Titian Inviato 24 Gennaio Condividi Inviato 24 Gennaio 3 ore fa, one4seven ha scritto: In tutti i generi è così. Non ho mai capito perchè vi siete fatti sta idea che l'arte della musica, che per definizione è "live", sta solo nella classica. Non ho mai detto che solo la musica classica sia “live”. Parlo di musica classica perché è il genere che conosco meglio e che frequento da più tempo; sugli altri generi preferisco essere più prudente. Nella musica classica l’opera nasce per l’eseccuzione dal vivo e la registrazione è una mediazione successiva. In molti altri generi, invece, la musica nasce già in funzione degli apparecchi elettronici, dello studio e della riproduzione tecnica, ed è pensata fin dall’inizio per essere ascoltata attraverso quei mezzi, ovunque e in qualunque contesto. Sono modelli diversi, non una classifica di valore. 1 Link al commento https://melius.club/topic/28072-alta-fedelta%E2%80%99-si-ma-arte-first/page/5/#findComment-1682856 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Grancolauro Inviato 24 Gennaio Condividi Inviato 24 Gennaio 7 ore fa, Titian ha scritto: Non credo che qui si stia demonizzando la registrazione, né negandone l’utilità o il valore culturale. Le registrazioni sono indispensabili: permettono di conoscere repertori, di studiare, di confrontare interpreti, di avvicinarsi a musicisti che non possiamo più ascoltare dal vivo. Su questo non c’è alcun dubbio. Il punto che sto cercando di chiarire è un altro. La registrazione non documenta semplicemente l’atto musicale: lo trasforma. Introduce inevitabilmente un livello ulteriore, che dipende da scelte tecniche ed estetiche fatte da persone che non sono i musicisti, tecnici del suono, produttori, sale, microfoni, bilanciamenti, post-produzione, tutte cose estranee all’arte musicale dell’esecutore. A questo si aggiunge la dimensione dell’ascolto domestico, che è per sua natura estremamente personale, autoreferenziale e spesso orientata all’autocompiacimento: un’esperienza costruita su mezzi, gusti e aspettative individuali, più che su un confronto diretto con l’atto musicale. Il risultato è un oggetto molto diverso dall’evento musicale originario. Per questo, nella musica classica, l’arte non risiede primariamente nella registrazione. L’arte accade dal vivo, nell’esecuzione reale: nello spazio, nel tempo, nel rischio, nella tensione dell’atto musicale che non può essere corretto né ripetuto. La registrazione è una mediazione, una reinterpretazione tecnica e culturale di quell’atto, non il suo luogo naturale. È vero che col passare del tempo le registrazioni diventano l’unico modo per conoscere i grandi interpreti del passato, ma questo ne chiarisce proprio la natura: strumenti di memoria e di conoscenza, non sostituti dell’esperienza artistica. E c’è un ultimo punto, spesso taciuto: senza una frequentazione reale e continuativa del concerto dal vivo, diventa molto difficile capire davvero cosa una registrazione restituisca e cosa invece trasformi. Se il riferimento primario diventa il disco, si finisce inevitabilmente per ascoltare la musica attraverso la tecnica, e non per riconoscere nella tecnica una mediazione della musica. Glenn Gould avrebbe detto esattamente l’opposto. Il concerto dal vivo è travisamento dell’arte, un rituale ottocentesco che uccide la musica. Esagerato, certo, ma contiene una traccia di verità 1 Link al commento https://melius.club/topic/28072-alta-fedelta%E2%80%99-si-ma-arte-first/page/5/#findComment-1682861 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Titian Inviato 24 Gennaio Condividi Inviato 24 Gennaio 15 minuti fa, Grancolauro ha scritto: Glenn Gould avrebbe detto esattamente l’opposto. Gould è proprio l’eccezione che conferma la regola. Lui non difendeva la registrazione come “miglior” del live, ma come un’altra forma d’arte, costruita tecnicamente e svincolata dall’evento. È una posizione radicale e coerente, ma non smentisce il fatto che, nella tradizione classica, l’arte musicale nasce nell’esecuzione dal vivo. La frase di Gould è diventata uno slogan molto comodo, ma senza spiegare cosa intendesse davvero finisce per dire tutto e niente. Link al commento https://melius.club/topic/28072-alta-fedelta%E2%80%99-si-ma-arte-first/page/5/#findComment-1682882 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
