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Iran in piazza


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1 ora fa, wow ha scritto:

I proventi del petrolio in Iran se li imboscano, li usano per finanziare Hezbollah, Houthi, uno stato di polizia opprimente e hanno una economia allo scatafascio (40% di inflazione) in un Paese ricchissimo. C'è un articolo postato qualche pagina indietro da Savgal che ne parla.  In Arabia Saudita probabilmente non si pongono il problema perché redistribuiscono.  

Ti stai dimenticando l'attore principale: Hamas.
Chi pensi che abbia finanziato Hamas in questi anni, chi pensi che abbia aiutato Hamas a pianificare il 7 ottobre ?
Ecco (anche) perché Israele vuole far cadere il regime di Teheran.
 

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5 minuti fa, wow ha scritto:

Pensare che J. Charmelot (che è stato anche corrispondente in Iran) spiegava che Khomeini è stato messo al potere da americani e britannici per contrastare il forte partito comunista iraniano che avrebbe consegnato il controllo del Paese ai russi 😁

Il mondo è leggermente cambiato nel frattempo.

I comunisti si sono  liquidati da soli, ora mi pare esistano altre evenienze e quindi si possano considerare altre priorità.

Naturalmente le "priorità" non sono le stesse per tutti.

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1 ora fa, nullo ha scritto:

Magari tutti no, però un discreto numero di quelli a cui oggi sparano in faccia mentre sono disarmati, i parenti di quelli feriti uccisi in ospedale, e quelli che sono destinati all'impiccagione perché di ribellano a quella feccia sì.

Sarebbe già un buon motivo anche vedere cadere i finanziamenti a tanti terroristi.

Ma capisco che i se, i ma, e pure i forse a disposizione sono ancora moltissimi.

Esattamente, e senza il regime di Khamenei anche l'occidente sarebbe più sereno e tranquillo.
Cambierebbero i rapporti tra Israele e Iran 
Già adesso Israele sta mandando messaggi distensivi scrivendo che dopo la caduta del regime Iran e Israele torneranno fratelli.
Chi sta spingendo per un attacco americano, chi ha pianificato tutto, chi vuole in assoluto la fine di Khamenei e solo e solamente Israele.
Per gli Stati Uniti è un discorso prettamente economico; per Israele è di sopravvivenza.


 

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1 ora fa, nullo ha scritto:

@analogico_09

Sei tu di norma che arzigogoli fino al punto di dire che devono arrangiarsi.

Ripeto, se negli anni quaranta anche noi in Europa avessimo dovuto arrangiarci....

A quest'ora facevamo tutti  il passo dell'oca e non ci sarebbe stato più un ebreo vivo neanche a cercarlo;  a parte quelli rifugiati negli Stati Uniti.
Gli americani allora ci salvarono il c**o 

 

S.

 

 

 

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@saperusa

Analisi condivisibile dallopportuno punto di vista.

Come dicevo le priorità non sono le stesse per tutti. 

Fra chi è in guerra per la sopravvivenza, chi per l'egemonia, e chi invece si da alla filosofia, "ci può essere una qualche distanza".

1 minuto fa, saperusa ha scritto:

Gli americani allora ci salvarono il c**o 

S.

Non potrà mai ammetterlo.

Anni e anni a raccontare che abbiamo fatto tutto da soli lasciano un segno indelebile.

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ascoltoebasta
2 ore fa, wow ha scritto:

Mancano davvero le basi sulle quali discutere, mi dispiace. 

Sono d'accordo,mancano proprio le basi se non si comprende una realtà evidente.

 

2 ore fa, wow ha scritto:

Perché stanno protestando e morendo come mosche?

Nessuno lo nega e si condannano queste repressioni,ma chiediamoci anche perchè da certe pesantissime sanzioni vengono esclusi regimi peggiori.

2 ore fa, wow ha scritto:

E' possibile che queste domande non ce le facciamo? 

Io mi stupisco invece che alcuni non  vedano le risposte ben in evidenza.

2 ore fa, wow ha scritto:

E' da 45 anni che hanno una teocrazia opprimente e oscurantista sulle spalle.

Vero,ma in un'altra teocrazia molto vicina in cui è vietato professare altre religioni e non si può essere Sauditi se non si è musulmani,e tralasciamo altre oppressive leggi,ci faranno i mondiali di calcio e gli scambi commerciali son fiorenti,è vero,mancano proprio le elementari basi per discuterne.

1 ora fa, analogico_09 ha scritto:

Tem po perso, quando ci si ritrova con chi va direttamente agli effetti stendendo veli speciosi sulle cause e concause che hanno contribuito a destabilizzare i normali, storici equilibri geopoliti ai danni delle popolazione legittimamente e stroricamente insediati. 

