A unirli la guerriglia più dell’ideologia. I timori per i cantieri del Ponte, possibile obiettivo
01 feb 2026

Di avvisaglie ce n’erano state, a partire dagli ultimi assalti estivi ai cantieri della Val di Susa, dove un buon numero di antagonisti più violenti della vicina Francia e del centro-Europa era venuto a dare manforte ai torinesi e a loro alleati di diverse città. Poi la chiusura di Askatasuna ha fornito il pretesto per trasformare una legittima protesta a volto scoperto in un campo di battaglia per incappucciati che si muovono con tecniche quasi militari, vestiti a strati per cambiare abbigliamento tra un attacco e l’altro e rendersi meno riconoscibili.

Chi sono
Blocchi formati da alcune centinaia di persone provenienti anche stavolta da tutta Italia e da fuori (come confermato dalle identificazioni e dai primi fermi), pronti a trasferirsi — secondo l’analisi degli apparati di sicurezza — sui luoghi-simbolo di qualche altro sgombero muscolare fino ai cantieri per realizzare il Ponte sullo Stretto, se e quando partiranno. Ci sono i «duri» del centro sociale divenuto il più famoso e temuto d’Italia, ma non solo. Ci sono i compagni più aggressivi degli altri ritrovi antagonisti sparsi nella penisola, dalla Lombardia al Veneto, alla Toscana. E poi gli «specialisti» di Oltralpe: Austria, Svizzera e Germania, oltre alla Francia.
Uno scenario prevedibile e previsto. Non solo dagli apparati, visto che sui social che annunciavano percorsi e orari della manifestazione sono comparsi commenti del tipo: «A che ora è previsto il lancio di pietre, imbrattamento dei muri, distruzione di vetrine, lancio di uova, ecc?».

Il collante
Stavolta si è andati molto oltre, e il collante che tiene tutto insieme non sembra essere l’ideologia bensì lo scontro in quanto tale. Dietro queste violenze non c’è opposizione politica, ma contrapposizione cieca; non ci sono strategie, ma tattiche di guerriglia urbana che si rinnovano a ogni occasione, con azioni organizzate e pianificate. Nella consapevolezza che sull’altro fronte, quello delle divise, se l’aspettano e hanno già studiato le contromosse. 
Vince chi riesce a far prevalere l’ultima, prima del fischio finale e in attesa del prossimo appuntamento. Come in un torneo di calcio (o di scacchi), per certi versi assimilabile ai rituali combattimenti scatenati dagli ultras, e anche lì capita spesso che arrivino rinforzi dall’estero. Dove l’obiettivo è sempre lo stesso: scagliarsi contro le forze dell’ordine rappresentanti non tanto di un potere politico inviso, quanto di un’istituzione avversa qualunque sia il partito o la coalizione al governo. 
Ovvio che un esecutivo di destra, o centrodestra, finisca per procurare maggiori occasioni. Se si propongono politiche securitarie e provvedimenti che impattano sull’agibilità delle piazze, quelle misure diventano un motivo in più per indire proteste da trasformare in pretesti.

Le conseguenze
E se si sollecitano sensibilità antifasciste, ecco che viene sfruttata la possibilità di infilarsi nelle manifestazioni di dissenso politico per ingaggiare nuovi scontri. L’area antagonista, che sia di derivazione anarchica o che vagheggi i metodi della vecchia Autonomia operaia, vede la destra come un nemico naturale. Facendo paradossalmente il suo gioco.
Negli ultimi mesi, in varie città, le manifestazioni a sostegno della Palestina e contro il governo di Israele sono state utilizzate per scatenare tumulti il cui movente erano più le misure contenute nel primo Decreto sicurezza che la difesa dei diritti della popolazione di Gaza. 
Dopodiché quei tumulti, insieme ad altri episodi di violenza urbana, hanno offerto l’opportunità di chiudere centri sociali storici dell’estrema sinistra come il Leoncavallo e Askatasuna, motivo per l’innesco degli ultimi scontri (fino all’apice di sabato) che porteranno l’esecutivo e la sua maggioranza ad accelerare e rinforzare il Decreto sicurezza-bis già in preparazione. Accompagnato da rinnovate polemiche contro la magistratura, utili in vista del referendum.
Di tutto questo ai protagonisti della violenza di piazza importa poco o nulla. Anzi, i possibili giri di vite saranno l’occasione per una contrapposizione sempre più determinata. Ed eventuali nuovi divieti o sanzioni diventeranno ulteriore motivo di raduni o cortei da sfruttare per nuove aggressioni e devastazioni. Una spirale dentro la quale i «facinorosi», per usare un termine da mattinale di polizia, si trovano benissimo, e c’è da credere che non faranno nulla per sottrarvisi o interromperla.