one4seven Inviato 24 Gennaio Condividi Inviato 24 Gennaio 43 minuti fa, Titian ha scritto: Nella musica classica l’opera nasce per l’eseccuzione dal vivo e la registrazione è una mediazione successiva. Quando non c'era la possibilità di registrazione. Da quando è possibile registrare qualunque opera nasce in funzione di entrambi i mondi. 1 Link al commento https://melius.club/topic/28072-alta-fedelta%E2%80%99-si-ma-arte-first/page/5/#findComment-1682886 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Velvet Inviato 24 Gennaio Condividi Inviato 24 Gennaio 1 ora fa, Titian ha scritto: La frase di Gould è diventata uno slogan molto comodo Specie per lui dal momento in cui la sua condizione psicofisica non reggeva più le fatiche imposte dalle esibizioni dal vivo. Link al commento https://melius.club/topic/28072-alta-fedelta%E2%80%99-si-ma-arte-first/page/5/#findComment-1682990 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Titian Inviato 24 Gennaio Condividi Inviato 24 Gennaio 1 ora fa, one4seven ha scritto: Quando non c'era la possibilità di registrazione. Da quando è possibile registrare qualunque opera nasce in funzione di entrambi i mondi. La formula "da quando è possibile registrare" introduce una cesura storica artificiale e concettualmente scorretta, come se un fatto tecnico relativamente recente avesse il potere di ridefinire la natura di un’arte che si è sviluppata per secoli prima. È una posizione anacronistica: un mezzo di riproduzione non rifonda un’arte, né cancella la sua storia. Pensare il contrario significa trattare tutta la tradizione precedente come un semplice prima superato, cosa che nella musica classica non ha alcun fondamento serio. Ma l’affermazione non regge nemmeno se la si guarda dal punto di vista delle registrazioni stesse. Le opere del grande repertorio non nascono “per due mondi”: nascono per l’esecuzione. Punto. La registrazione, anche oggi, anche con mezzi tecnici sofisticatissimi, resta una derivazione, una fissazione, una mediazione. Non è un secondo luogo di nascita dell’opera, né un piano creativo equivalente. Questo non è un’opinione astratta: lo dicono i musicisti, e lo dicono in modo estremamente coerente. Sviatoslav Richter ha più volte espresso una profonda diffidenza verso le incisioni in studio, proprio perché incapaci di restituire la verità dell’atto musicale; considerava le registrazioni al massimo come documenti, spesso insoddisfacenti. Claudio Arrau parlava delle sue incisioni come di testimonianze di una fase del proprio cammino, mai come risultati definitivi; non è raro leggere sue dichiarazioni in cui prende distanza da registrazioni molto celebrate. Maurizio Pollini ha più volte sottolineato come un’incisione rappresenti un momento, una fotografia temporanea, non un punto d’arrivo artistico, stessa cosa P.Järvi (2025), Savall (2025), Nézet-Séguin per fare solo pochi esempi. Frasi come "oggi non lo rifarei così", "non mi riconosco più", "era una fase" sono la norma tra i grandi interpreti. Sarebbero del tutto incomprensibili se la registrazione fosse davvero concepita come un’opera compiuta, nata per essere tale. Ed è qui che emerge un dato difficilmente contestabile: l’idea della registrazione come “opera d’arte” autonoma è sostenuta quasi esclusivamente da chi non è musicista. Ingegneri del suono / fonici, produttori, operatori del mondo hi-fi, audiofili. Figure importanti sul piano tecnico e commerciale, certo, ma esterne all’atto artistico musicale. I musicisti parlano di esecuzione, di processo, di evoluzione, di rischio, di tempo. Non di opere fissate su supporto. Se davvero l’opera musicale nascesse oggi “in funzione di entrambi i mondi”, allora: non si spiegherebbe perché gli interpreti prendano distanza dalle proprie incisioni non si capirebbe perché il concerto resti il luogo primario di verifica artistica non avrebbe senso che la stessa musica cambi radicalmente nel tempo Il cosiddetto “doppio mondo” esiste solo dal punto di vista della fruizione e del consumo, non da quello della creazione artistica. La registrazione può documentare, diffondere, talvolta valorizzare, ma non fonda l’opera, né ne ridefinisce la natura. per dirlo in altre parole, la possibilità di registrare ha cambiato il modo in cui ascoltiamo la musica, non il modo in cui la musica classica nasce. E il fatto che a parlare di “arte di musicare" quando si accenna alle registrazioni siano soprattutto i non musicisti non è un dettaglio secondario: è un segnale evidente di uno slittamento di prospettiva, tecnico, commerciale, identitario, che non coincide con il piano dell’arte musicale. 