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Provare gli apparecchi e la morte dei negozi.


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Il 22/01/2026 at 08:22, alexis ha scritto:

Se tutti i negozi fossero così, l’alta fedeltà non sarebbe mai andata in crisi..

Se tutti i negozi fossero così, l'Italia sarebbe piena di distributori e nessuno farebbe il "rivenditore" puro. Non ho assolutamente nulla contro Audiograffiti e Sergio Pozzi, anzi. Però fa "anche" il mestiere di distributore (basta consultare il sito per visionare la pletora di marchi distribuiti) e quindi è normale che venga frequentato dai titolari e/o responsabili dei marchi che distribuisce o ha distribuito. Se tutti i negozi fossero così.....sarebbe tutto più semplice, perché saprei con certezza dove andare a comprare Atoll, per esempio, alle migliori condizioni. 

Se invece voglio comprare Atoll nella mia città, devo andare da un rivenditore, meglio se "convenzionato" con Audiograffiti, negozio che avrà sicuramente meno prodotto a magazzino, meno margine commerciale di Audiograffiti e dovrà sicuramente confrontarsi con altri rivenditori "solo rivenditori" che per il 2% di sconto in più gli fregano la vendita.

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Dal mio punto di vista la responsabilità dello stato del mercato HI-FI in Italia è di gran parte dei Rivenditori.

 

Sono questi che per 30 anni (almeno) hanno fatto in modo che il mondo HI-FI fosse riservato quasi esclusivamente a quella specie in estinzione di cui parlate qui nel forum (l'audiofilo). La maggior parte dei rivenditori hanno fatto in modo di creare una specie di club riservato a pochi che generalmente erano quelli che avevano il "grano" per acquistare i prodotti.

 

30 anni dopo che il mondo è cambiato, molti si rendono conto che il "club" riservato a pochi eletti (che ti garantivano quelle vendite) non regge più e molti, o hanno chiuso oppure hanno tentato la via della visibilità con internet, ma quest'ultima non è stata sufficiente a rimanere a galla se la mentalità è quella di 30 anni prima

 

E' proprio quell'idea miope che il mondo HI-FI è riservato a pochi (linea sostenuta secondo me dai rivenditori per oltre 30 anni) che ha fagocitato e determinato la scomparsa di molti di loro stessi

 

Che fare? Non lo so, sicuramente provare ad abbassare un pò i prezzi, che consentitemi nella maggior parte dei casi a mio modesto avviso non sono giustificabili, per fare avvicinare quella fascia di possibili acquirenti (i giovani) che hanno risorse economiche modeste

 

Sono poco dell'idea che il modo di fruire la musica abbia accelerato la decadenza del mondo HI-FI. Forse anche ma marginalmente, perchè anche nel mondo HI-FI sono usciti nuovi dispositivi tecnologici che si sono adeguati, ma questa cosa non esclude la possibilità di investire in un impianto in direzione HI-Fi se ti piace ascoltare musica. Il problema sono i prezzi che in virtu' di una visione conservativa destinata a pochi (il club di cui citavo sopra) sono ancora troppo alti

 

Buoni ascolti...audiofili

 

 

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@audiocostruzioni

 

Si sono dinamici, hanno nuove proposte costantemente, provano promozioni con successo e soprattutto danno l'impressione di essere affidabili.

 

Il cliente compera se oltre al prezzo sa che se ci sono problematiche loro ci sono

 

E poi la politica dell'usato, non tanto fatta per ritirararlo, così il cliente almeno compera il nuovo, ma hanno realizzato un business legato all'usato che da loro viene rivalutato e in alcuni casi anche rimesso in ordine, dandogli nuove opportunità commerciali.

 

Bisogna saperlo fare

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@AndreaCD

Guarda che i prezzi non li fanno i rivenditori, ma i produttori assieme ai distributori, il negozio ne subisce le strategie commerciali, un negoziante si adegua ai listini o cerca marchi cinesi o meno noti che abbiano un rapporto qualità prezzo migliore.

In genere i negozianti hanno anche prodotti economici tipo il Wiim o Indiana Line per chi ha budget bassi.

@alanford69

E' indubbio che come in politica i giovani siano meno e meno interessati all'impianto, quando 40 anni fa forse l'impianto interessava a 1/3 dei giovani oggi a quanti? Ai figli di chi è riuscito a contagiarli, inoltre la disponibilità economica dei giovani di oggi e delle famiglie medie si è ridotta rispetto al passato.