Le differenze col passato
È un quadro che gli investigatori e gli analisti hanno abbastanza chiaro. Così come hanno chiaro che paragoni con gli anni Settanta, il terrorismo e le Brigate rosse c’entrano poco o nulla.
Proprio perché non c’è strategia politica né rivoluzionaria dietro questo tipo di violenza, mentre all’epoca ce n’era fin troppa. A parte le ideologie, c’erano moltitudini di persone che discutevano di rivoluzione possibile, anche armata. Ne scrivevano apertamente giornali regolarmente venduti nelle edicole, e finì che alcune migliaia di persone decisero di mettere in pratica quella strategia, armandosi e avviando la stagione dei ferimenti e omicidi politici che avrebbero dovuto innescare l’insurrezione; spalleggiati da una platea molto più ampia convinta (o semplicemente speranzosa) che quella miccia potesse far bruciare il potere costituito da sostituire con uno diverso.
Oggi non c’è traccia di ciò. Ci sono i conflitti sociali e le contrapposizioni politiche, che diventano una copertura per violenze che non guardano al contesto più ampio, ma hanno obiettivi di cortissimo raggio: lo scontro con le divise che proteggono il potere, detestato in quanto tale. Senza alcuna idea di come o con cosa sostituirlo.

(In estrema sintesi, dei cog..ni)

 

  • Melius 1
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1 ora fa, CarloCa ha scritto:

Ieri, ospite di In onda, Paolo Mieli ha sostenuto che i violenti di sabato sera di Torino erano conosciuti anche da una parte dei manifestanti pacifici.

 

 

Evabbè.., un classico, In Onda è la trasmissione condotta dal Parenzo? 

Per questo governo è stata una manna dal cielo pewr rilanciarsi... vai ora con i pacchetti sicurezza ad effetto che non servono a nulla se non per rafforzare le loro ideologie poliziesche, invece di attizzare i "servizi" che sicuramente sarebbero in grado di individuare e prevenire i movimenti, le intrusioni dei violenti nella manifestazioni pacifiche e che in tal modo finiscono per perdere visibilità e reale funzione... E così, come da loro abitudine, fanno di tutta l'erba un fascio... il loro simbolo sempore meno celato... Ci vanno a nozze con la demagogia tanto il popolo immemore e qualunquista abbocca. Sparano slogan,  fanno i paragoni perfino con le brigate rosse che era tutt'altra realtà, mica facevano le manifestazioni pubbliche violente.., era un'organizzazione criminale che lavorava all'ombra della CIA... e fanno finta di dimenticare lo stragismo neofascista e altre nefandezze da topi scappati dalle fogne che andavano per la maggiore durante gli anni di piombo il cui fantasma viene usato per creare un clima di terrore che è nell loro dna. 

Mi fermo, va'... 

 

 

  • Melius 1
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Qui quando il poliziotto viene aiutato ad alzarsi:

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E qui mentre è comodo nella suite del grand hotel:

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Della serie:

quando l'ideologia offusca il cervello...e  i capelli che lo coprono (quando c'è)!🤣🤣🤣🤣

P.s. prima di essere accusato, non ho ritoccato le immagini per le quali nessun barbiere è stato maltrattato!

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Il 02/02/2026 at 11:57, indifd ha scritto:

Con te posso dialogare su questi temi (spero :classic_biggrin:):

a) direi che concordiamo che la manifestazione di Torino sia stata un danno galattico per tutta la sx da quella moderata/riformista a quella più massimalista/antagonista

b) direi che concordiamo che per il governo di dx di Meloni/Salvini è stato un regalo da segnare sul calendario

Sintesi:

1) quel tipo di manifestazioni sono un problema per la sx o almeno per il 99% della sx, solo antagonisti/anarchici che hanno l'obiettivo dello scontro totale con lo stato ne sono felici (1%)

2) di chi è il problema: della stragrande maggioranza della sx

3) se il problema è della sx e la dx ne trae vantaggi chi ha interesse a risolvere il problema?

Poi mi fermo prima di far in******* troppo molti

L'alternativa è di non risolvere il problema, con grande felicità indovina di chi? :classic_biggrin::classic_biggrin:

Prova a leggere cosa ne pensa Caselli di quella manifestazione, Caselli non La Russa :classic_biggrin: e poi prova a leggere le dichiarazioni di Grimaldi deputato AVS di Torino presente alla manifestazione, è tutto chiaro come l'acqua di fonte 

P.S. Questo argomento tocca nervi scoperti molto sensibili e temo reazioni molto dure

si crea in effetti un curioso cortocircuito nella capoccia di molti perche' a sinistra si tende per definizione a difendere le manifestazioni qualsiasi cosa accada e si fa fatica a dissociarsi dei gruppi fascisti repressivi che si infilano sempre con comodita' in queste manifestazioni. Se uno si fa' un recap dell'ultimo anno o 2 di episodi di questi delinquenti iniziano ad essere tanti. Compreso l'assalto al giornale espressione di democrazia, ma questi sono fascisti della democrazia frega poco.

Una volta usano la tav, poi la Palestina libera, poi sara' la volta di qualche altro motivo. Si coprono con motivazioni

ideologiche di cui in realta' frega poco. Quello che interessa e' andare nelle piazze e menare.

Come fanno gli ultras negli stadi.

Non credo siano collegati a movimenti politici italiani o altro su territorio sono delinquenti che si organizzano per fare botte e fare danni. 

Ovviamente non sono dalla parte di questi delinquenti fascisti. Possono essere di centri sociali o altro anche altra parte politica, quando tu vai solo per menare e fare danni imponendo di zittire la libera stampa sei un fascista di mezza. 

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