1 Link al commento https://melius.club/topic/28072-alta-fedelta%E2%80%99-si-ma-arte-first/page/5/#findComment-1683005 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Titian Inviato 24 Gennaio Condividi Inviato 24 Gennaio 21 minuti fa, Velvet ha scritto: Specie per lui dal momento in cui la sua condizione psicofisica non reggeva più le fatiche imposte dalle esibizioni dal vivo. È possibile che aspetti psicofisici abbiano avuto un ruolo, ma faccio fatica a considerarli la ragione principale. La tempistica e le spiegazioni fornite dallo stesso Gould sembrano indicare una scelta soprattutto estetica e teorica, più che una rinuncia imposta dalle condizioni personali. Le condizioni psicofisiche, inoltre, non gli hanno interrotto il lungo periodo delle registrazioni. Link al commento https://melius.club/topic/28072-alta-fedelta%E2%80%99-si-ma-arte-first/page/5/#findComment-1683016 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
one4seven Inviato 24 Gennaio Condividi Inviato 24 Gennaio 2 ore fa, Titian ha scritto: È una posizione anacronistica: un mezzo di riproduzione non rifonda un’arte, né cancella la sua storia. Non serve ne rifondarla ne cancellare il passato. Semplicemente avviene una evoluzione, come avviene in tutte le cose nel tempo. Esattamente come è avvenuto con l'introduzione della tecnologia negli strumenti. Non ha mica rifondato la musica? La musica, acquisendo nuove tecnologie, leggi possibilità, è evoluta, si è ampliata. Tutto qui. La possibilità di registrare, volenti o nolenti, ha cambiato le carte in tavola nell'arte della musica, per sempre. 2 ore fa, Titian ha scritto: Frasi come "oggi non lo rifarei così", "non mi riconosco più", "era una fase" sono la norma tra i grandi interpreti. Anche qui, la cosa mi pare piuttosto banale. Una registrazione, come una foto, fissa nel tempo un momento, che rappresenta appunto... un momento. Non tutta la carriera di un artista, che si valuta lungo tutto il suo percorso nel tempo. Grazie anche alle registrazioni. 2 ore fa, Titian ha scritto: Le opere del grande repertorio non nascono “per due mondi”: nascono per l’esecuzione. E te lo ripeto, l'inghippo del tuo ragionamento sta qui: esiste molto altro oltre al "grande repertorio". Oggi siamo quasi un secolo dopo. Ragionare sulla musica tenendo a mente solo il grande repertorio, ne fa inevitabilmente a mio avviso un ragionamento zoppo. Link al commento https://melius.club/topic/28072-alta-fedelta%E2%80%99-si-ma-arte-first/page/5/#findComment-1683107 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
one4seven Inviato 24 Gennaio Condividi Inviato 24 Gennaio 3 ore fa, Titian ha scritto: Se davvero l’opera musicale nascesse oggi “in funzione di entrambi i mondi”, allora: non si spiegherebbe perché gli interpreti prendano distanza dalle proprie incisioni non si capirebbe perché il concerto resti il luogo primario di verifica artistica non avrebbe senso che la stessa musica cambi radicalmente nel tempo 1: un artista, compositore e/o interprete, che pubblica una registrazione, poi ne prende le distanze... mah... poteva non pubblicarla, se non era soddisfatto. Non lo trovo un comportamento adeguato. Direi anche poco rispettoso nei confronti di chi acquista la registrazione. 2: è straovvio perché il concerto è e resterà sempre il luogo primario della verifica artistica: perché in fase di registrazione si può fare tutto quello che in concerto non si può (a vantaggio della riuscita certa dell'esecuzione). In pratica ripetere o correggere dove si pensa di aver sbagliato. 