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Iran in piazza


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analogico_09
4 minuti fa, Gaetanoalberto ha scritto:

Non ho ancora capito se, in fondo, che questo antico e civilissimo paese sia governato da una teocrazia belligerante, corrotta, stragista,

 

Nessuno ha parlato di questo, personalmente mi riferivo a ciò che abbiamo realmente vissuto negli anni di piombo rispondendo alle osservazione per me inattinenti di wow, non intendevo ovviamente paragonare la tragedia dell'iran tali italiche tragedie passate dove attori di ieri o loro figlioli sono ancora a far teatro, certamente non così truculento ma insomma resta tuttavia una sorta di fil-rouge !"nostalgico" in fondo all'anima... Ma, come dicevo, potremmo aprire un tipoc dedicato mlle specifiche questioni, direi quindi di chiusere qui l'ot. 

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analogico_09
7 minuti fa, wow ha scritto:

caspita, ho scritto per un'ora, poi ho chiosato certe tue dichiarazioni oracolari e dici che faccio ironia facilotta ... Lo sai che non è facile discutere con te?

Vabbe'...

 

 

Tu chiosi nle dichiarazioni oracolari deglin altri facendo contrappunto non bestiale alla mente con i responsi della subilla cumana dopo essersin trombato l'edipo... :classic_ohmy::classic_laugh:

Che ci vuoi fare visto che non sono un facilotto succede che non avallo con facilità le approssimazioni a mio parere che a volte scrivi. 

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@Gaetanoalberto

 

Gli oligarchi di Teheran: chi sono coloro che governano davvero il Paese (esploso quando il regime ha provato a disfarsene)

di Mohammad Tolouei - 12 gen 2026

 

Hanno prosperato grazie alle sanzioni, sono loro a governare l’Iran. Quando il regime ha tentato di disfarsene, l’inflazione è esplosa

 

Perché l’Iran è oggi teatro di proteste e come si spiega che a meno di sei mesi dalla guerra dei dodici giorni la gente si è riversata nelle strade? Questo accade dopo che la nazione intera si era stretta attorno al governo, garantendo il suo sostegno, in occasione dello scontro con Israele.

 

La domanda, come tante altre, non assilla soltanto gli osservatori stranieri, ma anche gli iraniani, che si interrogano sulla questione, e la risposta non riguarda esclusivamente le numerose crisi che il paese sta vivendo in questo momento, perchè la realtà stessa è irta di complessità.

Si direbbe che dopo un secolo dalla fondazione dello stato moderno dell’Iran, siamo tornati a un’era in cui il governo non riesce più ad assumere un ruolo decisivo nella gestione del paese. Negli anni che seguirono la guerra Iran-Iraq, quando il primo ministro offrì un contributo determinante al governo, la figura del premier è stata progressivamente eliminata dalla sfera politica iraniana. Oggi i presidenti, eletti direttamente dal popolo, si definiscono «agenti di approvvigionamento», un ruolo esecutivo che non è più chiamato a partecipare all’elaborazione di importanti scelte politiche, una funzione, anche questa, che ultimamente è stata soppressa.

 

Durante gli anni delle sanzioni imposte dalle Nazioni Unite, l’Iran ha saputo escogitare metodi innovativi per aggirarle. I fondi fiduciari, spesso gestiti dai figli dei principali funzionari del governo, che non disdegnavano di collaborare persino con le organizzazioni criminali, hanno consentito di convogliare nel paese gli introiti derivanti dalla vendita del petrolio. Il governo li ha sostenuti, chiudendo un occhio davanti al loro massiccio arricchimento e al traffico organizzato di droga e alcool nel paese.

 

Ben presto questi nuovi ricchi hanno voluto sfruttare a loro vantaggio il potere che detenevano, e hanno esteso il loro controllo sulle importazioni, arrivando a formare, con l’approvazione delle massime cariche dello stato, una sorta di consorzio privato. L’Iran è passato da un paese dove il governo appoggiava gli oligarchi e i fondi fiduciari capaci di aggirare le sanzioni sul petrolio e le finanze, a un regime costretto a pagare questi oligarchi per svolgere i suoi affari giornalieri. Sono questi oligarchi che fanno rientrare nel paese gli introiti derivanti dalle esportazioni di petrolio e petrolchimici, intascando nel frattempo una provvigione che va dall’otto al dieci percento.

