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Provare gli apparecchi e la morte dei negozi.


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1 minuto fa, Luke04 ha scritto:

Ah, non lo sapevo. Forse dipende un po' dai negozi 

Chiaro. Se vendi scarpe che non si vendono online, il problema non si pone. Ma se vendi marchi "mainstream", dove il rischio vendita online è elevatissimo, mi sembra una pratica corretta. Anche perché le scarpe provate, andrebbero poi igienizzate prima di farle provare a qualcun' altro.

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1 ora fa, Enrico VIII ha scritto:

@appecundria Se non ci fosse da piangere, ci sarebbe davvero da ridere.

Qualche anno fa, ero a pranzo con colleghi di viaggio durante una scorribanda. 

Una ragazza del gruppo aveva espresso il desiderio di un nuovo casco, ma non sapeva se si sarebbe trovata bene con un determinato marchio, né la misura da acquistare.

Un altro della tavolata, le ha bellamente consigliato di andare in un negozio, fare tutte le prove e poi comprarlo on line.

Ho benedetto il momento in cui, tanti anni fa, mi sono dato la regola di non mettere le mani addosso al mio prossimo.

I negozi se non vendono chiudono e addio prova gratuita del casco come del paio di scarpe e di qualsiasi altra cosa. Fortunato chi può provare a casa gli apparecchi, a me non sempre è stato permesso di provarli in negozio. Risultato? Ho comprato altrove lo stesso prodotto dopo averlo provato. Comprare a distasnza comporta il problema dell'assistenza tecnica: se il negozio ripara anche e il tecnico lavora bene è fatta.

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extermination
21 minuti fa, TetsuSan ha scritto:

Infatti la tecnica giusta di vendita di prodotti del genere (notebook, smartphone) è diversa

Colpa dell’ apprendista commesso, assecondato dall’amico - proprietario del negozio - per timore reverenziale.

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Il 18/01/2026 at 21:02, gnagna1967 ha scritto:

In galleria Mazzini c'è ancora Daniele di Auditorium, resiste anche Uncini nei portici di via XX ottobre. 

Genova:

Gianni Uncini ha chiuso dopo essere venuto a mancare il fratello maggiore Giorgio.

Il negozio di Sestri me lo ricordo molto bene, si chiamava Lamberto. Ci ho preso nell’80-81 il cassette, il gira e le casse.

Da Auditorium e’ tantissimo che non ci entro, rimane Videon.

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Maurjmusic
9 ore fa, paolosances ha scritto:

io provo 

tu provi 

egli prova... alla fine il negoziante diverrebbe un noleggiatore a breve termine.

E qui il fisco potrebbe obiettare...

 

Non credo, si tratta di una politica commerciale di cortesia ( ed in ogni caso, per evitare problemi col fisco, è  possibile integrare    l'attività esercitata  nel C.C.I.A.A.)

 

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@campaz Videon é in via Armenia vicino alla tristemente famosa piazza Alimonda. C'é da tanti anni e si é spostato, tratta solo hifi e ha parecchia esposizione, per Genova. 

Dimenticavo tal Prestige, una realtà particolare che ha sede in un sontuoso  palazzo storico tutto marmi e affreschi  in piazza della Meridiana, fanno anche ecommerce. Devono vendere un sacco per mantenersi una sede cosí nobile. 

Quello in Corso Italia era Jimmy Rapallini, chiuso. Cosí come Must Music, che si era trasferito in via 12 Ottobre. 

Stessa sorte anche se molti anni fa per i due negozi che c'erano a Chiavari. 

Un'ecatombe 😔

 

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Beh non è ancora stato citato Audiograffiti, a Pandino, 30 minuti da Milano.

É il negozio del cuore nel senso che ci ha passato un trentennio di prove, test, risate, amicizie, ascolti e discussioni tecniche.

(anzi vent’anni fa ci feci pure il redesign del negozio e delle sale d’ascolto).

Penso che non ci sia al mondo una persona migliore, competente e disponibile del titolare Sergio e del suo staff, la marea degli apparecchi dall’altissima gamma in giù è pressoché infinita, come pure il giro dell’usato, imponente, per tutte le tasche. Vengono in quel negozio clienti e amici da tutta Italia e pure dall’estero, e a ragione, quel posto è un mito.. :-), anche perché lì ho conosciuto di persona non solo appassionati più o meno estremi, ma pure cenacolo appassionato con moltissimi costruttori di vaglia, tra cui Mr Spectral, Magico, Viva, Manley, Mark Levinson Mr Manuel Huber di Fm acoustics, Mr Bruce Brisson di MIT e tantissimi altri, ma pure, prima di me, Mr Saul Marantz e John Dahlquist..

Se tutti i negozi fossero così, l’alta fedeltà non sarebbe mai andata in crisi..

  • Melius 2
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Il 22/01/2026 at 08:22, alexis ha scritto:

Se tutti i negozi fossero così, l’alta fedeltà non sarebbe mai andata in crisi..