3: non ho capito cosa centri... Link al commento https://melius.club/topic/28072-alta-fedelta%E2%80%99-si-ma-arte-first/page/5/#findComment-1683122 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Titian Inviato 24 Gennaio Condividi Inviato 24 Gennaio 54 minuti fa, one4seven ha scritto: Semplicemente avviene una evoluzione, come avviene in tutte le cose nel tempo. Esattamente come è avvenuto con l'introduzione della tecnologia negli strumenti. Non ha mica rifondato la musica? La musica, acquisendo nuove tecnologie, leggi possibilità, è evoluta, si è ampliata. Tutto qui. Il punto critico non è negare che ci sia stata un’evoluzione, ma capire di che tipo di evoluzione stiamo parlando. L’introduzione di nuove tecnologie negli strumenti ha modificato le possibilità timbriche ed esecutive, ma non ha spostato il luogo in cui l’arte accade: l’esecuzione. Un violino moderno resta uno strumento da suonare, non da riprodurre. La registrazione, invece, non è una tecnologia dell’esecuzione, ma della riproduzione e della diffusione. Cambia profondamente il modo in cui la musica circola e viene fruita, ma questo non equivale a dire che rifondi l’arte musicale stessa. Dire che “ha cambiato le carte in tavola per sempre” è vero sul piano dell’ascolto e del consumo, molto meno su quello della creazione artistica. 56 minuti fa, one4seven ha scritto: Anche qui, la cosa mi pare piuttosto banale. Una registrazione, come una foto, fissa nel tempo un momento, che rappresenta appunto... un momento. Non tutta la carriera di un artista, che si valuta lungo tutto il suo percorso nel tempo. Proprio qui sta il punto, e non è affatto banale. Se una registrazione fissa solo un momento, allora non può essere considerata l’opera in senso pieno, ma una sua traccia, una testimonianza. Il fatto che serva (e serva moltissimo) per conoscere un artista lungo il tempo non la trasforma automaticamente in un atto artistico fondante. Che gli interpreti prendano distanza dalle proprie incisioni non è un dettaglio ovvio: è la prova che l’arte, per loro, continua altrove, cioè nell’esecuzione viva e nel processo. Se la registrazione fosse davvero un secondo “luogo dell’opera”, questo distacco sistematico sarebbe difficilmente spiegabile. 58 minuti fa, one4seven ha scritto: E te lo ripeto, l'inghippo del tuo ragionamento sta qui: esiste molto altro oltre al "grande repertorio". Oggi siamo quasi un secolo dopo. Ragionare sulla musica tenendo a mente solo il grande repertorio, ne fa inevitabilmente a mio avviso un ragionamento zoppo. Su questo non c’è disaccordo, ma c’è una distinzione necessaria. Esistono musiche che nascono per la registrazione: elettronica, pop, rock, musica sperimentale, colonne sonore. In questi casi la registrazione è parte costitutiva dell’opera, e lì parlare di “due mondi” ha senso. Ma estendere questo modello alla musica classica, cioè a un’arte che nasce storicamente, formalmente e concettualmente per l’esecuzione, significa confondere ambiti diversi. Non è un ragionamento “zoppo” concentrarsi sul grande repertorio quando si parla di musica classica: è semplicemente restare nel perimetro dell’oggetto di cui si discute. Link al commento https://melius.club/topic/28072-alta-fedelta%E2%80%99-si-ma-arte-first/page/5/#findComment-1683124 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
one4seven Inviato 24 Gennaio Condividi Inviato 24 Gennaio 21 minuti fa, Titian ha scritto: La registrazione, invece, non è una tecnologia dell’esecuzione, ma della riproduzione e della diffusione. Attenzione! Vero quello che dici, ma registrare comporta spesso modifiche all'esecuzione, in funzione della registrazione. Ecco perchè parlo di "due mondi". Nelle registrazione si fanno anche innumerevoli "take" e poi si scelgono quelle ritenute "migliori" con sapienti taglia e cuci... E' un lavoraccio registrare. La classica non fa eccezione. 21 minuti fa, Titian ha scritto: L’introduzione di nuove tecnologie negli strumenti ha modificato le possibilità timbriche ed esecutive, ma non ha spostato il luogo in cui l’arte accade: l’esecuzione. Un violino moderno resta uno strumento da suonare, non da riprodurre. D'accordissimo. Vale per qualsiasi strumento, acustico, elettrico ed elettronico. 