Condivido ma fatico a credere che un ragionamento logico possa condurre a credere che chi ha compiuto un genocidio e continua a farlo,che bombardava su folle di bambini in attesa di cibo,possa essere accreditato di portare democrazia e libertà,e la storia di Libia,Guatemala,Siria,Afghanista etc,etc,etc ce lo insegnano,io sono davvero incredulo,oltre che schiifato.

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3 minuti fa, ascoltoebasta ha scritto:

che chi ha compiuto un genocidio e continua a farlo,che bombardava su folle di bambini in attesa di cibo,possa essere accreditato di portare democrazia e libertà,e la storia di Libia,Guatemala,Siria,Afghanista etc,etc,etc ce lo insegnano,io sono davvero incredulo,oltre che schiifato.

Si, ma i nazisti hanno fatto benaltro.

(Ragioni esattamente così)

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ascoltoebasta
Adesso, wow ha scritto:

Si, ma i nazisti hanno fatto benaltro.

(Ragioni esattamente così)

No nel modo più assoluto,io mi chiedo quali menti possano credere che due Stati responsabili di genocidio e che bombardavano sui bambini,due Stati complici che da 60 anni uccidono,opprimono e occupano territori palestinesi violando tutti i diritti umani e internazionali,due Stati che scelgono accuratamente quali siano i regimi da combattere mentre altri li sovvenzionano,ecco come cakkio si faccia a pensare che questi due Stati abbiano a cuore la libertà del popolo Iraniano,rimane un mistero,anzi non è per nulla un mistero,è semplicemente tifo calcistico che fa schierare senza riflettere.

  • Melius 1
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Analisi di una dissidente Iraniana.

 

 

LA REPUBBLICA ISLAMICA È GIÀ CROLLATA: È UN FANTASMA CHE REGGE SOLO CON LA FORZA BRUTA"

Intervista con la storica e attivista per i diritti umani Ladan Boroumand: "L'Iran vive una dinamica rivoluzionaria, maturata dopo l'umiliazione internazionale della Guerra dei 12 giorni e nella convergenza di parte della protesta su Reza Pahlavi. Il popolo ora ha bisogno di sostegno esterno dall'Occidente, non solo militare, ma politico, economico, tecnologico, innanzitutto per fermare lo spargimento di sangue. Altrimenti la protesta si trasforma in un suicidio"

Nadia Boffa sull'Huffington Post del 15 Gennaio 2026

Ladan Boroumand è una storica e attivista per i diritti umani di origini iraniane, professoressa ad honorem in Storia all'Università di Parma. Nata a Teheran, Boroumand ha vissuto in esilio prima a Parigi, poi negli Stati Uniti. È figlia di Abdul Rahman Boroumand, avvocato iraniano dissidente a Parigi, ucciso nell’aprile del 1991 nel contesto di diversi omicidi politici perpetrati dalla Repubblica Islamica in Europa. Boroumand è esperta della Rivoluzione islamica e del totalitarismo iraniano, è anche co-fondatrice dell'Abdorrahman Boroumand Center for the Promotion of Human Rights and Democracy in Iran, nato nel 2002 con l'obiettivo di creare una transizione democratica e pacifica in Iran.

BOFFA: Professoressa Boroumand, secondo la televisione di Stato iraniana, nelle ultime 24 ore non si sono più registrate manifestazioni in Iran. Tuttavia, il blocco di Internet rende difficile determinare la reale entità delle proteste. La repressione del regime, a suo parere, è riuscita a placare quest’ondata di rivolte?

BOROUMAND: Testimonianze dall'interno dell'Iran rivelano un atteggiamento di sfida nell'opinione pubblica, nonostante una repressione senza precedenti, le segnalazioni di uccisioni di massa e migliaia di arresti. Finora, i massacri in corso non sono riusciti a spegnere la speranza. Una potente combinazione di speranza, rabbia e determinazione a porre fine al regime continua a sostenere il movimento di protesta.

Crede che le condizioni siano mature per una nuova rivoluzione in Iran?

