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Pioneer C90 e derivati


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A volte dobbiamo considerare i prodotti nel loro contesto temporale, secondo le tecnologie del momento e le tendenze del mercato. Pioneer è un esempio notevole di quanto sia cambiato l'approccio verso la tipologia di suono da proporre ai propri clienti decennio dopo decennio. Sarebbe interessante seguire questa evoluzione o involuzione, avvenuta a seconda della nomenclatura interna alla ditta. Ci sono stati produttori che hanno cercato di rendersi riconoscibili nel tempo con le loro firme sonore; altri che hanno deciso diversamente.

Per me i Pioneer migliori sono in genere antecedenti a quelli menzionati, tanto per dire.

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Ante 1975. Ce ne sono molti di interessanti, tra cui diversi a valvole anni '60, alcuni dei quali veramente buoni. A stato solido ci sono le serie classiche che negli Stati Uniti rimangono particolarmente apprezzate (su tutti, i receiver, dove i migliori offrono un eccellente equilibrio tra potenza, dolcezza e controllo). Ogni sottogruppo di queste serie ben riuscite ha particolarità simili, bilanciate però in modo interessante, così da caratterizzare l'albero dei loro prodotti a favore di una strategia di marketing abbastanza geniale adatta a quell'epoca. Nei loro prodotti top, altri marchi non suonavano peggio di Pioneer (Fisher, Sherwood, Akai, Lafayette, e ancora ce n'erano). Ma Pioneer aveva una sinergia tra promozione e prodotto reale difficile da imitare.

Un Pioneer 600t in buono stato, un Lafayette a valvole dei migliori, un Sansui TR 707 restaurato a modo mettono da parte tanti apparecchi degli anni successivi.

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Discopersempre2
13 minuti fa, pfrullo ha scritto:

Akai

Akai ora "fà" le lavatrici, i Pioneer o i Sony (giradischi et simila) li trovi ai mercatoni in mezzo ad altra roba; questi brand che dei bei fasti c' hanno solo il nome, sono accumunati solo dal fatto di essé prodotti in cina, con la qualità che ne consegue.

Che amarezza (cit.):classic_sleep:.

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  • Moderatori
BEST-GROOVE
2 ore fa, pfrullo ha scritto:

Ante 1975.

 

addirittura? Sapevo di qualche modello Pioneer a valvole che suonava bene come altri della concorrenza ma allargare la rosa a  "parecchi" modelli secondo il tuo punto di vista non lo immaginavo.

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15 hours ago, BEST-GROOVE said:

addirittura? Sapevo di qualche modello Pioneer a valvole che suonava bene come altri della concorrenza ma allargare la rosa a  "parecchi" modelli secondo il tuo punto di vista non lo immaginavo.

Negli anni '60 e primi '70 Pioneer ha prodotto una quarantina di modelli a valvole, forse più, alcuni dei quali molto buoni. Qui ogni tanto capita qualche modello di fascia medio bassa, venduto a caro prezzo e non si sa in quali condizioni. In Europa sono rari. I progetti a stato solido si trovano, soprattutto le serie di metà anni '70. Più avanti si va nel tempo, maggiore risulta il risparmio negli elementi costruttivi, considerando gli anni 74-75 come spartiacque. Questo non significa che non ci siano buoni apparecchi degli anni seguenti, ma che la qualità generale si abbassa e che le scelte strutturali della ditta (non solo Pioneer) divengono mirate e maggiormente calmierate. Comunque due ottime serie ancora ben reperibili restano la SX X2X e la SX X3X (meglio quelli con una buona riserva di Watt), come molti appassionati del marchio sanno. Ciò che viene dopo, nell'ambito receiver, è già un downgrade.

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Ma un discorso molto simile si può fare per Sansui, JVC, la stessa Akai menzionata prima, Toshiba, National Panasonic/Technics e parzialmente Sony. Per gli americani, idem con Fisher, Scott, Sherwood, Lafayette e Realistic (a parte qualche modello successivo che regge ancora botta).