21 minuti fa, Titian ha scritto: concentrarsi sul grande repertorio quando si parla di musica classica: è semplicemente restare nel perimetro dell’oggetto di cui si discute. Domanda: sicuro che non esiste altra musica classica, che non sia quella del "grande repertorio"? Link al commento https://melius.club/topic/28072-alta-fedelta%E2%80%99-si-ma-arte-first/page/5/#findComment-1683130 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Felis Inviato 24 Gennaio Condividi Inviato 24 Gennaio Consiglio agile e breve lettura sull’argomento: 1 1 Link al commento https://melius.club/topic/28072-alta-fedelta%E2%80%99-si-ma-arte-first/page/5/#findComment-1683136 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Titian Inviato 25 Gennaio Condividi Inviato 25 Gennaio 10 ore fa, one4seven ha scritto: Attenzione! Vero quello che dici, ma registrare comporta spesso modifiche all'esecuzione, in funzione della registrazione. Ecco perchè parlo di "due mondi". Nelle registrazione si fanno anche innumerevoli "take" e poi si scelgono quelle ritenute "migliori" con sapienti taglia e cuci... E' un lavoraccio registrare. La classica non fa eccezione. Restando esclusivamente nella musica classica, il fatto che la registrazione comporti adattamenti dell’esecuzione non implica affatto l’esistenza di “due mondi” fondativi dell’opera. L’opera nasce come partitura e prende vita nell’esecuzione reale; la registrazione arriva dopo, come fissazione di una possibile realizzazione, non come secondo luogo originario dell’arte. È vero che registrare influisce sull’esecuzione: la presenza dei microfoni, la possibilità di ripetere, di scegliere le take migliori e di montare il risultato finale modificano il modo di suonare. Ma questo non crea un secondo atto artistico fondante: introduce un livello tecnico ed editoriale che è estraneo alla natura dell’arte musicale in senso stretto. L’esecuzione viene adattata al mezzo, non rifondata da esso. Ed è importante chiarire che questo miglioramento in studio non nasce principalmente da esigenze artistiche, ma da aspettative esterne: commerciali, discografiche, critiche, comparative. La pressione a produrre registrazioni impeccabili risponde più a criteri di mercato e di giudizio tecnico che a un’esigenza musicale profonda. La registrazione diventa così un oggetto normalizzato, privo di rischio, costruito per resistere al confronto infinito e ripetibile. Questo ha conseguenze profonde. Quando la registrazione perfetta diventa il riferimento implicito, l’arte esecutiva viene misurata con criteri che non le appartengono (vedi le basi dei giudizi degli audiofili!!!). L’errore, il rischio, la fragilità del tempo reale, elementi costitutivi dell’esecuzione musicale, vengono percepiti come difetti. In questo senso la registrazione, se assunta come modello normativo, diventa anti-arte: non perché non sia utile o preziosa, ma perché impone all’arte regole estranee alla sua natura. Le ricadute psicologiche sugli esecutori sono evidenti oggi più che mai. Molti musicisti crescono confrontandosi con incisioni “perfette” e interiorizzano l’idea di doverle replicare dal vivo. Ne derivano ansia, rigidità, paura dell’errore, perdita di libertà espressiva. Il concerto non è più il luogo dell’atto artistico, ma un test di conformità a uno standard artificiale che dal vivo, in realtà, non è mai esistito. Per questo parlare di “due mondi” equivalenti è fuorviante. Esiste un solo luogo originario dell’arte musicale classica: l’esecuzione. La registrazione può documentare, diffondere, talvolta valorizzare, ma non fonda l’opera, né ne ridefinisce la natura. Certo che la registrazione ha cambiato profondamente la fruizione della musica, ha modificato il mercato, la critica e le aspettative ma non ha trasformato l’essenza dell’arte musicale classica Quando la registrazione diventa fine e non mezzo, l’arte non viene elevata: viene snaturata. 1 1 Link al commento https://melius.club/topic/28072-alta-fedelta%E2%80%99-si-ma-arte-first/page/5/#findComment-1683308 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Titian Inviato 25 Gennaio Condividi Inviato 25 Gennaio 10 ore fa, one4seven ha scritto: Domanda: sicuro che non esiste altra musica classica, che non sia quella del "grande repertorio"? La questione non è se esista altra musica classica, ma se il modello esecutivo della musica classica, che nasce con e nel grande repertorio, venga messo in discussione dalla registrazione. Spostare il discorso su tutto il resto evita il nodo invece di affrontarlo. Link al commento https://melius.club/topic/28072-alta-fedelta%E2%80%99-si-ma-arte-first/page/5/#findComment-1683313 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