 

Da due decenni ormai l’Iran è sottoposto a sanzioni e questa cifra, conosciuta come «commissione di trasferimento», ammonta quasi a duecento miliardi di dollari, e riguarda esclusivamente le esportazioni petrolifere. Gli oligarchi gestiscono inoltre l’importazione di molti prodotti di altro genere, e monopolizzano anche beni essenziali come medicine, mangimi animali, nonché alimenti di base come riso, olio e frumento. Gli oligarchi non devono rispondere a nessuno e si considerano i veri padroni del paese. In alcuni casi, hanno addirittura sostituito il ministero dell’economia e il governatore della Banca Centrale dell’Iran perché si opponevano alle loro manovre sui trasferimenti di valuta. Sono costoro a governare l’Iran, formando un governo all’interno del governo con poteri extragiudiziari e nessuna responsabilità.

Sulle reti sociali circolano le foto di questi oligarchi, mentre sfoggiano uno stile di vita che assomiglia a quello dei boss della droga brasiliani, finanziando il lusso a suon di dollari sui loro yacht e isole private.

 

Il governo iraniano è costretto a negoziare con questi personaggi, anno dopo anno, nel tentativo di recuperare valuta, e il risultato di tali trattative è un’inflazione annuale al 40 percento. Ma gli oligarchi hanno il coltello dalla parte del manico e non si accontentano facilmente, difatti hanno accettato di far affluire moneta nel paese solo attraverso la svalutazione del rial.

 

Dopo la guerra con Israele, il governo ha deciso che era venuto il momento di trovare un’alternativa per trasferire questa valuta e per liberarsi dagli oligarchi del petrolio, adducendo il pretesto che costoro, a quanto pare, hanno creato un’infinità di falle nei sistemi di sicurezza. Con questa scusa, l’ultimo intervento del governo è stato quello di portare il tasso di cambio al livello delle aspettative inflazionistiche, un’azione che ha massacrato la società civile, in particolar modo la classe media. La prima reazione è arrivata dai mercati valutari e dell’oro. Gli operatori hanno reagito a questi cambiamenti imprevedibili ma sono subito rientrati nelle righe. Un rappresentante del governo ha promesso che la valuta si sarebbe stabilizzata e ha definito come «chirurgico» l’intervento avviato. Gli oligarchi, però, non hanno perso tempo.

 

Le prime proteste di piazza sono scoppiate a Mashhad, una metropoli moderna che conta sei milioni di abitanti, nella quali gli oligarchi hanno realizzato importanti investimenti. La gente, che fatica a sopravvivere con un tasso annuale d’inflazione superiore al 40 percento, è stata colta dalla disperazione e ha perso ogni speranza nelle riforme, sentendosi abbandonata a se stessa. Senza contare che la nuova generazione di giovani iraniani non vede un futuro e si considera la principale vittima della crisi. Il governo ha proposto allora un contributo mensile diretto pari a 7 dollari statunitensi a ciascun iraniano, per tentare di appianare gli squilibri inflazionistici, ma la gente sa che il sussidio non risolverà nessun problema nella lotta all’inflazione che si ripropone ogni anno. In una protesta simbolica, la popolazione di Abdanan, una città minore nel sud-ovest dell’Iran, ha lanciato in aria il riso che era stato distribuito per calmare le proteste, quasi a voler tutelare la dignità dei cittadini in risposta alle futili promesse del governo.

 

In realtà, il governo è ormai incapace di avviare un dialogo costruttivo con la popolazione, e prova ne è l’assenza di mediazione con le forze favorevoli alla democrazia nella sfera pubblica. A seguito del movimento «Donna, vita, libertà», questi esponenti in Iran hanno subìto una fortissima repressione, con arresti, pesanti condanne carcerarie o pene condizionali di lunga durata.

 

In assenza di queste forze, l’unica voce rimasta è quella dei monarchici, che diffondono e promuovono le loro idee all’estero. Nel vuoto politico provocato dalla repressione, solo i monarchici al momento esprimono una linea guida. Ma se da un lato costoro si rifanno alle tradizioni iraniane, dall’altro si limitano a evocare un futuro speranzoso ma non meglio definito, e chiamano a raccolta la classe media, oppressa e delusa, che rappresenta la più grande e importante forza di cambiamento in Iran. La gente sa che non ha più nulla da perdere, costretta a rinunciare anche all’ultimo barlume di speranza sotto la mazzata di un’inflazione galoppante. Questo sentimento si avverte in modo particolare tra la Gen Z iraniana, che ha passato tutta la giovinezza sotto le sanzioni e non ha ricordi di tempi migliori. In mancanza di una leadership intellettuale, i più giovani trovano un’eco alle proprie rimostranze nell’unica voce dell’opposizione che si alza forte e risoluta: la monarchia.