Mentre gli ampli inglesi, tedeschi, belgi e francesi di quel periodo sono in genere inferiori, a mio parere. Certo esistono eccezioni: Leak; tra gli italiani Siemens Auso Ela e forse qualche Ortophonic (che però purtroppo non conosco direttamente, al contrario degli altri citati).

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Gli Inglesi hanno beneficiato di una pubblicistica favorevole gestita dalle riviste di settore, in grado di sviluppare un'attenzione agguerrita nel definire identità e patenti audiofile agli apparecchi e all'ascolto musicale.

Ma sulla qualità vera mi sembrano carenti.

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  • Moderatori
BEST-GROOVE
35 minuti fa, pfrullo ha scritto:

Ma sulla qualità vera mi sembrano carenti.

 

senza dubbio 
 

44 minuti fa, pfrullo ha scritto:

Più avanti si va nel tempo, maggiore risulta il risparmio negli elementi costruttivi,

 

anche questo è intuibile e, tanto per fare un esempio banalissimo guardando la ferramenta si può iniziare dalle manopole dal puro alluminio tornito dal pieno più o meno elaborate esternamente al rivestimento millimetrico sempre in alluminio di un' anima in plastica che all'utilizzatore poteva importarne ben poco, poi se andiamo a sbirciare negli interni dove l'utilizzatore non serviva andasse a guardare e anche una vitina risparmiata contribuiva alla raggiungimento dell'economia di scala.

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Il Plus C55 è sicuramente un ottimo pre con un suono tipico della fine anni '70 (progetto di quel periodo), vivace e con ancora ampia dinamica. Qualcuno sul web propone delle modifiche "migliorative" all'apparecchio, sempre un po' discutibili in sé, ma forse interessanti. 

Il rapporto qualità-prezzo a comprarlo oggi mi sembra eccellente. Peraltro è un oggetto affidabile, non fragile.

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  • 1 mese dopo...

Pioneer effettivamente dal 1974/75 in poi ha iniziato delle politiche di contenimento dei costi di produzione come molte case giapponesi anche per via della mutata condizione economica mondiale, dopo tanti anni di elettroniche esotiche (piccoli brand praticamente artigianali) e Accuphase.. ho scoperto che questo brand Giapponese al quale va dato atto di aver sdoganato la possibilità di poter possedere un impianto di riproduzione sonora senza dover spendere molto.. ha creato dei prodotti nelle sue varie epoche capaci di emergere nel mercato, A-27 (che possiedo gelosamente) così come altre opere importanti (A-09) e le coppie di cui si parla adesso C90 M90 e C73 M73 sono oggetti che se costruiti oggi avrebbero una collocazione commerciale pari ai migliori prodotti oggi disponibili e prezzi inaccessibili, io possiedo della stessa serie un A-91D con il suo lettore CD PD-91, posso dire senza nessun timore che quando ho voglia di ascoltare le mie vecchie Infinity Quantum 5.. solo loro due riescono ad emozionarmi davvero. E' anche vero che seppur per la loro epoca erano elettroniche di riferimento , io personalmente apprezzo le scelte tecniche ed il coraggio ingegneristico che i progettisti di Pioneer (in questo caso) o per esempio di Marantz per il 2275 avevano di dare un suono preciso e riconoscibile alle loro elettroniche, caratteristiche che identificavano un brand.. un epoca. 

Oggi abbiamo splendide elettroniche che troppo spesso sono cosi trasparenti da essere indistinguibili, un tempo le caratteristiche soniche decise erano fondamentali negli abbinamenti.

Io spesso mi chiedo.. McIntosh ha sempre dato una impronta decisa e caratteristica alle sue elettroniche.. non è un caso che sia ancora un riferimento del mercato dopo tanti anni.

 

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