Gaetanoalberto Inviato 30 Gennaio Autore Inviato 30 Gennaio 12 minuti fa, extermination ha scritto: misurare” il merito Questa discussione é ideale in sala d'aspetto prima del mio ecodoppler con visita cardiologica Per non innescare un'altro filone infinito, prima non ho voluto citare il tema della misurazione del risultato, che nel servizio pubblico è abbastanza più complicato che altrove.
widemediaphotography Inviato 30 Gennaio Inviato 30 Gennaio Ma merito di cosa? Una funzione dirigenziale svolta nella sua massima interezza si base soprattutto su elementi che esulano dalla mera conoscenza. La propensione a dirigere e cosa ben differente dal sapere. L'arte del comando non lo si impara in nessuna scuola. Altro problema di fondo consiste nella mancanza di concorrenza una volta acquisita una carica! 1
Gaetanoalberto Inviato 30 Gennaio Autore Inviato 30 Gennaio Come non detto. Discussione inutile. Il tema è metafisico. Pare di tornare alla nobiltà di sangue. Mandocatzodovemoannà...🤣 1
audio2 Inviato 30 Gennaio Inviato 30 Gennaio gaetà, con posti a vita non si può parlare di merito. vinci un concorso, alcune cose le sai. dal sapere al saper fare poi è diverso, qualcuno è in grado, ma tanti no. 1
Gaetanoalberto Inviato 30 Gennaio Autore Inviato 30 Gennaio 12 minuti fa, audio2 ha scritto: con posti a vita non si può parlare di merito Sono d'accordo. Peró qui si parla del momento dell'assunzione.
extermination Inviato 30 Gennaio Inviato 30 Gennaio 27 minuti fa, audio2 ha scritto: con posti a vita non si può parlare di merito Non sono troppo d’accordo. Da osservatore esterno, ritengo che anche nelle PA le leve non manchino; semmai, scarseggiano le capacità di utilizzarle con successo. Come dire, ritengo via siano spazi sui quali lavorare ..per i meritevoli, che immagino non manchino nella PA
audio2 Inviato 30 Gennaio Inviato 30 Gennaio sono leve teoriche se per farti imbarcare devi arrivare quasi a livello di accoltellare un collega e forse manco questo basta.
extermination Inviato 30 Gennaio Inviato 30 Gennaio @audio2 Prova a chiederti che cosa “cerca” un quarantenne ( cominciamo da loro) dipendente della PA. Fatto questo esercizio passiamo al 25- 30 enne- poi, se vuoi chiudere in bellezza agli over 55. Troverai molta eterogeneità che richiede dirigenti ( gestori delle risorse) capaci ed accorti che, tra le altre cose, non facciano danni ( ministero compreso ovviamente)
Gaetanoalberto Inviato 30 Gennaio Autore Inviato 30 Gennaio 12 minuti fa, extermination ha scritto: scarseggiano le capacità Non generalizzerei. Ci sono tante persone di buona volontà che lavorano con abnegazione, tra dirigenti e dipendenti. Molti peró che approfittano di una legislazione e di diritti contrattuali effettivamente molto favorevoli. I secondi sono molto sindacalizzati, e le leve sono spuntate non dall'incapacità, ma da norme e contratti. Una concausa è che, non volendo pagare il dipendente di più, gli si concedono altri diritti. Non so, permessi, benefit sulla quantità e la retribuzione della malattia etc. Per non parlare della 104: chi in Italia non ha un paio di nonni invalidi (fenomeno incrementale)? Assimilerei la seconda specie a quelli che eludono le tasse.
