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Proteggersi dalla “modernita”


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6 minuti fa, Savgal ha scritto:

Questo è un rischio reale, soggetti che posseggono potentissimi strumenti di manipolazione di massa inimmaginabili nel secolo scorso.

Eh ma anche a questo riferisce la "modernità" citata da Mozarteum in apertura. E' innegabile che le menti oggi siano plasmate dall'utilizzo quotidiano di questi strumenti. E che ne derivi un relativo disinteresse verso tutto ciò che non sta lì sopra compreso il passato  (siamo al paradosso che la realtà tangibile esiste solo se è presente sui social; lo stesso vale per gli individui, i luoghi, le istituzioni ecc).

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3 minuti fa, Velvet ha scritto:

Eh ma anche a questo riferisce la "modernità" citata da Mozarteum in apertura. E' innegabile come le menti oggi siano plasmate dall'utilizzo quotidiano di questi strumenti. E che ne derivi un relativo disinteresse verso tutto ciò che non sta lì sopra (siamo al paradosso che la realtà tangibile esiste solo se è presente sui social, lo stesso vale per gli individui, i luoghi, le istituzioni ecc).

 

 e giusto per citare Umberto Eco: "con i social la parola e legioni di imbecilli" .

 

 

Mai film fu più profetico di 

Idiocracy del 2006. 

:classic_biggrin:

 

All'epoca poteva far ridere o risultate schiocco e scialbo, oggi fa riflettere tremendamente. 

 

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Non è un problema nuovo: 56 anni orsono giravo per le aziende italiane con il compito di addestrare gli utenti all'utilizzo delle nascenti procedure informatizzate e già allora c'era chi accettava entusiasticamente le innovazioni (i giovani) e chi invece tendeva a proteggersi dalla modernità con la pretesa, perdente, di conservare le vecchie metodologie operative (gli anziani, con qualche eccezione).

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Non so, ho l'impressione che la

profondità della nostra

generazione, intendo anche sotto il profilo culturale, sia mediamente inferiore a quella precedente.

Mia madre era una semplice maestra, vincitrice di concorso ordinario (prima a Siracusa, senza raccomandazioni 😊): mi faceva leggere appunti e temi di preparazione al concorso da impallidire.

La zietta insegnava latino ed era il terrore delle medie: traduceva senza esitazione e con grande naturalezza.

Conosco molti insegnanti che lamentano sostanzialmente la propria inettitudine. Difficile imputarla solo ai ragazzi.

Vai coi pomodori...

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53 minuti fa, Gaetanoalberto ha scritto:

Vai coi pomodori...

Ma va, quali pomodori.

Può essere che la nostra generazione sia meno "profonda" della precedente ma ho qualche dubbio: l'analfabetismo nel nostro paese è una sconfitta recente (e parziale) e a rendere profonde le persone un tempo non c'era il latino che esisteva per pochissimi -a parte la messa ed il rosario recitati a pappagallo da tutti- bensì conoscenze tramandate da centinaia d'anni in ogni ambito della vita quotidiana, dalle costruzioni alla cucina passando per l'agricoltura, l'artigianato di ogni tipo o l'allevamento.

Piuttosto, dovrebbe far riflettere l'odio manifesto che hanno per la cultura, l'educazione superiore e la storia che hanno i tecnocrati della silicon Valley i quali non perdono occasione per ripetere ai ragazzi che studiare non serve, la laurea è per gente woke e nella storia conta solo Giulio Cesare(chissà poi perchè questo fascino per i sandaloni e le tuniche).

Questi sono quelli che hanno in mano i potentissimi mezzi che fino a 15 anni fa semplicemente non esistevano. E che stanno appunto plasmando la modernità attuale. 

Aggiungo: anche il declino attuale della letteratura americana, un tempo potentissimo faro sul mondo moderno, è spia di cambiamenti epocali.

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1 ora fa, senek65 ha scritto:

 

Loro accelerano, noi rallentiamo. È comprensibile che ci sia una qualche frizione. 