one4seven Inviato 25 Gennaio Condividi Inviato 25 Gennaio 12 minuti fa, Titian ha scritto: Restando esclusivamente nella musica classica, il fatto che la registrazione comporti adattamenti dell’esecuzione non implica affatto l’esistenza di “due mondi” fondativi dell’opera. L’opera nasce come partitura e prende vita nell’esecuzione reale; la registrazione arriva dopo, come fissazione di una possibile realizzazione, non come secondo luogo originario dell’arte. È vero che registrare influisce sull’esecuzione: la presenza dei microfoni, la possibilità di ripetere, di scegliere le take migliori e di montare il risultato finale modificano il modo di suonare. Ma questo non crea un secondo atto artistico fondante: introduce un livello tecnico ed editoriale che è estraneo alla natura dell’arte musicale in senso stretto. L’esecuzione viene adattata al mezzo, non rifondata da esso. Ed è importante chiarire che questo miglioramento in studio non nasce principalmente da esigenze artistiche, ma da aspettative esterne: commerciali, discografiche, critiche, comparative. La pressione a produrre registrazioni impeccabili risponde più a criteri di mercato e di giudizio tecnico che a un’esigenza musicale profonda. La registrazione diventa così un oggetto normalizzato, privo di rischio, costruito per resistere al confronto infinito e ripetibile. Questo ha conseguenze profonde. Quando la registrazione perfetta diventa il riferimento implicito, l’arte esecutiva viene misurata con criteri che non le appartengono (vedi le basi dei giudizi degli audiofili!!!). L’errore, il rischio, la fragilità del tempo reale, elementi costitutivi dell’esecuzione musicale, vengono percepiti come difetti. In questo senso la registrazione, se assunta come modello normativo, diventa anti-arte: non perché non sia utile o preziosa, ma perché impone all’arte regole estranee alla sua natura. Le ricadute psicologiche sugli esecutori sono evidenti oggi più che mai. Molti musicisti crescono confrontandosi con incisioni “perfette” e interiorizzano l’idea di doverle replicare dal vivo. Ne derivano ansia, rigidità, paura dell’errore, perdita di libertà espressiva. Il concerto non è più il luogo dell’atto artistico, ma un test di conformità a uno standard artificiale che dal vivo, in realtà, non è mai esistito. Per questo parlare di “due mondi” equivalenti è fuorviante. Esiste un solo luogo originario dell’arte musicale classica: l’esecuzione. La registrazione può documentare, diffondere, talvolta valorizzare, ma non fonda l’opera, né ne ridefinisce la natura. Certo che la registrazione ha cambiato profondamente la fruizione della musica, ha modificato il mercato, la critica e le aspettative ma non ha trasformato l’essenza dell’arte musicale classica Quando la registrazione diventa fine e non mezzo, l’arte non viene elevata: viene snaturata. Alla fine lo hai spiegato molto meglio di come avrei potuto dirlo io. Lo avevo sintetizzato con "la registrazione ha cambiato le carte in tavola per sempre". 1 Link al commento https://melius.club/topic/28072-alta-fedelta%E2%80%99-si-ma-arte-first/page/5/#findComment-1683328 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Grancolauro Inviato 25 Gennaio Condividi Inviato 25 Gennaio 17 ore fa, Titian ha scritto: La frase di Gould è diventata uno slogan molto comodo, ma senza spiegare cosa intendesse davvero finisce per dire tutto e niente. Noto un certo tono caustico nelle tue parole. Perché mai? Personalmente nutro una certa diffidenza nella posizione di chi pretende di svelare l'essenza o la natura di un'opera d'arte, derivandola da un certo fenomeno (come l'esecuzione dal vivo) oppure da un altro (lo spartito, la registrazione perfetta ecc.), e considerando questa