 

Tutte le forze pro-democratiche, che hanno pagato il prezzo delle loro idee nel corso degli anni, oggi si ritrovano incarcerate, nell’impossibilità di lavorare, oppure hanno scelto l’esilio volontario, trasformandosi in semplici spettatori di questa nuova ondata di proteste in Iran. Sanno di non avere alcuna presa sulla mente e sulle aspirazioni della nuova generazione. Il profondo divario dialettico che si è creato tra i giovani e il movimento pro-democratico, scavato dall’isolamento negli anni della pandemia, ha spinto i giovani a non fidarsi di questi attivisti e a respingere il retaggio delle precedenti generazioni che hanno lottato per la democrazia.

 

Dal canto suo, il movimento monarchico non avverte alcuna necessità di giustificarsi davanti alla società. Si richiama alla tradizione storica e ai 2500 anni di monarchia del paese come principale motivo di legittimità, e la società iraniana, tuttora ancorata alla tradizione e profondamente conservatrice, ha accettato questo discorso. Per anni, la società iraniana è stata mantenuta dal regime islamico in uno stato di disponibilità rivoluzionaria. L’esperienza della rivoluzione, di cui permangono le immagini, mantiene la società in uno stato costante di aspettativa di cambiamenti radicali, sbarrando la strada alle riforme graduali. D’altro canto, la generazione che ha combattuto la rivoluzione del 1979 è ancora viva e ben salda al potere, e non ha mai consentito alle generazioni successive, che avrebbero potuto gettare un ponte con i giovani, di partecipare alla vita politica e intellettuale del governo. Inoltre, la vecchia guardia della rivoluzione del 1979 non conosce il linguaggio e il pensiero della giovane generazione.

 

Una società esplosiva, che non è mai riuscita a far sentire la sua voce e non ha mai visto accogliere le sue richieste attraverso modalità democratiche, ha scelto di scendere in strada a protestare, dietro la spinta della crisi sociale ed economica. Difatti, le recenti proteste sono il risultato di un accumulo di libertà negate nel corso degli anni, in campo politico, sociale ed economico. Resta da vedere in che modo il governo e gli oligarchi dell’economia sapranno raggiungere un nuovo equilibrio per calmare o incitare il popolo, e resta da vedere se il popolo sarà in grado di trionfare, grazie alla sua lotta, contro il sodalizio conclamato di governo ed oligarchi. Qualunque sarà il risultato, dovremo confrontarci con un nuovo Iran.

 

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analogico_09
40 minuti fa, wow ha scritto:

i Savoia, Garibaldi & dintorni, conquistarono il Regno di Napoli (non parlo di guerre di indipendenza) grazie alla massoneria, a una delle potenze imperialiste del tempo e con l'appoggio (come si diceva prima) di frange neanche tanto numerose di borghesi e intellettuali.

 

Guarda che conosco questae vicende storiche, come precisato, riassumevo sintenticamente il senso... grazie dello scupolom professoriale ma non è utile ai fini della discussione in corso, mi pare.

 

Idem se parlassi di ulisse che conquistò troia nemico mediorientale dell'ellade con un cavallo di legno mentre stando a quanto letto recem ntemente - magari è notizia vecchia - su certe rivisitazioni storiche, la città di priamo faceva parte della greci e che quindi si tratto di guerra civile.
I persiani di ciro il grande liberarono gli ebrei, la nazione giudaica, dal gioco dei babiloniesi e 'mo perchè gli ebrei israeliani cercarono e ancora vorrebbero bombardare l'iran d'accordo con gli americani. E' un'ingiustizia però... 

Sintetico sintetico... per dire che tutto questo è solo sfoggio di nozionismi. 

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... e nel frattempo arriva un altra secchiata di benzina sul fuoco

-

"Patrioti iraniani, continuate a protestare. Prendetevi le vostre istituzioni", ha scritto su Truth. "Annotatevi i nomi degli assassini e di chi si macchia di abusi. Pagheranno un prezzo elevato", ha assicurato. "Ho annullato tutti gli incontri con i funzionari iraniani fino a quando l'insensata uccisione dei manifestanti non si fermerà", ha spiegato. "L'aiuto sta arrivando", ha poi assicurato Trump.

 

 

https://truthsocial.com/@realDonaldTrump/115888317758045915

 

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11 minuti fa, Plot ha scritto:

nel frattempo arriva un altra secchiata di benzina sul fuoco

 Continuando a parlare di linee rosse, a minacciare, a promettere, l'inazione si trasformerà in brutta figura,  mah! Le cose possono precipitare ulteriormente in qualsiasi momento.

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analogico_09
45 minuti fa, wow ha scritto:

caspita, ho scritto per un'ora, poi ho chiosato

 

 

4 minuti fa, wow ha scritto:
36 minuti fa, mozarteum ha scritto:

Chiosate meglio

E soprattutto chiosate di più 

 

Beh, dovresti rivolgere a te stesso l'invito e a chi tocca nun se 'grugna. 

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