 

alcuni, forse troppi, accelerano verso il declino cognito precoce, però ci sta anche questo :classic_biggrin:

sarcastico ma non troppo, direi alcolico al punto giusto. 

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😁Prevedo scintille, cari vegliardi con l'acciarino 😁


 

Dire che i giovani abbiano "perso interesse per il passato" è una semplificazione che i dati smentiscono, o meglio, correggono. Più che una perdita di interesse, stiamo assistendo a un cambiamento radicale nel modo in cui il passato viene consumato e interpretato.
Ecco un’analisi basata sulle tendenze statistiche e sociali attuali:
1. I numeri dicono il contrario: Musei e Lettura
Contrariamente allo stereotipo del giovane disinteressato e "appiattito" sul presente digitale, le statistiche ISTAT mostrano segnali di vitalità:
 * Frequenza dei musei: I giovani tra i 18 e i 24 anni sono spesso tra i visitatori più assidui di mostre e musei, con tassi di partecipazione (circa il 48-50%) decisamente superiori a quelli delle fasce d'età adulte e anziane (dove l'astensionismo culturale è molto più alto).
 * Lettura: Sebbene la lettura di saggi storici tradizionali sia in calo, i giovani rimangono la fascia che legge di più in assoluto. Il 74% dei 18-24enni dichiara di aver letto almeno un libro nell'ultimo anno, contro una media nazionale molto più bassa.
2. Dalla "Storia" alla "Memoria"
Il cambiamento è qualitativo. 40 anni fa lo studio del passato era visto come un dovere civile e una base per l'identità nazionale. Oggi i giovani si approcciano al passato attraverso la lente della memoria individuale e dei diritti:
 * C’è un fortissimo interesse per la storia delle minoranze, dei diritti civili e dei movimenti ambientali.
 * Il passato non è più percepito come una cronologia di battaglie e re, ma come uno strumento per capire le ingiustizie del presente.
3. La frammentazione digitale (Il passato "fast")
È vero però che il rapporto con il tempo è cambiato. La velocità del web favorisce una fruizione del passato a "pillole":
 * Public History: I giovani scoprono la storia tramite podcast, canali YouTube (come quelli di Alessandro Barbero) o video su TikTok. Questo rende il passato "popolare" e accessibile, ma rischia di privarlo della complessità e della contestualizzazione che solo uno studio sistematico può dare.
 * Anacronismo: Un rischio reale oggi è la tendenza a giudicare i personaggi del passato con la sensibilità etica del 2026, un fenomeno che può portare a un rifiuto del passato invece che a una sua comprensione.
4. Il passato come "Estetica" (Retro-mania)
Paradossalmente, le nuove generazioni sono ossessionate dal passato estetico: dalla moda degli anni '90 al revival del vinile e della fotografia analogica. Questo interesse per il "vintage" indica non un rifiuto del passato, ma una nostalgia di un tempo non vissuto, percepito come più solido e autentico rispetto all'incertezza digitale odierna.
In sintesi: I giovani non hanno perso interesse, ma hanno smesso di considerare il passato come un'autorità indiscussa. Lo interrogano, lo criticano e lo consumano in modi nuovi.
Ti piacerebbe approfondire come sia cambiato nello specifico il numero di laureati in Storia negli ultimi decenni per vedere se la vocazione "accademica" è ancora forte?


Quella del rifiuto del passato e dei trapassati come autorità non mi pare cosa nuova... 😬

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28 minuti fa, Velvet ha scritto:

bensì conoscenze tramandate da centinaia d'anni in ogni ambito della vita quotidiana, dalle costruzioni alla cucina passando per l'agricoltura

Che peró portavano a risultati che non mescolerei... Non so, puoi dire che si mangi peggio o che i giovani cuochi ne sappiano meno?

Mah...

Piuttosto, direi che la vastità del sapere é esponenzialmente aumentata, e non si puó dominarla od affrontarla come in passato.

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