Per sopperire a questi numeri bassi, come nella moda si punta agli abbienti o ricchi, non esistono più negozi che hanno abbigliamento di qualità a medio prezzo, ma negozi economici ed outlet o negozi di alto livello per pochi, vendere meno come vendite e più come margini o importo di vendita.

Il negozio che citi ha investito nella comunicazione e raggiunge molte persone in termini di visibilità, riesce a far girare l'usato e favorisce la permuta, però Ti assicuro che in termini di servizio è ben lontano dai negozi classici che hanno mantenuto il loro giro di clientela.

 

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alanford69

@Gall io conosco molti ragazzi (figli di amici) tra i 16 e i 22 anni che comprano vinili, fa figo e, come dicevo, è una moda che i rivenditori “classici” non stanno sfruttando. Forse potrebbe fare ancora più figo fare vedere agli amici che li si ascolta sul giradischi inglese. Non sono sicuro che ci sia meno disponibilità economica sai? Io me le sognavo le sneakers che portano i ragazzi adesso e che acquistano a cifre imbarazzanti su StockX così come mi sognavo di fare vacanze studio all’estero etc.


Potrei essere d’accordo sulla reale qualità del servizio offerto dal rivenditore in questione ma, non avendo avuto esperienze dirette, non posso dare un giudizio. Tuttavia, la capacità di interpretare il momento e di veicolare messaggi commerciali efficaci, per me, è fuori discussione. 

 

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1 ora fa, AndreaCD ha scritto:

Dal mio punto di vista la responsabilità dello stato del mercato HI-FI in Italia è di gran parte dei Rivenditori.

@Gall ha spiegato benissimo il concetto. I prezzi li fanno tutti...tranne i rivenditori. I quali, banalmente, acquistano a X e vendono a X moltiplicato Y dove Y è un numero che va da 1,1 a infinito. Ragionevolmente può essere 1,2 - 1,3 - 1,4 sugli apparecchi e sui diffusori. Sui cavi è di più. Quindi loro guadagnano il "margine" non il " prezzo ". Ricordando che il 22% (IVA) va dritto allo Stato, il negoziante con il margine ci fa TUTTO. Mangia, beve, paga affitto, tasse, magazzino etc. etc. Ora, ragioniamo all'incontrario, per un attimo.

Se un medio dipendente costa (guadagna al lordo) 3.000 euro al mese per 13 mensilità, il commesso del negozio di hifi tanto deve guadagnare. Se vende col margine del 25%, si "paga" (cioè il datore di lavoro non guadagna nulla sul commesso ) dopo che ha venduto roba per 15.000 euro, niente sconti, niente ritiro usato.

Se vende prodotti che costano 300 euro, ne dovrà vendere 50 al mese. Almeno 2 al giorno. 2 streamer Wiim al giorno per ogni giorno che Nostro Signore manda sulla Terra. Facile, no ? Provateci voi, se ci riuscite.

Rifate i calcoli con roba che costa 3.000 euro. 5 pezzi al mese. Forse è più semplice. Morale ?

Inutile volere i prezzi Amazon o Audiophonics, la loro vetrina è il mondo o almeno tutta Europa, e fare volumi (cioè campare vendendo roba economica) è pensabile. IL NEGOZIO NON PUO'. Poi, se un ragazzo vede un'opportunità in un'attività, prego si accomodi, apra un negozio e venda secondo le sue politiche. Magari gli va bene. Tengo a precisare : non sono un negoziante, ma un agente di commercio che vende tecnologia da 30 anni a professionisti del settore informatico / telecomunicazioni, che tutti i giorni mi raccontano dei loro clienti e dei prezzi che trovano su Internet. La risposta mia e dei miei clienti è : compralo su Internet, paga prima e se non ti arriva apri una vertenza a Paypal (perché non sono tutti Amazon). Anche i più sgamati prendono le fregature su Internet.