Le condizioni sono rivoluzionarie. La società iraniana è in uno stato di fermento pre-rivoluzionario dal 2017, quando i manifestanti sono scesi in piazza in più di ottanta città e paesi gridando: "Riformisti o conservatori, questo gioco è finito". Hanno anche identificato direttamente la natura teocratica del regime come la fonte della loro miseria: "Il leader agisce come Dio; il popolo sprofonda nella miseria”. Quelle proteste – e anche quelle del 2019, che ne è seguito – sono stati i primi segnali di una dinamica rivoluzionaria in gestazione. Il movimento "Donna, Vita, Libertà" ha consacrato una spettacolare frattura culturale e ideologica tra Stato e società, con le donne che hanno preso il comando e hanno esplicitamente rifiutato la visione del mondo e lo stile di vita imposti dallo Stato. La canzone "Baraye" era più di una canzone: esprimeva una visione del mondo umanista e liberal-democratica. Il movimento di protesta non si limitava quindi a rifiutare la teocrazia, ma promuoveva anche una visione alternativa della società. Il fatto che la rivolta sia durata tre mesi – più a lungo delle due precedenti – nonostante la massiccia repressione del regime, indicava un movimento sociale covato da tempo che si stava sviluppando e maturando costantemente fino a diventare un movimento rivoluzionario a tutti gli effetti.

Quali differenze ci sono tra queste proteste e le precedenti manifestazioni anti-governative in Iran?

Questa rivolta ha caratteristica distintiva: mentre le precedenti proteste erano prive di una leadership politica, questa volta la gente in piazza ha iniziato a invocare Reza Pahlavi come propria guida. Dopo il movimento "Donna, Vita, Libertà", il principe ereditario iraniano ha pubblicamente dichiarato la sua disponibilità a guidare il prossimo movimento contro la Repubblica Islamica. Alcune persone hanno colto quell'appello, e il suo è ora l'unico nome scandito nell'attuale rivolta. Quando i manifestanti hanno iniziato a scandire il suo nome, Pahlavi ha colto l'attimo e si è mosso per assumere un ruolo di leadership all'interno del movimento. Una differenza ancora più cruciale tra il movimento attuale e le rivolte precedenti risiede nell'umiliante sconfitta della Repubblica Islamica per mano di Israele durante la “guerra dei dodici giorni” del giugno 2025 e nella distruzione del cosiddetto "Asse della Resistenza" di Khamenei. Quella guerra ha screditato il regime agli occhi dei suoi cittadini e ha rafforzato psicologicamente una popolazione già esasperata dalla violenza dello Stato e dalla catastrofica e corrotta gestione degli affari pubblici da parte del regime. In questo senso, l'attuale movimento differisce fondamentalmente dalle precedenti rivolte: si sviluppa in un momento di umiliazione internazionale senza precedenti per la Repubblica Islamica ed è segnato, per la prima volta, dall'emergere di una leadership politica riconoscibile.

Quindi il figlio dell’ultimo Scià, Reza Pahlavi, ha sostegno nell’opinione pubblica iraniana?

La repressione incessante ha impedito la formazione di organizzazioni politiche e l'emergere di una leadership efficace sul campo, dunque gli iraniani si sono rivolti a ciò che era disponibile, alcuni per impostazione predefinita, altri per convinzione. Sondaggi d'opinione indipendenti mostrano che in Iran Pahlavi gode costantemente di circa il 30% di opinione favorevole, superando di gran lunga tutte le altre potenziali figure della società civile. Da una prospettiva macro-storica, questa svolta degli eventi non è sorprendente. Storicamente e culturalmente, l'autorità spirituale in Iran apparteneva alla sacra figura dell'Imam – un ruolo usurpato da Khomeini nel 1979 – mentre l'autorità temporale era esercitata dal re (Scià). Khomeini ha distrutto questa duplice struttura, espellendo lo Scià e concentrando sia l'autorità spirituale che quella temporale in un unico sistema di potere unificato. Gli iraniani potrebbero non conoscere bene il principe Reza Pahlavi, ma sanno che non è stato in alcun modo compromesso dal regime criminale che ha devastato il loro Paese e le loro vite. Negli ultimi due anni, il principe ereditario è stato invitato per una visita di Stato ufficiale in Israele, uno sviluppo che ha ulteriormente accresciuto la sua statura di statista agli occhi di molti dei suoi concittadini.

Crede che il regime della Repubblica Islamica sia vicino al collasso?

La Repubblica Islamica è già crollata ideologicamente ed economicamente. Ciò che mantiene in piedi il suo fantasma è la forza bruta. Se questa forza venisse neutralizzata, o anche solo significativamente mitigata, il regime crollerebbe.

Alcuni analisti sostengono che il regime sia fragile, ma ancora in piedi perché non presenta ancora defezioni nell'apparato di sicurezza. Che cosa ne pensa?