derivazione come frutto di una sorta di intuizione trascendentale autoevidente, che non ammette repliche. Solo una osservazione in margine, tra le tante che mi vengono in mente. La tesi secondo cui l'opera richiede un evento temporale per realizzarsi è banale. Da questo non segue che l'opera sia quell'evento. Un'opera c'è, conserva la sua identità formale, anche se nessuno la eseguirà mai. Né si capisce perché la riproduzione tecnica ne svilirebbe o altererebbe la natura, ammesso che di una "natura" dell'opera, eterna e universale, abbia senso parlare, cosa di cui per altro dubito fortemente. Il live è solo una modalità di realizzazione dell'arte musicale, una pratica storicamente determinata che potrebbe un giorno scomparire, senza che questo implichi la scomparsa della musica. Così come è una modalità di fruizione dell'opera il disco che sto ascoltando in questo momento, di per sé non più o meno "autentica" rispetto ad altre modalità di fruizioni o realizzazione dell'opera. Sto facendo un'esperienza musicale ascoltando il disco qui e ora, così come l'ho fatta ieri sera al concerto di Juan Florez, o la farò oggi pomeriggio riprendendo in mano la prima Ballata di Chopin che dovrò eseguire live tra 15 giorni. Nessuna di queste esperienze è per me più "autentica" o "originaria". Insomma, scorgo qualche traccia di dogmatismo nelle tue posizioni, e questo senza disconosce, ovviamente, l'importanza dell'esperienza live nella fruizione della musica. Ciao e buona giornata 1 1 Link al commento https://melius.club/topic/28072-alta-fedelta%E2%80%99-si-ma-arte-first/page/5/#findComment-1683364 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Titian Inviato 25 Gennaio Condividi Inviato 25 Gennaio ... Link al commento https://melius.club/topic/28072-alta-fedelta%E2%80%99-si-ma-arte-first/page/5/#findComment-1683371 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Titian Inviato 25 Gennaio Condividi Inviato 25 Gennaio Mi chiedo spesso perché nel mondo hi-fi le registrazioni vengano iper-valorizzate fino a essere percepite come vere e proprie opere d’arte musicali. Credo che la risposta non stia solo in ragioni tecniche o culturali, ma anche in un’evoluzione più ampia del nostro modo di vivere l’esperienza artistica, fortemente spinta da logiche di mercato. Oggi c’è un desiderio crescente di poter fruire di tutto, sempre e ovunque, senza vincoli: anche l’ascolto della musica deve adattarsi ai tempi, ai luoghi e agli stati d’animo personali. La registrazione lo rende possibile, l’esecuzione dal vivo no. Questo modello è perfettamente compatibile con la commercializzazione: la registrazione è un prodotto riproducibile, confrontabile, aggiornabile, vendibile più volte sotto forme sempre nuove (formati, rimasterizzazioni, edizioni “definitive”). Attraverso l’hi-fi diventa inoltre possibile modellare il suono secondo i propri gusti personali: scegliere timbri, equilibri e colori che risultano più piacevoli, meno faticosi, più rassicuranti, riducendo al minimo ciò che richiederebbe uno sforzo di elaborazione o di adattamento. Anche questo va nella direzione di un piacere immediato e controllabile, che il mercato conosce e alimenta molto bene. In questo contesto l’arte musicale viene sempre più usata come mezzo di soddisfazione personale, mentre il discorso musicale dei musicisti, la loro intenzione, il rischio, la tensione dell’esecuzione reale, diventa quasi di nessuna importanza. La registrazione diventa il centro perché è funzionale sia al consumo sia all’industria che lo sostiene. Non sorprende quindi che venga elevata a opera, quando in realtà è soprattutto un oggetto perfetto per essere venduto, discusso, confrontato e ottimizzato. Il risultato è uno spostamento silenzioso ma profondo: dall’arte musicale come esperienza viva e condivisa, alla musica come prodotto adattato al piacere individuale. E questo spostamento non è neutro: è guidato anche, e forse soprattutto, da interessi economici. Link al commento https://melius.club/topic/28072-alta-fedelta%E2%80%99-si-ma-arte-first/page/5/#findComment-1683381 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
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