Se tutti i negozi fossero così, l'Italia sarebbe piena di distributori e nessuno farebbe il "rivenditore" puro. Non ho assolutamente nulla contro Audiograffiti e Sergio Pozzi, anzi. Però fa "anche" il mestiere di distributore (basta consultare il sito per visionare la pletora di marchi distribuiti) e quindi è normale che venga frequentato dai titolari e/o responsabili dei marchi che distribuisce o ha distribuito. Se tutti i negozi fossero così.....sarebbe tutto più semplice, perché saprei con certezza dove andare a comprare Atoll, per esempio, alle migliori condizioni. 

Se invece voglio comprare Atoll nella mia città, devo andare da un rivenditore, meglio se "convenzionato" con Audiograffiti, negozio che avrà sicuramente meno prodotto a magazzino, meno margine commerciale di Audiograffiti e dovrà sicuramente confrontarsi con altri rivenditori "solo rivenditori" che per il 2% di sconto in più gli fregano la vendita.

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Dal mio punto di vista la responsabilità dello stato del mercato HI-FI in Italia è di gran parte dei Rivenditori.

 

Sono questi che per 30 anni (almeno) hanno fatto in modo che il mondo HI-FI fosse riservato quasi esclusivamente a quella specie in estinzione di cui parlate qui nel forum (l'audiofilo). La maggior parte dei rivenditori hanno fatto in modo di creare una specie di club riservato a pochi che generalmente erano quelli che avevano il "grano" per acquistare i prodotti.

 

30 anni dopo che il mondo è cambiato, molti si rendono conto che il "club" riservato a pochi eletti (che ti garantivano quelle vendite) non regge più e molti, o hanno chiuso oppure hanno tentato la via della visibilità con internet, ma quest'ultima non è stata sufficiente a rimanere a galla se la mentalità è quella di 30 anni prima

 

E' proprio quell'idea miope che il mondo HI-FI è riservato a pochi (linea sostenuta secondo me dai rivenditori per oltre 30 anni) che ha fagocitato e determinato la scomparsa di molti di loro stessi

 

Che fare? Non lo so, sicuramente provare ad abbassare un pò i prezzi, che consentitemi nella maggior parte dei casi a mio modesto avviso non sono giustificabili, per fare avvicinare quella fascia di possibili acquirenti (i giovani) che hanno risorse economiche modeste

 

Sono poco dell'idea che il modo di fruire la musica abbia accelerato la decadenza del mondo HI-FI. Forse anche ma marginalmente, perchè anche nel mondo HI-FI sono usciti nuovi dispositivi tecnologici che si sono adeguati, ma questa cosa non esclude la possibilità di investire in un impianto in direzione HI-Fi se ti piace ascoltare musica. Il problema sono i prezzi che in virtu' di una visione conservativa destinata a pochi (il club di cui citavo sopra) sono ancora troppo alti

 

Buoni ascolti...audiofili

 

 

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@audiocostruzioni

 

Si sono dinamici, hanno nuove proposte costantemente, provano promozioni con successo e soprattutto danno l'impressione di essere affidabili.

 

Il cliente compera se oltre al prezzo sa che se ci sono problematiche loro ci sono

 

E poi la politica dell'usato, non tanto fatta per ritirararlo, così il cliente almeno compera il nuovo, ma hanno realizzato un business legato all'usato che da loro viene rivalutato e in alcuni casi anche rimesso in ordine, dandogli nuove opportunità commerciali.

 

Bisogna saperlo fare

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@AndreaCD

Guarda che i prezzi non li fanno i rivenditori, ma i produttori assieme ai distributori, il negozio ne subisce le strategie commerciali, un negoziante si adegua ai listini o cerca marchi cinesi o meno noti che abbiano un rapporto qualità prezzo migliore.

In genere i negozianti hanno anche prodotti economici tipo il Wiim o Indiana Line per chi ha budget bassi.

@alanford69

E' indubbio che come in politica i giovani siano meno e meno interessati all'impianto, quando 40 anni fa forse l'impianto interessava a 1/3 dei giovani oggi a quanti? Ai figli di chi è riuscito a contagiarli, inoltre la disponibilità economica dei giovani di oggi e delle famiglie medie si è ridotta rispetto al passato.

Per sopperire a questi numeri bassi, come nella moda si punta agli abbienti o ricchi, non esistono più negozi che hanno abbigliamento di qualità a medio prezzo, ma negozi economici ed outlet o negozi di alto livello per pochi, vendere meno come vendite e più come margini o importo di vendita.

Il negozio che citi ha investito nella comunicazione e raggiunge molte persone in termini di visibilità, riesce a far girare l'usato e favorisce la permuta, però Ti assicuro che in termini di servizio è ben lontano dai negozi classici che hanno mantenuto il loro giro di clientela.

 

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