Hanno ragione: finora, il regime non ha mostrato chiari segni di disgregazione interna. In questo senso, non è diverso da altri sistemi totalitari rimasti intatti fino alla fine - mi viene inevitabilmente in mente il regime nazista. Questo ci riporta al confronto in corso tra la società iraniana e lo Stato. È una lotta in cui il regime si affida esclusivamente alla coercizione e in cui il popolo non può prevalere senza alleati. Negli ultimi giorni, la Guida Suprema ha dimostrato ancora una volta che le uccisioni di massa non rappresentano per lui alcun ostacolo morale. La logica in gioco è assoluta e teologica: se Dio ha potuto distruggere l'intera umanità e risparmiare solo un residuo eletto, allora una violenza illimitata può essere giustificata in nome della preservazione di un ordine sacro. Questa è la visione del mondo che informa il pensiero delle autorità al potere in Iran. Tale livello di violenza genera una paura pervasiva all'interno del regime e scoraggia efficacemente le defezioni, anche da parte di coloro che sono inclini ad abbandonarlo.

Ha detto che il popolo non può prevalere sul regime senza alleati. È necessario un intervento esterno per rovesciare il regime in questa fase?

In questa fase, il popolo iraniano ha bisogno di sostegno esterno, ma il sostegno non dovrebbe limitarsi alle sole misure militari. Dovrebbe invece assumere la forma di un insieme coordinato di azioni complementari: politiche, economiche, diplomatiche e tecnologiche. La priorità immediata deve essere quella di porre fine alla violenza di massa in corso.

Che cosa pensa di una eventuale azione di Trump a favore delle proteste e dei manifestanti?

Gli Usa hanno adottato misure concrete per aiutare gli iraniani ad accedere a Internet, e Starlink è ora gratuito. Una misura importante da adottare potrebbe consistere nel bloccare fisicamente le petroliere iraniane e ostacolare la vendita del petrolio del regime. Il denaro per pagare i mercenari è l'ancora di salvezza del regime, privarlo di questa risorsa potrebbe destabilizzare l'apparato repressivo. Per essere efficaci, una reale pressione economica e diplomatica deve essere coordinata con gli alleati degli Stati Uniti. Ma la mossa più urgente deve mirare a fermare lo spargimento di sangue in Iran, affinché la protesta non si trasformi in un suicidio.

Trump ha esortato gli iraniani a continuare a protestare. Non ci sono rischi nell'alimentare le proteste, senza fornire aiuti esterni?

Gli iraniani non sono scesi in piazza in risposta all'appello di nessuno. Si sono sollevati da soli, spinti dalla furia. Il sostegno e l'incoraggiamento del leader della nazione più potente del mondo li potrebbe rincuorare e dare loro maggiore speranza? Sì. Alla fine, però, rimangono loro i principali attori di questo scontro letale. Da soli, hanno portato avanti una rivoluzione culturale di importanza storica. Hanno aperto la strada a quella che potrebbe essere la prima rivoluzione femminista nella storia mondiale. Hanno superato un vuoto politico e scelto una leader per sé. E attraverso il loro coraggio, la loro perseveranza e il loro sacrificio, hanno sventato gli stratagemmi diplomatici dei loro governanti. Se il presidente Trump dovesse deluderli ora, sarebbe a suo discapito. Gli iraniani non hanno altra alternativa che rovesciare un regime che sta distruggendo il loro paese e soffocando lentamente un'intera nazione.

In un'intervista rilasciata al nostro giornale lo scorso giugno, lei aveva detto che l’Occidente non aveva ancora capito che “la repressione del popolo iraniano è parte della stessa guerra del terrore che la teocrazia islamica sta conducendo contro le democrazie liberali”. Secondo lei ora l’Occidente ha capito questo concetto?

Potrebbe averlo capito, ma non sta agendo di conseguenza. Finora, le democrazie occidentali non sono riuscite a integrare l'idea che la violenza interna della Repubblica Islamica e il suo comportamento destabilizzante esterno derivino dalla stessa logica: una guerra alla democrazia liberale. La “guerra dei dodici giorni” è stata un'operazione puramente militare che ha preso di mira con successo gli impianti nucleari del regime e la sua leadership militare; eppure non ha risolto il problema posto dalla Repubblica Islamica. Ha semplicemente ritardato il suo esito più pericoloso. Inoltre, non sono convinta che l'attuale amministrazione americana ed israeliana siano interessate in modo prioritario al futuro democratico dell'Iran. Sembrano, tuttavia, aver compreso che la rimozione del regime islamico è nel loro interesse nazionale e di sicurezza. Tale rimozione è anche conditio sine qua non per l'arduo compito di costruire una politica liberale e democratica in Iran. Esiste, quindi, una convergenza tra gli interessi del popolo iraniano e quelli dell'Occidente, anche da un cinico punto di vista di realpolitik. L'Unione Europea, da parte sua, riconosce l'importanza cruciale della democratizzazione in Iran, ma finora non ha agito a suo sostegno. Non ha nemmeno designato i pasdaran come organizzazione terroristica, una posizione che equivale a una scandalosa politica di pacificazione. Piuttosto, l’Ue sembra accontentarsi di adottare la posizione di un testimone benevolo.