  • Melius 1
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12 ore fa, TetsuSan ha scritto:

@Gall ha spiegato benissimo il concetto. I prezzi li fanno tutti...tranne i rivenditori. I quali, banalmente, acquistano a X e vendono a X moltiplicato Y dove Y è un numero che va da 1,1 a infinito. Ragionevolmente può essere 1,2 - 1,3 - 1,4 sugli apparecchi e sui diffusori. Sui cavi è di più. Quindi loro guadagnano il "margine" non il " prezzo ". Ricordando che il 22% (IVA) va dritto allo Stato, il negoziante con il margine ci fa TUTTO. Mangia, beve, paga affitto, tasse, magazzino etc. etc. Ora, ragioniamo all'incontrario, per un attimo.

Se un medio dipendente costa (guadagna al lordo) 3.000 euro al mese per 13 mensilità, il commesso del negozio di hifi tanto deve guadagnare. Se vende col margine del 25%, si "paga" (cioè il datore di lavoro non guadagna nulla sul commesso ) dopo che ha venduto roba per 15.000 euro, niente sconti, niente ritiro usato.

Se vende prodotti che costano 300 euro, ne dovrà vendere 50 al mese. Almeno 2 al giorno. 2 streamer Wiim al giorno per ogni giorno che Nostro Signore manda sulla Terra. Facile, no ? Provateci voi, se ci riuscite.

Rifate i calcoli con roba che costa 3.000 euro. 5 pezzi al mese. Forse è più semplice. Morale ?

Inutile volere i prezzi Amazon o Audiophonics, la loro vetrina è il mondo o almeno tutta Europa, e fare volumi (cioè campare vendendo roba economica) è pensabile. IL NEGOZIO NON PUO'. Poi, se un ragazzo vede un'opportunità in un'attività, prego si accomodi, apra un negozio e venda secondo le sue politiche. Magari gli va bene. Tengo a precisare : non sono un negoziante, ma un agente di commercio che vende tecnologia da 30 anni a professionisti del settore informatico / telecomunicazioni, che tutti i giorni mi raccontano dei loro clienti e dei prezzi che trovano su Internet. La risposta mia e dei miei clienti è : compralo su Internet, paga prima e se non ti arriva apri una vertenza a Paypal (perché non sono tutti Amazon). Anche i più sgamati prendono le fregature su Internet.

Tutta la catena di vendita ha le sue responsabilità....e anche i rivenditori, che sono l'ultimo anello. Se come sostenete non per i prezzi, per l'impostazione, ovvero hanno reso accessibile a pochi il mondo dell' HI-FI andando a creare un'aurea di Club riservato a pochi: in sintesi guadagnare con pochi clienti selezionati 

 

Quando la vacca grassa è finita, molti si sono trovati nella condizione di cambiare e accettare nuove regole del gioco (non solo economiche ma di impostazione), oppure chiudere i battenti 

 

Mi ricordo un negozio in Torino, molto rinomato che parlo di 30 anni fa andai per acquisire informazioni per l'acquisto di elettroniche HI-FI. 

Beh mi guardarono come se andassi a rompere i co.....ni. perché? Perché avevo parlato e messo al centro la componente prezzo nella decisione per l'acquisto 

 

Un anno fa mi sono rivolto allo stesso esercizio commerciale per chiedere se era possibile trovare un nuovo telecomando originale per un lettore CD Denon che aveva 20 anni. 

 

...quando sono entrato in negozio che sembrava una cattedrale nel deserto (non c'era un cliente) mi hanno steso un tappeto rosso e mi hanno accolto manco fossi un Re. 

 

In 4 GG hanno trovato tramite Denon lo stesso telecomando nuovo per me. 

Insomma si sono sbattuti per una spesa di € 100 euro scarsi

30 anni prima mi avrebbero detto che non era più disponibile 

 

Questo è il senso di quello che volevo dire sui Rivenditori di HI-FI 

 

 

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@AndreaCD mi trovo d'accordo con te. Negli stessi negozi di Torino quando andavo da squattrinato (come adesso!!! 😄) a chiedere ascolti e informazioni appena capivano che non si trattava di un acquisto immediato venivo liquidato. Ora io non dico che sia sbagliato curare il cliente più concreto rispetto a quello con le idee meno chiare, ma si possono trovare delle soluzioni tipo una mezza giornata alla settimana dedicata proprio ad ascolti e confronti gratis per tutti, anche per il piacere di farli

 Oppure altre soluzioni 

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@AndreaCD Andrea, il tempo è galantuomo. Sempre. Sono di Torino anch'io e posso supporre di chi stiamo parlando. Potrei raccontare la tua stessa tua storia, ma non lo farò perché non mi interessa. Meglio, molto meglio lasciar andare. Questo però non sposta una virgola di tutto il ragionamento che ho esposto sopra. Se 30 anni fa abbiamo visto tutto questo business e non ci siamo buttati a capofitto, un motivo ci sarà.