extermination Inviato 30 Gennaio Inviato 30 Gennaio 1 minuto fa, Gaetanoalberto ha scritto: Non generalizzerei. Stai sul pezzo- quotare un termine eliminando il resto, ne stravolgi il significato cui intendevo dare. Parlavo di capacità di utilizzare le leve da parte di funzionari e dirigenti
widemediaphotography Inviato 30 Gennaio Inviato 30 Gennaio L’attuale sistema di accesso alla dirigenza nella PA non garantisce una reale idoneità al ruolo, limitandosi spesso a verificare competenze teoriche che appartengono più ai profilo dei funzionari che a quello dei manager. Dal mio punto di vista, sarebbe necessaria una rigorosa, per quanto impopolare, declassificazione di quelle posizioni dirigenziali e nate esclusivamente dall'inflazione dei ruoli della catena di comando della Pubblica Amministrazione. Per le funzioni ad alta complessità e delicatezza, la selezione dovrebbe basarsi invece su incarichi fiduciari, migrando verso un modello consolidato la cui superiore garanzia rappresenta un dato non certo discutibile. Infatti, già la sola dipendenza del ruolo ai parametri di efficienza, garantirebbe l'automatica rimozione del dirigente nel caso in cui obiettivi estandard non vengano raggiunti, con tutte le considerazioni contestualizzate del caso.
Gaetanoalberto Inviato 30 Gennaio Autore Inviato 30 Gennaio 1 ora fa, extermination ha scritto: Non sono troppo d’accordo. Da osservatore esterno, ritengo che anche nelle PA le leve non manchino; semmai, scarseggiano le capacità di utilizzarle con successo. Come dire, ritengo via siano spazi sui quali lavorare ..per i meritevoli, che immagino non manchino nella PA Magari così é meglio e semplifico il collegamento. Lo dico per farti stare sul pezzo ...🥸 47 minuti fa, Gaetanoalberto ha scritto: Non generalizzerei. Ci sono tante persone di buona volontà che lavorano con abnegazione, tra dirigenti e dipendenti. Molti peró che approfittano di una legislazione e di diritti contrattuali effettivamente molto favorevoli. I secondi sono molto sindacalizzati, e le leve sono spuntate non dall'incapacità, ma da norme e contratti. Una concausa è che, non volendo pagare il dipendente di più, gli si concedono altri diritti. Non so, permessi, benefit sulla quantità e la retribuzione della malattia etc. Per non parlare della 104: chi in Italia non ha un paio di nonni invalidi (fenomeno incrementale)? Assimilerei la seconda specie a quelli che eludono le tasse. Peró la risposta era prorio specifica sulla considerazione che "non mancherebbero le leve ma dipende dalla capacità di usarle"
Gaetanoalberto Inviato 30 Gennaio Autore Inviato 30 Gennaio Conunque è fantastico leggere la pratica evidenza dell'effetto Dunning-Kruger.
Gaetanoalberto Inviato 30 Gennaio Autore Inviato 30 Gennaio Da giovane ( superando una selezione su temi economico aziendali terzo su 12000 partecipanti)con altri 20 ci siamo preparati per l'attività di Agente di sviluppo della comunità europea. Obiettivo era il management consulting per fornire utili elementi alla modernizzazione organizzativa. Per formarci venivano manager di grandi imprese, molti con una robusta formazione. Una delle principali critiche, da loro stessi suggerita, riguardava l'inefficacia dei modelli di selezione nel privato, che alla lunga determina l'arretratezza di mercato e tecnologica, fuori dai mercati protetti. A quei tempi il fratellino lavorava per una società di revisione, e si commentavano allegramente le disfunzioni organizzative dei modelli imprenditoriali italiani, e l'assoluta incapacità di misurare le performance per la mancata conoscenza delle tecniche relative, ed infine di pianificazione degli investimenti e della defamiliarizzazione degli organi decisionali a beneficio del merito. A causa di questa incapacità del management e della proprietà, quello imprenditoriale italiano é sempre stato un sistema poco efficiente. Ha fatto eccezione una certa media impresa ormai quasi tutta in mani estere, che in poco tempo si disfano appunto... del management. Ma sicuramente erano altri tempi. Ora come allora, non si dovrebbe parlare di ció che non si conosce dall'interno.
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