 

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analogico_09
2 ore fa, saperusa ha scritto:

Ti stai dimenticando l'attore principale: Hamas.
Chi pensi che abbia finanziato Hamas in questi anni, chi pensi che abbia aiutato Hamas a pianificare il 7 ottobre ?
Ecco (anche) perché Israele vuole far cadere il regime di Teheran.

 

 

Bisognerebbe anche chiedersi le ragioni della incredibile "distrazione" di nethanyau quando, avvertiti da più parti del fatto che hamas stesse preparando degli attacchi ai confini di israele, con l'aiuto dell'iran presunto fino a prova contraria provata,  si siamo fatti trovare scoperti e incapaci di reagire più velocemente all'attacco compiuto in maniera rozza e con mezzi da scappati di casa... 

La questione mediorientale è estremamente complicata ed intrecciata, non ci sono verità univoche e schematiche. 

Però è innegabile che le politiche "sbagliate" ,per usare un dolce eufemismo, di ogni parte, l'ultima quella genocidiale, abbiano portato le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti, non parlo della rivolta iraniana con la quale solidarizzo condannado la repressione, bensi della condizione nella quale l'unica alternativa che possa giungere in aiuto sia quella che potrebbe portare dalla padella alla brace. E questo nopn mi fa sentire affatto fiducioso e gaudente... 

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@analogico_09 Questa è una domanda che mi sono fatto da quando è successo l'attacco.
Se parli con un ebreo ti dirà che mai Israele avrebbe permesso scientemente l'attacco del 7 Ottobre senza fare nulla.
Gli ebrei son molto uniti tra loro, basti pensare che hanno voluto indietro fino all'ultimo corpo degli ostaggi morti che erano rimasti in mano alla popolazione della striscia e che hanno obbligato a restituire.
Certo pensare che il Mossad abbia sottovalutato un attacco come quello che è stato fatto dai terroristi di Hamas e si sia fatto trovare impreparato fa pensare.

Bisogna anche capire che la "mente pensante" dell'attacco del 7 ottobre non era Hamas; quello era solo il braccio.
Dietro a quell'attacco ci stava l'Iran.
Tu lo sapevi che diversi dissidenti iraniani nel mondo sono stati uccisi da killer pagati dal regime Iraniano?
Avevo messo quel link dove la dissidente al tavolo dell'Onu era scampata ad un attacco ed il killer era stato catturato e aveva confessato.
Invece il link di quest'altra dissidente dove spiega la situazione in Iran, il padre è stato ucciso dalle guardie rivoluzionarie ma non in Iran, a Parigi:

Nata a Teheran, Boroumand ha vissuto in esilio prima a Parigi, poi negli Stati Uniti. È figlia di Abdul Rahman Boroumand, avvocato iraniano dissidente a Parigi, ucciso nell’aprile del 1991 nel contesto di diversi omicidi politici perpetrati dalla Repubblica Islamica in Europa.

 

Loro, le guardie rivoluzionarie, non si limitano ad uccidere i dissidenti a casa loro, ma vanno anche in trasferta...

 

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analogico_09

@saperusaVa bene, iran il male assoluto(e sicuramente non è una nazione nangelica)  istraele assolta, o quasi... 

 

8 minuti fa, saperusa ha scritto:

Certo pensare che il Mossad abbia sottovalutato un attacco come quello che è stato fatto dai terroristi di Hamas e si sia fatto trovare impreparato fa pensare.

 

Esattamente, da' da pensare la "distrazione",  c'è stata la testimonianzisraele fu avvertita dell'attacco, più di una volta, cìè anche la testimonianza di un soltato, o più, ora non posso circoistanziare meglio se ne parlò nella duscussioine su Gaza mentre si svolgevano i massacri di palestinesi, al quale/quali fu ordinato di non presidiare la zona in cui fu sferrato l'attacco del 7 ottobre. 

Abbiamo affrontato queste faccende numerose volte,ci si è confrtontati sulle diverse posizioni ciascuno avrà maturato la sua non credo che sin debba andare avanti con una misura eccessivamente di parte, in certi casa propagandistica. 

 

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