Cambiano i prodotti e cambiano anche i modi di vendere. Nel link un bel modo, innovativo, di vendere hifi.

https://www.hifimilano.com/

Più tutti quelli che nel tempo hanno capito (Audiocostruzioni, Di Prinzio e chiedo scusa agli altri) che la vendita online era una grossa opportunità, specialmente per l'usato. Ma "dietro" c'è una solida realtà "fisica".

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marcogiov

La massima parte dell’ascolto di musica è da parte dei giovani, con gli auricolari Bluetooth. Qualcuno vuole fare il figo e si compra il vinile, che suona meglio dell’auricolare, ma non come un file HI-RES a 192 kHz, che però ha il difetto di non fare figo.

 

La massima parte della musica odierna non cambia se è ascoltata con smartphone, auricolari e Spotify oppure con un impianto da un milione di euro. Quanti soldi vi viene voglia di spendere per sentire Fedez? Vogliamo paragonare a Ornella Vanoni, giusto per fare un nome?

 

Resta la nicchia dell’audiofilo che elucubra sui cavi, i bracci o sulle valvole, chi ascolta musica classica e ha i mezzi per farlo a un certo livello, chi a una certa età si può permettere lo sfizio di sentire il rock and roll della sua giovinezza con l’impianto che avrebbe voluto allora, chi compra gli occhioni blu per farli vedere a chi invita a cena, chi ha la stanza dedicata, dove metà del piacere è non avere la moglie tra i piedi.

 

Per quel poco di esperienza che ho, i negozi e i commercianti sono molti meno che in passato, ma di buon livello. Rispetto ai negozi di materiale fotografico, più rari ormai degli orsi bianchi nel Sahara, mi sembra che siano anche tanti.

 

Il problema che avverto è che gli apparecchi costano tanto ed è difficile prevederne l’effetto. Io ogni tanto ho la voglia o almeno la curiosità di avere un equalizzatore McIntosh MQ112, ma non so che effetto positivo avrebbe usarlo e magari che effetto negativo avrebbe, anche se bypassato nella catena. Impossibile saperlo se non comprandolo nuovo a 4.000 euro o usato online da sconosciuti a 3.000, rischiando innanzitutto la fregatura e poi di aver comprato qualcosa di inutile o dannoso. Risultato? Non lo compro.

 

Per cose più diffuse ho comprato nuovo e usato con soddisfazione da commercianti che mi hanno accontentato e soddisfatto, soprattutto mi hanno consigliato, come consigli utilissimi ho trovato qui, pure gratis.

 

La cosiddetta crisi dei negozi si spiega con il fatto che la massa si accontenta di quello che può ottenere quasi gratis, dopo aver dilapidato nell’acquisto dell’ultimo smartphone e nelle scarse esigenze acustiche di chi ascolta la musica commerciale che domina il mercato. Per tutti gli altri non mancano i negozi, che hanno potuto allargare il proprio raggio di attività con internet e fisicamente portando materiale ai clienti anche a centinaia di chilometri.

 

P.S. Secondo me il problema principale è che, passata la giovinezza, è poca la gente che a casa ascolta musica anziché guardare la TV o al massimo navigare su internet.

  • Melius 1
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Viandante

Qualcuno sa dirmi che margine hanno i negozianti sul prezzo di listino?

 

Io ho sentito che hanno oltre il 50% di margine, anche di più se sono grandi.

 

Praticamente l'oggetto che di listino sta 10mila, quanto lo paga il negoziante?

 

Me lo chiedo seriamente perché alcuni fanno anche sconti del 40-50% sul prezzo in vetrina, e non sono eccezioni ma pratiche frequenti. Uno che ti fa tranquillamente il 40% di sconto o più e continua a stare aperto vuol dire che ha un margine molto più ampio.

Se davvero è così allora è normale che poi vendano di meno, è come quel conoscente muratore che si lamentava perché non trovava lavoro ma poi gli avevo chiesto un intonaco e voleva 350 Euro al giorno (in nero) più tutto il materiale (700€ per due giorni, parole sue).

 

Ci sono operatori del settore che possono rispondere con dati attendibili?

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